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  1. #1
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    Predefinito Cofferati metafora dell’Ulivo al potere

    Cofferati metafora dell’Ulivo al potere

    di Lucia Annunziata

    Palazzo d'Accursio, come (futuro) Palazzo Chigi. Nel palazzo comunale di Bologna si sta giocando una partita che è metafora anticipata di quello che potrebbe essere il futuro dell'Ulivo al governo.

    Poche storie della politica di oggi contengono infatti tanti elementi simbolici per il centro-sinistra quanto la vicenda del sindaco bolognese. Il percorso di Sergio Cofferati rappresenta quasi tutte le tappe dello scontro politico (nonché delle perfidie) che negli anni recenti hanno opposto la sinistra istituzionale alla sinistra dei no-global, rifondazione, girotondi e intellettuali «puri». Uomo del fronte del No, capace di mobilitare tre milioni di persone, eliminato dalla competizione nazionale per la leadership Ds, viene eletto sindaco nel 2004 tra l'entusiasmo della sinistra radicale: oggi da questa stessa sinistra è definito uno «sceriffo». Cofferati- sindaco ha adottato una politica fondata sulla difesa della regole come elemento di uguaglianza sociale: per le case ci sono le graduatorie, per i sindacati ci sono gli accordi, per i romeni non si accettano campi illegali, lui spiega.

    La domanda di molti è: ma cosa è successo a Cofferati? Come se il suo fosse un mutamento di idee o di personalità. In realtà la domanda è del tutto irrilevante. A Cofferati sappiamo infatti cosa è successo: è divenuto sindaco. Ha fatto cioè il passo che presto (forse) toccherà al centro-sinistra: è andato al potere, è divenuto un governante, dopo aver a lungo rappresentato i governati. Non è cambiato Cofferati, ma il punto di vista da cui oggi deve affrontare il mondo. Dalle finestre del suo ufficio che si affacciano su una delle piazze storiche d'Italia, il sindaco non vede solo i movimenti, ma tutti i suoi cittadini - e tutti loro deve servire, non solo la parte che lo ha votato.

    E' una sfida - quella del governo - che non a caso la sinistra (che per sua natura è, nel senso migliore della parola, «partigiana») fronteggia con difficoltà. Specie se queste regole toccano - come succede sempre più spesso oggi - i punti critici della sua identità storica: solidarismo e/o legalità, tolleranza e/o forza. Ogni volta infatti che la sinistra prova ad elaborare ed applicare regole «non partigiane», c'è il trauma: che si tratti del D'Alema «inciucista», del Tony Blair che decide la guerra, o, di recente, dello stesso Zapatero che ha ordinato le truppe contro gli immigranti.

    Mentre nel Paese scoppia la paura degli immigrati, la crisi sociale, l'esaurirsi in formula del solidarismo, il centro-sinistra nazionale, stando all’opposizione, non ha dovuto finora fare scelte. I sindaci invece non hanno avuto la possibilità di sfuggire, e sono oggi quelli in prima linea: Cofferati, ma anche il sindaco Chiamparino di Torino, il sindaco di Napoli Iervolino e il governatore Bassolino, i politici della Calabria, e molti altri. Tutti loro sono stati abbastanza soli - nel senso che hanno fatto scelte (giuste o sbagliate) ciascuno nella propria realtà, e si può certo discutere queste scelte. La leadership nazionale del centro-sinistra si è invece occupata in questi anni soprattutto di costruire la struttura della sua organizzazione: alleanze, ruoli, classi dirigenti. Un lavoro necessario.

    Ma nel frattempo ha evitato di affrontare con posizioni chiare gli argomenti più divisivi: chi vuole dopotutto alienarsi un pezzo del proprio elettorato scegliendo posizioni scomode prima del voto? Bologna invece dimostra che quello che non si fa prima dovrà essere fatto comunque dopo. Dimostra che il tempo non è molto. Dimostra anche che non si può mandare in prima linea i propri uomini e lasciarli soli. Le conseguenze comunque le pagano tutti. Il 2 novembre Cofferati presenterà in giunta l'ordine del giorno sulla legalità - per quella data la leadership dell'Ulivo dovrebbe dire una sua parola chiara su Bologna. Lo deve a Cofferati, ai cittadini bolognesi. E a se stessa: per non ipotecare il futuro.

  2. #2
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    E ora a Bologna, teatro ieri di scontri in una manifestazione studentesca organizzata per protesta contro la linea dura del sindaco Cofferati sulla repressione della illegalita'. Su quanto accaduto, l'ex capo della CGIL chiama in causa Rifondazione Comunista e si incendia lo scontro politico nel centrosinistra bolognese.

    Tg2

  3. #3
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    CASINI: COFFERATI FA BENE, NIENTE SCONTI SULLA LEGALITA'

    ''Trovo il dibattito francamente
    imbarazzante perche' e' scontato il fatto che tutti gli
    amministratori debbano perseguire la legalita''', dice
    nell'intervista al QUOTIDIANO NAZIONALE il presidente della
    Camera Pier Ferdinando Casini, dopo le polemiche scoppiate sul
    caso Bologna e sul suo sindaco Sergio Cofferati.
    ''Sono d'accordo sul fatto che la solidarieta' sia un dovere
    dei manager pubblici - sottolinea Casini - ma non vorrei che .
    per un malinteso senso di giustizia, concetti come solidarieta'
    e umanita' finissero per annullare totalmente qualsiasi buona
    regola di legalita' che resta alla base del convivere civile.
    (...) Qui si tratta semplicemente di far rispettare l'ordine e
    le autorita' comunali debbono agire in piena sintonia con gli
    organi di sicurezza. soprattutto da cittadino bolognese dico: se
    c'e' un'emergenza criminalita' occorre affrontare il problema di
    petto e senza tanti indugi'', conclude Casini che invita
    ''Cofferati ad andare avanti a difesa della legalita'. In questo
    caso non si possono fare sconti a nessuno''.

    (ANSA).

  4. #4
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    BOLOGNA: COFFERATI, NON MI FACCIO INTIMORIRE E VADO AVANTI SECONDO ORIENTAMENTI GIA' NOTI
    MAGGIORANZA SARA' QUELLA CHE APPROVA DOCUMENTO LEGALITA' IN CONSIGLIO
    Bologna, 25 ott. - (Adnkronos) - ''Non mi faccio intimorire, vado avanti secondo quelli che sono gli orientamenti gia' esplicitati. L'importante e' che tutti si prendano le proprie responsabilita'''. Il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, chiarisce cosi' che sul tema della legalita' non e' disposto di cedere di un passo, nonostante abbia oggi manifestato maggiore apertura al confronto sul documento che presentera' in Giunta il prossimo 2 novembre e che dovrebbe dunque essere, per certi versi, 'emendabile'.

    ...cioe'...con i voti della CDL?...

  5. #5
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    Predefinito Bologna, esplode il caso Cofferati

    Bologna, esplode il caso Cofferati
    Dopo gli scontri, Prc ai ferri corti

    Circa cento studenti delle università occupate hanno cercato di entrare in consiglio comunale per interrompere la discussione sugli sgomberi voluti dal sindaco Cofferati. Ma hanno trovato polizia e carabinieri che hanno impedito loro di entrare. Sul portone del palazzo comunale ci sono stati anche scontri. Feriti tre studenti e il segretario provinciale di Rifondazione comunista Tiziano Loreti. Ora Prc chiede la testa del sindaco

    Sul portone dove erano asserragliati gli studenti e' sceso anche il presidente del consiglio comunale Gianni Sofri che ha invitato una piccola delegazione di studenti a salire per parlare con il sindaco Sergio Cofferati, contro il quale sono volati per tutto il pomeriggio cori pesanti. Gli studenti hanno rifiutato l'offerta e dopo alcune resistenze sono stati fatti entrare nel cortile del palazzo.

    Dopo aver continuato a gridare i loro cori all'indirizzo del sindaco e dei Democratici di sinistra, alle 19 il corteo si e' sciolto. "Ci hanno impedito - ha detto Giuseppe, il loro portavoce - di entrare in un palazzo pubblico. Abbiamo chiesto di parlare, ci hanno risposto con le manganellate". E sulla piazza sono riecheggiati slogan che richiamano ai movimenti del '77: "Bologna e' rossa, ma rossa di vergogna", hanno gridato gli studenti davanti al Comune.

    Gli scontri non fanno che inasprire il gia' rovente clima politico all'interno del centrosinistra bolognese. L'ala sinistra della maggioranza e' infatti ai ferri corti con il sindaco che nei prossimi giorni presentera' un ordine del giorno sulla legalita' che mettera' alla porta i contrari, come ha sottolineato lo stesso Cofferati.

    In consiglio comunale era in corso una discussione sugli sgomberi e le demolizioni delle baracche dei clandestini romeni nei giorni scorsi sull'alveo del Reno, in cui il capogruppo Ds ha accusato Rifondazione "di avere incentivato un processo migratorio caotico e disordinato e di aver prodotto meno tolleranza e meno integrazione". Mentre i consiglieri del Prc erano impegnati nel trovare una mediazione fra Comune e manifestanti e' stato il capogruppo del 'Cantiere-Societa' civile' Serafino D'Onofrio a proporre con una mozione d'ordine l'interruzione dei lavori. Proposta respinta da Ds, Margherita e centrodestra, con il consiglio che e' proseguito normalmente. "Questa situazione - ha detto D'Onofrio - crea un'ulteriore frattura nella maggioranza".

    E mentre la parlamentare Prc De Simone ha parlato di "clima repressivo" e il coordinatore dei Verdi Paolo Cento ha ammesso che quella di Bologna e' ormai una questione nazionale, Cofferati, che invece ha avuto il placet di Fabio Garagnani (Fi) ma anche l'invito a passare ai fatti, ha commentato telegraficamente il rifiuto degli studenti di formare una delegazione: "Nonostante mi abbiano dato del fascista li avrei ascoltati. Evidentemente non erano interessati a parlare con il sindaco".

    Tg5

  6. #6
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    Efferati



  7. #7
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    Ma sai quanti elettori che hanno votato Guazzaloca adesso, potendo tornare indietro, darebbero la loro fiducia a Cofferati?

    Lavavetri? A LAURA'!!

  8. #8
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    Infatti!

    Sulle Elezioni di Aprile aleggiano ben 2 Spettri per la Sinistra sicura del trionfo : "La Vittoria di Pirro" sempre piu' minacciosa,ed una quasi sicura "Sindrome da 96'" che comincia a manifestarsi nelle Regioni,Provincie e Comuni della tanto strombazzata Vittoria Elettorale delle Amministrative...

    Prima o poi la Sinistra capira' che la Politica non Finisce ma Comincia il Giorno delle Elezioni!

  9. #9
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    Cofferati assediato dagli studenti. Centrosinistra in crisi a Bologna
    Finito l’idillio con l’ex sindacalista che ora viene trattato da fascista

    di Sergio Menicucci


    “ Bologna è rossa,ma rossa di vergogna”. Non è il “Movimento 1977” a gridare lo slogan. Sono i nuovi contestatori. Gli studenti dopo i lavavetri, le casalinghe, i metalmeccanici,i dipendenti comunali, gli immigrati che occupano abusivamente le case costringendo il primo cittadino per riportare ordine e legalità a far intervenire le Forze dell’ordine. Bologna è ormai una bolgia. Si respira un rovente clima politico all’interno del centrosinistra. Nell’occhio del ciclone da mesi il sindaco Sergio Cofferati,contestato in piazza e in Consiglio dall’ala sinistra della sua maggioranza. Prossimo il momento della verità. Il sindaco ha intenzione di presentare un ordine del giorno a Palazzo D’Accursio sulla legalità che metterà alla porta i contrari. Il duro braccio di ferro è guidato da Rifondazione comunistra, con la Margherita che a volte si schiera con i “rifondaroli” e la Curia sugli immigrati e una volta difende le posizioni del sindaco.

    I temi in discussione molti ma uno soprattutto sta facendo profonde lacerazioni:quello dello sgombero sul Lungoreno dei clandestini romeni.Secondo i Ds “Rifondazione ha incentivato un processo migratorio caotico e disordinato, producendo meno tolleranza e meno solidarietà”. A far crescere la tensione ci si sono messi anche gli universitari delle facoltà occupate (Lettere, scienze politiche, Giurisprudenza) che protestano contro il caro-case (il furto degli affitti,dicono). Sono quindi giorni amari per l’ex segretario generale della Cgil, equiparato al “contestato” Ministro Letizia Moratti contro la cui riforma sono scesi in piazza studenti di tutta Italia. Dietro tutto questo cosa sta accadendo a Bologna? La composita maggioranza che ha vinto le elezioni non regge più per l’acuirsi delle tante divergenze ideologiche sui programmi da portare avanti. I problemi sociali si aggravano. Il sindaco-sindacalista e comunista, catapultato dai Ds a Bologna per scalzare il bolognese Guazzaloca che con la Casa delle libertà aveva rotto una lunga trazione di egemonia, ha deluso la massa degli elettori di sinistra che avevano aderito al richiamo del partito.

    Dietro le accuse di “svolta autoriataria e conservatrice” rivolta dai movimenti, dagli studenti, da Rifondazione si nascende una lotta di potere per il controllo politico della piazza e quindi della città. I collettivi di sinistra cittadini” chiedono campo libero e così arriva per il sindaco la condanna: “Cofferati fascista”. L’episodio di lunedi allarga la frattura tra Cofferati e gli esponenti della sinistra radicale. Tra i manifestanti “manganellati” dalla polizia perché volevano entrare e interrompere il Consiglio comunale c’era il deputato dei Verdi, Paolo Cento, da sempre vicino ai “ no global”. Nel tentativo di minimizzare l’episodio Cofferati ha assunto la veste del “cinese” dichiarando che” nonostante mi abbiano dato del fascista li avrei ascoltati” non risparmiando una battuta al parlamentare romano “nemmeno Biancaneve credeerebbe alla presenza causale dell’onorevole Cento”. La partita non è chiusa e i bolognesi doc rimpiangono sempre più Guazzaloca, il sindaco commerciante era che l’anima della “bolognesità”.

    Dal maggio 2004 quando accettarono l’esterno, il personaggio imposto dalle ex Botteghe oscure, è passato appena un anno e mezzo. Una strada tutta in salita per il segretario della Cgil che aveva portato i lavoratori a scioperi nazionali contro il governo Berlusconi, che aveva portato nel 1998 al governo di Massimo D’Alema, appena defenestrato Romano Prodi da Palazzo Chigi, il “Patto di Natale” come viatico dei sindacati ad una lunga leadership. Non fu così. D’Alema e il riformista Sergio Cofferati presero strade diverse. Lasciò a Guglielmo Epifani la guida della Cgil e cercò tra “ i movimenti e le associazioni” il consenso per la scalata politica. Fu bocciato. “Il cinese”, dopo un ritorno al lavoro alla Pirelli Bicocca, si dovette accontentare (si fa per dire, ndr) della candidatura a sindaco di Bologna.

    Vinte le elezioni grazie alla coalizione di 10 partiti, varata una giunta con 10 assessori di cui 5 donne, messo il fiore all’occhiello della cultura con il professor Angelo Guglielmi l’inventore di Raitre, indossata la fascia tricolore per celebrare matrimoni alla Sala Rossa di Palazzo d’Accursio, aperto un sito web (www.sergiocofferati.it) per dialogare con i cittadini, Cofferati pensava che il più era fatto. Invece no. Sono stati sufficienti 16 mesi di gestione da sindaco per far apparire l’altro volto del personaggio. Non più sindacalista, non più politico nazionale, non più amministratore oculato e di larghe vedute come ora accusano gli alleati di sinistra. Criticato non solo dalla Casa delle libertà ma anche dalla Curia diocesana. Una serie di episodi stanno offuscando l’immagine del “bolognese per scelta” come si definisce dopo aver scelto, nel luglio del 2003, di vivere nel quartiere Santo Stefano, lui nato 57 anni fa a Sesto e Uniti in provincia di Cremona.

    Le crepe sono evidenti. Sotto i portici della città delle Torri idee, progetti, sogni sono rimasti nel cassetto mentre la realtà è fatta di criminalità che aumenta (+ 16,5 % secondo i dati ufficiali), di crescita dei disagi per i giovani , di esplosione del fenomeno degli immigrati. Ma anche le sue amate “tute blu” prtestano contro l’amministrazione Cofferati perchè blocca il trasloco dalla città all’hinterland delle Fonderie Sabien di Roberto Fochi nonostante l’accordo siglato nel 2003 per salvare 120 posti di lavoro. La città della sinistra si scopre così l’epicentro di una triplice crisiolitica,sociale e culturale.

 

 

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