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    Predefinito 2 febbraio - Presentazione del Signore



    LVMEN AD REVELATIONEM GENTIVM

    ET GLORIAM PLEBIS TVAE ISRAEL

    La festività odierna, di cui abbiamo la prima testimonianza nel secolo IV a Gerusalemme, venne denominata fino alla recente riforma del calendario festa della Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del momento della storia della sacra Famiglia, narrato al capitolo 2 del Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla celebrazione il titolo di "presentazione del Signore", che aveva in origine. L'offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla croce.
    Questo atto di obbedienza a un rito legale, al compimento del quale né Gesù né Maria erano tenuti, costituisce pure una lezione di umiltà, a coronamento dell'annuale meditazione sul grande mistero natalizio, in cui il Figlio di Dio e la sua divina Madre ci si presentano nella commovente ma mortificante cornice del presepio, vale a dire nell'estrema povertà dei baraccati, nella precaria esistenza degli sfollati e dei perseguitati, quindi degli esuli.
    L'incontro del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l'aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: "Una spada ti trafiggerà l'anima": Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al sacrificio del Figlio. Non stupisce quindi che alla festa odierna si sia dato un tempo tale risalto da indurre l'imperatore Giustiniano a decretare il 2 febbraio giorno festivo in tutto l'impero d'Oriente.
    Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio 1 (687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: "I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti". Da questo significativo rito è derivato il nome popolare di festa della "candelora". La notizia data già da Beda il Venerabile, secondo la quale la processione sarebbe un contrapposto alla processione dei Lupercalia dei Romani, e una riparazione alle sfrenatezza che avvenivano in tale circostanza, non trova conferma nella storia.

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  2. #2
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    Predefinito

    Festa della Presentazione del Signore

    CELEBRAZIONE EUCARISTICA
    CON LA PARTECIPAZIONE DEL SANTO PADRE
    GIOVANNI PAOLO II

    Basilica Vaticana, 2 febbraio 2001

    Quinta giornata della Vita Consacrata

    Indicazioni

    1. Alla celebrazione, che avrà inizio alle ore 17.30, prenderà parte il Santo Padre: Egli terrà l'omelia, guiderà il ringraziamento a Dio per il dono della vita consacrata e impartirà la Benedizione finale.

    2. Presiederà la Santa Messa il Cardinale Eduardo Martínez Somalo, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Concelebreranno l'Eucaristia: l'Ecc.mo Mons. Segretario, i Sotto-Segretari e i Capi Ufficio del Dicastero per i Religiosi e gli Istituti Secolari, i presbiteri membri del Consiglio Direttivo dell'Unione Superiori Generali. Essi, muniti di apposito biglietto di invito rilasciato da questo Ufficio, vorranno trovarsi per le ore 17.00 nella Cappella di San Sebastiano, dove indosseranno le vesti sacre.

    3. La S. Messa sarà preceduta dalla benedizione delle candele e dalla processione.

    4. Coloro che, secondo la tradizione, desiderano offrire al Santo Padre un cero particolare, sono pregati di deporlo entro le ore 17.00 presso l'Altare della Confessione.

    5. Alla celebrazione sono invitati in modo particolare i membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica.

    I Sacerdoti vestiranno l'abito talare, i Religiosi l'abito corale.



    Città del Vaticano, 16 gennaio 2001



    † Piero Marini
    Vescovo tit. di Martirano
    Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie

  3. #3
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    Predefinito 2 febbraio - Presentazione di Gesù al tempio o festa della Purificazione di Maria

    Il 2 febbraio la Chiesa celebra la Festa della Presentazione di Gesù al Tempio o della Purificazione di Maria, in ricordo dell'episodio in cui Maria, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, si recò al Tempio di Gerusalemme per offrire il suo figlio primogenito e per compiere il rito legale della purifcazione.
    Tale festa, di antica origine, è anche nota come Festa della "Candelora", dal momento che, in questa circostanza, si è soliti benedire i ceri, che poi saranno portati dai fedeli nelle proprie abitazioni e, come tradizione, posti sui capezzali dei letti, a significare la presenza della luce di Cristo nella propria vita quotidiana.
    In onore di questa nobile festa, apro questo thread.

    Augustinus



    *****
    dal sito SANTI E BEATI:

    Presentazione del Signore

    2 febbraio - Festa

    Festa delle luci (cfr Lc 2,30-32), ebbe origine in Oriente con il nome di ‘Ipapante’, cioè ‘Incontro’. Nel sec. VI si estese all’Occidente con sviluppi originali: a Roma con carattere più penitenziale e in Gallia con la solenne benedizione e processione delle candele popolarmente nota come la ‘candelora’. La presentazione del Signore chiude le celebrazioni natalizie e con l’offerta della Vergine Madre e la profezia di Simeone apre il cammino verso la Pasqua. (Mess. Rom.)

    La festività odierna, di cui abbiamo la prima testimonianza nel secolo IV a Gerusalemme, venne denominata fino alla recente riforma del calendario festa della Purificazione della SS. Vergine Maria, in ricordo del momento della storia della sacra Famiglia, narrato al capitolo 2 del Vangelo di Luca, in cui Maria, in ottemperanza alla legge, si recò al Tempio di Gerusalemme, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, per offrire il suo primogenito e compiere il rito legale della sua purificazione. La riforma liturgica del 1960 ha restituito alla celebrazione il titolo di "presentazione del Signore", che aveva in origine. L'offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla croce.
    Questo atto di obbedienza a un rito legale, al compimento del quale né Gesù né Maria erano tenuti, costituisce pure una lezione di umiltà, a coronamento dell'annuale meditazione sul grande mistero natalizio, in cui il Figlio di Dio e la sua divina Madre ci si presentano nella commovente ma mortificante cornice del presepio, vale a dire nell'estrema povertà dei baraccati, nella precaria esistenza degli sfollati e dei perseguitati, quindi degli esuli.
    L'incontro del Signore con Simeone e Anna nel Tempio accentua l'aspetto sacrificale della celebrazione e la comunione personale di Maria col sacrificio di Cristo, poiché quaranta giorni dopo la sua divina maternità la profezia di Simeone le fa intravedere le prospettive della sua sofferenza: "Una spada ti trafiggerà l'anima": Maria, grazie alla sua intima unione con la persona di Cristo, viene associata al sacrificio del Figlio. Non stupisce quindi che alla festa odierna si sia dato un tempo tale risalto da indurre l'imperatore Giustiniano a decretare il 2 febbraio giorno festivo in tutto l'impero d'Oriente.
    Roma adottò la festività verso la metà del VII secolo; papa Sergio 1 (687-701) istituì la più antica delle processioni penitenziali romane, che partiva dalla chiesa di S. Adriano al Foro e si concludeva a S. Maria Maggiore. Il rito della benedizione delle candele, di cui si ha testimonianza già nel X secolo, si ispira alle parole di Simeone: "I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti". Da questo significativo rito è derivato il nome popolare di festa della "candelora". La notizia data già da Beda il Venerabile, secondo la quale la processione sarebbe un contrapposto alla processione dei Lupercalia dei Romani, e una riparazione alle sfrenatezza che avvenivano in tale circostanza, non trova conferma nella storia.

    Autore: Piero Bargellini



    Durante questo episodio, il saggio vecchio Simeone, vedendo il Bambino, pronunciò la celebrea esclamazione del Nunc dimittis, che è divenuta, nella tradizione cristiana, la preghiera conclusiva della Compieta. A beneficio di tutti la riproduco qui di seguito così come tramandata dalla Liturgia delle ore:

    Nunc dimittis servum tuum Domine,
    secundum verbum tuum in pace:
    Quia viderunt oculia mei salutare tuum:
    Quod parasti ante faciem omnium populorum:
    Lumen ad relevationem gentium
    et gloriam plebis tuae Israel.

    Gloria Patri, et Filio, et Spiritui Sancto.
    Sicut erat in principio, et nunc, et semper,
    et in saecula saeculorum.
    Amen.


    Scuola tedesca, Presentazione di Gesù al Tempio, XIX sec.

  4. #4
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    Vittore Carpaccio, Presentazione di Gesù al Tempio, 1510, Gallerie dell'Accademia, Venezia

    Philippe de Champaigne, Presentazione di Gesù al Tempio, 1648, Musées Royaux des Beaux-Arts, Bruxelles

    Jacques Daret, Presentazione di Gesù al Tempio, 1433-35, Musée du Petit Palais, Parigi

    Duccio di Buoninsegna, Presentazione di Gesù al Tempio, 1308-11, Museo dell'Opera del Duomo, Siena

    Gerbrand van den Eeckhout, Presentazione di Gesù al Tempio, 1671, Museum of Fine Arts, Budapest

    Giotto di Bondone, Presentazione di Gesù al Tempio, 1304-06, Cappella Scrovegni (Cappella Arena), Padova

    Greg Olsen, Gesù luce delle genti

  5. #5
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    Predefinito Dai « Discorsi » di san Sofronio, vescovo

    Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell’incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spinto incontro a lui. Nessuno se ne sottragga, nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola. Accresciamo anzi lo splendore dei ceri per significare il divino fulgore di lui che si sta avvicinando e grazie al quale ogni cosa risplende, dopo che l’abbondanza della luce eterna ha dissipato le tenebre della caligine. Ma le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell’anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo. Come infatti la madre di Dio e Vergine intatta portò sulle braccia la vera luce e si avvicinò a coloro che giacevano nelle tenebre, così anche noi, illuminati dal suo chiarore e stringendo tra le mani la luce che risplende dinanzi a tutti, dobbiamo affrettarci verso colui che è la vera luce.

    La luce venne nel mondo (cfr. Gv 1, 9) e, dissipate le tenebre che lo avvolgevano, lo illuminò. Ci visitò colui che sorge dall’alto (cfr. Lc 1, 78) e rifulse a quanti giacevano nelle tenebre. Per questo anche noi dobbiamo ora camminare stringendo le fiaccole e correre portando le luci. Così indicheremo che a noi rifulse la luce, e rappresenteremo lo splendore divino di cui siamo messaggeri. Per questo corriamo tutti incontro a Dio. Ecco il significato del mistero odierno. La luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (cfr. Gv 1,9) è venuta. Tutti dunque, fratelli, siamone illuminati, tutti brilliamo. Nessuno resti escluso da questo splendore, nessuno si ostini a rimanere immerso nel buio. Ma avanziamo tutti raggianti e illuminati verso di lui. Riceviamo esultanti nell’animo, col vecchio Simeone, la luce sfolgorante ed eterna. Innalziamo canti di ringraziamento al Padre della luce, che mandò la luce vera, e dissipò ogni tenebra, e rese noi tutti luminosi. La salvezza di Dio, infatti, preparata dinanzi a tutti i popoli e manifestata a gloria di noi, nuovo Israele, grazie a lui, la vedemmo anche noi e subito fummo liberati dall’antica e tenebrosa colpa, appunto come Simeone, veduto il Cristo, fu sciolto dai legami della vita presente.

    Anche noi, abbracciando con la fede il Cristo che viene da Betlemme, divenimmo da pagani popolo di Dio. Egli, infatti, è la salvezza di Dio Padre. Vedemmo con gli occhi il Dio fatto carne. E proprio per aver visto il Dio presente fra noi ed averlo accolto con le braccia dello spirito, ci chiamiamo nuovo Israele. Noi onoriamo questa presenza nelle celebrazioni anniversarie, né sarà ormai possibile dimenticarcene.


  6. #6
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    Harmenszoon van Rijn Rembrandt, Presentazione di Gesù al Tempio, circa 1627-28, Hamburger Kunshalle, Amburgo

    Harmenszoon van Rijn Rembrandt, Presentazione di Gesù al Tempio, 1631, Mauritshuis, l'Aja

    Lorenzo Lotto, Presentazione di Gesù al Tempio, 1554-55, Palazzo Apostolica, Loreto

    Andrea Mantegna, Presentazione di Gesù al Tempio, 1460 circa, Staatliche Museen, Berlino

    Giovanni Bellini, Presentazione di Gesù al Tempio, 1460-64, Galleria Querini Stampalia, Venezia. Un particolare: i due personaggi a destra del quadro, alle spalle di Simeone, sono ritratti di Andrea Mantegna (il personaggio a sinistra dei due) e Giovanni Bellini (a destra dei due)

    Hans Memling, Presentazione di Gesù al Tempio, 1463, National Gallery of Art, Washington




  7. #7
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    Jan van Scorel, Presentazione di Gesù al Tempio, 1524-26, Kunsthistorisches Museum, Vienna

    Pieter Jozef Verhaghen, Presentazione di Gesù al Tempio, 1767, Museum voor Schone Kunsten, Ghent

    Simon Vouet, Presentazione di Gesù al Tempio, Musée du Louvre, Parigi

    Rogier van der Weyden, Presentazione di Gesù al Tempio, Pannello dell'Altare di S. Columba, 1455 circa, Alte Pinakothek, Monaco

    Beato Angelico, Presentazione di Gesù al Tempio, 1440-41, Convento di San Marco, Firenze

    Francesco Raibolini detto il Francia (1450 ca-1517), Presentazione di Gesù al tempio e purificazione della Vergine, Abbazia di S. Maria del Monte, Cesena

  8. #8
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    Predefinito Dai Discorsi di san Bernardo

    Sermones I, 1-4; III, 2-3 in Purificatione B. Mariæ. PL 183, 365-368. 370-372

    In questo giorno, la Vergine Madre introduce il Signore del tempio nel tempio del Signore; anche Giuseppe presenta al Signore non il proprio figlio, ma il Figlio diletto del Padre, che in lui ha riposto le sue compiacenze. Il giusto Simeone riconosce colui che aspettava e anche la vedova Anna parla di lui.

    Sono queste le prime quattro persone ad aver celebrato l'odierna processione, che, più tardi, con il gaudio di tutta la terra, si sarebbe svolta in ogni luogo e presso tutti i popoli. Non c'è da meravigliarsi se quella fu una piccola processione, poiché era piccolo colui che veniva ricevuto.

    In quella processione non vi fu posto per nessun peccatore: erano tutti giusti, tutti santi, tutti perfetti. Ma allora, Signore, forse che salverai soltanto quelli? Cresca il tuo corpo, Signore, cresca la tua compassione. Uomini e bestie salverai, o Signore, quando moltiplicherai la tua misericordia.

    In un'altra processione già folle lo precedono e folle lo seguono, e non è la Vergine che lo porta, ma un asinello. Egli non ripudia nessuno, nemmeno coloro che sono imputriditi nel peccato come animali nel loro sterco; non li ripudia, ripeto, purché non manchino delle vesti degli apostoli, cioè la loro dottrina, la santità dei costumi, l'obbedienza e la carità coprano la moltitudine dei peccati: allora non li riterrà indegni della gloria della sua processione. Proprio quella gloria che pare riservata a così pochi, egli l'ha destinata anche a noi. E perché egli non riserverebbe anche ai posteri quello che ha dato prima agli antichi?

    Davide, re e profeta, esultò nel vedere questo giorno: lo vide e se ne rallegrò [Gv 8,56]. Altrimenti, se non lo avesse visto, non avrebbe potuto dire: Noi abbiamo ricevuto, o Dio, la tua misericordia, dentro il tuo tempio [Sal 47,10 Volgata]. Ricevette questa misericordia di Dio Davide, la ricevette Simeone, la ricevemmo anche noi e tutti coloro che sono predestinati alla salvezza. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre! [Eb 13,8].

    La misericordia di Dio è dentro il tuo tempio, non in un angolo o in un luogo appartato, perché in Dio non v’è parzialità per nessuno [Col 3,25]. La misericordia di Dio è proposta, è offerta a tutti. Ne è privo solo chi la rifiuta. Le tue acque si riversano, o Signore Dio, al di fuori, ma la fonte rimane tua, e soltanto chi non vuole non ne beve. Chi è tuo non vedrà la morte fino a quando non contemplerà il Messia del Signore; allora potrà andarsene in pace.

    Perché non dovrebbe essere lasciato in pace colui che ha dentro di sé il Cristo del Signore? Egli, infatti, è la nostra pace [Ef 2,14], lui che abita nei nostri cuori per mezzo della fede.

    Noi abbiamo ricevuto, o Dio, la tua misericordia, dentro il tuo tempio [Sal 47,10 Volgata]. Eravamo anche noi per natura meritevoli d'ira, ma abbiamo ottenuto misericordia. Figli dell'ignoranza, della viltà, della schiavitù, abbiamo ottenuto la sapienza, la fortezza, la redenzione.

    L'ignoranza della donna sedotta ci aveva accecato; la voluttuosità dell'uomo irretito e travolto dalla propria concupiscenza ci aveva snervato; la malizia del diavolo aveva reso schiavi noi, che giustamente eravamo stati abbandonati da Dio.

    Così, dunque, nasciamo tutti: ignari della strada che conduce alla dimora della città celeste; poi deboli e pigri sicché, pur conoscendo la strada da percorrere nella vita, ne saremmo impediti e trattenuti dalla nostra inerzia; infine schiavi di un tiranno pessimo e quanto mai crudele, per cui anche se fossimo saggi e forti, resteremmo egualmente oppressi dalla nostra condizione di infelice schiavitù.

    E allora, una così grande miseria non ha forse bisogno di misericordia e di tanta compassione?

    Abbracciamo la misericordia che abbiamo ricevuto dentro il tempio e, insieme con la beata Anna, non allontaniamocene. Infatti, santo è il tempio di Dio, che siete voi [1 Cor 3,17], dice l'Apostolo. Questa misericordia è vicina, vicina a te è la parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore [Rm 10,8]. In breve: Cristo abita nei vostri cuori per mezzo della fede [Cf Ef 3,17]. I vostri cuori sono un tempio di Dio e la sua abitazione, purché voi non dimentichiate che l'anima del giusto è sede della sapienza [Cf Prv 14,33 (LXX)].

    Quello che spesso, anzi sempre, io vi ho raccomandato, fratelli miei, anche ora desidero raccomandarvi: non comportiamoci secondo la carne, per non dispiacere a Dio. Non siamo amici di questo mondo, altrimenti diventiamo nemici di Dio. Resistiamo, dunque, al demonio, e allora egli fuggirà da noi; così cammineremo liberamente per le vie dello spirito e i nostri pensieri saranno pensieri interiori.

    Purtroppo il nostro corpo, che è corruttibile, appesantisce, indebolisce e fiacca l'anima, e la nostra tenda di argilla grava la mente di molti pensieri, sì da impedirle di innalzarsi alle cose celesti. Perciò la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio [1 Cor 3,19], e colui che si lascia sopraffare dal maligno ne diventa schiavo. Al contrario, nel cuore riceviamo la misericordia, nel cuore abita Cristo, nel cuore egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi santi, e per tutti coloro che si convertono in profonda sincerità.

    Veramente non c'è motivo, o beata Vergine, perché tu debba essere purificata. Ma il tuo Figlio aveva forse bisogno della circoncisione? Sii tra le donne come una di loro; anche tuo Figlio sta così tra il numero dei bambini. Volle essere circonciso e non vorrà tanto più essere offerto?

    Offri tuo Figlio, Vergine consacrata, e presenta al Signore il frutto benedetto del tuo seno. Offri la vittima santa e gradita a Dio per la riconciliazione di noi tutti. Dio Padre accetterà certamente la nuova oblazione e la preziosissima vittima, di cui egli stesso dice: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto [Mt 3,17].

    Ma quest’offerta, fratelli, sembra piuttosto delicata: è presentata al Signore, è pagata con uccelli, ed è subito riportata a casa. Verrà il giorno che non sarà offerta nel tempio né tra le braccia di Simeone, ma fuori le mura e sulle braccia della croce. Verrà il giorno in cui egli non sarà riscattato da sangue altrui, ma riscatterà gli altri col suo sangue, perché Dio Padre lo mandò come redenzione del suo popolo.

    La croce sarà il sacrificio della sera, oggi è il sacrificio del mattino, più gioioso questo, ma più completo quello. Questo è dell'infanzia, quello della pienezza dell'età. Comunque, di entrambi si può affermare quello che predisse il profeta: Ha consegnato se stesso alla morte [Is 53,12]. Infatti, anche ora non è stato offerto perché ce n'era bisogno, non perché egli fosse soggetto alla legge, ma perché lo volle lui. Sulla croce fu offerto non perché i Giudei prevalsero, non perché lo meritò, ma perché lo volle lui.

    Di tutto cuore ti offrirò un sacrificio, Signore [Sal 53,8], dal momento che tu ti sei offerto volontariamente per me, non per la tua necessità.

    Ma che cosa offriamo noi, fratelli, o che cosa gli diamo per tutto quanto lui ci ha dato? Per noi lui ha offerto la vittima più preziosa che aveva, anzi la più preziosa che esistesse; anche noi, dunque, facciamo quanto possiamo, offriamogli quello che abbiamo di meglio, vale a dire noi stessi.

    Cristo diede se stesso e tu chi sei, che indugi a dare te stesso? Chi mi aiuterà a fare in modo che la tua onnipotenza accolga la mia offerta? Ho due spiccioli, Signore, il mio corpo e la mia anima. Magari potessi offrirteli degnamente in sacrificio di lode! Sarebbe tanto bene per me e tanto più glorioso essere offerto a te, che essere abbandonato a me stesso. Infatti la mia anima si abbatte se io rimango solo; in te invece il mio spirito esulterà, se ti viene offerto sinceramente.

    Fratelli, al Signore che ancora doveva morire, i Giudei offrivano vittime morte; ma ora com'è vero che io vivo, io non godo della morte dell'empio, ma che l'empio desista dalla sua condotta e viva [Ez 33,11]. Il Signore non vuole la mia morte; e io non gli darò volentieri la mia vita?

    Il sacrificio che placa il Signore, la vittima che gli è gradita, è un sacrificio vivente. Ma in quell'offerta del Signore leggiamo che c'erano tre persone, e tre sono le cose richieste nella nostra offerta. In quella c'era Giuseppe, sposo della Madre del Signore, il quale era considerato suo figlio; c'era la stessa Vergine madre e il bambino Gesù, che veniva offerto.

    Ci sia dunque anche nella nostra offerta la costanza virile, ci sia la purezza verginale, la coscienza umile. Ci sia nel proposito l'animo virile di perseverare, ci sia il desiderio ardente di custodire un'innocenza verginale, ci sia la semplicità e l'umiltà del bambino nella coscienza. Amen.


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    Predefinito Dalle Omelie di Origene (Comm. in Lc., hom. XV, 1-5. PG 13, 1838-1839)

    Occorre cercare un motivo degno del dono di Dio concesso a Simeone. Quest'uomo giusto e timorato di Dio, - come dice il vangelo - aspettava il conforto d'Israele; lo Spirito Santo che era su di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Quale vantaggio era per lui vedere Cristo? La promessa consisteva solo nel vederlo, senza trarne altra utilità? Oppure essa nascondeva qualche dono di Dio, che il beato Simeone meritò di ricevere?

    Una donna toccò solo il lembo del mantello di Gesù e ne fu guarita, ci dice il vangelo [Cf Lc 8,44]. Se quella ottenne un beneficio così grande solo per aver sfiorato la frangia della veste, che cosa pensare di Simeone che ricevé nelle braccia il Bambino? Era felice di tenerlo in braccio, colmo di gioia perché portava il neonato venuto a liberare i prigionieri e a sciogliere lui stesso dai legami del corpo. Egli sapeva che nessuno può far uscire gli uomini dalla prigione del corpo, con la speranza della vita futura, se non colui che reggeva in braccio.

    Simeone dice al Signore: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace. Finché io non sostenevo Cristo, finché le mie braccia non lo sollevavano, ero prigioniero e non potevo liberarmi dai miei vincoli.

    Dobbiamo intendere queste parole come se fossero, non soltanto di Simeone, ma di tutto il genere umano. Se uno abbandona questo mondo e vuole guadagnare il Regno, prenda tra le sue mani Gesù, lo circondi con le sue braccia, lo tenga tutto stretto al suo cuore e allora potrà andare esultante di gioia là dove desiderava.

    Considerate quanti fatti provvidenziali hanno preceduto il momento in cui Simeone meritò di tenere fra le braccia il Figlio di Dio. Anzitutto aveva ricevuto la rivelazione dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo Signore. Poi entrò nel tempio, non a caso e semplicemente come il solito, ma ci andò mosso dallo Spirito di Dio, poiché tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio [Rm 8,14]. Lo Spirito Santo lo portò, dunque, al tempio.

    Anche tu, se vuoi tenere Gesù, stringerlo fra le braccia e meritare di uscire dal carcere, cerca con ogni sforzo di lasciarti condurre dallo Spirito per giungere al tempio di Dio. Ecco: tu stai nel tempio del Signore Gesù, cioè nella Chiesa, tempio costruito con pietre vive. Ma tu stai nel tempio del Signore quando la tua vita e i tuoi costumi sono veramente degni del nome che designa la Chiesa.

    Se verrai al tempio mosso dallo Spirito, troverai il Bambino Gesù, lo solleverai tra le braccia e gli dirai: Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace. Osserva come alla liberazione e al congedo si unisca anche la pace. Non dice infatti Simeone: "Io voglio morire", ma aggiunge: voglio morire in pace. Anche al beato Abramo fu promessa la stessa cosa: Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri [Gn 15,15].

    Chi può morire in pace se non colui che ha la pace di Dio, pace che supera ogni comprensione e custodisce il cuore di chi la possiede? Chi è che se ne va in pace da questo mondo, se non colui che comprende che era Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo? Costui non nutre inimicizia e rancore verso Dio, ma con le buone opere ha conseguito in sé la pienezza della pace e della concordia; se ne va dunque in pace per raggiungere i santi padri, verso i quali se n'è andato anche Abramo.

    Ma perché parlo dei patriarchi? Si tratta di raggiungere lo stesso capo e Signore dei patriarchi, Gesù, di cui è detto: Essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, sarebbe assai meglio [Fil 1,23]. Possiede Gesù colui che osa dire: Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me [Gal 2,20].

    Affinché noi pure qui presenti nel tempio, tenendo in braccio il Figlio di Dio e stringendolo tra le nostre mani, siamo degni di essere liberati e di partire verso una migliore vita, preghiamo Dio onnipotente; preghiamo lo stesso Bambino Gesù, con il quale noi desideriamo parlare tenendolo in braccio, Gesù, a cui appartengono la gloria e la potenza nei secoli. Amen.

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    Predefinito Dai Discorsi di san Sofronio di Gerusalemme

    Oratio III, De Hypapante, 6-7. PG 87, 3291-3292.

    Corriamo tutti incontro a Cristo, noi che tanto sinceramente e profondamente adoriamo il suo mistero; mettiamoci in cammino verso di lui pieni di gioia spirituale.

    Chi sarà il primo ad incontrarlo? Chi per primo scorgerà Dio con i suoi occhi? Chi per primo accoglierà Dio? Chi avanti a tutti lo reggerà fra le sue braccia?

    Nessuno esiti ad affrettare il passo, nessuno rimanga indietro in questa corsa o vi rinunci; nessuno indugi ad accogliere Dio o si privi di partecipare alla festa; nessuno si mostri estraneo a questi misteri o sia privato di questa gioia luminosa.

    Di fronte alla velocissima corsa del vecchio Simeone nessuno si mostri fiacco oppure appaia più lento di Anna l'ottuagenaria. Questi anziani così avanzati in età non possano minimamente accusare colui che vedessero strascicare i piedi non solo come incapace di correre ma, peggio, colpevole di torpidezza d'animo e di infedeltà, quasi rimproverandolo con parole profetiche!

    Nessuno quindi si sottragga, nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola.

    Portiamo con noi anche ceri accesi, come simbolo dello splendore divino di colui che viene. Grazie a lui tutta la creazione risplende, anzi, viene inondata da una luce eterna che disperde le tenebre del male.

    Ma i ceri accesi saranno soprattutto il simbolo della luminosità interiore con cui dobbiamo prepararci all'incontro con Cristo. Come infatti la Madre di Dio, vergine purissima, portò tra le sue braccia la vera luce offrendola a coloro che si trovavano nelle tenebre, così anche noi, tenendo fra le mani quella luce visibile a tutti e illuminati dal suo splendore, affrettiamoci incontro a colui che è la vera luce.

    Sì, la luce è venuta nel mondo (Cf Gv 1,9) mentre esso era avvolto nelle tenebre e lo ha rischiarato con il suo splendore; colui che sorge dall'alto ci ha visitati (Cf Lc 1,78) per illuminarci mentre sedevamo nelle tenebre.

    Questo è il nostro mistero. Per questo camminiamo, corriamo verso Cristo, tenendo in mano ceri accesi: essi sono insieme simbolo della luce che è Cristo e anticipazione dello splendore di cui saremo noi stessi penetrati per opera sua.

    Corriamo insieme, corriamo tutti verso Dio. Se cediamo alla pigrizia, egli ci potrebbe accusare o di essere ingrati o addirittura di disprezzarlo. E sarebbe peccato ancora più grave.

    Ascoltiamo le parole rivolte dal Signore stesso agli Ebrei che, immersi nelle tenebre, fuggivano la luce: La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie (Gv 3, 19) .La volontà di male infatti oscura l'anima e le impedisce di vedere la luce. Il vangelo dice ancora: La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta (Gv 1, 5) .

    La luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo è venuta. Tutti, dunque, o fratelli, siamone illuminati, tutti brilliamo. Nessuno resti escluso da questo splendore, nessuno si ostini a rimanere immerso nel buio. Ma avanziamo tutti raggianti e illuminati verso di lui.

    Riceviamo esultanti nell'animo, col vecchio Simeone, la luce sfolgorante ed eterna. Innalziamo canti di ringraziamento al Padre della luce, che mandò la luce vera, dissipò ogni tenebra, e rese noi tutti luminosi. La salvezza di Dio, infatti, preparata dinanzi a tutti i popoli e manifestata a gloria di noi, nuovo Israele, grazie a lui, la vedemmo anche noi; e subito fummo liberati dall'antica e tenebrosa colpa, appunto come Simeone, veduto il Cristo, fu sciolto dai legami della vita presente.

    Anche noi, abbracciando con la fede il Cristo che viene da Betlemme, divenimmo da pagani popolo di Dio. Egli, infatti, è la salvezza di Dio Padre. Vedemmo con gli occhi il Dio fatto carne. E proprio per aver visto il Dio presente fra noi ed averlo accolto con le braccia dello spirito, ci chiamiamo nuovo Israele.

    Noi onoriamo questa presenza nelle celebrazioni anniversarie, né sarà ormai possibile dimenticarcene.

    Maestro di Okolicsnó, Presentazione di Gesù al Tempio, 1500-10, Hungarian National Gallery, Budapest

    Raffaello Sanzio, Presentazione di Gesù al Tempio, Predella Altare Oddi, 1502-03, Pinacoteca, Vaticano

    Charles Poërson, Presentazione di Gesù al Tempio, 1652-57, Portland Art Museum, Portland

 

 
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