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Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Totila
    Ospite

    Predefinito Blair e il misterioso vertice di Hampton Court

    L'UE: VERTICE SEGRETO MODELLO BILDERBERG
    Maurizio Blondet
    26/10/2005
    Tony Blair e Josè Manuel BarrosoINGHILTERRA - Tony Blair, presidente di turno della UE, ha convocato per giovedì 27 ottobre uno strano vertice dei 24 primi ministri europei: niente delegazioni in appoggio, niente dichiarazioni scritte finali, e soprattutto niente giornalisti.
    Anche la sede non sarà quella solita a Bruxelles, ma chiusa nel castello inglese di Hampton Court.
    La riunione sarà informale, ha assicurato Blair, e il dibattito - ironia - «genuinamente aperto»: insomma, sarà una riunione sul modello di quelle tenute dai gruppi occulti dei poteri forti mondialisti, come il gruppo Bilderberg e la Trilateral.
    Anche quelli «informali», e anche quelli «genuinamente aperti», s'intende al dibattito dei partecipanti selezionati.
    E' la tipica scusa ufficiale del Bilderberg: proprio per consentire la più ampia libertà di discussione dei suoi membri, si tiene lontana la stampa.
    Da mezzo secolo

    Il tema del vertice occulto, «le sfide della globalizzazione».
    Ma nessuna «discussione dettagliata», precisa Blair nella lettera d'invito, e nessuna decisione (almeno dichiarata).
    Oltretutto, una riunione troppo rapida - un solo giorno dalle 10 alle 18 - per non suscitare i peggiori sospetti.
    A cosa mira Blair?
    Come facevano una volta i cremlinologi, gli analisti sono costretti a tirare a indovinare il significato di questa prima riunione segreta dell'Unione Europea.
    Si tende a ritenere che Blair voglia fare una pausa, perché la sua presidenza europea, non particolarmente brillante, avrebbe subito anche notevoli rovesci: non è riuscito a togliere fondi alla politica agricola europea per passarli, secondo il dogma del liberismo globalista, alla «competitività» e alla «ricerca».

    Un frasario sotto cui si nascondono le intenzioni del verbo globalista, di cui Blair è il lobbysta in Europa: più «flessibilità» dei salari, smantellamento dei sistemi sociali in nome della competitività, per avvicinare paghe e pensioni europee al livello cinese.
    A luglio, il no della Francia (a cui si è affiancata la Germania di Schroeder) ha per ora bloccato il progetto, anzi Blair si è trovato sotto accusa da parte di Parigi: perché la Gran Bretagna non paga le costose spese della UE come tutti gli altri?
    Perché continua a pagare meno di tutti dal 1984?
    Ma la tesi della «pausa» non regge.
    Blair ha ottenuto un «successo» enorme, contro la volontà dei popoli europei: il sì all'entrata della Turchia, con vistose pressioni americane (Condoleezza Rice ha telefonato di persona all'Austria, la più ostile ai turchi).
    E ora, evidentemente, pensa di strappare in segreto quello che i capi di governo, soggetti alle loro opinioni pubbliche, non possono concedere apertamente.



    In questo intento, Blair avrà come complice Barroso, l'uomo scelto come commissario-capo europeo dalla…Casa Bianca.
    Barroso, per tener buona la Francia, ha promesso ritocchi minimi alla politica agricola, ma intanto ha già proposto di dedicare il 60% dei fondi strutturali alla «competitività», che abbiamo visto cosa significa.
    E ha ridotto il fondo UE contro i contraccolpi della globalizzazione (destinato ad esempio ai lavoratori del tessile, disastrati dalla concorrenza cinese) da 7 a 3,5 miliardi di euro.
    Insomma Blair e Barroso hanno programmato un gioco delle parti.
    Se riusciranno, a novembre quel che si decide in segreto ad Hampton Court diventerà norma europea.
    C'è solo da sperare che Parigi e Berlino, nel primo vertice occulto europeo, tengano ferme le loro posizioni.
    Specie Schroeder.



    Londra e Washington speravano che gli elettori li liberassero dal tedesco, scegliendo la Merkel.
    Invece Schroeder è ancora lì, ministro degli Esteri del governo di coalizione.
    E sull'Europa «modello Bilderberg» (e Blair) ha espresso un parere deciso in una intervista del 20 ottobre a Die Zeit: «l'ampliamento eccessivo delle competenze dell'Europa mette sempre più in discussione l'integrità degli Stati membri», ha detto, «e non c'è niente che faccia infuriare i cittadini più del sospetto di una sottrazione strisciante di sovranità».
    Schroeder ha difeso lo Stato sociale europeo: «la gente è pronta a impegnarsi in prima persona nell'iniziativa privata, ma non vuole lo smantellamento completo dello Stato sociale. Ricordiamoci quel che è successo a New Orleans, Gli europei non vogliono e non possono privatizzare i rischi della propria vita in assoluto. Vogliono uno Stato che si occupa non solo di tenerli in riga, ma capace di stare al loro fianco».



    E poiché abbiamo accennato al gruppo Bilderberg, i cui metodi Blair adotta per la guida dell'UE, sarà bene ricordare che probabilmente il Bilderberg (quello vero) ha già dettato l'agenda di Blair nella sua ultima riunione, 5-8 maggio 2005 in Baviera. Come al solito, evento tenutosi in un grande albergo (stavolta il Dorint Sofitel di Rottaci-Egern); con guardie armate, e senza stampa al seguito.
    O meglio, giornalisti ce n'erano, a maggio: come invitati selezionati, direttori di grandi giornali.
    Che come al solito da mezzo secolo, su quel che il Bilderberg ha discusso e deciso non hanno scritto una riga sui loro fogli.

    C'era Nicolas Beytut, direttore del Figaro.
    C'era Oscar Bronner, direttore ed editore di Der Standard.
    Donald Graham, direttore del Washington Post.
    Mathias Nass, direttore di Die Zeit.
    Norman Pearlstine, redattore capo del Time.
    Cuneyt Ulsevere, editorialista del turco Hurryet.
    Martin Wolf, del Financial Times.
    John Vinocur, super - inviato dell'Herald Tribune.
    Fareed Zakaria, direttore di Newsweek.
    Klaus Zumwinkel, direttore del Deutche Post.
    E un paio di giornalisti d'alto bordo di Economist, John Miclethwait e Adrian Wooldridge.
    Questi ultimi due hanno fatto addirittura da segretari della riunione segreta.
    Non giornalisti, ma maggiordomi dei poteri forti.

    Il Bilderberg è nato come gruppo «atlantico», per radunare banchieri, grandi imprenditori e poteri forti euro-americani a favore della NATO.
    Invece, fatto istruttivo, vi erano fortemente rappresentati israeliani e israeliti del genere più estremista.
    Ed erano i più aggressivi anche verbalmente.
    C'era William Luti, il vice di Rumsfeld al Pentagono per il Medio Oriente (il responsabile dei rapporti con Israele, in USA, è sempre un ebreo).
    Non mancava il mestatore internazionale Michael Leeden, delegato per il gruppo di pressione ebraico-americano «American Enterprise» (quello che più ha premuto per la guerra a Saddam), il quale ha tuonato contro la Cina, colpevole di non rivalutare la sua moneta, e che così metteva in pericolo l'economia mondiale.
    Anatoly Sharansky, già ministro israeliano per la Diaspora, ha pontificato categoricamente che l'asse USA-Israele-Turchia era il contrappeso necessario e naturale al fantomatico asse Mosca-Pechino-Teheran.
    Ricard Perle, il capo della cricca neocon ebraica annidata al Pentagono, ha polemizzato aspramente con Richard Haas, presidente del Council on Foreign Relations (CFR) il quale si era detto contrario a un intervento contro l'Iran degli USA.
    A rincalzo di Perle, l'ebrea Heather Munro-Blum, della McGill University (Quebec) ha chiesto retoricamente: che farete voi se l'Iran si dota di bomba atomica?
    (Haas ha replicato: gli USA dovranno riconoscere a Teheran lo stesso status internazionale che riconoscono al Pakistan e all'India, potenze nucleari che la Casa Bianca non minaccia di aggredire).



    Come il vertice indetto da Blair, anche il Bilderberg - come si vede - ha trattato «le sfide della globalizzazione»: a suo modo, e con un'agenda dominata dalla volontà israeliana di liquidare tutti i nemici potenziali, vicini e lontani, di Israele.
    E infatti gli israeliani, appoggiati da inglesi e americani, hanno sventato un pericolo: la possibilità che il Nobel per la pace venisse assegnato a Mordechai Vanunu, l'israeliano che ha trascorso 18 anni nelle galere israeliane per aver rivelato al mondo l'esistenza dell'arsenale nucleare di Israele.
    Un Nobel a Vanunu avrebbe lo sgradevole effetto di accendere i riflettori sulle armi atomiche israeliane, e proprio ora che USA e Israele minacciano azioni militari contro l'impianto nucleare di Teheran.



    Come risulta infatti, è il Bilderberg che, fra l'altro, «assegna» i Nobel.
    Un forte settore (anglo-ebraico) proponeva, senza ridere, di assegnare il Nobel per la pace a George Bush; un altro, in polemica, lo voleva dare ad Hans Blix, l'ispettore ONU noto per aver negato tenacemente (a ragione) che Saddam disponesse di armi di distruzione di massa.
    Alla fine è stata presa una decisione di compromesso: il Nobel vada a El Baradei, direttore della Agenzia Atomica Internazionale, l'uomo che Bush voleva liquidare da quella carica perché El Baradei è troppo tenero con l'Iran.
    Era presente Geir Lundestad, membro del comitato per il Nobel per la pace: ha preso nota ed è andato a riferire agli obbedienti selezionatori scandinavi gli ordini dei Bilderberg.



    Esauditi i desideri di Israele, i Bilderberg hanno sistemato il problema petrolifero. Tutti si sono trovati d'accordo nel ritenere che il ritorno del greggio ai prezzi bassi di due anni fa non è bene per il business.
    Il ribasso farebbe scoppiare la bolla del debito americano.
    Martin Feldstein (ebreo e capo del National Bureau of Economic Research), spalleggiato dai britannici, ha sancito che il petrolio deve restare sopra 50 dollari a barile, e anzi salire ancora di più, perché petrolio caro significa un aumenta della moneta circolante. Unica ombra in questo bel programma: ad avvantaggiarsi del greggio caro sarebbero stati la Russia, e l'Iran.



    Hanno parlato della concorrenza cinese ai tessili europei, ed hanno deciso che va bene così.
    Hanno parlato della Germania: Schroeder non va ai Bilderberg, così si sono concertati su come migliorare l'immagine di Angela Merkel, la liberista che hanno deciso dovrà sostituire il socialdemocratico.
    Non gli è andata bene, perché l'elettorato ha quasi bocciato la Merkel.
    I Bilderberg faranno in modo che d'ora in poi, l'opinione pubblica europea sia messa da parte.
    Il «vertice» a porte chiuse convocato da Blair è evidentemente il primo passo in questa direzione.

    Maurizio Blondet



    (Fonte: Daniel Estulin, onlinejournal.com).


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  2. #2
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    Predefinito

    Bell' articolo, istruttivo. Per la cronaca, pero', Schröder non e' ministro degli esteri, anzi si e' ritirato dalla politica.

  3. #3
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Mitteleuropeo
    Bell' articolo, istruttivo. Per la cronaca, pero', Schröder non e' ministro degli esteri, anzi si e' ritirato dalla politica.
    Schroeder si è ritirato?...Credo che stia facendo il "regista" dietro le quinte.

  4. #4
    Ridendo castigo mores
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    Predefinito

    Originally posted by Totila
    Schroeder si è ritirato?...Credo che stia facendo il "regista" dietro le quinte.
    bah ! chi si " ritira" si espone perche' non c' e nessuna certezza che gli acerbi " rimpiazzi" non vengano facilmente comprati dal sistema .... "pecunia omnia vincit " ...

    comunque blondet dice che al summit mafioso sarebbero stati invitati solo i " capi-cosca" e quindi per la germania ci sarebbe solo la docile marionetta merkel ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  5. #5
    El Criticon
    Ospite

    Predefinito Senza farla troppo ...

    ... lunga ... posso dire la mia?
    No?
    Non ve ne può fracassar di meno?
    Beh, anche a Renzo Sbaggi, in base alle sue ultime sortite, non gliene può far di meno ...

    ... ciò non toglie che, in estrema sintesi e in tal senso le prove non mancano - anzi abbondano, ovverossia che in questa moderna epoca odierna, il pianeta è dominato da iper voraci nonché demoniaci PAZZI scatenati ...

    ... "pazzi" ma non nell'accezione psico-schizo-patologica del vocabolo - nel qual caso la cosa andrebbe anche a parziale comprensione dei personaggi in questione ... mentre invece, ahinoi, questi politicanti sedicenti capipopolo mondiali in realtà altro non sono che VERI PAZZI ...

    Ma allora? Quale sarebbe la differenza fra i normali psico-schizo-pato pazzi e i VERI PAZZI della politicazza mondiale?

    La differenza sta semplicemente nel fatto che ... opppooorrrcccaaappp ... l'ho menata troppo lunga ... ho nel frattempo dimenticato il paradigma che stavo elaborando ...

 

 

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