
Originariamente Scritto da
tigermen
L'Italia serva della cricca ideologica Comunista, dobbiamo iniziare a preoccuparci, anche voi che postate le faccine sorridenti, qui non c'è da ridere bisogna curaci questa malattia altrochè
L'Italia in mano ad una nomenklatura ideologica
02 maggio di redazione
gambrinus Scrive " A poche ore dalla scomparsa di tre nostri militari in Iraq, vittime di un attentato, qualcuno ha avuto il coraggio di gridare ancora quella frase infame : «10, 100, 1000 Nassirya». E lo hanno fatto durante le manifestazioni milanesi per la celebrazione della giornata dei Lavoratori. Gente dei centri sociali; "giovanottoni" nullafacenti, alcuni dei quali - paradossalmente - vestiti con abiti militari: basco e mimetica.
Inutile continuare ad usare toni moderati con questi signori che vivono da perfetti «virus», sulle spalle della società e si permettono anche di giudicare e condannare uomini che danno la vita per la Patria. Poche ore prima, il Ministro uscente Letizia Moratti, candidato sindaco di Milano, invitata alla manifestazione del 1°maggio dal leader della Cgil Epifani, era stata contestata da un gruppo di «tolleranti comunisti» e costretta ad uscire dal corteo sotto scorta. Lo stesso era accaduto - contemporaneamente - anche a Rocco Buttiglione, a Torino.
Questa è l'Italia dei signori della democrazia targata sinistra; questa la tolleranza e lo spirito unitario di cui tanto parlano le gerarchie di un Ulivo che, un tempo, era simbolo di pace, mentre ora lo è di una coalizione piena di odio sociale e di rancore nei confronti dell'avversario politico. Ci apprestiamo a vivere un periodo potenzialmente oscuro della Repubblica, governato da una classe dirigente politica mossa da brama di rivalsa, da invidia, da uno spirito «resistenziale» a senso unico. Per Prodi, Bertinotti, Pecoraro Scanio, Marco Rizzo e compagni l'Italia è una «democrazia popolare», fondata sulla «resistenza di sinistra» e su un concetto di lavoro a senso unico. Ancora quel vecchio e stantio refrain marxista secondo il quale l'operaio lavora e l'imprenditore, il «padrone» sfrutta e vive sulle spalle e sul sudore del proletario . Ormai non ci credono più neanche in Cina.
Giorni fa un sondaggio ha rivelato che in Russia - dove ha regnato il comunismo vero, il socialismo reale fino al 1989 - solamente il 12% della popolazione ritiene che il 1° maggio abbia ancora un valore ideologico. Per la maggior parte dei Russi si tratta solamente di un giorno di vacanza. E questo avviene, forse, proprio perché in Russia, ai tempi dell'Unione Sovietica, hanno provato il comunismo con i suoi soprusi, le sue violenze ed epurazioni; la sua tragica povertà e dittatura e non il «comunismo di comodo» all'Italiana, fatta di tendenze radical chic; il comunismo con la pancia piena ed il "ferrarino" in garage. Sì, proprio quel comunismo all'amatriciana che, però, nascondeva la bieca contiguità tra le gerarchie italiane togliattiane e le oligarchie di oltrecortina delle quali Mitrokin ha parlato e scritto ampiamente.
La nostra Italia - a causa di queste storture ed ambiguità - è ancora un Paese malato di conflitto sociale e culturale; è profondamente spaccato in due : da una parte la democrazia e la libertà ottriata di sinistra; da quell'altra la rozzezza e l'abbrutimento della liberaldemocrazia e del capitalismo. Ed ancora, da una parte la pace con la "P" maiuscola dei centri sociali ; dall'altra la pace «violenta» e «mercenaria» di chi rischia in prima persona, sotto le insegne delle Istituzioni, per restituire speranza e democrazia ai popoli oppressi da dittature e totalitarismi.
Allora, viene legittimamente da chiedersi quanto possa essere credibile agli occhi del mondo un Paese in mano ad una nomenklatura la cui azione va nella direzione dell'aggravamento di questa crisi interna e di questa spaccatura. Soprattutto, viene da chiedersi quale futuro abbia un'Italia che non riesce a superare i traumi risalenti a sessant'anni fa e a metabolizzare ideologie ormai rifiutate in tutto il mondo civile. Meglio evitare di rispondere, per il momento.
Giovanni Calabresi