La realtà è soltanto un delirio collettivo, ma non è la mia teoria del sensibile quella su cui voglio aprire una discussione. Parliamo della decadenza.
Ieri mi trovavo in università, stavo fumando una sigaretta sul terrazzo, quand'ecco che la mia attenzione viene "rapita" da una discussione che alcuni ragazzi stavano facendo vicino a me e che riporto: <<Ha la maglietta di Che Guevara!? C*zzo, allora alzo la suoneria del mio cellulare che è "Faccetta nera"!>>.
Preso da un conato di vomito, mi giro ad osservare il genio che aveva proferito quelle parole... lo osservo... un "fighetta" col pizzetto alla D'Artagnan, i capelli col "crestino" (avete presente quella cosa aberrante tipo gallo cedrone appena adolescente!?) e gli occhiali di Gucci. I suoi amici, divertiti, mostravano approvazione.
Ebbene, questo è il fascismo, oggi (come il comunismo): folklorismo, "macchiettismo", nella migliore delle ipotesi è identità come senso d'appartenenza al tifo da stadio. Le cene del 28 ottobre, ma anche - drammaticamente - gran parte delle discussioni che (a prescindere da questo forum) si fanno nell'area e ancor più vomitevolmente si predende di fare all'elettorato sono poco al di sopra di questo becero livello da me portato a esempio.
Sono anche certo che quel p*rla votasse per Fini (tra le altre cose...), ma non è qui il problema: il problema è nostro, signori miei, perché non importa se siamo uno o, trenta partiti... il problema è che parliamo del nulla al nulla cosmico. Inutile parlare ai giovani, perché sono l'ombra di quelli che nell'RSI difesero la nostra identità... inutile parlare agli adulti, perché non sono che medio-borghesi inseriti alla ricerca del benessere individuale. Forse gli unici in grado di capirci (a prescindere, anche qui, dal fatto che ci approvino) sarebbero gli anziani... ma - ghettizzati come sono da una società che ha ucciso anche il proprio patrimonio tradizionale, la memoria storica di un popolo - difficilmente potrebbe avere un senso cercare il loro plauso.
Sono veramente deluso e amareggiato ultimamente... saranno 'sti due c*glioni della CdL che parlano da Vespa, ma le tesi de Il Prigioniero - che pure ho sempre pensato avremmo saputo capovolgere - diventano sempre più forti. Più forti di noi.
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Sono studenti universitari, i più vengono da licei (scientifici... e si nota...)... se questa è la futura classe dirigente, altro che passare dalla padella nella brace...
), come possiamo rivolgerci alle nuove generazioni e - meglio ancora - come possiamo cambiare noi stessi per non essere che un solo gradino più in alto di questi!? Perché il problema è proprio qui: quello che esprimiamo - a prescindere dai fiumi di libri e di riviste godibilissime, che però nessuno legge (in Italia si stampano al max. 1/2 milioni di quotidiani su una popolazione di ca. 60.000.000 di persone... si può immaginare l'indotto della nostra area in fatto di testi, dal momento che neppure gli altri se la passano bene) - non è poi così lontano da ciò che pensano "quelli".
Ma quando parlo di politica "in compendio" e riesco ad attrarre per un attimo l'attenzione della gente (dei ragazzi in particolare) la risposta che ricevo è sempre: <<Lo so, è sbagliato, ma io non mi occupo di politica. Non m'interessa>>. Se ci sono in confidenza, comincio con le mie invettive sul fatto che sia un dovere civico interessarci a ciò che ci coinvolge in prima persona, lo mando a c*gare e lui magari mi guarda "abbacchiato" fingendo costernazione, sebbene sia palpabile che mi stia compatendo. Se non ci sono in confidenza, mi auguro almeno che qualcosa sia passato.

