di Gabriel Mandel Khan

Luce su luce. Dio guida alla Sua luce chi Egli vuole. Dio propone agli
uomini parabole. Dio conosce ogni cosa. Questa lampada si trova in case che
Dio ha permesso d’ innalzare; case ove il Suo nome è invocato, ove uomini
celebrano le sue lodi all’ alba e al crepuscolo. Nessun commercio, nessun
affare li distraggono dal ricordo di Dio, dalla preghiera e dall’ elemosina.

Temono il Giorno in cui i cuori e gli sguardi saranno sconvolti, e, così,
Dio li ricompenserà per le migliori fra le loro azioni, ed aumenterà loro la
Sua grazia. Dio provvede senza lesinare ai loro bisogni, com’ Egli vuole. Le
azioni degli increduli sono simili a un miraggio nel deserto. Colui che ha
sete crede di vedervi l’ acqua, ma quando vi arriva non la trova; troverà
Dio che gli salderà il conto. Dio è sollecito nei suoi conti.

O sono paragonabili alle tenebre su un mare profondo: un’ onda lo copre,
sulla quale sale un’ altra onda; e al disopra nuvole. Tenebre accumulate le
une sulle altre. Se qualcuno tende una mano, può vederla appena. Colui al
quale Dio non dà luce, non ha luce. Non ti accorgi che tutto ciò che si
trova nei cieli e sulla terra, e gli uccelli che tendono le loro ali
celebrano le lodi di Dio? Dio conosce la preghiera e le lodi di ciascuno d’
essi. Dio sa perfettamente quel che fanno. Il dominio dei cieli e della
terra appartiene a Dio: e tutto alla fine torna a Dio. Il cammino del sufi è
dal buio alla luce, attraverso stati intermedi. Il sufi opera
emblematicamente sul proprio io, che da pietra grezza diventa pietra
levigata e squadrata, sino a giunger al grado di uomo perfetto : âlInsân
âlKâmil, attraverso varie tappe, che in linea di massima sono trentatrè (ma
vanno dalle sette alle cento a seconda delle Confraternite). Ciò non grazie
alla morale, ma grazie all’ etica.

E così dunque qual tipo di etica è quello propugnato dal Sufismo? Con quale
simbologia e con che tipo di iniziazione il concetto viene veicolato? Il
sufi non impone la sua linea di condotta etica con la forza. Ciò sarebbe
contrario all’ indicazione coranica di “nessuna costrizione in fatto di
religione”. L’ insegnamento del sufi risiede tutto nell’ esempio fornito dal
suo comportamento secondo il motto di base: “Nel mondo, ma non del mondo”.
Lo sforzo (il jihad, termine erroneamente tradotto in occidente con “guerra
santa”, quando il termine “guerra santa” âlHarâm âlMuqâtala non è mai citato
dal Corano, per il quale nessuna guerra è santa anche se fazioni sedicenti
musulmane ne usano oggi per i loro scopi politici e assolutamente
anticoranici), il jihad, dicevo, è sforzo dell’ uomo per convertire se
stesso da pietra grezza a pietra levigata.

D’ altronde l’ etica dei Sufi come giustamente osserva il giudice Said âl
Ashmawî, un grande giurista islamico contemporaneo, recita che la religione
non può essere utilizzata come politica poiché la religione eleva mentre
invece la politica corrompe, limita, divide, uccide. Non si può accettare
una formula religiosa spinti dall’ ignoranza, dalla paura o dal preconcetto.
La vera religione nel nostro caso l’ Islâm vero si basa su due principi:
fede in Dio e rettitudine nei comportamenti. Ciò si consegue solo con la
penetrazione dell’ etica. L’ etica del Sufismo è da secoli impegnata in
questo conseguimento, e si propone come risoluzione della ricerca di
identità dell’ Islâm che nelle plurime e a volte perfino aberranti o
inquinate manifestazioni oggi rischia di allontanarsi dai precetti coranici
così come ne sono lontani (pur proclamandosi invece musulmani) vari capi di
Stato del periodo attuale.

Il sufismo avvicina l’ uomo a Dio attraverso l’ avvicinamento dell’ uomo a
tutti gli altri uomini, grazie alla tolleranza per ogni pensiero differente
dal proprio, al rispetto per l’ individuo ma anche per i suoi diritti e per
il suo ambiente. Sin dal XII° secolo i Sufi hanno propagandato il motto
“libertà, eguaglianza, fratellanza”. Questo nonostante le persecuzioni da
parte di dittatori, ulema corrotti, teologi limitati. Persecuzioni che sono
state esemplate dalla figura di âlHallaj, uno dei poeti mistici più eminenti
dell’ umanità tutta. “La dottrina sufi è offerta all’ essere umano la cui
mente è confusa, come una conoscenza teorica della struttura della realtà e
della posizione che in essa l’ essere umano occupa.

Il labirinto delle contraddizioni, paralogismi, ambiguità le trappole
intellettuali che caratterizzano certo pensiero moderno sono il massimo
ostacolo alla vita dell’ anima, e possono venir risolti solo attraverso l’
esperienza etica, quella dei sufi ad esempio, che libera dalle scorie del
contingente e del molteplice”. Rûmî scrisse: “Le vie sono diverse, la meta è
unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non
appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione
alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero
durante il cammino si appianano; e chi si diceva l’ un l’ altro durante la
strada “tu sei un empio” dimentica allora il litigio, poiché la meta è
unica”. Questo non è solo il superamento della religione, ma il “rispetto”
d’ ogni religione, come insegna lo stesso Corano.

Non vi è infatti altro testo sacro che parli così diffusamente e in modo
tanto aperto dell’ universalità di tutte le religioni; e ancora una volta si
dimostra che i vari emiri, re e dittatori che interpretano i versetti del
Corano a loro stretto beneficio momentaneo e si pretendono musulmani, in
effetti sono ben lungi dall’ esserlo. In definitiva, nell’ ambito della
questione etica, possiamo riconoscere al sufismo la risoluzione della
dialettica fra il particolare e l’ universale. E’ allo stesso tempo chiusura
iniziatica e confronto universale. Dalla iniziazione rituale iniziale dell’
individuo giunge a porsi come ideale regolamentatore di una società
universale. Non per nulla Assaf Hâled Çelebi (Parigi 1987) definì il Sufismo
“il rifugio degli spiriti liberi contro il fanatismo devastatore dei
dogmatici”.

Il materialismo storico ha mostrato le sue grandi incongruenze; la civiltà
dei consumi ha prodotto mostri di violenza e ci ha portato ad uno stato
fallimentare di degrado etico ed ecologico. Entrambi sono responsabili dei
disastri d’ oggi, che vedono moltiplicate le azioni negative di un tempo.
Alle soglie del XXI° secolo una delle cose necessarie alla salvezza dell’
umanità, di tutta l’ umanità, è la comprensione e l’ accettazione dei valori
etici basati sulla tolleranza, la fratellanza universale, la comprensione e
l’ accettazione dei valori delle varie e più disparate civiltà, che sono in
effetti patrimonio comune di tutti. Ecco perché tra Sufismo e Massoneria vi
sono stati nei tempi passati e ancor oggi vi sono numerosi punti di
contatto.

Gabriel Mandel Khan
Capo italiano della Tariqa âlJerrahi âlHalveti

l’opinione,22 ottobre