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  1. #1
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    Predefinito 4 Agosto 1903 - 4 Agosto 2003 San Pio X Papa

    Il 4 agosto 2003 festeggiamo il centenario dell'elezione al Soglio Pontificio del glorioso san Pio X


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  2. #2
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    Predefinito

    L’ATTUALITA’ DI SAN PIO X: CONVEGNO PER IL CENTESIMO ANNIVERSARIO DELL’ELEZIONE AL PONTIFICATO DI PIO X

    Il 4 agosto 2003 veniva eletto al Soglio pontificio il Card. Giuseppe Sarto. Per questo importante Centenario, che pose Riese, il paese natale del Papa, all’attenzione del mondo, il Comune, la Proloco e la Parrocchia di Riese Pio X, hanno predisposto un programma di iniziative, con l’obiettivo di riprendere il dibattito storico e culturale su questa straordinaria figura di Pontefice, che guidò la Chiesa in un periodo delicato nei rapporti Stato-Chiesa in Italia e denso di eventi che sconvolsero il mondo (si pensi soltanto allo scoppio della Prima Guerra Mondiale). Il primo di questi appuntamenti si terrà nel giorno della sua nascita (2 giugno 1835) presso la Chiesa Parrocchiale di Riese e porrà all’attenzione sul tema “L’attualità di Pio X”. All’incontro parteciperanno il vaticanista de Il Giornale Andrea Tornielli, lo storico Danilo Veneruso e il ricercatore dell’Archivio Segreto Vaticano Alejandro M. Dieguez.(S.L.) (Agenzia Fides 30/5/2003 – Righe 11; Parole 151)



  3. #3
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    CARO LEPANTO,

    MI COMPLIMENTO PER QUESTO OTTIMO THREAD DEL CENTENARIO,

    CON MOLTA CORDIALITà

    GUELFO

  4. #4
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    Predefinito Chi era San Pio X?



    Amava definirsi "un povero parroco di campagna" e quando qualcuno lo chiamava "Padre santo" egli correggeva: "Non santo, ma Sarto". Papa Sarto nacque il 2 giugno 1835 a Riese, nel trevigiano. Fu battezzato il giorno seguente col nome di Giuseppe Melchiorre. Il padre, cursore comunale, morì lasciando la moglie Margherita Sanson con dieci figlioletti da allevare. "Bepi", secondogenito, avrebbe voluto interrompere gli studi seminaristici per dare una mano in famiglia. Ma la coraggiosa madre lo esortò a seguire la strada intrapresa. Consacrato sacerdote a 23 anni, per 9 anni fu cappellano a Tombolo; per 9 parroco a Salzano; per altri 9 canonico e direttore spirituale a Treviso; 9 anni vescovo di Mantova e altri 9 cardinale patriarca di Venezia; fu invece papa per 11 anni, dal 1903 al 1914. Morì il 20 agosto 1914, addolorato per la guerra che già sconvolgeva l'Europa. Era dal lontano Medioevo che sulla cattedra di Pietro non sedeva un umile figlio di contadini.
    Il suo pontificato fu eccezionalmente fecondo per l'organizzazione interna della Chiesa. Poco incline alle sottigliezze diplomatiche, non curò i rapporti della Chiesa con il potere politico e i suoi atteggiamenti intransigenti crearono attriti con la Russia, gli Stati Uniti (rifiutò perfino la visita di Theodore Roosevelt), la Germania, il Portogallo e la Francia, della quale respinse la legge della separazione dello Stato dalla Chiesa. Il papa dell'amabilità si mostrò particolarmente ostile a ogni apertura che potesse essere scambiata per accettazione del serpeggiante "modernismo" anche in seno al clero.
    Il suo motto "instaurare omnia in Christo" si tradusse in vigile attenzione alla vita interna della Chiesa: promosse il rinnovamento liturgico, abbattè le secolari barriere che separavano la Curia romana dalla pratica pastorale; codificò il diritto canonico, favorì l'istruzione religiosa dei bambini col Catechismo e permettendo loro la comunione in giovanissima età. Dotato di equilibrio e discrezione, di prudenza e di forza, nonostante avesse una concezione centralistica del governo della Chiesa, altro non si propose se non d'essere "il servo di tutti" e la sua disponibilità fu davvero un fatto nuovo nei palazzi vaticani. Il papa veneto, sorridente e arguto, scambiava una parola con tutti, senza badare alle regole del protocollo. Povero tra i poveri, per recarsi al conclave ebbe in prestito il denaro per il biglietto ferroviario, di andata e ritorno, convinto com'era che lo Spirito Santo non avrebbe fatto lo "sbaglio" di suggerire al Sacro Collegio la sua elezione a papa.

  5. #5
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    Predefinito Il ricordo del Santo Padre




    "Cento anni fa, il 4 agosto del 1903, veniva eletto il mio predecessore san Pio X. Nato a Riese, piccolo centro delle Prealpi venete, in una terra rimasta profondamente cristiana, Giuseppe Sarto trascorse tutta la vita, sino alla sua elezione a Papa, nel Veneto";
    "La vostra presenza mi offre l'opportunità di porre in rilievo il ruolo importante che questo Successore di Pietro ha avuto nella storia della Chiesa e dell'umanità all'inizio del secolo XX. Elevandolo agli onori degli altari, il 29 maggio del 1954, Anno Mariano, Pio XII lo definì "invitto campione della Chiesa e Santo provvidenziale dei nostri tempi", la cui opera ebbe "l'aspetto di una lotta impegnata da un gigante in difesa di un inestimabile tesoro: l'unità interiore della Chiesa nel suo intimo fondamento: la fede"";
    "Continui a vegliare sulla Chiesa questo santo Pontefice, che ci ha lasciato un esempio di totale fedeltà a Cristo e di amore appassionato per la sua Chiesa"

  6. #6
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    Predefinito

    Mi permetto di segnalarvi che la rivista libertaria Enclave ha deciso di celebrare il centesimo anniversario dell'elezione di San Pio X con due articoli: "Pio X, l'antimodernista che amava la storia e la tradizione", di Gianteo Bordero, e "L'intervista con Papa Sarto: 'I cattolici in politica devono ispirarsi ai principi cristiani'", di Carlo Stagnaro.
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

  7. #7
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    Predefinito Per i 100 anni dell'elezione di Papa San Pio X



    Decreto in favore della Comunione frequente
    sotto S. Pio X, il 20 dicembre 1905 (1).

    DE QUOTIDIANA SS. EUCHARISTIAE SUMPTIONE

    ° ° °
    [SCHEMA]

    I. Bisogna raccomandare la Comunione frequente

    1. Desiderata dal Concilio di Trento
    2. Desiderata da nostro Signore
    3. Motivi di questa insistenza: La Comunione ci purifica dai nostri difetti

    II La Comunione frequente nel corso della storia

    l. Sollecitudine dei primi cristiani
    2. Errori
    a) Restrizioni giansenistiche
    b) Lassismo
    3. Dottrina tradizionale:
    a) Dei Papi
    b) Dei teologi

    4. Decreto di S. Pio X

    ° ° °

    Il santo Concilio di Trento, considerando gli ineffabili tesori di grazie che derivano ai fedeli dal ricevere la santissima Eucaristia (2), dice:
    "Il santissimo Concilio desidererebbe che, ad ogni Messa, i fedeli che vi assistono non si accontentassero di fare la comunione spirituale, ma ricevessero anche sacramentalmente l'Eucaristia".
    Queste parole mostrano assai chiaramente quanto la Chiesa desideri che tutti i fedeli s'accostino ogni giorno a questo banchetto celeste, onde riceverne piu` abbondanti frutti di santificazione.
    Questi voti sono conformi al desiderio di nostro Signore Gesu` Cristo quando istitui` questo divin Sacramento. Infatti Egli stesso inculco`, a piu` riprese e in termini chiari, la necessita` di nutrirsi sovente della sua carne e di bere il suo sangue, particolarmente quando dice: "Questo e` il pane disceso dal cielo; e non sara` come la manna che i vostri padri mangiarono e morirono. Chi mangia di questo pane vivra` in eterno " (3). Da questo paragone del nutrimento angelico con il pane e la manna, i discepoli potevano comprendere facilmente che, essendo il pane il nutrimento quotidiano del corpo ed essendo stata la manna l'alimento quotidiano degli Ebrei nel deserto, cosi` l'anima cristiana poteva nutrirsi ogni giorno del pane celeste e riceverne conforto. Inoltre, quando ci ordina di chiedere nell'orazione del Signore "il nostro pane quotidiano", bisogna riferire la frase, come insegnano quasi tutti i Padri della Chiesa, non tanto al pane materiale, alimento del corpo, quanto al pane eucaristico che deve essere ricevuto ogni giorno.
    Ora, Gesu` Cristo e la Chiesa desiderano che tutti i fedeli s'accostino ogni giorno al banchetto sacro, soprattutto affinche' i fedeli, stando uniti a Dio per mezzo di questo sacramento, ricevano da esso la forza di reprimere le loro passioni, di purificarsi delle colpe leggere in cui incorrono quotidianamente, e di evitare le colpe gravi, alle quali e` esposta la fragilita` umana: il fine principale di questo sacramento non e` dunque di rendere onore e venerazione al Signore, ne' di essere premio o paga per le virtu` di coloro che si comunicano (4). Percio` il santo Concilio di Trento chiama l'Eucaristia "l'antidoto che ci libera dalle colpe quotidiane e che ci preserva dai peccati mortali" (5).
    I primi cristiani, avendo ben compreso questa volonta` divina, accorrevano ogni giorno al banchetto di vita e di fortezza. "Erano assidui all'istruzione degli Apostoli, e nella comunione della frazione del pane" (6).
    La stessa cosa si verifico` nei secoli seguenti, con grande profitto della perfezione e della santita`, come riferirono i Santi Padri e gli Scrittori ecclesiastici.
    Essendosi frattanto affievolita la pieta`, e piu` tardi specialmente, essendosi sparso ovunque il contagio del giansenismo, si comincio` a discutere sulle disposizioni richieste per ricevere la Comunione frequente e quotidiana; v'erano di quelli che esigevano, come necessarie, disposizioni maggiori e piu` difficili.
    Il risultato di queste dispute fu di trovare pochissime persone giudicate degne di ricevere ogni giorno la santissima Eucaristia, di attingere a questo sacramento cosi` salutare frutti piu` abbondanti; gli altri dovevano accontentarsi di fare la comunione una volta all'anno, o una volta al mese, o tutt'al piu` una volta alla settimana.
    Si giunse a una severita` tale, che categorie intere di persone, come i commercianti o la gente coniugata, furono escluse dal frequentare la mensa celeste.
    Tuttavia ci furono altri che sfociarono in una opposta sentenza.
    Giudicando costoro che la comunione quotidiana e` di precetto divino, affinche' non ci fosse nessun giorno in cui non si potesse fare la Comunione, erano dell'avviso, tra le altre cose contrarie alla prassi della Chiesa, che bisognava ricevere l'Eucaristia anche al Venerdi` Santo, e la distribuivano anche in quel giorno.
    Su questo punto la Santa Sede non manco` di compiere il suo dovere.
    Infatti, in un decreto di questa Sacra Congregazione, che comincia Cum ad aures, del 12 febbraio del 1679, decreto approvato dal papa Innocenzo XI, condanno` questo genere di errori e represse gli abusi, dichiarando nello stesso tempo che tutte le categorie di persone, non esclusi i commercianti e le persone coniugate, potevano essere ammesse alla Comunione frequente, secondo la pieta` di ciascuno ed a giudizio del loro proprio confessore (7).
    Inoltre, il 7 dicembre 1690, con il decreto Sanctissimus Dominus noster, il papa Alessandro VIII condanno` la proposizione di Baio, che esigeva il piu` puro amor di Dio senza alcuna mescolanza di difetti, in coloro che volevano accostarsi alla sacra mensa (8).
    Tuttavia, il veleno del giansenismo, che aveva guastato anche gli animi buoni, sotto il pretesto dell'onore e della venerazione dovuti all'Eucaristia, non disparve completamente.
    Anche dopo le dichiarazioni della Santa Sede, continuo` a vivere la questione sulle disposizioni necessarie per ricevere rettamente e legittimamente la Comunione. Anche alcuni teologi di chiara fama pensarono che la Comunione quotidiana si poteva permettere ai fedeli solo in rari casi, e con numerose condizioni.
    D'altra parte non mancarono uomini, dotti e pii, che piu` facilmente aprivano l'adito a questo uso cosi` salutare ed a Dio gradito e che insegnavano, appoggiandosi all'autorita` dei Padri, che non vi e` nessun precetto della Chiesa che esiga, per la Comunione quotidiana, maggiori disposizioni che per la Comunione settimanale o mensile; quanto ai frutti che se ne ricavano, essi sono molto piu` abbondanti nella Comunione quotidiana, che non in quella settimanale o mensile.
    Le questioni su questo argomento sono andate aumentando ai nostri giorni e sono state dibattute con una certa acrimonia; esse hanno portato turbamento nella mente dei Confessori e nella coscienza dei fedeli, con grande danno della pieta` e del fervore cristiano. E` per questo che uomini molto illustri e Pastori di anime hanno rivolto ardenti suppliche al nostro Santissimo Signore il Papa Pio X, affinche' si degnasse, con la sua suprema autorita`, troncare la questione delle disposizioni richieste per ricevere quotidianamente l'Eucaristia; in modo che questa usanza, cosi` salutare e graditissima a Dio, non solo non si` vada diradando tra i fedeli, ma al contrario aumenti e si diffonda ovunque, soprattutto ai nostri giorni, in cui la religione e la fede cattolica sono attaccate da tutte le parti, ed in cui il vero amore di Dio e la vera pieta` lasciano molto a desiderare.

    Percio` Sua Santita`, nella sollecitudine e zelo da cui e` animato, avendo grandemente a cuore che il popolo cristiano sia attratto moltissimo al Sacro Banchetto, con molta frequenza ed anche tutti i giorni, e riceva cosi` frutti abbondantissimi, ha incaricato questa Sacra Congregazione di esaminare e definire la suddetta questione.
    La Sacra Congregazione del Concilio percio`, nella sua Sessione plenaria del 16 dicembre 1905, ha esaminato molto attentamente questa cosa e, dopo aver maturamente pesato le ragioni addotte dalle due parti, ha stabilito e decretato quanto segue:

    1° La Comunione frequente e quotidiana, essendo sommamente desiderata da Cristo Signore e dalla Chiesa cattolica, sia resa accessibile a tutti i fedeli, di ogni ordine e condizione; cosi` che nessuno, Purche' sia in stato di grazia e si accosti alla santa Mensa con retta e devota intenzione, possa esserne impedito.

    2° La retta intenzione consiste nell'accostarsi alla santa mensa, non per abitudine, o per vanita`, o per motivi umani, ma per soddisfare alla volonta` di Dio, unirsi a Lui piu` intimamente per mezzo della carita` e, merce' questo divino farmaco, guarire dalle proprie infermita` e difetti.

    3° Quantunque sia molto desiderabile che coloro che ricevono la Comunione frequente e quotidiana siano esenti da peccati veniali, almeno da quelli pienamente deliberati, e da ogni affetto ad essi, basta tuttavia che non abbiano alcuna colpa mortale, con il proposito di non peccare mai per l'avvenire: se esiste nell'anima questo sincero proposito, non e` possibile che coloro che fanno la Comunione tutti i giorni non si correggano, a poco a poco, anche dei peccati veniali e dell'affetto ad essi.

    4° Sebbene i Sacramenti della Nuova Legge ottengano il loro effetto ex opere operato (di per se'), tuttavia questo effetto e` tanto maggiore quanto piu` perfette sono le disposizioni di coloro che li ricevono.
    Occorre percio` badare di premettere alla santa Comunione una preparazione diligente e, dopo averla ricevuta, fare seguire un conveniente ringraziamento, secondo le forze, la condizione e i doveri di ciascuno.

    5° Onde ricevere la Comunione frequente e quotidiana con piu` prudenza e maggior merito, sara` necessario il consiglio del Confessore. I Confessori pero` si guardino dal tener lontano dalla Comunione frequente e quotidiana qualche persona che sia trovata in stato di grazia e che si accosti con retta intenzione.

    6° Essendo evidente che la sunzione frequente e quotidiana della S. Eucaristia aumenta l'unione con Cristo, rafforza la vita spirituale, adorna di piu` l'anima delle virtu`, e ci da` un pegno piu` sicuro della felicita` eterna, i Parroci, i Confessori e i Predicatori, seguendo la dottrina approvata dal Catechismo Romano (9), esortino con frequenti avvisi e con zelo premuroso, il popolo cristiano a questa pratica cosi` pia e salutare.

    7° La Comunione frequente e quotidiana deve essere incoraggiata specialmente negli Istituti religiosi di ogni categoria; cio` non ostante si osservera` il decreto Quemadmodum, del 17 dicembre 1890, emanato dalla Sacra Congregazione dei Vescovi e dei Regolari. Essa deve anche essere incoraggiata in modo tutto speciale nei Seminari dei chierici, ove gli alunni si avviano al servizio dell'altare; cosi` pure si faccia in tutti gli altri collegi cristiani.

    8° Se vi sono degli Istituti, sia di voti solenni che di voti semplici, nelle cui regole o costituzioni, o anche nei calendari, siano fissate e imposte le Comunioni in giorni determinati, bisogna dare a queste norme un valore puramente direttivo, e non precettivo.
    Il numero delle Comunioni prescritte deve essere considerato come un minimo per la pieta` dei Religiosi. Per conseguenza, dovra` sempre ad essi essere permesso accostarsi alla mensa eucaristica con piu` frequenza, ed anche tutti i giorni, secondo le norme piu` sopra date, in questo decreto.
    Affinche' i Religiosi tutti, dell'uno e dell'altro sesso, possano venire a conoscere esattamente le disposizioni del presente decreto, i superiori di ciascuna casa si faranno premura di farlo leggere ogni anno in lingua vernacola alla comunita`, durante l'Ottava della festa del "Corpus Domini".

    9° Infine, dopo la promulgazione di questo Decreto, tutti gli scrittori ecclesiastici si astengano da ogni discussione polemica riguardante le disposizioni per ricevere la Comunione frequente e quotidiana.

    Tutte queste disposizioni furono comunicate a Sua Santita` il Papa Pio X, dal Segretario sottoscritto della Sacra Congregazione, nell'udienza del 17 dicembre 1905, e Sua Santita` ha ratificato questo decreto degli Eminentissimi Padri, lo confermo` e ne ha ordinata la pubblicazione, nonostante qualsivoglia cosa in contrario.
    Sua Santita` ha pure ordinato di mandarne copia a tutti gli Ordinari dei luoghi ed ai Superiori Regolari, affinche' essi lo facciano conoscere ai loro Seminari, ai sacerdoti in cura di anime, agli Istituti Religiosi ed ai rispettivi sacerdoti, e rendano conto alla Santa Sede, nelle loro relazioni sullo stato della diocesi o dell'istituto, della esecuzione di cio` che e` prescritto in tale decreto.

    Roma, 20 dicembre 1905.

    VINCENZO, Cardinale Vescovo di Palestrina, Prefetto.
    G. DE LAI, Segretario.

    NOTE

    (1) Decreto Sacra Tridentina Synodus, della Sacra Congregazione del Concilio, sulla Comunione quotidiana. - Testo latino: AA 2. 250-256. - Versione italiana.
    (2) Concilio di Trento, sess. 22, cap. 6. - DZ 944.
    (3) Gv 6,59.
    (4) S. Agostino, Sermo 57, In Matth., De Orat. Dom., 7. - ML 38, 389.
    (5) Concilio di Trento, sess. 13, cap. 2. - DS 875.
    (6) At 2,42.
    (7) Cf DS 1147.
    (8) Cf DS 1313.
    (9) Catechismo Romano, parte 2, cap. 4, n. 60.

  8. #8
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    Predefinito Preghiamo San Pio X



    O Santo Pio X, mite ed umile di cuore, a somiglianza di Gesù che tanto bene rappresentaste in mezzo a noi, accogliete pietoso la nostra preghiera, come paternamente ascoltaste in terra chiunque ricorreva a Voi.

    Vedete quanto sono tristi i nostri giorni e come i nemici di Dio combattono contro di Lui ed i Suoi figli!

    Sorgete nella indomita fortezza del Vostro spirito e proteggete la Chiesa; difendete il Vostro Successore; salvate tutti noi che, uniti con Voi in un cuor solo, Vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio le nostre preghiere, perché fra tanti pericoli la Chiesa e la società cristiana cantino ancora una volta l'inno della liberazione, della vittoria e della pace.

    Così sia.



    O Santo Pio X, gloria del sacerdozio, splendore e decoro del popolo cristiano; Tu in cui l'umiltà parve affratellarsi con la grandezza, l'austerità con la mansuetudine, la semplice pietà con la profonda dottrina; Tu, Pontefice dell'Eucarestia e del catechismo, della fede integra e della fermezza impavida; volgi il tuo sguardo verso la Chiesa santa, che Tu tanto amasti e alla quale dedicasti il meglio dei tesori, che con mano prodiga la divina Bontà aveva deposto nell'animo Tuo; ottienile la incolumità e la costanza, in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni dei nostri tempi; sorreggi questa povera umanità, i cui dolori così profondamente Ti afflissero, che arrestarono alla fine i palpiti del Tuo gran cuore; fa che in questo mondo agitato trionfi quella pace, che deve essere armonia fra le nazioni, accordo fraterno e sincera collaborazione fra le classi sociali, amore e carità fra gli uomini, affinché in tal guisa quelle ansie, che consumarono la Tua vita apostolica, divengano, grazie alla Tua intercessione, una felice realtà, a gloria del Signor Nostro Gesù Cristo, che col Padre e lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Così sia.

    (dal discorso pronunciato dal Santo Padre Pio XII il 29 maggio 1954 durante il solenne Rito della Canonizzazione del Suo inclito Antecessore).



    O Santo Pontefice Pio X, pastore buono e vigilante, asceso alla gloria dei Santi, ascolta la preghiera che con fiducia Ti rivolgiamo.

    Ottienici di conoscere meglio il Signore Gesù e di amarLo profondamente, in modo da vivere di Lui e per Lui.

    Tienici lontani da ogni male dell'anima e del corpo.

    Aiutaci a vivere da veri testimoni dell'amore di Dio verso i fratelli.

    Proteggi la Chiesa tutta, la nostra diocesi, la nostra parrocchia, le famiglie.

    Fa che imitiamo la tua grande devozione alla Beata Vergine Maria, nostra Madre celeste.

    La tua protezione scenda anche sulle istituzioni civili e su quanti sono impegnati nella vita sociale.

    Rendici costanti operatori di pace, fra noi e nella società.

    Amen.



    Preghiera a San Pio X per ottenere grazie

    1 - San Pio X, tu che sapevi vivere abitualmente alla presenza di Dio, aiutaci ad orientare al Signore tutta la nostra vita: il lavoro e lo studio, i rapporti familiari e sociali, lo svago e la sofferenza, la vita e la morte.

    Gloria al Padre.

    San Pio X, prega per noi.

    2 - San Pio X, tu che sei stato un riformatore saggio e concreto, capace anche di gesti innovatori e profetici, dal cielo continua oggi la missione che ti ha affidato il Signore. Intercedi per la Chiesa, affinché essa possa superare i pericoli che la minacciano e svolgere la sua missione nel mondo. Ottienile di perseverare nella fedeltà, nel coraggio e nella santità.

    Gloria al Padre.

    San Pio X, prega per noi.

    3 - San Pio X, tu sei sempre stato attento alle necessità spirituali e materiali delle persone che hai avvicinato nel tuo ministero pastorale. A te anche noi ci rivolgiamo con fiducia. Il tuo cuore di "Padre buono" comprende ciò che non sappiamo dire. Ottienici dal Signore le grazie che sono conformi alla Sua volontà e per il nostro vero bene. In particolare ti chiediamo la grazia ...

    Gloria al Padre.

    San Pio X, prega per noi.

    Preghiera liturgica

    O Dio, che per difendere la fede cattolica e unificare ogni cosa nel Cristo hai animato del tuo Spirito di sapienza e fortezza il papa san Pio X, fa che alla luce dei suoi insegnamenti e del suo esempio, giungiamo al premio della vita eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.


  9. #9
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    Predefinito

    Riporto in rilievo questo thread deall'amico Lepanto.

    Augustinus

  10. #10
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    Predefinito 21 agosto - S. Pio X Papa

    Dal sito SANTI E BEATI con aggiunte e modifiche:

    San Pio X (Giuseppe Sarto) Papa

    21 agosto - Memoria

    Riese, Treviso, 2 giugno 1835 - Roma, 20 agosto 1914

    (Papa dal 09/08/1903 al 20/08/1914)
    Giuseppe Sarto, vescovo di Mantova (1884) e patriarca di Venezia (1893), sale alla cattedra di Pietro con il nome di Pio X. E' il pontefice che nel Motu proprio 'tra le sollecitudini' (1903) affermò che la partecipazione ai santi misteri è la fonte prima e indispensabile alla vita cristiana. Difese l'integrità della dottrina della fede, promosse la comunione eucaristica anche dei fanciulli, avviò la riforma della legislazione ecclesiastica, si occupò positivamente della questione romana e dell'Azione Cattolica, curò la formazione dei sacerdoti, fece elaborare un nuovo catechismo, favorì il movimento biblico, promosse la riforma liturgica e il canto sacro. (Mess. Rom.)

    Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo)

    Amava definirsi "un povero parroco di campagna" e quando qualcuno lo chiamava "Padre santo" egli correggeva: "Non santo, ma Sarto". Papa Sarto nacque il 2 giugno 1835 a Riese, nel trevigiano. Fu battezzato il giorno seguente col nome di Giuseppe Melchiorre. Il padre, cursore comunale, morì lasciando la moglie Margherita Sanson con dieci figlioletti da allevare. "Bepi", secondogenito, avrebbe voluto interrompere gli studi seminaristici per dare una mano in famiglia. Ma la coraggiosa madre lo esortò a seguire la strada intrapresa. Consacrato sacerdote a 23 anni, per 9 anni fu cappellano a Tombolo; per 9 parroco a Salzano; per altri 9 canonico e direttore spirituale a Treviso; 9 anni vescovo di Mantova e altri 9 cardinale patriarca di Venezia; fu invece papa per 11 anni, dal 1903 al 1914. Morì il 20 agosto 1914, addolorato per la guerra che già sconvolgeva l'Europa. Era dal lontano Medioevo che sulla cattedra di Pietro non sedeva un umile figlio di contadini.
    Il suo pontificato fu eccezionalmente fecondo per l'organizzazione interna della Chiesa. Poco incline alle sottigliezze diplomatiche, non curò i rapporti della Chiesa con il potere politico e i suoi atteggiamenti intransigenti crearono attriti con la Russia, gli Stati Uniti (rifiutò perfino la visita di Theodore Roosevelt), la Germania, il Portogallo e la Francia, della quale respinse l'inaccettabile legge della separazione dello Stato dalla Chiesa. Il papa dell'amabilità si mostrò particolarmente ostile verso tutto ciò che aprisse la strada al veleno serpeggiante del "modernismo" anche in seno al clero, difendendo così l'integrità della fede cattolica.
    Il suo motto "instaurare omnia in Christo" si tradusse in vigile attenzione alla vita interna della Chiesa: promosse il rinnovamento liturgico, abbattè le secolari barriere che separavano la Curia romana dalla pratica pastorale; promosse la codificazione del diritto canonico (che vedrà la promulgazione di un codice solo sotto il successore, Benedetto XIV), favorì l'istruzione religiosa dei bambini col Catechismo e permettendo loro la comunione in giovanissima età. Dotato di equilibrio e discrezione, di prudenza e di forza, benché avesse una concezione centralistica del governo della Chiesa, altro non si propose se non d'essere "il servo di tutti" e la sua disponibilità fu davvero un fatto nuovo nei palazzi vaticani. Il papa veneto, sorridente e arguto, scambiava una parola con tutti, senza badare alle regole del protocollo. Povero tra i poveri, per recarsi al conclave ebbe in prestito il denaro per il biglietto ferroviario, di andata e ritorno, convinto com'era che lo Spirito Santo non avrebbe fatto lo "sbaglio" di suggerire al Sacro Collegio la sua elezione a papa.

    Autore: Piero Bargellini

    *****
    ALTRA BIOGRAFIA:

    Fu il primo papa dell’età contemporanea a provenire dal ceto contadino e popolare, seguito 65 anni dopo da papa Giovanni XXIII anch’egli di origini contadine, ma fu senz’altro uno dei primi pontefici ad aver percorso tutte le tappe del ministero pastorale, da cappellano a papa.
    Giuseppe Melchiorre Sarto nacque a Riese (Treviso), oggi Riese Pio X, il 2 giugno 1835, secondo dei 10 figli di Giovanni Battista Sarto e Margherita Sanson; il padre era messo comunale e nel tempo libero coltivava un piccolo appezzamento di terreno.
    Sin da ragazzo dimostrò forza di carattere e tenace volontà; serenamente sopportava i sacrifici imposti dalla condizione povera della famiglia, percorse per anni ogni giorno a piedi, spesso scalzo, la strada che conduce da Riese a Castelfranco per poter frequentare la scuola.
    Dotato di predisposizione allo studio, fu aiutato da alcuni sacerdoti e poi dal patriarca di Venezia, anch’egli originario di Riese, che gli offrì un posto gratuito nel Seminario di Padova, a quell’epoca uno dei migliori d’Italia e anche qui ben presto si notò la ricchezza della sua indole, dotata di notevole equilibrio.
    Quando aveva 17 anni, nel 1852, morì il padre e gli amministratori del piccolo Municipio di Riese, per aiutare la numerosa famiglia, offrirono al giovane Giuseppe l’impiego occupato dal padre.
    Ma l’eroica madre Margherita, rifiutò l’offerta, perché il ‘Bepi’ doveva seguire la sua vocazione sacerdotale; avrebbe pensato lei con il suo lavoro di sarta, a portare avanti la famiglia, lavorando notte e giorno.
    Fu ordinato sacerdote a 23 anni (settembre 1858) e subito nominato cappellano a Tombolo (Padova) piccola parrocchia di montagna, dove giunse il 29/11/1858, qui profuse le giovani forze nell’apostolato e nel ministero sacerdotale per ben nove anni.
    Essendo risultato primo al concorso, fu nominato nel 1867 parroco a Salzano, grosso borgo della provincia veneziana, dove rimase per circa nove anni.
    Dotato di una salute di ferro, di un’energia che non conosceva debolezza e di una sorprendente capacità di rapportarsi con gli altri, egli si diede anima e corpo all’attività parrocchiale, suscitando l’ammirazione dei parrocchiani e dei confratelli sacerdoti.
    Nel novembre 1875 il vescovo di Treviso lo chiamò presso di sé nominandolo Canonico della Cattedrale, Cancelliere della Curia Vescovile, Direttore spirituale del Seminario; incarichi di prestigio per il giovane sacerdote Giuseppe Sarto (aveva 40 anni), il quale trascorreva la mattina al vescovado e il pomeriggio in Seminario.
    Adempiva ai suoi compiti con dedizione e competenza, la sua sollecitudine gli faceva portare a casa le pratiche non ancora evase che sbrigava anche nelle ore notturne, la sua buona salute gli consentiva di recuperare le forze con appena 4-5 ore di sonno.
    Il suo modo di agire, pieno di comprensione verso gli altri e il suo amore particolare per i poveri, gli guadagnarono l’affetto e la stima di tutti, cosicché nessuno si meravigliò quando nel settembre 1884, papa Leone XIII lo nominò vescovo di Mantova.
    La diocesi mantovana attraversava un periodo particolarmente difficile, sia al suo interno, sia con il potere civile, ma il modesto prete Giuseppe Sarto, conosciuto per la fama di oratore brillante e per la sua grande carità, si rivelò un capo, con uno spirito realistico, pronto a cogliere il nodo dei problemi e a trovarne le soluzioni pratiche, con una bonarietà sorridente ma che all’occorrenza sapeva accompagnarla con una fermezza innata.
    Seppe pacificare gli animi e avviò un profondo rinnovamento della vita cristiana in tutta la diocesi; incoraggiò l’affermarsi delle cooperative operaie; formatosi sotto papa Pio IX e nel clima reazionario della monarchia asburgica, alla quale il Veneto fino al 1866 era soggetto, mons. Sarto era considerato un “intransigente”, che condannava il liberalismo e lo spirito di apertura alla mentalità moderna.
    Erano problemi che agitavano la Chiesa del post Stato Pontificio e la ventata di modernismo proveniente da tanti settori della società, vedeva nelle diocesi italiane il contrapporsi di ideologie, con vescovi permissivi e altri intransigenti alle aperture.
    Papa Leone XIII apprezzando il suo operato, lo elevò alla dignità cardinalizia il 12 giugno 1893 con il titolo di San Bernardo alle Terme e il 15 giugno lo destinava alla sede patriarcale di Venezia, anch’essa in una situazione particolarmente difficile.
    Ma il suo ingresso poté avvenire solo il 24 novembre 1894, perché mancava il beneplacito del Governo Italiano; il re d’Italia Umberto I°, sosteneva di avere il diritto di scelta del patriarca per un antico privilegio della Repubblica Veneta, ma alla fine dopo 17 mesi si addivenne ad un compromesso.
    Pur avendo conservato un certo attaccamento sentimentale per Francesco Giuseppe, il sovrano austriaco dei suoi primi trent’anni, al contrario dell’ambiente di curia, il patriarca Sarto manifestò verso la Casa Savoia e il giovane Regno d’Italia un atteggiamento più conciliante, ormai convinto che indietro non si sarebbe più ritornati.
    Riteneva necessario preparare un progressivo riavvicinamento tra la nuova Italia e la Santa Sede, risolvendo la ‘Questione Romana’ e salvaguardando tutto ciò che vi era di essenziale sotto l’aspetto spirituale, ma abbandonando ciò che era transitorio nelle posizioni prese da papa Pio IX, dopo l’occupazione dello Stato Pontificio e perseguite anche da papa Leone XIII.
    Incurante delle critiche e dello stupore di alcuni, non esitò ad indurre i cattolici veneziani ad allearsi con i liberali moderati, per far cadere l’amministrazione comunale massonica, che aveva soppresso il catechismo nelle scuole e fatto togliere il crocifisso negli ospedali.
    Mobilitò i parroci e i gruppi di Azione Cattolica, moltiplicò le riunioni dei comitati, governò la stampa cattolica; il suo avvicinamento all’Italia ufficiale, era dettato da un realismo pastorale e non per simpatia all’ideologia liberale e modernista che personalmente rifiutò sempre.
    A Venezia ci fu una fioritura della vita religiosa, gli adulti venivano istruiti nella fede e organizzati in Associazioni religiose; i bambini venivano preparati alla Prima Comunione e Cresima con particolare impegno, le celebrazioni liturgiche presero nuovo decoro con la solennità dei canti sacri.
    In questo periodo conobbe il giovane Lorenzo Perosi, ne ammirò il talento musicale, lo aiutò e incoraggiò a diventare sacerdote, gli affidò la riforma del canto liturgico prima a Venezia e poi a Roma.
    Amò i poveri, ai quali donava tutto quello che possedeva, giunto a Venezia non volle una porpora cardinalizia nuova, ma fece riadattare dalle sue sorelle che l’avevano seguito, quella vecchia del suo predecessore, donando ai poveri la somma equivalente per una nuova.
    Pur essendo ostile al socialismo e al liberalismo, non mancò, come a Mantova, di preoccuparsi di tutto quanto potesse migliorare le condizioni di vita degli operai, incoraggiò le Casse Operaie parrocchiali, le Società di Mutuo Soccorso, gli uffici di collocamento popolare e per indirizzare il clero in questa direzione, istituì nel 1895 una cattedra di scienze economiche e sociali nel Seminario.
    A Venezia amò tutti ed era amato da tutti; il 15 ottobre 1893 il cardinale era al capezzale dell’anziana madre morente, la quale aveva espresso il desiderio prima di morire di vedere il figlio vestito dei suoi abiti cardinalizi e lui volle accontentarla, si presentò all’improvviso quel mattino e la madre vedendolo esclamò con stupore: “Ah Bepi, sè tutto rosso!…” e lui: “E vu mare, sè tutta bianca!”.
    Il 20 luglio 1903 ad oltre 93 anni, morì papa Leone XIII, che aveva governato la Chiesa oltre 25 anni e il patriarca di Venezia card. Sarto partì alla volta di Roma, alla stazione ferroviaria una gran folla lo circondò per salutarlo ed egli commosso rassicurò loro “Vivo o morto ritornerò”, del resto il biglietto per il treno che gli era stato offerto, era di andata e ritorno.
    Quelle parole furono profetiche, perché il patriarca Sarto non tornò più a Venezia perché eletto papa; ma un suo successore, papa Giovanni XXIII, anch’egli patriarca della città lagunare, autorizzò il ritorno dell’urna con il corpo dell’ormai santo Pio X, che avvenne trionfalmente il 12 aprile 1959; l’urna esposta nella Basilica di San Marco, rimase a Venezia per un mese fino al 10 maggio, a ricevere il saluto e la venerazione dei suoi veneziani.
    Il Conclave che seguì fu uno dei più drammatici, perché fu l’ultimo in cui venne esercitata “l’esclusiva” di un governo cattolico nei confronti di un papabile sgradito.
    Il candidato più autorevole a succedere a Leone XIII era il suo Segretario di Stato card. Mariano Rampolla del Tindaro, ritenuto dal governo asburgico un continuatore della politica di sostegno dei cristiano-sociali in Austria e Ungheria e favorevole alle aspirazioni indipendentiste degli Slavi nei Balcani; il cardinale di Cracovia si fece portatore del veto imperiale contro Rampolla, fra le proteste del Decano del Sacro Collegio Cardinalizio e di altri cardinali, per l’ingerenza del potere civile.
    Ad ogni modo il conclave durato quattro giorni designò il 3 agosto 1903, il patriarca di Venezia nuovo pontefice, nonostante le sue implorazioni a non votarlo, il quale alla fine accettò prendendo il nome di Pio X.
    Il suo pontificato durò 11 anni, rompendo la sua personale cadenza negli incarichi ricevuti che furono stranamente sempre di nove anni; 9 anni in Seminario, 9 come cappellano a Tombolo, 9 anni come parroco a Salzano, 9 come canonico e direttore del Seminario a Treviso, 9 come vescovo di Mantova e 9 come patriarca di Venezia.
    Aveva 68 anni quando salì al Soglio Pontificio instaurando una linea di condotta per certi versi di continuità con i due lunghissimi pontificati di Pio IX e Leone XIII che l’avevano preceduto, specie in campo politico, ma anche di rottura con certi schemi ormai consolidati, ad esempio, sebbene di umili origini egli rifiutò sempre di elargire benefici alla famiglia, come critica verso certi nepotismi e favoritismi più o meno evidenti, fino allora praticati.
    Suo Segretario di Stato fu il card. Merry del Val, con il quale si dedicò ad una riaffermazione ben chiara dei diritti della Chiesa e ad una strategia ad ampio raggio per ristabilire l’ordine sociale secondo il volere di Dio.
    Davanti ai grandi progressi di un liberalismo prevalentemente antireligioso, di un socialismo prevalentemente materialista e di uno scientismo presuntuoso, Pio X avvertì la necessità di erigere il papato contro la modernità, spezzando ogni tentativo di avviare un compromesso efficace tra i cattolici e la nuova cultura.
    Con l’enciclica “Pascendi” del 1907 condannò il ‘modernismo’; in campo politico riprese la linea intransigente di Pio IX, egli considerava la separazione della Chiesa dallo Stato come un sacrilegio, gravemente ingiuriosa nei confronti di Dio al quale bisogna rendere non solo un culto privato ma anche uno pubblico.
    La riaffermazione del potere papale, dopo le vicissitudini della caduta dello Stato Pontificio, portarono con il pensiero di Pio X ad identificare l’istituzione papale con la Chiesa intera, la Santa Sede con il popolo di Dio.
    Non si può qui fare una completa panoramica del suo pontificato, vissuto alla vigilia della Prima Guerra Mondiale e del sorgere della Rivoluzione Russa, e in pieno affermarsi dei nuovi movimenti di pensiero come il modernismo, il liberalismo, infiltrati di materialismo e spirito antireligioso, con una Massoneria dilagante.
    Centinaia di libri sono stati scritti su quel vivace periodo, ne citiamo uno: “Crisi modernista e rinnovamento cattolico in Italia” di Pietro Scoppola, Bologna, 1961.
    Il 20 gennaio 1904 papa Pio X reduce dal drammatico conclave che l’aveva eletto, stabilì che nessun potere laico esterno, potesse opporre un veto nell’elezione del pontefice e fulminò con scomunica quei cardinali che si prestassero a fare da portavoce, anche del semplice desiderio o indicazione di uno Stato.
    Pio X che amava presentarsi come un “buon parroco di campagna” aveva in realtà notevoli doti e non era affatto sprovvisto di cultura, leggeva numerose opere, parlava e leggeva il francese, possedeva un gusto artistico e protesse i tesori d’arte della Chiesa; cultore della musica, amò il canto liturgico.
    Uomo di grandezza morale, viveva in Dio e di Dio, esercitava le virtù cristiane fino all’eroismo, con una umiltà diventata la sua seconda natura senza la minima ostentazione; una effettiva povertà e un atteggiamento di distacco di fronte a se stesso che non abbandonava mai; una fede e una fiducia nella Provvidenza origine di quella serenità interiore che si poteva ammirare in lui; inoltre una carità che destava la meraviglia dei dignitari del Vaticano.
    “Instaurare omnia in Cristo” era il motto di papa Pio X e con la forza e la costanza che gli erano proprie, cercò di attuare in tutti campi questa restaurazione della società cristiana a partire dalla Chiesa; riformò profondamente la Curia Romana e le varie Congregazioni, fece redigere un nuovo Codice di Diritto Canonico; applicò le norme per la Comunione frequente e per i bambini; riformò la Liturgia togliendo dal Messale molte cose inutili, riportò al ciclo delle domeniche, il posto che era stato usurpato dal ciclo dei Santi; sollecitò il canto e la musica nelle funzioni sacre; istituì l’obbligo del catechismo a piccoli e grandi e che da lui si chiamò “Catechismo di Pio X”.
    Verso la fine del suo pontificato, sull’Europa si addensavano nubi minacciose di guerra, che coinvolgevano molti Stati cattolici in contrasto fra loro.
    Dopo l’attentato di Serajevo all’arciduca ereditario Francesco Ferdinando, seguì il 28 luglio 1914 l’attacco dell’Austria alla Serbia e man mano il conflitto si estese a tutta l’Europa; per papa Pio X, già da tempo sofferente di gotta e quasi ottantenne, fu l’inizio della fine, il suo stato di salute e il deperimento fisico si accentuò e dopo una bronchite trasformatosi bruscamente in polmonite acuta, il pontefice morì nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1914; fu sepolto nelle Grotte Vaticane.
    In vita era indicato come un “Papa Santo”, perché correva voce di guarigioni avvenute toccando i suoi abiti, ma lui sorridendo correggeva: “Mi chiamo Sarto non Santo”. Fu beatificato il 3 giugno 1951 da papa Pio XII e proclamato santo dallo stesso pontefice il 29 maggio 1954; la sua urna si venera nella Basilica di S. Pietro.

    Autore: Antonio Borrelli




 

 
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