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    Predefinito liberismo+euro: calano i consumi alimentari

    di Alessandra Braca



    I salari sono sempre più bassi e non reggono l’inflazione reale, le spese aumentano in ogni settore – dalla casa ai trasporti, fino a quelle mediche e per le vacanze – e la crisi morde anche nel settore alimentare. E così fra chi lavora e mangia fuori torna l’uso della vecchia schiscetta, cioè, come si dice in milanese, la gavetta per il pranzo: il cibo portato direttamente dal proprio frigorifero al posto di lavoro per risparmiare. O, se si preferisce, il “take-away da casa” come lo chiamano gli studiosi dei consumi. Solo che la schiscetta oggi non la portano solo i manovali, i muratori o gli operai, come nel periodo che va dalla ricostruzione del secondo dopoguerra agli anni Settanta, ma anche gli impiegati e in alcuni casi i manager. Un altro sintomo del fatto che si arriva con difficoltà alla fine del mese, che “la sindrome da quarta settimana” e i working-poor, i lavoratori poveri, non sono un’invenzione dei giornali. È quanto risulta da una ricerca illustrata a Milano nell’ambito del convegno sul tema “Tendenze e stili di consumo alimentare nella pausa pranzo degli italiani”, organizzato dalla cooperativa di ristorazione Cir-Food.

    Secondo uno studio presentato da Giovanni Biasci, direttore dell’istituto di ricerca Gira, fra gli oltre 22 milioni di lavoratori italiani il 50,4 per cento mangia a casa. Un dato in diminuzione a causa della distanza del luogo di lavoro dall’abitazione e dei ritmi della società moderna, ma che rimane comunque alto “oltre che per l’abitudinarietà delle persone, proprio per la crisi economica e per la necessità di non spendere troppo per il pranzo”. Del rimanente 49,6 per cento di occupati, il 18,7 per cento mangia nella ristorazione collettiva, cioè le mense aziendali, mentre il 68,1 per cento si rivolge a bar, pizzerie, trattorie, fast-food, cioè alla ristorazione commerciale, molto favorita dalla diffusione dei buoni pasto. Infine, il 13,2 per cento si porta il cibo da casa o utilizza un circuito più economico di ristorazione come le panetterie. La ristorazione e le prestazioni alimentari collegati al pranzo dei lavoratori hanno raggiunto un volume di 2.200 milioni di euro a fronte dei 2.025 nel 1996.

    Ma torniamo alla schiscetta. Le donne portano in ufficio prodotti più dietetici, come le insalate miste e la frutta, oltre all’acqua minerale; gli uomini preferiscono panini, salumi, pizze e focacce, spesso con birra o bevande gassate. Storicamente i lavoratori riempivano la gavetta con il cibo cucinato la sera precedente. Nelle aziende, soprattutto piccole e medie (ma anche in grandi agglomerati come l’Alfa Romeo di Arese), veniva spesso allestita una sorta di cucina: un angolo con una specie di bacinella metallica o un pentolone riempito d’acqua fino a metà e con a fianco una bombola di gas e un fornello. Prima della pausa per il pranzo, gli operai infilavano le schiscette dentro il contenitore e accendevano il fuoco per scaldarle. Era un momento di aggregazione importante in una società ancora povera, molto diverso da quello apparentemente simile di oggi. Ai nostri giorni il cibo è, nella stragrande maggioranza dei casi, freddo, viene consumato molto rapidamente – come i tempi attuali di lavoro impongono – e rappresenta un indice della disgregazione dei luoghi di lavoro, della asocialità e della nevrosi contemporanea, oltre che una cattiva abitudine alimentare contestata dai dietologi. “Il fenomeno che noi definiamo del take away da casa – ha spiegato Biasci – è sempre esistito, solo che con la crisi economica e con lo stipendio che si assottiglia soprattutto a fine mese è tornato rilevante. La schiscetta risente però delle condizioni climatiche. Durante l’estate può riguardare anche il 20-25 per cento degli occupati mentre d’inverno, col cattivo tempo, può scendere anche fino al 5 per cento. È ovvio che con il sole è più bello portarsi il ‘pacchettino’ al parco e mangiare, magari in compagnia, su una panchina

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    Ma no, non è possibile, che dici!L' ha appena detto Ciampolo, oggi su Televideo,

    che l'€uro ha messo la nostra economia in una botte d'acciaio!


 

 

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