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Discussione: "Uomini pietrificati" e suggestioni alchemiche nella Cappella Sansevero

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    Predefinito Re: Rif: "Uomini pietrificati" e suggestioni alchemiche nella Cappella Sansevero

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio
    Perché Raimondo de Sangro fu in realtà alchimista, non già il dolce ed inconcludente soffiatore (5) : lo dimostrano i suoi appunti sull'opera alchemica (condotta per una trentina di anni) da cui si evince, oltre alla pura e raggiunta ricerca della divina Gnosi, una sua quasi certa esperienza con materiale radioattivo (6) e la conoscenza dell'acqua pesante.
    La studiosa Clara Miccinelli, nel volume "Il tesoro del Principe di San Severo, luce nei sotterranei", racconta di una lettera di Raimondo De Sangro (sottoposta a perizia calligrafica e ritenuta autentica) datata 14 novembre 1763 e indirizzata al barone H. Theodor Tschudy, suo grande amico. In questa lettera ci sono passaggi criptati, scritti con un codice a traslitterazione. La Miccinelli ne fornisce la chiave di lettura: il Principe avrebbe scoperto la radioattività naturale a metà del '700, con almeno 150 anni di anticipo sui coniugi Curie. Il "raggio-attivo", come lo chiamava profeticamente, proveniva da un minerale, la pechbenda, che però lui indicava con termini vaghi: "… quelle sostanze cristalline, luminescenti al buio color di pece e d'olive... ") e aveva un effetto mortale sui viventi (aveva provato sulle farfalle), che si poteva però annullare con il piombo (chiamato "Saturno").

    Ecco come viene riportato il passaggio: "Allorquando ebbi incontro con Supremo Fr. S. Germain, per Gabalì a lui mostrai la scoperta di quelle sostanze (che sapete) cristalline luminescenti al buio di color pece e d'olive (ch'ebbi in gentile dono da S. M. di Prussia) ch'io purgai da piombo, silicio, rame e varie impurità. Le quali subirono in crogiolo concentrato nei vari cammini alchemici. Esse procurarono la morte di farfalle chiuse in ampolle con coverchi forati. Infrapponendo lastra di Piombo tra ampolle e sostanze, le farfalle non morirono. Saturno bloccava raggio e affluvio mortali. Il fenomeno è al pari di raggio-attivo, simile a quello osservasi nel Sole." (Clara Miccinelli, "Il tesoro del Principe di San Severo, Luce nei sotterranei"- Genova-E.C.I.G.1985).

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    Predefinito Re: "Uomini pietrificati" e suggestioni alchemiche nella Cappella Sansevero

    I LUMI ETERNI




    In un'opera intitolata Dissertation sur une Lampe Antique trouvée à Munich en l'année 1753, Raimondo de Sangro si riallaccia ai tenebrosi studi sulla palingenesi da lui compiuti tra il 1752 e il 1756. Nell'accezione che attribuivano al termine de Sangro e i suoi predecessori seicenteschi, la palingenesi era l'arte di ricostituire un corpo organico, animale o vegetale, partendo dalle sue ceneri o, come allora si diceva, dai suoi "sali essenziali". Dopo aver sperimentato la cosiddetta "palingenesi naturale", che mirava a riprodurre fenomeni osservabili in natura (come per esempio la liofilizzazione o il ritorno alla vita di piccoli animali disidratati), passò ad esperimenti su "sali" ricavati da ossa di defunti, prelevati da comuni ossari o dalla tomba di famiglia annessa alla Cappella Sansevero. E fu proprio un parente del principe, Gianluigi Origlia, a narrare che, durante un esperimento, un vaso pieno di "sali essenziali" cadde a terra spargendo una non meglio definita "materia" che, bruciando, non si consumava. Utilizzando questa materia, de Sangro realizzò due lampade che definì "lumi eterni" e rese pubblici questi esperimenti in alcune lettere indirizzate all'accademico fiorentino Giovanni Giraldi e all'abate Jean Antoine Nollet, fisico dell'Accademia delle Scienze di Parigi.

    Nel mese di luglio del passato anno essendomi applicato ad una operazione chimica col disegno di fare alcune fisiche esperienze, dopo essermi essa costata la fatica di ben quattro mesi di lavoro, m'accadde fnalmente una sera degli ultimi giorni di Novembre che, nello sturare verso un'ora di notte quattro orinaletti di vetro da stillare, che io tenea innanzi a me su d'un tavolino, appena la materia, in uno di essi contenuta, del peso d'una quarta parte d'oncia meno sette grani, fu da me accidentalmente approssimata ad un cerino. Che tosto s'accese, e alzò una bella e viva fiamma, la quale inclinava al gialletto. Così de Sangro descrive la casuale scoperta di uno strano combustibile di origine organica che sembrava non spegnersi mai, né mostrava di consumarsi.

    Lasciai che continuasse ad ardere la detta materia per osservarne la sua durata: ma erano già le ore sette della notte; e pure, dopo sei continue ore di accendimento, la fiamma era tanto piena, viva e nudrida, che parea d'essersi allora accesa. [...] Dopo questa esperienza mi cadde in pensiero di pesarla giacché mi parea di non essere punto diminuita, e d'essere di quella stessa consistenza che avea la sera antecedente prima d'accendersi, cioè, a guisa d'un butirro molle in tempo di state. E difatto, nel pesarla, trovai con mia estrema meraviglia ch'essa non era scemata neppure un atomo del suo primo peso.

    Cos'era la strana materia simile a burro fuso ottenuta da de Sangro lavorando alchimisticamente su materiale organico? Difficile identificarla con certezza, ma un'ipotesi c'è, perché esiste in natura un elemento che presenta molte delle caratteristiche descritte da de Sangro: il fosforo bianco.

    Il fosforo è un elemento dalla consistenza e dall'apparenza cerosa che, se esposto all'aria e a temperature non particolarmente elevate (circa 50° C), ha la proprietà di incendiarsi spontaneamente, mentre a temperatura ambiente la sua ossidazione si manifesta con una leggera luminescenza. Chimicamente troppo vivace per trovarsi allo stato libero, il fosforo si trova in moltissime sostanze organiche di origine animale e vegetale e può essere ricavato anche dalle ossa, sotto forma di fosfato di calcio, mediante riscaldamento ad alta temperatura insieme a sabbia e carbone.

    E' dunque possibile che - come spesso accade nella ricerca - mentre stava eseguendo ricerche "proibite" sui "sali essenziali" ricavati da ossa di defunti, magari per un esperimento mal riuscito, Raimondo de Sangro sia riuscito a ottenere il fosforo e che proprio con questo elemento abbia realizzato i "lumi eterni"?

    O è solo leggenda?

    Liberamente tratto da un vecchio numero di Hera
    Ada De Santis likes this.

 

 
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