| Venerdi 28 Ottobre 2005 - 14:23 | |

La Statua della Libertà è forse il monumento più conosciuto degli Stati Uniti d’America e uno dei simboli del falso mito di libertà che gli americani vorrebbero esportare in ogni angolo del pianeta.
Sorge su quella che un tempo si chiamava Bedloe’s Island (ribattezzata dal 1956 Liberty Island), un’isoletta rocciosa nella baia di Nuova York. A meno di un chilometro da Ellis Island, coi suoi 45 metri d’altezza - 95, se si considera il piedistallo - domina l’intero porto. Il basamento, ricavato sulla piattaforma a stella del vecchio Fort Wood, ospita un piccolo museo che espone documenti e fotografie sulla storia della statua mentre dalla scala a chiocciola che si snoda all’interno (354 gradini) si arriva all’osservatorio ricavato nella testa per ammirare il panorama dalle finestre ricavate fra i raggi della corona. Dal 1924 è stata proclamata monumento nazionale.
La gigantesca statua femminile - ribattezzata dagli americani “Miss Liberty” - consiste in un’armatura di acciaio rivestita di lastre di rame modellate a martello e assemblate con rivetti. Fu donata dalla Francia agli Stati Uniti in occasione del centenario della Dichiarazione d’Indipendenza, ma venne inaugurata soltanto dieci anni dopo, il 28 ottobre 1886.

L’idea di realizzare un monumento che celebrasse l’amicizia tra i due Paesi nata all’epoca della rivoluzione americana si concretizzò nel 1865, durante una cena a casa dello storico francese Edouard de Laboulaye. Fra gli ospiti, tutti liberali, repubblicani e ammiratori della storia e delle istituzioni statunitensi, c’era lo scultore Frédéric Auguste Bartholdi, che accettò con entusiasmo di progettarlo. Si pensò di raccogliere i fondi necessari alla costruzione del monumento con una sottoscrizione popolare. Un ulteriore stimolo alla realizzazione della statua arrivò dopo il 1870, quando Napoleone III lasciò il potere ed in Francia venne - per la terza volta - proclamata la Repubblica; il nuovo governo cercò il consenso internazionale e gli Stati Uniti furono la prima potenza a riconoscerlo.

Per assicurare al futuro colosso una struttura stabile, fu richiesta fin dall’inizio la consulenza di Eugène Viollet-le-Duc, un famoso architetto-ingegnere capace di individuare e risolvere i problemi tecnici derivanti dalla straordinaria mole della statua. Va ricordato che il solo esempio allora visibile di una scultura colossale era il San Carlo Borromeo eretto nel 1696 ad Arona, in Italia, alto però ‘solo’ 23 metri. Nel 1879 Gustave Eiffel fu chiamato a sostituire Viollet-le-Duc, morto improvvisamente. Il giovane, che all’epoca dirigeva uno studio di ingegneri civili specializzati nella costruzione di architetture in acciaio, rivoluzionò il progetto dell’armatura interna per la Statua della Libertà, rendendola più leggera ed efficace. Fu la svolta definitiva: nel 1884 la scultura era compiuta e si poteva ammirare in tutta la sua imponenza nell’atelier dello scultore Bartholdi. Nei mesi seguenti iniziarono i preparativi per la partenza: fu Eiffel ad organizzare il trasporto dell’opera - che venne smontata e imballata in 214 casse - e il successivo assemblaggio di questa a Nuova York, su un basamento in granito progettato dall’architetto americano Richard Morris Hunt. All’epoca, la Statua della Libertà era la più alta costruzione umana in America. Fu inaugurata alla presenza del presidente americano Grover Cleveland e di centinaia di imbarcazioni che festeggiarono l’avvenimento a sirene spiegate.

La “Libertà” è rappresentata come una dea greco-romana: indossa una tunica drappeggiata e ha il capo coronato da un diadema raggiato simboleggiante i sette mari e continenti del mondo. Nella mano destra alzata impugna una torcia accesa, segno della luce della libertà che dagli Stati Uniti si irradia a tutti i popoli (il vizietto della democrazia export è antico); il braccio che innalza la fiaccola è una evidente citazione del celebre Colosso di Rodi, una delle sette meraviglie del mondo. Nella sinistra tiene invece una tavoletta su cui è incisa - in numeri romani - la data 4 giugno 1776, giorno in cui gli Stati Uniti dichiararono la loro indipendenza dall’Inghilterra. Ai piedi della statua, calzati da sandali, giacciono delle catene spezzate, che significano il raggiungimento della libertà dopo la schiavitù e l’oppressione. Nel progetto originario dovevano essere nella mano sinistra ma poi si preferì sistemarle in basso, inserendo al loro posto la tavola che sembra in pietra come le bibliche Tavole della Legge. La tavola ha, peraltro, la stessa forma che in architettura ha la chiave di volta, la pietra centrale che tiene insieme tutte quelle che formano l’arco, a significare che ciò che tiene insieme ogni nazione è, di fatto, la legge. Senza legge, libertà e democrazia non possono prevalere.
Sul basamento dell’opera, su una placca in bronzo, si legge un sonetto di Emma Lazarus rivolto agli immigranti che sbarcarono nella vicina Ellis Island, e per i quali la Statua della Libertà rappresentò il simbolo e la speranza di una vita migliore