Risultati da 1 a 7 di 7
  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Quando la creatività fa male all’economia

    L’economia è una cosa seria. È quella cosa che ci permette di vivere decorosamente. È l’agricoltura, l’industria, i servizi e quella parte necessaria e produttiva dei servizi pubblici. È cioè quella parte della nazione che ogni giorno ci fornisce ciò di cui abbiamo bisogno per le nostre esigenze fondamentali e per avere il tempo necessario a coltivare al meglio la nostra cultura e le nostre passioni.

    In tutto questo la tassazione gioca un ruolo importante. Taluni sistemi di tassazione determinano in maniera assai significativa sviluppo delle attività produttive, fino – in qualche caso – a non renderle più convenienti.

    Inoltre, perché un’economia possa crescere e svilupparsi, è necessario che gli imprenditori possano pianificare scelte ed investimenti, e per questa pianificazione è necessario significa analizzare i mercati, prevedere i consumi, progettare e realizzare nuovi prodotti ed impianti, trovare risorse finanziarie e soci, risparmiatori e banche che investano. Perché tutto ciò diventi realtà, occorre avere programmi di almeno 5-10 anni. E se così non si facesse, ci troveremmo rapidamente senza beni di consumo e nella povertà più assoluta, semplicemente perché nessuno si è preoccupato di pianificare la produzione di quanto vi serve ogni giorno.

    La stabilità della tassazione è allora un elemento fondamentale per lo sviluppo di un’economia. Le maggiori nazioni al mondo hanno legislazioni fiscali stabili da decenni e l’intervento dei governi avviene quasi esclusivamente per ritoccare le aliquote, e non già per stravolgere il sistema. Negli altri paesi si legifera in materia fiscale solo per meglio precisare le cose, nella convinzione che una legislazione stabile aiuti l’imprenditore e in realtà ogni cittadino a programmare le proprie attività. Negli altri paesi, per giunta, non vi sono tasse come le nostre marche da bollo e altre amenità del genere.

    Impostate le cose in maniera più semplice e razionale, l’economia e il cittadino sanno come possono e devono comportarsi e quali decisioni sono loro utili.

    Da noi, invece, in occasione di ogni finanziaria si stravolge tutto, e talora ciò avviene anche nel corso dell’anno. Basta leggere le preoccupanti cronache parlamentari di questi giorni. Pochi sembrano avvedersi che una tassa sugli SMS può far crollare consumi e quindi aziende, che una tassa sul capital gain può far improvvisamente far mancare denaro all’industria, che una tassa sugli immobili può far cessare di costruire o far schizzare i prezzi in alto e sconvolgere un intero mercato.

    La tassazione ha fondamentalmente due obiettivi: procurare risorse pubbliche allo Stato per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali ed orientare i comportamenti. Ma c’è da chiedersi quanto sia corretto che gli uomini politici interferiscano, con lo strumento fiscale, nelle nostre scelte private.

    Per raccogliere le risorse necessarie al funzionamento del settore pubblico, in realtà, può bastare un’imposta: sul reddito, oppure sui consumi. Altre attività sussidiarie come rifiuti, strade ed altri servizi dovrebbero semplicemente essere fatturate a consumo, perdendo ogni loro caratterizzazione fiscale anche a seguito di un’apertura di tali settori alla concorrenza di soggetti privati.

    Faccio fatica a comprendere come ciò non possa essere capito dai nostri politici di destra e sinistra. Troppa trasparenza nella tassazione porterebbe certo ad una più facile valutazione dell’operato della pubblica amministrazione. È forse questo che si vuole ottenere? O semplicemente ogni volta ci sono amici e nemici da premiare o da punire? E i “guru “ della politica economica dove sono?
    E poi ci meravigliamo se siamo il fanalino di coda della UE e l’economia va sempre peggio...

    da www.brunoleoni.it
    di Adriano Teso

  2. #2
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Quando la creatività fa male all’economia

    In origine postato da Silvioleo
    L’economia è una cosa seria. È quella cosa che ci permette di vivere decorosamente. È l’agricoltura, l’industria, i servizi e quella parte necessaria e produttiva dei servizi pubblici. È cioè quella parte della nazione che ogni giorno ci fornisce ciò di cui abbiamo bisogno per le nostre esigenze fondamentali e per avere il tempo necessario a coltivare al meglio la nostra cultura e le nostre passioni.
    E i “guru “ della politica economica dove sono?
    E poi ci meravigliamo se siamo il fanalino di coda della UE e l’economia va sempre peggio...

    da www.brunoleoni.it
    di Adriano Teso
    SilvioLeo,
    In Italia è impossibile condurre una politica economica alla stregua degli stati occidentali più avanzati e ciò non dipende dalla mancanza di economisti o politici che sanno come funziona l'economia di mercato.Il nostro più grande problema è che in Italia il sistema sovietico che grava per il 50% e più sull'iniziativa privata non è mai caduto e non sa quanto è complicato produrre quel PIL che le sinistre comuniste amano consumare ma non sono in grado di produrre.
    I sindacati poi non sono come quelli tedeschi,inglesi o francesi dove l'economia è difesa anche da essi,qui in Italia si preoccupano solo di prebende,sempre statali con qualche regalia da settore privato.
    Rinunciamo a credere alle riforme perchè sono gli italiani sovietici che non vogliono essere riformati,

  3. #3
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Quando la creatività fa male all’economia

    In origine postato da tucidide
    SilvioLeo,
    In Italia è impossibile condurre una politica economica alla stregua degli stati occidentali più avanzati e ciò non dipende dalla mancanza di economisti o politici che sanno come funziona l'economia di mercato.Il nostro più grande problema è che in Italia il sistema sovietico che grava per il 50% e più sull'iniziativa privata non è mai caduto e non sa quanto è complicato produrre quel PIL che le sinistre comuniste amano consumare ma non sono in grado di produrre.
    I sindacati poi non sono come quelli tedeschi,inglesi o francesi dove l'economia è difesa anche da essi,qui in Italia si preoccupano solo di prebende,sempre statali con qualche regalia da settore privato.
    Rinunciamo a credere alle riforme perchè sono gli italiani sovietici che non vogliono essere riformati,
    ma guarda,io non sono molto ottimista per natura...ma smettere di crederci a 24 anni significherebbe assicurare un futuro di merda a mio figlio e ai miei nipoti...e non me la sento...non che mi illuda di poter contare qualcosa,figuriamoci...ma per quel pochissimo che posso ci provo fino all'ultimo respiro.

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Quando la creatività fa male all’economia

    In origine postato da tucidide
    SilvioLeo,
    In Italia è impossibile condurre una politica economica alla stregua degli stati occidentali più avanzati e ciò non dipende dalla mancanza di economisti o politici che sanno come funziona l'economia di mercato.Il nostro più grande problema è che in Italia il sistema sovietico che grava per il 50% e più sull'iniziativa privata non è mai caduto e non sa quanto è complicato produrre quel PIL che le sinistre comuniste amano consumare ma non sono in grado di produrre.
    I sindacati poi non sono come quelli tedeschi,inglesi o francesi dove l'economia è difesa anche da essi,qui in Italia si preoccupano solo di prebende,sempre statali con qualche regalia da settore privato.
    Rinunciamo a credere alle riforme perchè sono gli italiani sovietici che non vogliono essere riformati,
    Dimentichi di inserire, fra i consumatori di PIL, le corporazioni di professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, ecc.) così ben rappresentate nella CdL, ed anche i lavoratori della Pubblica Amministrazione (a cominciare dai dirigenti), così generosamente remunerati in questi anni grazie all'interessamento di AN e UDC e nonostante la cattiva condizione dei conti pubblici.

    Dimentichi anche che il sistema sovietico di cui parli, e che in buona misura è reale, è nato nei decenni di governo DC-PSI, i cui elettori ora votano in massima parte per FI e AN (la Sinistra in sostanza si è tenuta i suoi voti), che hanno pure beneficiato di una notevole "migrazione" di uomini politici, nazionali e locali, provenienti da quei due partiti.

  5. #5
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    Predefinito Re: Quando la creatività fa male all’economia

    In origine postato da Silvioleo
    ...........

    Impostate le cose in maniera più semplice e razionale, l’economia e il cittadino sanno come possono e devono comportarsi e quali decisioni sono loro utili.

    Da noi, invece, in occasione di ogni finanziaria si stravolge tutto, e talora ciò avviene anche nel corso dell’anno. ......
    E poi ci meravigliamo se siamo il fanalino di coda della UE e l’economia va sempre peggio...

    da www.brunoleoni.it
    di Adriano Teso
    Quella che tu chiami "creatività" io credo sia più semplicemente improvvisazione, mancanza di una strategia di durata almeno quinquennale (una legislatura), che si ponga qualche obiettivo chiaro e realistico e lo persegua anno dopo anno, DPEF dopo DPEF, Finanziaria dopo Finanziaria.

    Le conseguenze sono quelle che hai indicato: proposte stravaganti, che hanno come unico obiettivo quello di fare cassa perchè non si sa come e dove reperire i soldi.

  6. #6
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    ma guarda,la sola parola piano quinquennale mi fa venire i brividi ai coglioni

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Quando la creatività fa male all’economia

    [QUOTE]In origine postato da Curioso
    [B]Dimentichi di inserire, fra i consumatori di PIL, le corporazioni di professionisti (avvocati, notai, commercialisti, ingegneri, ecc.)eyc---

    Curioso!!,
    nel suo preambolo vedo un mezzo errore scientifico: è vero che quelle categorie consumano PIL ma se operano nel settore privato o in qualche settore misto e quindi stanno sul mercato allora il PIL lo producono MENTRE i loro colleghi(quindi non si tratta di tutte le categorie professionali) lo consumano solo considerato che quasi tutte le attività statali si reggono sulle imposte.
    Quindi non accentui o non accenni alle professioni in senso negativo perchè è il sistema economico in cui sono inserite che determina lo sviluppo del reddito o della miseria materiale e sprirituale.

 

 

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