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    Predefinito Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    Un chiarimento secondo me definitivo per comprendere "da che parte stanno" il Papa e il Vaticano.
    Chi vuol capire...iaociao:



    Benedetto XVI è tornato a criticare la teologia della liberazione nel discorso rivolto ad alcuni vescovi del Brasile in visita ad limina apostolorum. Il Papa ha ricordato che lo scorso agosto cadeva il 25esimo anniversario dell’Istruzione "Libertatis nuntius" della Congregazione per la dottrina della fede su alcuni aspetti della Teologia della Liberazione nella quale si sottolineava il pericolo che comportava "l’assunzione acritica di tesi e metodologie provenienti dal marxismo".
    Il Pontefice ha ricordato infatti, con riferimento alla diffusione della teologia della liberazione, che "molte congregazioni religiose hanno fondato e animato importanti università" che però non devono essere considerate "proprietà di chi le ha fondate o di chi le frequenta, ma espressione della Chiesa e del suo patrimonio di fede". In questo senso, ha aggiunto il Papa, bisogna ricordare ciò che il magistero ha affermato in merito alla teologia della liberazione: da quell’ esperienza infatti, sono scaturiti elementi di "ribellione, divisione, dissenso, offesa, anarchia che hanno creato grandi sofferenze e perdita di forze vive nelle vostre comunità".
    "Prego che tutti coloro che in qualche modo si sentono attratti e coinvolti nel loro intimo da certi principi ingannatori della teologia della liberazione, che tornino a confrontarsi con l’Istruzione vaticana, accogliendo la luce benigna che essa offre". Quindi il Papa ha ricordato che la "regola suprema della fede è data dall’unità che lo Spirito stabilisce fra la Trinità, la Sacra Scrittura e il magistero della Chiesa in una reciprocità tale che nessuno di questi tre elementi può sussistere in modo indipendente".
    L’Istruzione citata dal Papa nel suo discorso fu pubblicata dallo stesso cardinale Joseph Ratzinger quando, nel 1984, era alla guida della Congregazione per la dottrina della fede.
    Ultima modifica di Rodolfo; 06-12-09 alle 18:31
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  2. #2
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    Predefinito Rif: Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    "Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels

    L'inquisitore

    Scritto da Moreno Pasquinelli

    In merito al nuovo attacco di Ratzinger alla Teologia della Liberazione


    Il 5 dicembre scorso Benedetto XVI ha ricevuto a Roma i presuli della Conferenza Episcopale Brasiliana. Egli non si è lasciato sfuggire l’occasione per portare un nuovo, durissimo attacco alla Teologia della Liberazione, che ebbe proprio in Brasile un così vasto seguito tra i cattolici e la stessa gerarchia ecclesiastica. Una conferma della sua teologia tradizionalista e del suo pensiero politico reazionario.

    Il discorso che Benedetto XVI ha svolto ai presuli brasiliani è stato pubblicato da Avvenire del 6 dicembre. Vale la pena riportarne lo stralcio più significativo. «In tal senso, amati fratelli, vale la pena ricordare che, lo scorso agosto, ha compiuto venticinque anni l’Istruzione Libertatis Nuntius della Congregazione per la dottrina della fede, su alcuni aspetti della teologia della liberazione; in essa si sottolineava il pericolo che comportava l’accettazione acritica da parte di alcuni teologi di tesi e metodologie provenienti dal marxismo. Le sue conseguenze più o meno visibili fatte di ribellione, divisione, dissenso, offesa, anarchia, si fanno ancora sentire, creando nelle vostre comunità diocesane grande sofferenza e una grave perdita di forze vive. Supplico quanti in qualche modo si sono sentiti attratti, coinvolti e toccati nel proprio intimo da certi principi ingannatori della teologia della liberazione, di confrontarsi nuovamente con la suddetta Istruzione, accogliendo la luce benigna che essa offre a mani tese.»

    Una reiterazione sfrontata e inattesa della Istruzione emanata il 6 agosto 1984 da Ratzinger medesimo, allora a capo della Congregazione per la dottrina della fede, mentre papa era allora Giovanni Paolo II. Quella Istruzione, che non ebbe tuttavia mai lo status di una enciclica, conteneva una critica frontale, non solo agli assunti teologici della Teologia della Liberazione, ma una condanna frontale del capillare e avanzante movimento sociale e politico che dalla metà degli anni ’60 era andato sviluppandosi sotto questo nome. Ratzinger scrisse allora che “non è possibile la separazione di parti del marxismo. Se si prende una parte, per esempio l’analisi, si finisce per accettare tutta l’ideologia. Il marxismo inevitabilmente subordina la teologia e l’ideologia alla lotta di classe”.
    Lo scopo di quella Istruzione non era solo teologico, era schiettamente politico. Si trattava di stroncare il vasto fenomeno per cui grandi settori della chiesa cattolica dell’America Latina, non solo il basso clero, si erano andati schierando con grande coraggio e determinazione dalla parte dei movimenti di emancipazione sociale dei poveri. Un modo quindi per legittimare e dar manforte alla componente più conservatrice del clero, quella che da secoli viveva in perfetta simbiosi con le classi dominanti, la stessa che non esitò a sostenere i regimi militari più sanguinari, Pinochet e Videla tra questi.

    Il fatto che Ratzinger abbia riaffermato con tanta sicumera la sua Istruzione malgrado tutto il mondo cattolico ben informato, tra cui proprio i presuli brasiliani, siano a conoscenza che Papa Woytila, al tempo, non l’abbia mai digerita e che l’abbia anzi contrastata è, allo stesso tempo, indice del carattere politico sordidamente conservatore dell’attuale pontificato, e spia di quanto quest’ultimo sia deciso a fronteggiare il vento di grande mutamento che l’America Latina sta vivendo a partire dalla comparsa di Chavez in Venezuela. Mai come con questo Papa i settori più retrivi del clero latino-americano hanno ricevuto tanto deciso appoggio da parte della Curia romana. Basta vedere con quanto livore reazionario i settori ratzingeriani si oppongono alle riforme sociali, non solo in Venezuela, Bolivia o Equador, ma pure nel Brasile di Lula.

    Sia chiaro, e lo si evince dalle pastorali e dalle encicliche emanate da Ratzinger, non è che questo Papa non abbia speso parole anche chiare contro le ingiustizie e le disparità sociali. Ma il tutto non va al di là di una sottospecie di moderato riformismo socialdemocratico. Il punto nevralgico delle accuse ratzingeriane alla Teologia della Liberazione è che quest’ultima accettasse, orrore!, la tesi della lotta di classe, ovvero che perorasse non solo a parole la causa dell’emancipazione sociale delle classi oppresse, ma che teorizzasse la necessità di questa lotta e che il posto dei cristiani autentici fosse, appunto, non solo in mezzo ai poveri, ma alla loro testa nel movimento di liberazione dallo sfruttamento capitalista e dal giogo imperialista.

    In questo senso, dal punto di vista politico, l’attuale pontificato è certamente reazionario, espressione di una casta curiale aristocratica che ha salutato il “crollo del comunismo” non solo come caduta dell’URSS, ma anzitutto come tramonto della spinta rivoluzionaria egualitaria che ha attraversato tutto il ‘900.

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  3. #3
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    Predefinito Rif: Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    La questione merita un intervento di Fed, che mi pare quello più ferrato in materia, ultimamente, dopo Pietro... Che ne dite?

  4. #4
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    Predefinito Rif: Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    Citazione Originariamente Scritto da _Riccardo_ Visualizza Messaggio
    La questione merita un intervento di Fed, che mi pare quello più ferrato in materia, ultimamente, dopo Pietro... Che ne dite?
    Io aspetto sia quello di Fed che quello di Pietro, poi essendo abbastanza ferrato sulla Teologia della Liberazione anche io e sulla storia dei suoi rapporti con il Vaticano dirò la mia.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    Non considero il vaticano un alleato anticapitalista ed anzi vedo nel mondo cattolico alcune contraddizione fortissime tra il potenziale spirituale - sociale del cattolicesimo e del cristianesimo in generale e una pratica che nella grande maggioranza dei casi vede nel capitalismo qualcosa tutto sommato di compatibile con la fede cristiana. Questa contraddizione apre un enorme problema che affrontare qui sarebbe troppo lungo e sul quale mi sono fatto con il tempo un'idea.

    Tuttavia credo sia sbagliato limitare il rapporto ostile tra vaticano e teologia della liberazione ad una questione puramente politica, oppure ad un conflitto tra reazione e rivoluzione o ancor peggio tra filo-capitalismo ed anti-capitalismo. Il problema a mio avviso si pone in termini teologici ed è serio. La teologia della liberazione che giudico peraltro positivamente e come fenomeno di enorme interesse politico e sociale, per ciò che ne so, porta in sé un peccato costitutivo di carattere teologico-filosofico: si tratta di un'impostazione sociologistica che mal si accorda con le coordinate di fondo dello spirito cristiano. Una cosa infatti è far ricadere il cristianesimo nella sua essenza anche sulle questioni sociali e comunitarie (e questo è un gran bene); altra cosa è impostare il cristianesimo in termini pauperistici sociologici (ed è ciò che in buona parte ha fatto la teologia della liberazione). E' su questi termini che si gioca lo scontro. Ed è su questi termini anche se ben più ampi, che si gioca lo scontro (a mio avviso comprensibilissimo e da cui c'è molto da imparare) tra cattolicesimo e marxismo.

  6. #6
    Banda Müntzer-Epifanio
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    Predefinito Rif: Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    Citazione Originariamente Scritto da Terraeamore Visualizza Messaggio
    Non considero il vaticano un alleato anticapitalista ed anzi vedo nel mondo cattolico alcune contraddizione fortissime tra il potenziale spirituale - sociale del cattolicesimo e del cristianesimo in generale e una pratica che nella grande maggioranza dei casi vede nel capitalismo qualcosa tutto sommato di compatibile con la fede cristiana. Questa contraddizione apre un enorme problema che affrontare qui sarebbe troppo lungo e sul quale mi sono fatto con il tempo un'idea.

    Tuttavia credo sia sbagliato limitare il rapporto ostile tra vaticano e teologia della liberazione ad una questione puramente politica, oppure ad un conflitto tra reazione e rivoluzione o ancor peggio tra filo-capitalismo ed anti-capitalismo. Il problema a mio avviso si pone in termini teologici ed è serio. La teologia della liberazione che giudico peraltro positivamente e come fenomeno di enorme interesse politico e sociale, per ciò che ne so, porta in sé un peccato costitutivo di carattere teologico-filosofico: si tratta di un'impostazione sociologistica che mal si accorda con le coordinate di fondo dello spirito cristiano. Una cosa infatti è far ricadere il cristianesimo nella sua essenza anche sulle questioni sociali e comunitarie (e questo è un gran bene); altra cosa è impostare il cristianesimo in termini pauperistici sociologici (ed è ciò che in buona parte ha fatto la teologia della liberazione). E' su questi termini che si gioca lo scontro. Ed è su questi termini anche se ben più ampi, che si gioca lo scontro (a mio avviso comprensibilissimo e da cui c'è molto da imparare) tra cattolicesimo e marxismo.
    Credo dopo questo intervento sia necessario comunque riportare qui le parole di Gustavo Gutierrez (uno dei massimi teologi della liberazione) in proposito del rapporto tra il Concilio Vaticano II e la Conferenza episcopale di Medellin: "Il Vaticano II parla del sottosviluppo dei popoli partendo dai paesi sviluppati e in funzione di quanto questi ultimi debbono fare per primi; Medellin cerca di vedere il problema partendo dai paesi poveri: per questo li definisce come popoli sottoposti ad un nuovo tipo di colonialismo. Il Vaticano II parla di una chiesa nel mondo che descrive con la tendenza a mitigare i conflitti; Medellin dimostra che il mondo in cui la chiesa latinoamericana deve essere presente si trova in pieno processo rivoluzionario. Il Vaticano traccia grandi linee di un rinnovamento della Chiesa; Medellin indica le norme per una trasformazione della Chiesa in funzione della sua presenza in un continente di miseria e d'ingiustizia" (Teologia della Liberazione, ed. 1981 pp. 132-33).

    Dunque i teologi della liberazione rielaborano e portano avanti (andando oltre) il Concilio Vaticano II. Non c'è per la Teologia della Liberazione una frattura e uno scontro con la teologia del Vaticano II ma una "localizzazione" e una "regionalizzazione" di quest'ultima.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    Come ha detto giustamente Terraeamore il problema è di natura teologico, anche se nel caso in questione sfocia immediatamente nel campo politico. Penso che il punto centrale dello scontro con il Vaticano siastato l'elaborazione da parte dei teologi della liberazione (per es. vedi Gutierrez) di una visione di Cristo che va a porre di gran lunga l'accento sul suo ruolo di redentore terreno. ovviamente ciò il Vaticano non l'ha digerito e continua a non digerirlo. A questo punto subentra il politico. Non condivido totalmente l'analisi di Pasquinelli (preferisco per molti aspetti Benedetto XVI a Giovanni Paolo II, ma la questione e lunga e ora si dilungherebbe troppo), ma penso che tuttavia a qusto punto sorgono delle enoprmi contraddizioni interne alla Chiesa. Ratzinger e buona parte della gerarchia ecclesiastica, lanciano continui anatemi contro il liberismo, contro la proprietà, contro le buffonate e le chiacchere della fao, contro la politica di Israele, contro lo sperpero delle risorse e la drammatica disuguaglianza sociale presente nel mondo, contro il relativismo, ma poi dopo ciò il papa e la chiesa vanno in tilt, lasciando sfumare queste giuste critiche (molto più pesanti e dirette di quelle di buona parte della "sinistra" e di "marxistoidi ciarlatani" vari) in discorsi astratti, dove non viene identificato un nemico e dove non vengono identificate le cause reali e materiali di ciò. L'Islam, risulta essere più avanzato da questo punto di vista e quindi più propenso ad accettare al suo interno istanze comunistiche (e sottolineo comunistiche perchè il marxismo così come lo conosciamo noi non attecchisce, mentre invece l'islamizzazione di categorie marxiste è un fenomeno abbastanza frequente nel pensiero islamico radicale contemporaneo). In poche parole, l'Islam (ovviamente sto facendo delle generalizzazione, ma è così pèer comprenderci) è in grado di denunciare i problemi, assorbire categorie marxiste, individuare chiaramente i nemici e passare all'azione. In qualche modo la teologia della liberazione ha fatto un qualcosa di simile, ossia è stata in grado di uscire fuori dall'astrattismo politico cattolico, di guardare in faccia la realtà, di scovare i colpevoli e di passare all'azione. E anche questo non è stato digerito bene dal Vaticano. Quindi a mio avviso il problema è prima di tutto telogico, anche se penso che in qualche modo si potrebbe cercare di risolverlo venendosi un minimo incontro, ma diventa subito dopo politico nel momento in cui la ti si pone davanti una chiara scelta di schieramento politico. La Chiesa non può continuare a vacillare, deve decidersi e deve soprattutto individuare il nemico fautore dei crimini da lei stessa denunciati (ovviamente se ne ha l'intenzione).
    Come ultima cosda vorrei aggiungere che penso che in questo caso la Chiesa abbia mancato di "tatto". Con le drammatiche condizioni presenti in alcune zone del Brasile e con la proliferazione di sette come la nota Tradizione, Famiglia e Proprietà, tanto cara a "tradizionalisti cattolici" come Introvigne, de Mattei ecc., setta ben più eterodossa e pericolosa dal punto di vista dottrinale, il penso sinceramente che Ratzinger avrebbe potuto evitare questa spiacevole uscita.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    Anche se in ritardo..ha ragione Fed , il problema è teologico non politico, infatti qui si parla di "Teologia della Liberazione " non di manifesto politico o altro...ma questo Pasquinelli lo ignora soffermandosi solo sull'aspetto politico e qui sta l'errore..Parlando ai vescovi latinoamericani il 14 maggio scorso, Benedetto XVI non ha fatto riferimento a tutto questo. Si è limitato a dire che il “luogo teologico”, il punto di vista che la Chiesa propone è Cristo tramandato dalla fede apostolica. Non, quindi, gli oppressi del sub-continente, non i poveri, non l’azione sociale e politica (la famosa prassi di liberazione) per la rivoluzione, non la vita delle comunità di base, non la tradizione popolare e nemmeno la cultura indigena, ma Cristo quale è insegnato dalla Chiesa.

    Il punto della cultura indigena è molto importante. La teologia della liberazione insisteva molto sul fatto che le culture indigene fossero state oppresse dai conquistatori occidentali e dal cristianesimo che essi avevano portato e, quindi, dovevano essere un punto di vista privilegiato per giudicare lo stesso cristianesimo. Non solo gli oppressi ma anche le culture degli oppressi – in questo caso gli indigeni – erano quindi un “luogo teologico”. Il papa ha invece detto che l’incontro con il cristianesimo è stato provvidenziale per le culture indigene precolombiane e che un ritorno ad esse sarebbe un drammatico regresso.

    Proponendo come luogo teologico Cristo quale è insegnato dalla Chiesa, Benedetto XVI ha detto poi un’altra cosa che contrasta con la teologia della liberazione in modo evidente. Ha detto che se si vuole produrre qualcosa di positivo sul piano politico e sociale, per la giustizia e la pace, bisogna partire non dal fare ma dal credere, dalla dottrina e non dalla prassi, dalla catechesi e dai sacramenti e non dalle “lotte per la giustizia”. Il criterio dell’ortoprassi, tanto caro ai teologi della liberazione, viene così decisamente eliminato.

    Di recente, il tema del “luogo teologico” era venuto a galla a proposito della Notifica di condanna di alcune opere del teologo brasiliano Jon Sobrino da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. La Congregazione ha chiarito che i poveri, in quanto dato sociologico, non sono un punto di vista teologico sul cristianesimo. I teologi latinoamericani dicono di aver dato alla Chiesa universale il principio-criterio della “scelta preferenziale per i poveri”. Questo però non è da intendere in senso sociologico, ossia la povertà in quanto tale non salva. E’ Cristo-povero che salva. Lo ha scritto Benedetto XVI nel suo recente libro “Gesù di Nazareth”: «La povertà puramente materiale non salva, anche se di certo gli svantaggiati di questo mondo possono contare in modo molto particolare sulla bontà divina. Ma il cuore delle persone che non posseggono niente può essere indurito, avvelenato, malvagio – colmo all’interno di avidità di possesso, dimentico di Dio e bramoso solo dei beni materiali».

    Precisando ad Aparecida in cosa consista il “luogo teologico” per il cristiano – ossia Cristo come è annunciato dalla Chiesa – Benedetto XVI ha tolto la terra sotto i piedi, come dicevamo, alla teologia della liberazione. Ha anche implicitamente suggerito che essa è stata responsabile dell’attuale secolarismo in America latina e della influenza che le sette religiose stanno avendo sul popolo latinoamericano. Demitizzando la dottrina cristiana essa l’ha indebolita ed ha reso i cristiani più vulnerabili alle nuove minacce.

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    Predefinito Rif: Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    Citazione Originariamente Scritto da pietro Visualizza Messaggio
    Anche se in ritardo..ha ragione Fed , il problema è teologico non politico, infatti qui si parla di "Teologia della Liberazione " non di manifesto politico o altro...ma questo Pasquinelli lo ignora soffermandosi solo sull'aspetto politico e qui sta l'errore..Parlando ai vescovi latinoamericani il 14 maggio scorso, Benedetto XVI non ha fatto riferimento a tutto questo. Si è limitato a dire che il “luogo teologico”, il punto di vista che la Chiesa propone è Cristo tramandato dalla fede apostolica. Non, quindi, gli oppressi del sub-continente, non i poveri, non l’azione sociale e politica (la famosa prassi di liberazione) per la rivoluzione, non la vita delle comunità di base, non la tradizione popolare e nemmeno la cultura indigena, ma Cristo quale è insegnato dalla Chiesa.

    Il punto della cultura indigena è molto importante. La teologia della liberazione insisteva molto sul fatto che le culture indigene fossero state oppresse dai conquistatori occidentali e dal cristianesimo che essi avevano portato e, quindi, dovevano essere un punto di vista privilegiato per giudicare lo stesso cristianesimo. Non solo gli oppressi ma anche le culture degli oppressi – in questo caso gli indigeni – erano quindi un “luogo teologico”. Il papa ha invece detto che l’incontro con il cristianesimo è stato provvidenziale per le culture indigene precolombiane e che un ritorno ad esse sarebbe un drammatico regresso.

    Proponendo come luogo teologico Cristo quale è insegnato dalla Chiesa, Benedetto XVI ha detto poi un’altra cosa che contrasta con la teologia della liberazione in modo evidente. Ha detto che se si vuole produrre qualcosa di positivo sul piano politico e sociale, per la giustizia e la pace, bisogna partire non dal fare ma dal credere, dalla dottrina e non dalla prassi, dalla catechesi e dai sacramenti e non dalle “lotte per la giustizia”. Il criterio dell’ortoprassi, tanto caro ai teologi della liberazione, viene così decisamente eliminato.

    Di recente, il tema del “luogo teologico” era venuto a galla a proposito della Notifica di condanna di alcune opere del teologo brasiliano Jon Sobrino da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. La Congregazione ha chiarito che i poveri, in quanto dato sociologico, non sono un punto di vista teologico sul cristianesimo. I teologi latinoamericani dicono di aver dato alla Chiesa universale il principio-criterio della “scelta preferenziale per i poveri”. Questo però non è da intendere in senso sociologico, ossia la povertà in quanto tale non salva. E’ Cristo-povero che salva. Lo ha scritto Benedetto XVI nel suo recente libro “Gesù di Nazareth”: «La povertà puramente materiale non salva, anche se di certo gli svantaggiati di questo mondo possono contare in modo molto particolare sulla bontà divina. Ma il cuore delle persone che non posseggono niente può essere indurito, avvelenato, malvagio – colmo all’interno di avidità di possesso, dimentico di Dio e bramoso solo dei beni materiali».

    Precisando ad Aparecida in cosa consista il “luogo teologico” per il cristiano – ossia Cristo come è annunciato dalla Chiesa – Benedetto XVI ha tolto la terra sotto i piedi, come dicevamo, alla teologia della liberazione. Ha anche implicitamente suggerito che essa è stata responsabile dell’attuale secolarismo in America latina e della influenza che le sette religiose stanno avendo sul popolo latinoamericano. Demitizzando la dottrina cristiana essa l’ha indebolita ed ha reso i cristiani più vulnerabili alle nuove minacce.

    Ottimo contributo Pietro. Tu personalmente cosa pensi della questione?
    Condivi la posizione di Ratzinger?

  10. #10
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    Predefinito Rif: Il Papa alla chiesa brasiliana: basta teologia di stampo marxista

    Restando sul terreno teologico non posso non condividerlo .Sul piano politico Papa Benedetto non prende posizione . Sbaglia invece chi usa la fede come i teologi della liberazione per scelte politiche ed immanentistische dimenticando l'aspetto trascendente.Se fossero militanti politici allora la cosa sarebbe diversa e l'intervento Di Benedetto XVI sarebbe stato inopportuno , ma stiamo parlando di teologi .

    Citazione Originariamente Scritto da Terraeamore Visualizza Messaggio
    Ottimo contributo Pietro. Tu personalmente cosa pensi della questione?
    Condivi la posizione di Ratzinger?

 

 
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