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    Post L'oro Veridico E Altri Mentitori

    Maurizio Blondet
    29/10/2005
    L'ex-presidente della Federal Reserve Alan GreenspanChi avesse comprato un'oncia d'oro nel 2001, quando valeva 253 dollari, oggi potrebbe rivenderla a 472,50, sua ultima quotazione.
    Avrebbe fatto un ottimo investimento.
    Nessun Buono del Tesoro, pochissime azioni e pochi fondi speculativi possono vantare un rendimento vicino al 18% annuo: e in quel caso, solo assumendosi un alto rischio di perdere tutto il capitale.
    Eppure tutti i finanzieri, gli analisti, gli «esperti» non hanno fatto che sconsigliare di investire in oro: questo «residuo barbarico» non dà interessi.
    Tenerlo in casa lo espone ai furti; messo in cassetta, costa e non rende. Invece ci consigliavano i bond Parmalat o Enron o i BOT argentini: quelli sì rendevano, si è visto quanto.
    E quanto sicuri.
    E con pochi rischi.
    E soprattutto, esenti da furti e costi di custodia: ce li hanno custoditi benissimo, e gratis, le banche.



    In meno di cinque anni, il valore dell'oro è praticamente raddoppiato.
    E ciò nonostante le forzate manipolazioni per tenerne basso il prezzo, anzitutto le svendite delle Banche Centrali delle loro riserve aurifere (un bruttissimo affare, ma tanto lo paghiamo noi contribuenti).
    Ora, in mancanza di altri argomenti, appaiono articoli sul Wall Street Journal, sul Financial Times e sull'Herald Tribune che dicono: l'oro è sporco, è cattivo, fa male.
    La sua estrazione è altamente inquinante, perché si usa il cianuro (vero).
    I giornali della finanza piangono - inaudito - sui poveri minatori del Terzo Mondo che, estraendo oro per noi avidi risparmiatori, si avvelenano.
    Contro l'oro, ci dicono anche: non è che sia rincarato, è un'illusione ottica. E' il dollaro che è calato.



    Ecco, appunto.
    L'oro rivela una verità che finanzieri, promotori ed «esperti» del capitalismo globale vorrebbero celarci.
    E dicono troppo.
    E' vero che, in qualche modo, l'oro è stabile.
    Il suo rincaro in termini di moneta cartacea, però, rivela qualcosa: rivela l'inflazione reale.
    Quella che le statistiche pubbliche ci nascondono, che le banche ci tengono nascosta per pagare meno interessi sui nostri risparmi. L'inflazione?
    E' al 2, al 3 %.
    L'oro dice un'altra cosa: l'inflazione, negli ultimi 5 anni, ha viaggiato attorno al 18, al 20%, come il suo rincaro.



    Strano: l'oro dice la stessa cosa che dicono le casalinghe e i pensionati, poco convinti di quell'inflazione al 3 %.
    L'oro parla come le donne che fanno la spesa al mercato: non al «mercato» di Wall Street, ma a quello vero, il mercato rionale.
    Come le casalinghe, l'oro dice la nuda verità.
    Ora, anche le statistiche false cominciano ad ammettere qualcosa.
    In USA, l'indice dei prezzi al consumo è salito dell'1,2 % in un solo mese, la maggiore fiammata inflazionistica dal 1980, pari al 14% annuo.
    In Gran Bretagna l'inflazione è al livello più alto da otto anni a questa parte, in Germania da quattro (1).
    E poi non credete a quello che vi dicono, che l'oro è in realtà rimasto fermo al palo, mentre il dollaro calava.

    Questo è vero solo in parte.
    L'oro, oltreché una moneta naturale, è una merce: e di quella merce è aumentata la richiesta.
    In Cina e in India, nel 2004, la richiesta di oro per gioielli (il 77,1% della domanda globale) è cresciuta del 45%.
    Nel resto del mondo, del 10%.
    Una domanda fortissima: dubito che i bond Parmalat siano stati così richiesti nel periodo del massimo boom.
    C'è voluta la pubblicità (truffaldina) sui loro rendimenti e la loro «sicurezza».
    L'oro va su da solo, si fa pubblicità da sé.
    Anche se non lo raccomanda «l'analista» della Goldman Sachs, né «l'esperto» de Il Sole 24 ore, né gli altri truffatori complici dei truffatori finanziari, complici di valori cartacei - titoli e giornali - dietro cui non c'è nulla.

    Di fronte a una domanda così fortemente crescente, l'offerta cala.
    E l'offerta, ossia la produzione mineraria mondiale, copre solo il 63% della domanda.
    Dunque l'oro vale davvero di più in quanto merce: averlo comprato nel 2001 non ci avrebbe solo protetto come uno scudo dal deprezzamento della moneta cartacea, e dal degrado del valore d'acquisto; ci avrebbe reso più ricchi di prima in termini reali.
    E non è finita.
    Il dollaro, moneta di riserva emessa dal paese più indebitato del mondo, può crollare da un momento all'altro.
    E' un motivo in più per mettere una parte dei propri risparmi in oro.

    Non ascoltate le grida di dolore di «finanzieri» ed «esperti»: temono solo che, solidificata la ricchezza in oro, non resti più nulla per la «grande giostra», per il «casinò globale» della finanza derivata, azionaria, del traffico sul debito.
    Perché ogni «valore», monete incluse, è un credito a cui corrisponde il debito di qualcun altro: il «valore» sta tutto nella speranza che quel debitore paghi, che non sia insolvente.
    L'oro porta in sé il proprio attivo, non è sostenuto dal passivo di chissà chi.
    Alla fine, proprio ora che se n'è andato dalla Federal Reserve, anche Alan Greenspan l'ha ammesso: «l'oro rappresenta ancora l'ultima forma di pagamento nel mondo. Nel peggiore dei casi, la moneta fiduciaria [di carta] non l'accetta più nessuno, ma l'oro è ancora accettato».
    Limpida chiarezza di un ottimo monetarista, che è stato un lucido economista finché non ha dovuto mentire come banchiere centrale.

    E mentire per pochi soldi.
    Sapete quanto guadagnava Greenspan alla Federal Reserve, quanto guadagna il banchiere centrale degli USA?
    180 mila dollari l'anno.
    Persino il capo della Banca Centrale svedese (al secolo, tale Lars Heikensten) guadagna di più: 204 mila dollari l'anno.
    Un po' meno il patron della Banque de France (203), parecchio di più (312 mila dollari l'anno) quello della Banca Centrale tedesca.
    Naturalmente il capo della Banca d'Inghilterra merita tre volte Greenspan, 495 mila dollari l'anno.
    Il massimo, lo percepisce Jean Claude Trichet, il capo della Banca Centrale Europea (BCE): 585 mila dollari l'anno.

    Massimo?
    Un momento.
    A qualche lettore sarà nata la curiosità di sapere quanto guadagna il capo di Bankitalia, il cavalier Antonio Fazio.
    La curiosità andrà delusa.
    Apprendiamo che nemmeno il Financial Times, da cui abbiamo tratto i sullodati emolumenti, è riuscito a saperlo.
    In una nota, avverte che solo in Italia e Spagna «questa informazione è tenuta segreta» (2).
    Un impiegato pubblico con paga segreta!
    Ci azzardiamo, in base a varie valutazioni, a buttare lì una cifra: un milione di euro l'anno, forse più, oltre il doppio di quel che riceve il capo della BCE.



    Niente male, per uno che non ha più responsabilità: né l'emissione monetaria (passata alla BCE) né il controllo sulle banche (che sono azioniste di Bankitalia, sue padrone).
    Soprattutto, per uno che non è nemmeno un vero economista; come il precedente, tale Ciampi, la cui formazione apparente è quella di un professore di liceo, materie umanistiche.
    Di cui non si conosce un solo scritto scientifico, una sola pubblicazione sull'economia che sia citata o citabile.
    Persone d'oro, a proprio vantaggio.



    Visto però che siamo disposti a pagare così tanto il nostro banchiere centrale, perché non indire un concorso internazionale per il posto? Farebbero la fila i Nobel, i migliori economisti del mondo.
    Persino Greenspan, benché a 78 anni suonati, si metterebbe in concorso: fosse solo per provare l'ebbrezza dell'auto blu con autista, degli aerei privati noleggiati per portare il presidente di Bankitalia ai vertici mondiali monetari, lussi impensati in USA (ho visto Greenspan una volta a Wahington uscire dal taxi, e aspettare il verde per traversare la strada per la Federal Reserve: senza scorta).
    Non che vada pazzo per Greenspan.
    Ma anche come mentitore, mentirebbe meglio.

    Maurizio Blondet



    Note
    1) P.A. Delhommais, «L'or, dopè par l'inflation et la demande chinoise, remonte», Le Monde, 20 ottobre 2005.
    2) «Numbers in the news» , Financial Times, 28 ottobre 2005.




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    Der Wehrwolf

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  2. #2
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    Predefinito

    toh questi asiatici convertono i dollarucci appena guadagnati in oro al contrario degli evoluti europei che si comprano i " solidi " bonds di wall street?

    prevedo presto una guerra " democratica" per dare a questi zotici la raffinata educazione finanziaria che noi abbiamo gia' ricevuto .
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

 

 

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