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  1. #1
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    Predefinito Quelle bugie di Krusciov su Stalin

    Quelle bugie di Krusciov su Stalin


    Spaurito e impreparato alla guerra? Tutt'altro. Come gli archivi dimostrano, il feroce tiranno dell'Urss fu diffamato dal suo successore


    Anche per Stalin è arrivata l'ora della riabilitazione: non per i milioni di persone che per suo ordine e capriccio finirono la loro vita nei gulag o davanti a un plotone di esecuzione, ma per la grande diffamazione sui suoi primi giorni di guerra inscenata al XX congresso del Pcus dal suo erede Krusciov e ripresa da tutta la storiografia occidentale e perciò stesso mondiale. La diffamazione di uno Stalin che, in preda al panico, si nasconde nella sua dacia e lascia per dieci giorni la grande Unione Sovietica senza una guida, in mano a pochi gerarchi che non sanno cosa fare e cercano invano di richiamare al Cremlino il loro capo.

    E non solo per la fuga nei primi giorni di guerra, ma anche per la mancata preparazione dell'esercito e il rifiuto di considerare imminente l'attacco tedesco, sebbene le provocazioni e la dislocazione delle divisioni naziste fossero evidenti.
    Entrambe le accuse, la scomparsa del capo e la sorpresa dell'attacco tedesco, erano, a lume di logica, assai poco credibili, ma facevano comodo a Krusciov che voleva distruggere il mito di Stalin e creare una direzione collettiva del partito e all'anticomunismo universale cui non pareva vero che arrivasse proprio dal Cremlino la smentita della gloria staliniana.

    Ora dagli studi degli storici Medvdev, Zores e Roy, raccolti in un volume Feltrinelli, 'Stalin sconosciuto', risulta che le cose non andarono proprio così: è confermato che Stalin era un tiranno feroce, il più grande sterminatore di comunisti della storia. Ma è pienamente smentita la storia dello Stalin impreparato e spaurito che del resto si adattava assai poco al personaggio.
    Non è vero, per cominciare, che ignorasse la minaccia nazista e la necessità del riarmo. Nell'aprile del 1941, prima della guerra, Stalin invitò una delegazione militare tedesca a visitare le fabbriche belliche degli Urali e della Siberia perché vedessero la produzione di massa del carro T34, il più efficiente nel mondo, e a Rabinsk dove c'era una fabbrica di aerei da bombardamento con un motore da 1.200 cavalli, il più potente nel mondo, e già migliaia di aerei pronti a entrare in azione.

    Una menzogna la impreparazione sovietica e una esagerazione, a guerra finita, l'altra secondo cui la Russia di Stalin aveva vinto la guerra grazie agli aiuti americani arrivati con i convogli a Murmansk, una esagerazione del resto già smentita dall'Armata rossa come si era visto sul campo nella conquista di Berlino.
    Stalin impreparato? Per niente: i Medvedev ripropongono il discorso pronunciato il 5 maggio del 1941 di fronte allo stato maggiore dell'Armata rossa in cui accusava la Germania di Hitler di preparare l'invasione dell'Unione Sovietica, ma affermando che essa era pronta a respingere l'attacco. "Il nostro esercito", disse, "è grande e bene equipaggiato, è passato da 120 a 300 divisioni in gran parte meccanizzate e corazzate".

    Risulta anche dagli archivi moscoviti che aver tenuto parte dell'esercito in riserva, davanti a Mosca e a Leningrado, faceva parte della strategia generale: aveva lo scopo di obbligare i tedeschi, come infatti avvenne, a dividere le forze nella immensità del territorio.
    Lo ha ammesso a guerra finita il maresciallo Zukov: "Il nostro esercito, meno mobile delle forze nemiche, si sarebbe trovato in gravissima difficoltà nel qual caso chi sa quale sarebbe stato l'esito delle battaglie per Mosca, Leningrado e del sud del paese".

    È poi del tutto chiaro che il preteso panico di Stalin, nelle prime ore di guerra, è una diffamazione dell'erede Krusciov, perché dalle carte del Soviet supremo risulta che furono in quelle ore i capi politici e militari ad attribuire a Stalin il comando supremo e la massima assunzione delle responsabilità.
    I politici dovrebbero fare più attenzione agli archivi, per evitare che smentiscano le loro bugie.

  2. #2
    Gin Pì... Nun ce lassà...
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    Preziosissimo contributo.

    Finalmente gli stalinisti potranno andare a testa alta: Giuseppe Vissarionovic Giugascvili fu un eroe.

  3. #3
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    Ahah i Comunisti si stanno dimostrando per quello che sono, come diceva Montanelli: "Il Berlusconismo si cura con il vaccino" forse anche il Ciomunismo ma sono preoccupato che questo virus ci uccida prima di essere debellato

  4. #4
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    Il CIO-MUNISMO deve essere una malattia che intacca l'immunità (parlamentare)?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    Ahah i Comunisti si stanno dimostrando per quello che sono, come diceva Montanelli: "Il Berlusconismo si cura con il vaccino" forse anche il Ciomunismo ma sono preoccupato che questo virus ci uccida prima di essere debellato

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow
    Il CIO-MUNISMO deve essere una malattia che intacca l'immunità (parlamentare)?
    Il cio certo il munismo non lo conosco, bè è certo che con gli ammriratori di Fidel Castro al governo dobbiamo iniziare a preoccuparci anche noi che l'immunità parlamentare non ce l'abbiamo

  7. #7
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    L'Italia serva della cricca ideologica Comunista, dobbiamo iniziare a preoccuparci, anche voi che postate le faccine sorridenti, qui non c'è da ridere bisogna curaci questa malattia altrochè


    L'Italia in mano ad una nomenklatura ideologica
    02 maggio di redazione



    gambrinus Scrive " A poche ore dalla scomparsa di tre nostri militari in Iraq, vittime di un attentato, qualcuno ha avuto il coraggio di gridare ancora quella frase infame : «10, 100, 1000 Nassirya». E lo hanno fatto durante le manifestazioni milanesi per la celebrazione della giornata dei Lavoratori. Gente dei centri sociali; "giovanottoni" nullafacenti, alcuni dei quali - paradossalmente - vestiti con abiti militari: basco e mimetica.

    Inutile continuare ad usare toni moderati con questi signori che vivono da perfetti «virus», sulle spalle della società e si permettono anche di giudicare e condannare uomini che danno la vita per la Patria. Poche ore prima, il Ministro uscente Letizia Moratti, candidato sindaco di Milano, invitata alla manifestazione del 1°maggio dal leader della Cgil Epifani, era stata contestata da un gruppo di «tolleranti comunisti» e costretta ad uscire dal corteo sotto scorta. Lo stesso era accaduto - contemporaneamente - anche a Rocco Buttiglione, a Torino.

    Questa è l'Italia dei signori della democrazia targata sinistra; questa la tolleranza e lo spirito unitario di cui tanto parlano le gerarchie di un Ulivo che, un tempo, era simbolo di pace, mentre ora lo è di una coalizione piena di odio sociale e di rancore nei confronti dell'avversario politico. Ci apprestiamo a vivere un periodo potenzialmente oscuro della Repubblica, governato da una classe dirigente politica mossa da brama di rivalsa, da invidia, da uno spirito «resistenziale» a senso unico. Per Prodi, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Marco Rizzo e compagni l'Italia è una «democrazia popolare», fondata sulla «resistenza di sinistra» e su un concetto di lavoro a senso unico. Ancora quel vecchio e stantio refrain marxista secondo il quale l'operaio lavora e l'imprenditore, il «padrone» sfrutta e vive sulle spalle e sul sudore del proletario . Ormai non ci credono più neanche in Cina.

    Giorni fa un sondaggio ha rivelato che in Russia - dove ha regnato il comunismo vero, il socialismo reale fino al 1989 - solamente il 12% della popolazione ritiene che il 1° maggio abbia ancora un valore ideologico. Per la maggior parte dei Russi si tratta solamente di un giorno di vacanza. E questo avviene, forse, proprio perché in Russia, ai tempi dell'Unione Sovietica, hanno provato il comunismo con i suoi soprusi, le sue violenze ed epurazioni; la sua tragica povertà e dittatura e non il «comunismo di comodo» all'Italiana, fatta di tendenze radical chic; il comunismo con la pancia piena ed il "ferrarino" in garage. Sì, proprio quel comunismo all'amatriciana che, però, nascondeva la bieca contiguità tra le gerarchie italiane togliattiane e le oligarchie di oltrecortina delle quali Mitrokin ha parlato e scritto ampiamente.

    La nostra Italia - a causa di queste storture ed ambiguità - è ancora un Paese malato di conflitto sociale e culturale; è profondamente spaccato in due : da una parte la democrazia e la libertà ottriata di sinistra; da quell'altra la rozzezza e l'abbrutimento della liberaldemocrazia e del capitalismo. Ed ancora, da una parte la pace con la "P" maiuscola dei centri sociali ; dall'altra la pace «violenta» e «mercenaria» di chi rischia in prima persona, sotto le insegne delle Istituzioni, per restituire speranza e democrazia ai popoli oppressi da dittature e totalitarismi.

    Allora, viene legittimamente da chiedersi quanto possa essere credibile agli occhi del mondo un Paese in mano ad una nomenklatura la cui azione va nella direzione dell'aggravamento di questa crisi interna e di questa spaccatura. Soprattutto, viene da chiedersi quale futuro abbia un'Italia che non riesce a superare i traumi risalenti a sessant'anni fa e a metabolizzare ideologie ormai rifiutate in tutto il mondo civile. Meglio evitare di rispondere, per il momento.

    Giovanni Calabresi

  8. #8
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    Queste cose si sanno almeno dal 1987. Sembra che nei primi giorni di guerra Stalin abbia lavoarto qualcosa come 20 ore al giorno nel ricevere delgazioni dare ordini ecc e ti ripeto lo si sa dalla pubblicazione ancora sotto Gorbaciov dell'agenda del cremlino.
    Riguardo alla cosidetta impreparazione sovietica è una balla colossale. Stalin sapeva delle intenzioni di Hitler il giorno dopo che queste furono prese, per cui si dovrebbe se mai indagare su chi effettivamente gli fornì le informazioni. Probabilmente infiltrati comunisti nello stesso stato maggiore tedesco. Alcuni studiosi ritengono addirittura che Hitler sia stato attirato in un trappolone proprio sotto Mosca. I milioni di russi che si arrendevano ai tedeschi esistevano in gran parte nella propaganda di guerra tedesca. I sovietici avevano tra le migliori armi della seconda guerra mondiale e gli aiuti americano furono del tutto inifluenti fino alla battaglia di Stalingrado. Cioè il turning point della guerra. In tutti i casi gli aiuti americani non erano costituiti tanto da armi ma da mezzi di trasposto e vettovagliamento.
    Anche la repressione di Stalin è stata del tutto ridimensionata. Proporzionalmente in URSS, nei momenti peggiori, c'erano meno detenuti che negli Stati Uniti nel 2004!!!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da tigermen
    L'Italia serva della cricca ideologica Comunista, dobbiamo iniziare a preoccuparci, anche voi che postate le faccine sorridenti, qui non c'è da ridere bisogna curaci questa malattia altrochè


    L'Italia in mano ad una nomenklatura ideologica
    02 maggio di redazione


    gambrinus Scrive " A poche ore dalla scomparsa di tre nostri militari in Iraq, vittime di un attentato, qualcuno ha avuto il coraggio di gridare ancora quella frase infame : «10, 100, 1000 Nassirya». E lo hanno fatto durante le manifestazioni milanesi per la celebrazione della giornata dei Lavoratori. Gente dei centri sociali; "giovanottoni" nullafacenti, alcuni dei quali - paradossalmente - vestiti con abiti militari: basco e mimetica.

    Inutile continuare ad usare toni moderati con questi signori che vivono da perfetti «virus», sulle spalle della società e si permettono anche di giudicare e condannare uomini che danno la vita per la Patria. Poche ore prima, il Ministro uscente Letizia Moratti, candidato sindaco di Milano, invitata alla manifestazione del 1°maggio dal leader della Cgil Epifani, era stata contestata da un gruppo di «tolleranti comunisti» e costretta ad uscire dal corteo sotto scorta. Lo stesso era accaduto - contemporaneamente - anche a Rocco Buttiglione, a Torino.

    Questa è l'Italia dei signori della democrazia targata sinistra; questa la tolleranza e lo spirito unitario di cui tanto parlano le gerarchie di un Ulivo che, un tempo, era simbolo di pace, mentre ora lo è di una coalizione piena di odio sociale e di rancore nei confronti dell'avversario politico. Ci apprestiamo a vivere un periodo potenzialmente oscuro della Repubblica, governato da una classe dirigente politica mossa da brama di rivalsa, da invidia, da uno spirito «resistenziale» a senso unico. Per Prodi, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Marco Rizzo e compagni l'Italia è una «democrazia popolare», fondata sulla «resistenza di sinistra» e su un concetto di lavoro a senso unico. Ancora quel vecchio e stantio refrain marxista secondo il quale l'operaio lavora e l'imprenditore, il «padrone» sfrutta e vive sulle spalle e sul sudore del proletario . Ormai non ci credono più neanche in Cina.

    Giorni fa un sondaggio ha rivelato che in Russia - dove ha regnato il comunismo vero, il socialismo reale fino al 1989 - solamente il 12% della popolazione ritiene che il 1° maggio abbia ancora un valore ideologico. Per la maggior parte dei Russi si tratta solamente di un giorno di vacanza. E questo avviene, forse, proprio perché in Russia, ai tempi dell'Unione Sovietica, hanno provato il comunismo con i suoi soprusi, le sue violenze ed epurazioni; la sua tragica povertà e dittatura e non il «comunismo di comodo» all'Italiana, fatta di tendenze radical chic; il comunismo con la pancia piena ed il "ferrarino" in garage. Sì, proprio quel comunismo all'amatriciana che, però, nascondeva la bieca contiguità tra le gerarchie italiane togliattiane e le oligarchie di oltrecortina delle quali Mitrokin ha parlato e scritto ampiamente.

    La nostra Italia - a causa di queste storture ed ambiguità - è ancora un Paese malato di conflitto sociale e culturale; è profondamente spaccato in due : da una parte la democrazia e la libertà ottriata di sinistra; da quell'altra la rozzezza e l'abbrutimento della liberaldemocrazia e del capitalismo. Ed ancora, da una parte la pace con la "P" maiuscola dei centri sociali ; dall'altra la pace «violenta» e «mercenaria» di chi rischia in prima persona, sotto le insegne delle Istituzioni, per restituire speranza e democrazia ai popoli oppressi da dittature e totalitarismi.

    Allora, viene legittimamente da chiedersi quanto possa essere credibile agli occhi del mondo un Paese in mano ad una nomenklatura la cui azione va nella direzione dell'aggravamento di questa crisi interna e di questa spaccatura. Soprattutto, viene da chiedersi quale futuro abbia un'Italia che non riesce a superare i traumi risalenti a sessant'anni fa e a metabolizzare ideologie ormai rifiutate in tutto il mondo civile. Meglio evitare di rispondere, per il momento.

    Giovanni Calabresi

    I solidi stolti del centrosinistra non hanno capito Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti. L'hanno fischiata anche il primo maggio, dopo averla fischiata il 25 aprile. Non si capisce perché. Non si capisce quali segreti istinti abbiano indotto costoro a contestare la candidata del centrodestra, colei che dovrebbe riprendere lo scranno ora occupato dall'ex presidente della Federmeccanica Gabriele Albertini. Un primo cittadino che invece il Primo Maggio l'ha festeggiato a Kabul, in Afghanistan.
    Qualcuno, malizioso, ha fatto notare che, del resto, nemmeno donna Letizia, nel passato, era stata presa da un sacro entusiasmo per il 25 aprile e per il Primo Maggio. Che cosa mai è successo a questa simpatica signora, a colei che è riuscita ad invertire l'esito dei sondaggi che ormai esprimevano esteso malumore circa l'operato del centrodestra al Comune di Milano? Perché Letizia ha voluto a tutti i costi mescolarsi con quella massa di donne e uomini, detti "BEEP" dal premier uscente? E' stata un'improvvisa conversione. La candidata non ne poteva più di dover reprimere i propri istinti antifascisti e filo-operai, ha mostrato pubblicamente la propria faccia democratica. E non certo per apparire alla fine come una generosa vittima delle frange estremiste e raccogliere così preziosi consensi.
    Qualcuno ha però fatto notare che la stessa candidata dopo questi impeti democratici ha stretto un'alleanza con gli ultimi epigoni del fascismo militante, ovverosia i soci d'Alessandra Mussolini. Una piccola contraddizione. È ormai chiaro che Letizia Moratti ha cambiato natura. Fra non molto chiederà di essere ammessa agli organismi dirigenti della Camera del Lavoro. Sarebbe del resto giusto introdurre una rotazione nelle cariche. Visto che due ex sindacalisti sono diventati presidenti delle Camere Parlamentari, non sarebbe male se qualche petroliere andasse a dirigere le Camere del lavoro. Anche così si costruisce la coesione sociale. È l'ora, insomma, di rimescolare le carte.
    Il prossimo anno il primo maggio si potrebbe festeggiare a Portella delle Ginestre, inserendo tra gli oratori anche i nipoti di Provenzano. Mentre a Marzabotto per il 25 aprile l'oratore ufficiale potrebbe essere Gianni Alemanno, accompagnato dal redivivo maresciallo Albert Kesserling. Mentre Epifani potrebbe prendere la cattedra di Pietro Ichino all'università statale di Milano. Anche così si fa fronte alla spaccatura del Paese. Basta con i guelfi e i ghibellini, con i progressisti e i conservatori, con i laburisti e i liberali, con gli interisti e i milanisti, con i comunisti e gli anticomunisti. Staremo tutti insieme, appassionatamente.

  10. #10
    federica1980
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow
    Il CIO-MUNISMO deve essere una malattia che intacca l'immunità (parlamentare)?

 

 
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