Prima o poi doveva accadere. L’odio della sinistra, alimentato da invettive livorose, si è tramutato in azione violenta contro la persona stessa del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, colpito al volto da un oggetto contundente questa sera a Milano, poco dopo il comizio per il tesseramento del Popolo della Libertà. Il volto del Premier è segnato da ferite abbastanza profonde e da rivoli di sangue. Poteva andare anche peggio: un colpo alla nuca, fortissimo, dalle conseguenze potenzialmente disastrose. Un pazzo si è avvicinato, ha sfogato il suo odio rancoroso, ha scagliato con rabbia un oggetto pericoloso. Ma chi lo ha istigato?
Si possono fare tanti giri di parole, ma la risposta è semplice. Chi ha definito più e più volte il Premier un “fascista”, un “nazista”, un “mafioso”, un “golpista”? Chi ha recentissimamente evocato violenze di piazza? Ecco, sappiamo tutti chi è stato. Antonio Di Pietro, e con lui tanti militanti pazzi d’odio viscerale contro una persona eletta democraticamente dal popolo sovrano alla massima carica di governo. No, non è stato Di Pietro a scagliare materialmente l’oggetto. Lui non ha responsabilità fisiche. Ma le sue affermazioni oggi appaiono ancora più becere, vergognose, indegne d’un paese civile. Pesano come pietre. Una riflessione sulla responsabilità morale del gesto va compiuta, perchè non è possibile, davvero, dare del fascista e del mafioso ad una persona, riferirsi ad atti di violenza, e poi nascondersi, far finta di nulla, quando l’atto squadristico è compiuto (anzi, accusare la parte offesa di aver “istigato” l’aggressore!).
Ci sarà tempo per discutere ancora di quanto accaduto, ma per il momento basta così. Un’ultima cosa: solidarietà a Silvio Berlusconi per la violenza subita, e auguri sinceri di pronta guarigione.
Si realizzano gli auspici di Di Pietro e della sinistra: Berlusconi aggredito e ferito Anduril




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