Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Commissione di studio su progressismo e tradizionalismo "Bendetto XVI"

    La analogie tra progressismo e tradizionalismo

    Per aprire la discussione propongo alcune delle tesi provocatorie che faranno da filo condotture alla nostra comune riflessione
    su progressismo e tradizionalismo non in comunione con
    Roma.

    1) Assolutizzazione del Concilio Vaticano II: per i progressisti il Vaticano II è l’inizio della vero cristianesimo; per i tradizionalisti
    il Vaticano II è la fine del vero cristianesimo.
    2) Cristianesimo come utopia: i progressisti riducono il cristianesimo ad un’utopia rivolta al futuro (il paradiso sarà realizzato su questa terra); i tradizionalisti riducono il cristianesimo a un’utopia rivolta al passato (mitizzazione della cristianità medievale).
    3) Lettura manichea dalla realtà: da una parte sta tutto il Bene, dall’altra sta tutto il Male.
    4) Lettura unilaterale della modernità: i progressisti considerano la modernità una progressiva realizzazione del Bene; i tradizionalisti considerano la modernità una progressiva realizzazione del Male.
    5) Lettura arbitraria della tradizione: per i progressisti il depositum fidei può essere trasformato secondo lo spirito dei tempi; i tradizionalisti tengono in massimo conto la tradizione, ma si arrogano il diritto di respingerne una parte.
    6) Liberalismo come principale nemico della Chiesa: per i progressisti esso ha la colpa di opporsi al socialismo (che sarebbe il vero cristianesimo); per i tradizionalisti il liberalismo è inconciliabile con l’assolutezza della verità.
    7) Antiamericanismo: economico e politico dei progressisti, ideologico dei tradizionalisti.
    8) Avversione radicale verso i nuovi movimenti o associazioni cattoliche (CL, Opus Dei...): considerati come il ritorno della vecchia chiesa preconciliare (nell'accusa dei progressisti), e
    come l'espressione di una solo apparente (e quindi pericolosa) radicalità e fedeltà a Cristo.
    9) Politicizzazione della Chiesa: per i progressisti la presenza sociale della Chiesa deve avere come scopo la Rivoluzione; per i tradizionalisti la presenza sociale della Chiesa deve avere come scopo la Restaurazione degli Stati confessionali.
    10) Simpatie (paradossali) per l'Islam: perché religione senza autorità (per i progressisti), perché religione-politica, che non scende a compromessi con la corruzione moderna (per i tradizionalisti).


    In attesa di proporre nuove riflessioni, spero che anche altri vogliano portare il loro contributo.
    Gilbert

  2. #2
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    Il progressismo e il tradizionalismo (quello ribelle a Roma), sono due ideologie, apparentemente opposte, ma con molti elementi in comune, che hai ben sottolineato.
    L'ideologia è un sistema di pensiero che vuole comprendere tutte le verità nel concetto, precludendo quindi l'apertura vera alla realtà, e finendo per imporre ad essa i propri schemi mentali.
    L'utilizzo strumentale del Concilio c'è in entrambe queste correnti: i testi, sconosciuti per quello che sono, vengono utilizzati per legittimare le proprie teorie dai progressisti, ed utilizzati che c'è contraddizione con i testi del magistero precedente dai tradizionalisti.
    Il Paradiso in terra è la negazione della trascendenza: le ideologie negano la trascendenza perchè sono forme di razionalismo, e il razionalismo non si apre all'altra persona, figuriamoci a Dio. Il razionalismo finisce per idealizzare qualcosa di finito, finisce per costruirsi degli idoli. Quando non si adora Dio si adorano gli idoli.

    Mi ripropongo di tornare presto sull'argomento, lo trovo davvero molto interessante

  3. #3
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    Chiedo a Gilbert se potrà arricchire il tema, quando lo riterrà opportuno....del problema della Teologia della Liberazione.......una piaga della frangia progressista, ma una piaga ancora pressante all'interno della Chiesa.......
    Il marxismo per il papa Giovanni Paolo II e il relativismo per il papa Benedetto XVI, hanno nella Teologia della Liberazione un'unica matrice adattabile ad ogni situazione, da qui il pericolo di questa teologia e la sua condanna: se infatti il marxismo è stato sempre considerato dai vertici della Chiesa il fondamento della TdL, il relativismo, in particolare quello religioso, chiama in causa ancora una volta la Teologia della Liberazione, la cui ultima frontiera di ricerca è rappresentata proprio dal pluralismo, o peggio dal sincretismo religioso.

    Grazie.........

    Fraternamente Caterina LD
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
    Vox Populi
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    All'ottima analisi di Gilbert, aggiungerei un altro punto di incontro tra i cosiddetti tradizionalisti e i cosiddetti progressisti (o almeno l'ala più estrema di questi ultimi), cioè l'avversione, se non il vero e proprio odio, nei confronti del popolo ebraico. Certi progressisti esprimono questa avversione attraverso l'opposizione allo Stato democratico di Israele e il sostegno ai terroristi palestinesi, riguardo ai tradizionalisti basta fare un salto in un ben noto forum per avere una dimostrazione di quanto affermo.

  5. #5
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    Originally posted by Vox Populi
    All'ottima analisi di Gilbert, aggiungerei un altro punto di incontro tra i cosiddetti tradizionalisti e i cosiddetti progressisti (o almeno l'ala più estrema di questi ultimi), cioè l'avversione, se non il vero e proprio odio, nei confronti del popolo ebraico. Certi progressisti esprimono questa avversione attraverso l'opposizione allo Stato democratico di Israele e il sostegno ai terroristi palestinesi, riguardo ai tradizionalisti basta fare un salto in un ben noto forum per avere una dimostrazione di quanto affermo.


    Grazie del contributo che evidenzia un aspetto fondamentale del problema.
    Gilbert

  6. #6
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Se può tornare utile, suggerisco la prima parte dell'intervista di Messori all'allora card. Ratzinger......dove nel primo capitolo parla proprio del progressismo e del tradizionalismo nella Chiesa

    vi riporto solo quanto segue:

    (Messori) Continuava:
    (Ratzinger): " Nei confronti di entrambe le posizioni contrapposte, va precisato innanzi tutto che il Vaticano II è sorretto dalla stessa autorità del Vaticano I e del Tridentino: e cioè, il Papa e il collegio dei vescovi in comunione con lui".
    (...)
    (Messori) Da qui, Ratzinger derivava due conseguenze:
    (Ratzinger):
    "Primo: è impossibile per un cattolico prendere posizione in favore del Vaticano II e contro Trento o il Vaticano I. Chi accetta il Vaticano II, così come si è chiaramente espresso nella lettera e così come chiaramente inteso nello spirito, afferma al tempo stesso l'ininterrotta Tradizione della Chiesa, in particolare anche i due Concili precedenti. E ciò valga per il cosidetto "progressismo" almeno nelle sue forme estreme.
    Secondo: allo stesso modo è impossibile decidersi a favore di Trento e del Vaticano I e contro il Vaticano II. Chi nega il Vaticano II nega l'autorità che regge gli altri due Concili e così li stacca dal loro fondamento. E ciò valga per il cosidetto "tradizionalismo", anch'esso nelle sue forme estreme. Davanti al Vaticano II, ogni scelta di parte distrugge un tutto, la storia stessa della Chiesa, che può esistere solo come unità indivisibile."

    (Messori) Critico a "sinistra", Ratzinger si mostra inequivocabilmente severo anche a "destra"....
    (Ratzinger):
    "Non vedo alcun futuro per una posizione che si ostina in un rifiuto di principio del Vaticano II. Infatti essa è in se stessa illogica! Punto di partenza di questa tendenza è infatti la più rigida fedeltà all'insegnamento, in particolare di Pio IX e di Pio X e, ancor più a fondo, del Vaticano I e la sua definizione del primato del Papa. Ma perchè i Papi sino a Pio XII e non oltre? Forse che l'obbedienza alla Santa Sede è divisibile secondo le annate o secondo la consonanza di un insegnamento alle proprie convinzioni già stabilite?"

    (Rapporto sulla Fede: Vittorio Messori a colloquio con Joseph Ratzinger -pagine citate la 28/29- Libro uscito nel 1985 Ed.san Paolo è stato riprodotto nel 2005 con nuovi riferimenti alla salita al soglio Pontificio di Joseph Ratzinger con il nome di Benendetto XVI)
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  7. #7
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    Il problema è capire chi sono i tradizionalisti e (soprattutto) chi sono i progressisti (o "modernisti")

  8. #8
    Napoléon I
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    Originally posted by Caterina63
    Se può tornare utile, suggerisco la prima parte dell'intervista di Messori all'allora card. Ratzinger......dove nel primo capitolo parla proprio del progressismo e del tradizionalismo nella Chiesa
    Una citazione assolutamente illuminante, il punto di partenza e di arrivo della commissione stessa.

    Per quel che riguarda l'elenco di punti fornito da Gilbert, vorrei sottolineare, a proposito del n°6, che in genere i tradizionalisti non hanno una idea seria e corretta del termine "liberalismo". Infatti, ho avuto modo di sperimentare personalmente, sia parlando con loro, sia vedendo il loro modo di agire, che l'idea che hanno di liberalismo è del tutto inesistente. Essi cercano piuttosto un nemico contro cui scagliarsi, e nell'ambito politico, hanno l'alibi del liberalismo. Chi non ricorda la condanna del sillabo?
    Però essi ignorano il fatto che lo stesso Pio IX era di idee liberali, e che ciò che egli ha condannato, non è il pensiero liberale, ma quel particolare liberalismo ottocentesco, che si presentava come una dittatura dell'anticlericalismo e della supremazia di un ceto sociale (o di una setta) sull'intera cittadinanza, di cui si sarebbe fatta portavoce per procura tacita. Il liberalismo condannato da Pio IX, è quello di Cavour, della piemontesizzazione dell'Italia, dell'imposizione di un tempio valdese in ogni città per combattere il cattolicesimo, dei plebisciti illegali, della deportazione e fucilazione degli italiani che non accettavano il nuovo regime. Un "liberalismo" che nulla aveva a che vedere con quell'ideale di rispetto della persona umana in quanto tale,in ambito spirituale, politico ed economico, che noi intendiamo per tale. Pio IX ha condannato l'anticamera del nazifascismo, che pure essi tanto adorano.
    Ricordo perfettamente, che in un dialogo con uno di loro (che modera anche un forum su internet), questi mi spiegò che in realtà il liberalismo non era affatto ciò che l'universo popolo e gli studiosi di filosofia politica intendono, ma è il laicismo di stato. Ecco svelato in poche parole quello che è il trucco dei tradizionalisti. Loro determinano la propria religione in base a degli "smottamenti" lessicali, a degli scivolamenti interpretativi. Così si può tranquillamente essere liberali di fatto (e i loro preti, sulle loro mailing list elogiano PUBBLICAMENTE figure quali Von Mises e Rothbard, senza che nessuno dei mastaiferrettiani osi sollevare obiezioni), dato anche e soprattutto che se non sono nazisti, sono della Lega Nord, che di fatto è un partito ultraliberale, ma non esserlo de jure, poichè al termine "liberale" si è voluto contrapporre il significato di "ateo di stato".
    In tutto fraintendono e falsificano. Falsificano la storia per poter essere nazisti senza sensi di colpa, falsificano la religione per poter spacciare le loro convinzioni.
    Ma in fondo quale fu il caposaldo dell'ideologia modernista? Non fu forse l'idea che la religione, essendo una manifestazione del subcosciente, era in un certo qual modo espressione del soggetto, ad essere la base di tutte le interpretazioni di una religione che si adatta ai tempi, agli individui, alla scienza, ecc?
    E loro che fanno? non si creano forse la loro religione privata prendendo un po' di pizzi dal cattolicesimo ed un po' di ripulsa verso Roma dal giansenismo, per fare una religione personale in cui ognuno fa, in ultima analisi il papa di sè stesso?
    Il punto di contatto tra modernismo e tradizionalismo, è a mio giudizio, da ricercare nell'ambito del soggettivismo razionale, che crea e determina i principi dogmatici del credo.
    Cattoguerardismo, cattoricossismo, cattoduchalardismo, cattolefebvrismo, ecc........

 

 

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