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    Predefinito 8 agosto - S. Domenico di Guzman

    Dal sito SANTI E BEATI:



    San Domenico di Guzman Sacerdote e fondatore dei Predicatori

    8 agosto - Memoria


    Burgos, 1170? - Bologna, 6 agosto 1221

    Si distinse fin da giovane per carità e povertà. Convinto che bisognasse riportare il clero a quella austerità di vita che era alla base dell'eresia degli Albigesi e dei Valdesi, fondò a Tolosa l'Ordine dei Frati Predicatori che, nato sulla Regola agostiniana, divenne nella sostanza qualcosa di totalmente nuovo, basato sulla predicazione itinerante, la mendicità (per la prima volta legata ad un ordine clericale), una serie di osservanze di tipo monastico e lo studio approfondito. San Domenico si distinse per rettitudine, spirito di sacrificio e zelo apostolico. Le Costituzioni dell'Ordine dei Frati Predicatori attestano la chiarezza di pensiero, lo spirito costruttivo ed equilibrato e il senso pratico che si rispecchiano nel suo Ordine, uno dei più importanti della Chiesa.

    Patronato:Astronomi

    Etimologia: Domenico = consacrato al Signore, dal latino

    Emblema: Stella in fronte, Giglio, Cane, Libro

    Domenico nacque nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna) da Felice di Gusmán e da Giovanna d'Aza.

    A 15 anni passò a Palencia per frequentare i corsi regolari (arti liberali e teologia) nelle celebri scuole di quella città. Qui viene a contatto con le miserie causate dalle continue guerre e dalla carestia: molta gente muore di fame e nessuno si muove! Allora vende le suppellettili della propria stanza e le preziose pergamene per costituire un fondo per i poveri. A chi gli esprime stupore per quel gesto risponde: "Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di fame?"

    Terminati gli studi, a 24 anni, il giovane, assecondando la chiamata del Signore, entra tra i "canonici regolari" della cattedrale di Osma, dove viene consacrato sacerdote. Nel 1203 Diego, vescovo di Osma, dovendo compiere una delicata missione diplomatica in Danimarca per incarico di Alfonso VIII, re di Castiglia, si sceglie come compagno Domenico, dal quale non si separerà più.

    Il contatto vivo con le popolazioni della Francia meridionale in balìa degli eretici catari, e l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le grandi imprese missionarie verso l'Est, costituiscono per Diego e Domenico una rivelazione: anch'essi saranno missionari. Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca scendono a Roma (1206) e chiedono al papa di potersi dedicare all'evangelizzazione dei pagani.

    Ma Innocenzo III orienta il loro zelo missionario verso quella predicazione nell'Albigese (Francia) da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. Domenico accetta la nuova consegna e rimarrà eroicamente sulla breccia anche quando si dissolverà la Legazione pontificia, e l'improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207) lo lascerà solo. Pubblici e logoranti dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza occupano questi anni di intensa attività; cosi fino al 1215 quando Folco, vescovo di Tolosa, che nel 1206 gli aveva concesso S. Maria di Prouille per raccogliere le donne che abbandonavano l'eresia e per farne un centro della predicazione, lo nomina predicatore della sua diocesi.

    Intanto alcuni amici si stringono attorno a Domenico che sta maturando un ardito piano: dare all Predicazione forma stabile e organizzata. Insieme Folco si reca nell'ottobre del 1215 a Roma per partecipare al Concilio Lateranense IV e anche per sottoporre il suo progetto a Innocenzo III che lo approva. L'anno successivo, il 22 dicembre, Onorio III darà l'approvazione ufficiale e definitiva. E il suo Ordine si chiamerà "Ordine dei Frati Predicatori".

    Il 15 agosto 1217 il santo Fondatore dissemina i suoi figli in Europa, inviandoli soprattutto a Parigi e a Bologna, principali centri universitari del tempo. Poi con un'attività meravigliosa e sorprendente prodiga tutte le energie alla diffusione della sua opera. Nel 1220 e nel 1221 presiede in Bologna ai primi due Capitoli Generali destinati a redigere la "magna carta" e a precisare gli elementi fondamentali dell'Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie.

    Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il Fondatore, non l'aveva. Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234. Il suo corpo dal 5 giugno 1267 è custodito in una preziosa Arca marmorea. I numerosi miracoli e le continue grazie ottenute per l'intercessione del Santo fanno accorrere al suo sepolcro fedeli da ogni parte d'Italia e d'Europa, mentre il popolo bolognese lo proclama "Patrono e Difensore perpetuo della città;".

    La fisionomia spirituale di S. Domenico è inconfondibile; egli stesso negli anni duri dell'apostolato albigese si era definito: "umile ministro della predicazione". Dalle lunghe notti passate in chiesa accanto all'altare e da una tenerissima devozione verso Maria, aveva conosciuto la misericordia di Dio e "a quale prezzo siamo stati redenti", per questo cercherà di testimoniare l'amore di Dio dinanzi ai fratelli. Egli fonda un Ordine che ha come scopo la salvezza delle anime mediante la predicazione che scaturisce dalla contemplazione: contemplata aliis tradere sarà la felice formula con cui s.Tommaso d'Aquino esprimerà l'ispirazione di s. Domenico e l'anima dell'Ordine. Per questo nell'Ordine da lui fondato hanno una grande importanza lo studio, la vita liturgica, la vita comune, la povertà evangelica.

    Ardito, prudente, risoluto e rispettoso verso l'altrui giudizio, geniale sulle iniziative e obbediente alle direttive della Chiesa, Domenico è l'apostolo che non conosce compromessi né irrigidimenti: "tenero come una mamma, forte come un diamante", lo ha definito Lacordaire.

    Fonte: Edizioni Studio Domenicano, Bologna










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  2. #2
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    Predefinito Ritratto spirituale di san Domenico



    Il beato Giordano di Sassonia, discepolo e primo successore del Santo alla guida dell'Ordine, ne tratteggia così la fisionomia spirituale:«Tutti egli accoglieva nell'ampio seno della sua carità e poiché tutti amava, da tutti era amato. Aveva fatto programma di vita la parola di san Paolo : Gioire con chi gioisce, piangere con chi piange. Era traboccante di pietà e si donava interamente per aiutare il prossimo e arrecare sollievo ai poveri. Ma questo soprattutto, lo rendeva quanto mai amabile: era uomo lineare e mai nelle sue parole o nei suoi gesti fu dato riscontrare ombra di doppiezza o di simulazione».

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    Predefinito



    Dalla «Storia dell`Ordine dei Predicatori»
    (Libellus de Principiis O.P:; Acta canoniz. sancti Dominici; Monumenta O.P. Mist. 16, Romae 1935, pp. 30 ss., 146-147)


    Domenico era dotato di grande santità ed era sostenuto sempre da un intenso impeto di fervore divino. Bastava vederlo per rendersi conto di essere di fronte a un privilegiato della grazia.
    V`era in lui un`ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà col dolore altrui. E poiché il cuore gioioso rende sereno il volto, tradiva la placida compostezza dell`uomo interiore con la bontà esterna e la giovialità dell`aspetto.
    Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri. Di notte nessuno era più assiduo e più impegnato nel vegliare e pregare.
    Era assai parco di parole e, se apriva la bocca, era o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio. Questa era la norma che seguiva e questa pure raccomandava ai fratelli.
    La grazia che più insistentemente chiedeva a Dio era quella di una carità ardente, che lo spingesse a operare efficacemente alla salvezza degli uomini. Riteneva infatti di poter arrivare a essere membro perfetto del corpo di Cristo solo qualora si fosse dedicato totalmente e con tutte le forze a conquistare anime. Voleva imitare in ciò il Salvatore, offertosi tutto per la nostra salvezza.
    A questo fine, ispirato da Dio, fondò l`Ordine dei Frati Predicatori, attuando un progetto provvidenziale da lungo accarezzato.
    Esortava spesso i fratelli, a voce e per lettera, a studiare sempre l`Antico e il Nuovo Testamento. Portava continuamente con sé il vangelo di Matteo e le lettere di san Paolo, e meditava così lungamente queste ultime da arrivare a saperle quasi a memoria.
    Due o tre volte fu eletto vescovo; ma egli sempre rifiutò, volendo piuttosto vivere con i suoi fratelli in povertà. Conservò illibato sino alla fine lo splendore della sua verginità.
    Desiderava di essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo. Gregorio IX ebbe a dire di lui: «Conosco un uomo, che seguì in tutto e per tutto il modo di vivere degli apostoli; non v`è dubbio che egli in cielo sia associato alla loro gloria».

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    Predefinito SAN DOMENICO, fondatore dei Domenicani

    San Domenico di Gusmán (1170-1221)
    Fondatore dell'Ordine dei Predicatori

    Domenico nacque nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna) da Felice di Gusmán e da Giovanna d'Aza.

    A 15 anni passò a Palencia per frequentare i corsi regolari (arti liberali e teologia) nelle celebri scuole di quella città. Qui viene a contatto con le miserie causate dalle continue guerre e dalla carestia: molta gente muore di fame e nessuno si muove! Allora vende le suppellettili della propria stanza e le preziose pergamene per costituire un fondo per i poveri. A chi gli esprime stupore per quel gesto risponde: «Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di fame?»

    Terminati gli studi, a 24 anni, il giovane, assecondando la chiamata del Signore, entra tra i «canonici regolari» della cattedrale di Osma, dove viene consacrato sacerdote. Nel 1203 Diego, vescovo di Osma, dovendo compiere una delicata missione diplomatica in Danimarca per incarico di Alfonso VIII, re di Castiglia, si sceglie come compagno Domenico, dal quale non si separerà più.

    Il contatto vivo con le popolazioni della Francia meridionale in balìa degli eretici catari, e l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le grandi imprese missionarie verso l'Est, costituiscono per Diego e Domenico una rivelazione: anch'essi saranno missionari. Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca scendono a Roma (1206) e chiedono al papa di potersi dedicare all'evangelizzazione dei pagani.

    Ma Innocenzo III orienta il loro zelo missionario verso quella predicazione nell'Albigese (Francia) da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. Domenico accetta la nuova consegna e rimarrà eroicamente sulla breccia anche quando si dissolverà la Legazione pontificia, e l'improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207) lo lascerà solo. Pubblici e logoranti dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e penitenza occupano questi anni di intensa attività; cosi fino al 1215 quando Folco, vescovo di Tolosa, che nel 1206 gli aveva concesso S. Maria di Prouille per raccogliere le donne che abbandonavano l'eresia e per farne un centro della predicazione, lo nomina predicatore della sua diocesi.

    Intanto alcuni amici si stringono attorno a Domenico che sta maturando un ardito piano: dare all Predicazione forma stabile e organizzata. Insieme Folco si reca nell'ottobre del 1215 a Roma per partecipare al Concilio Lateranense IV e anche per sottoporre il suo progetto a Innocenzo III che lo approva. L'anno successivo, il 22 dicembre, Onorio III darà l'approvazione ufficiale e definitiva. E il suo Ordine si chiamerà «Ordine dei Frati Predicatori».

    Il 15 agosto 1217 il santo Fondatore dissemina i suoi figli in Europa, inviandoli soprattutto a Parigi e a Bologna, principali centri universitari del tempo. Poi con un'attività meravigliosa e sorprendente prodiga tutte le energie alla diffusione della sua opera. Nel 1220 e nel 1221 presiede in Bologna ai primi due Capitoli Generali destinati a redigere la «magna carta» e a precisare gli elementi fondamentali dell'Ordine: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune, legislazione, distribuzione geografica, spedizioni missionarie.

    Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il Fondatore, non l'aveva. Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234. Il suo corpo dal 5 giugno 1267 è custodito in una preziosa Arca marmorea. I numerosi miracoli e le continue grazie ottenute per l'intercessione del Santo fanno accorrere al suo sepolcro fedeli da ogni parte d'Italia e d'Europa, mentre il popolo bolognese lo proclama «Patrono e Difensore perpetuo della città;».

    La fisionomia spirituale di S. Domenico è inconfondibile; egli stesso negli anni duri dell'apostolato albigese si era definito: «umile ministro della predicazione». Dalle lunghe notti passate in chiesa accanto all'altare e da una tenerissima devozione verso Maria, aveva conosciuto la misericordia di Dio e «a quale prezzo siamo stati redenti», per questo cercherà di testimoniare l'amore di Dio dinanzi ai fratelli. Egli fonda un Ordine che ha come scopo la salvezza delle anime mediante la predicazione che scaturisce dalla contemplazione: contemplata aliis tradere sarà la felice formula con cui s.Tommaso d'Aquino esprimerà l'ispirazione di s.Domenico e l'anima dell'Ordine. Per questo nell'Ordine da lui fondato hanno una grande importanza lo studio, la vita liturgica, la vita comune, la povertà evangelica.

    Ardito, prudente, risoluto e rispettoso verso l'altrui giudizio, geniale sulle iniziative e obbediente alle direttive della Chiesa, Domenico è l'apostolo che non conosce compromessi né irrigidimenti: «tenero come una mamma, forte come un diamante».

    (dal sito: http://www.domenicani.it/)

  5. #5
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    LO SPIRITO DI SAN DOMENICO


    di P. Marie-Humbert Vicaire op



    Tutti i testimoni della vita di San Domenico hanno rilevato in lui un duplice orientamento nella sua attività: sempre rivolto verso le realtà interiori e divine, sempre rivolto verso il prossimo. Nessuno l’ha espresso meglio come Giordano di Sassonia che diceva di lui: “Domenico accoglieva tutti gli uomini nel ampio seno della sua carità” (Libellus 107). Durante il giorno nessuno più di lui, si mostrava socievole con i frati o con i compagni di viaggio, nessuno era con loro più allegro di lui (Libellus 105).Faceva suo quel motto: gioire con chi gioisce, piangere con chi piange. Traboccante com’era di pietà, si spendeva tutto per aiutare il prossimo e sollevare le miserie. (Libellus, 107) Di notte, nessuno era più di lui assiduo nel vegliare in preghiera...Il giorno lo dedicava al prossimo, la notte a Dio (Libellus 104).



    La ricerca incessante di Dio

    Una preghiera incessante. - Quando si rileggono le fonti primitive della storia di San Domenico, l'immagine che si impone principalmente è quella di un uomo di preghiera intensa e incessante. Egli prega dappertutto. Fa silenzio quando cammina. Mentre cammina se è in prossimità di qualche monastero e se sente suonare la campana che raduna i monaci per l’ufficio; egli si unisce a loro per pregare. Evidentemente egli prega prima di tutto in convento, durante la messa dove il clero lo vede commuoversi e piangere; durante l’ufficio divino, nelle veglie mattutine, anche in refettorio mentre prende i suoi pasti.Ma è soprattutto nella solitudine notturna della cappella dove lui si abbandona pienamente alla sua vocazione di uomo orante. Qui, Domenico vi passa notti intere, al punto che a Bologna, non si conosce la sua cella o il suo letto personale. La lampada che nel santuario vacilla permette al giovane frate che la scorge di edificarsi, di seguire tutte le fasi della sua preghiera. Uomo del meridione, Domenico accompagna la sua preghiera con i gesti del suo corpo, come dei suoi gemiti profondi. Vinto dal sonno, egli pone il suo capo sulla predella dell’altare. Poi comincia la sua preghiera.





    In colloquio con il Salvatore

    In effetti questo preghiera è un colloquio appena interrotto con il Maestro. “Andiamo, dice ai suoi compagni, sulla strada pensiamo al nostro salvatore”. C’è una ragione dietro alla pittura di fra Angelico che raffigura Domenico che abbraccia la Croce...esprime la volontà di non separare mai il suo destino da quello del maestro crocifisso.Egli approfondisce il suo incontro con il Salvatore tramite la Sacra Scrittura, il Vangelo di Matteo e le lettere Paoline che porta sempre con se, anche se li conosce a memoria. Non si tratta di una lettura spirituale qualunque. Egli vuole costantemente leggere, colloquiare, parlare di Dio o pregare (Processo di Bologna, n.29). Egli sa che i suoi studenti studiano la Sacra Pagina e dagli inizi dell’Ordine, li invia all’Università di Parigi..La sua grande familiarità con la s. Scrittura è tanto grande, così diretto il confronto con le persone evangeliche che egli stesso in pieno vangelo. Vir evangelicus dirà di lui il Beato Giordano. Come gli Apostoli, i predicatori che vivono lo spirito delle prime comunità apostoliche, devono liberarsi di ogni bisogno per consacrarsi alla preghiera e alla predicazione. Come gli Apostoli essi si recano insieme al Tempio durante le ore di preghiera e rendono al padre, al centro e nel nome della Chiesa, l’adorazione, lo lode, l’azione di grazia. Ma soprattutto essi intercedono.



    La preghiera di intercessione

    Questa è la nota caratteristica della preghiera di San Domenico, già fin dai tempi di Osma. Quando egli prega solo, durante le sue interminabili veglie, egli non si separa mai dagli uomini. Il dialogo con il Cristo ha sempre un’orizzonte: le anime per le quali Cristo ha dato la sua vita. Gli smarriti sono l’oggetto privilegiato della sua preghiera. Durante la notte, il suo grido a momenti giunge fino ai dormitori e svegli i frati e qualcuno di loro incomincia a piangere. Signore, ripete sovente Domenico, cosa ne sarà dei peccatori (Processo di Tolosa, n. 18).



    L’ambizione della salvezza di tutti

    L’incontro con il suo prossimo

    Un’altra immagine che si sovrappone alla prima è quella di Domenico che va alla ricerca del suo prossimo. Non dobbiamo immaginarlo, a causa delle sue lunghe veglie oranti e penitenti, come un eremita o un solitario abituato più alla società degli animali e delle rocce più che agli uomini.

    Al contrario, nessuno più di lui ha gusto per la società fraterna. Egli ama incontrare i suoi compagni, i suoi fratelli, i vicini ai quali egli mendica il pane per la comunità, i pellegrini, i malati, le comunità o le folle alle quali egli predica il messaggio della Parola di Dio.

    Con ciascuno egli si sente a proprio agio e trova sempre la parola che bisogna dire. Di lui si ama la sua apertura, la semplicità dei suoi atteggiamenti. Il suo volto normalmente sempre sereno è pronto a commuoversi alla vista della miseria umana.



    La sua misericordia

    Non è prima ti tutto misericordioso colui che giovane studente, durante la grande carestia del 1195-1198 vendette i suoi libri e anche la sua Bibbia di pergamena — tesoro della sua vita di studio — per costituire una casa di accoglienza? Che ha voluto vendersi come schiavo per riscattare un cristiano caduto in mano ai Saraceni...?

    Ma più grande è la sua compassione spirituale.

    Il solo pensiero che ci possano essere uomini e donne che rischiamo la dannazione eterna a causa del loro peccato, del loro scisma o della loro eresia, non lo lascia tranquillo. C’era nel suo cuore, ci dice Giordano, un’ambizione sorprendente e quasi incredibile per la salvezza di tutti gli uomini” (Libellus 34). Egli vorrebbe dare di più della sua vita per poter salvare il suo prossimo. La sua ambizione giunge al desiderio del martirio, e, con la sua immaginazione medioevale, non esita a rappresentarsi concretamente la forma del suo corpo amputato lentamente, agonizzante in un bagno di sangue. La morte in croce non è il punto di partenza della salvezza?



    Un uomo di dialogo

    Domenico è uomo di dialogo e di comunicazione spirituale. Nulla è più doloroso per lui, restare estraneo, a coloro che incontra per la strada. Ma non sopporta assolutamente il disaccordo umano che nasce dalla diversità di speranza e di credenze. Egli cerca il contatto, vuole sormontare le diversità, desidera ritrovare la comunione profonda che deve esistere in tutti gli uomini chiamati alla salvezza.

    Si raggiunge qui, la fonte del suo ardore che gli fa cercare l’anima del suo prossimo: il desiderio appassionato della salvezza degli uomini e quindi, l’amore di Cristo.

    Così Domenico cerca, al di la delle parole, il contatto del cuore e delle ispirazioni fondamentali della vita dove si gioca il destino dell’uomo. “Andate come uomini che cercano la loro salvezza e quella del prossimo” (1Pt 3,15 e Prime Costituzioni II, 31,7) dà come parola d’ordine ai suoi frati.

    Di passaggio a Tolosa, ospite di una locanda, parla con l’albergatore e non tarda a scoprire in lui un eretico. Tutta la notte discute, lo chiama, lo converte.



    L’imitazione perfetta degli apostoli

    E’ ancora la sua volontà di andare sempre più lontano possibile all’incontro dei suoi interlocutori, che deve sperimentare fin dall’inizio del suo ministero di salvezza il tipo di imitazione degli apostoli...Non si tratta più, come ad Osma, di rinnovare l’unanimità fraterna, la povertà comunitaria e la preghiera degli apostoli al tempio e nel cenacolo, ma di seguirli andando a piedi, a due a due, senza oro né argento, senza nessuna sicurezza che l’ospitalità e l’elemosina quotidiana della Provvidenza; inviati dal Cristo ad annunciare il vangelo del regno di Dio. A partire dal 1206, Domenico, adotta definitivamente, e con tutto il suo essere, questo modo di imitare “in tutto la forma di vita degli apostoli” e che più tardi metterà al centro dell’ispirazione del suo Ordine.



    Un consolatore

    Domenico non si accontenta di raggiungere o di convertire: egli nutre ed eleva. E’ questo quello che volevano dire coloro che avevano vissuto con lui quando lo chiamavano con insistenza e giustamente, un grande consolatore...Consolare per Domenico é esaltare le forze interiori rendendo a ciascuno il senso delle proprie responsabilità, soprattutto rianimando, mediante la presentazione della verità, la coscienza delle realtà divine. Per questo egli può essere molto esigente. Non si gioca con l’amore di Dio e con il proprio destino. I frati raccontano che faceva applicare con rigore la regola del suo Ordine, ma lo faceva in una maniera tale che nessuno poteva resistere...

    Egli aspettava il tempo per comprendere ed accettare. Egli imponeva allora la penitenza in maniera penetrante, che la accettavano con slancio, felici di ritrovare se stessi ritrovando la loro vocazione nel Signore...Alle anime chiamate a salire più in alto, egli, apre la strada del dono totale dell’unione divina...

    Ma ciò che caratterizza particolarmente l’ambizione per la salvezza delle anime in San Domenico è la sua «universalità» concepita da tutti i punti di vista. Egli si fa tutto a tutti: giovani o anziani, uomini o donne, infedeli, eretici o buoni cristiani, gente del luogo o popoli lontani. Egli si rivolge a tutte le condizioni: agli studenti, all’usuraio morente, ai bambini o ai Signori di Segovia che lo ascoltano sul loro cavallo, al card. Ugolino o alla reclusa...Egli non ha paura di annunciare il Cristo: egli si sforza di far crescere il Cristo, secondo la misura di ciascuno.

    Ma se il suo ministero è universale nei suoi destinatari e nel suo fine immediato, il suo mezzo d’azione è preciso: non è l’azione pastorale, è la predicazione. Egli riconduce, egli unisce a Dio coloro che evangelizza.



    Volontà di comunione fraterna

    Autorità e comunità

    Questa attenzione a far sgorgare dall’uomo il migliore di se stesso, ci conduce a considerare un altro tratto dello spirito di san Domenico: la sua volontà di comunione fraterna...Nelle questioni di legislazione o di controllo, egli si mette da parte di fronte alla comunità fraterna. La fraternità dei predicatori, clericale e comunitaria, rimonta a sant’Agostino; essa è molto diversa da quella francescana: laica e penitenziale.

    Questo modo di vita si inscrive, fin dalle origini, nello stupendo equilibrio delle autorità collettive e personali, delle elezioni e delle conferme che si realizza ad ogni stadio di istituzioni nell’Ordine dei Predicatori. Ma questo dato istituzionale è esso stesso il frutto dell’attaccamento riflettuto di San Domenico alla collegialità degli apostoli; dalla sua fiducia spontanea nei confronti della comunità dei suoi fratelli; della sua preoccupazione di dare a ciascuno il massimo d’iniziativa e di impegno verso l’opera comune; dalla sua gioia evidente — particolarmente splendente nei suoi ultimi giorni della sua vita nel convento di Bologna — di vivere, di pregare, di predicare, un giorno di morire in mezzo a dei fratelli, e anche di essere “sepolto sotto i loro piedi”.

    Domenico si è sforzato di inscrivere nelle prime costituzioni che egli chiamava “la sua regola”, dopo averla vissuta lui stesso, l’idea che egli si faceva della vita degli apostoli sui passi del loro maestro.

    I valori che il patriarca ci ha trasmesso mediante il suo spirito e mediante la fondazione dell’Ordine sono profondamente apostolici: la ricerca incessante di Dio, l’ambizione della salvezza di tutti gli uomini, l’abbandono alla provvidenza mediante la povertà, l’umiltà, l’unanimità fraterna, lo spirito collegiale, etc...,

    Noi non possiamo, realizzare un rinnovamento efficace e duraturo nell’Ordine, se non noi mettiamo in pratica questi valori, oggi più che mai.


    (tratto da Marie-Humbert Vicaire O.P., Dominiques et ses Prêcheurs, Fribourg 1997 - pp. 157-169)

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    IMMAGINI DI SAN DOMENICO









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    Predefinito 2 agosto - Beata Giovanna de Aza, madre di S. Domenico

    Dal sito SANTI E BEATI:

    Beata Giovanna d'Aza Madre di S. Domenico

    2 agosto

    Aza - Caleruega, 1200 c.

    Discendente della nobiltà castigliana, nata ad Aza, vide i suoi tre figli ascendere l'altare: Antonio, Mannes e Domenico. Quest'ultimo sembra aver occupato un posto di predilezione nel suo cuore: fu ottenuto e atteso nella più fervorosa preghiera, preannunziato alla mamma come un fremente segugio che stringe fra i denti una fiaccola con la quale illuminerà e incendierà il mondo. Giovanna morì a Caleruega intorno al 1200.

    Giovanna D’Aza fu santa e madre di santi. Andata sposa a Felice di Gusman, ebbe due figlioli che ben presto presero la via del sacerdozio: il primo, Antonio, si dedicò tutto al servizio degli ammalati in un ospedale, l’altro, Mannes, sarebbe stato il futuro cooperatore nella magnifica opera svolta dal suo fratello minore, il glorioso Patriarca Domenico. Quest’ultimo fu il terzo figlio che, il 24 giugno del 1170, venne a rallegrare Giovanna. Essa l’aveva chiesto a Dio con ardenti suppliche, perché desiderava assicurare una discendenza al suo casato. Ma il Signore, che concede sempre infinitamente più di quanto non gli si chieda, volle darle attraverso questo figlio di benedizione una posterità ben più gloriosa di quella del sangue. Dire che Giovanna fu l’angelo della sua casa, non è poesia. Prima maestra dei suoi figli, li educò alle più sante e nobili virtù e Dio le concesse di vedere la magnifica fioritura di quei semi deposti da lei con tanto amore nei loro cuori. Dopo i figli, i poveri ebbero le sue più tenere cure, tanto che spesso vedeva moltiplicarsi miracolosamente le sue elemosine quando queste non erano sufficienti per tutti. Questi segni straordinari della divina assistenza stanno a dimostrare a quale altezza di perfezione e d’intimità con Dio fosse giunta Giovanna. Essa si spense a Caleruega. I malati, i poveri, gli afflitti, si rivolsero spontaneamente a lei e la invocarono come una santa, ottenendo sempre grazie e protezione ai piedi delle sue sante reliquie, conservate nella locale chiesa parrocchiale. Papa Leone XII il 1 ottobre 1828 ha confermato il culto.

    Autore: Franco Mariani


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    Beato Angelico, Predella della Pala dell'Incoronazione della Vergine, Disputa di S. Domenico e miracolo del libro, 1434 circa, Musee du Louvre, Parigi

    Beato Angelico, Incoronazione di spine con la Vergine e S. Domenico in meditazione, 1439-43, Cella n. 7, Convento di San Marco, Firenze

    Bernardo Daddi, S. Domenico, 1340 circa, Prato

    Beato Angelico, San Domenico adorante la Croce, , 1439-43, Convento di San Marco, Firenze

    Beato Angelico, Madonna con Bambino in trono tra i SS. Tommaso d'Aquino, Marco evangelista, Domenico e Pietro martire, 1428-30, Chiesa di San Domenico, Fiesole

    Beato Angelico, S. Domenico

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    José Gil de Castro, S. Domenico, 1817, Museo Nacional de Bellas Artes, Santiago, Cile

    Claudio Coello, S. Domenico, Museo del Prado, Madrid

    Claudio Coello, S. Domenico, 1691, Museum of Fine Arts, Budapest

    Pedro Berruguete, S. Domenico e gli albigesi ed il miracolo del Libro, 1480 circa, Museo del Prado, Madrid

    Benozzo Gozzoli, S. Domenico risuscita Napoleone Orsini, 1461, Pinacoteca di Brera, Milano

    Benozzo Gozzoli, Scene della vita di S. Francesco - Incontro dei SS. Francesco d'Assisi e Domenico, 1452, Abside Cappella, Chiesa S. Francesco, Montefalco

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    Gianantonio Guardi, Madonna del Rosario con Bambino e Santi, 1746-48, Belvedere di Aquileia. I Santi sono Domenico, Antonio Abate, Giovanni Nepomuceno, Sebastiano e Marco

    Guido Reni, Gloria di S. Domenico, 1613, Basilica di San Domenico, Bologna

    Tiziano Vecellio, S. Domenico, 1565 circa, Galleria Borghese, Roma

    Cosme Tura, S. Domenico, 1475, Galleria degli Uffizi, Firenze

    Avancino Nucci (1522 - 1629), Visione di S. Domenico, Città di Castello

    Sanchez de Muniain, Sepoltura di S. Domenico, Madrid

    Vincenzo Damini, Carlo d'Angiò ai piedi della Vergine e S. Domenico, 1741, Museo Nazionale d'Abruzzo, L'Aquila


 

 
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