Siamo solamente alla fine di ottobre, eppure le prossime elezioni politiche hanno già un vincitore: Romano Prodi.
La notizia viene direttamente da fonte autorevole e... al di sopra di ogni sospetto: dall’America. Dove circola un rapporto della Bank of America che non lascia aperte altre possibilità al nostro Paese, sempre più declassato al rango di colonia.
In questo rapporto, infatti, arrivano i ‘suggerimenti’ cui Prodi dovrà attenersi una volta conquistata la maggioranza dei consensi popolari. Suggerimenti abbastanza scontati e banali.
Gli americani chiedono infatti più flessibilità per quanto riguarda il mondo del lavoro e nuove privatizzazioni nel settore dei servizi.
Per riuscire in questi difficili compiti, non a caso, l’istituto americano suggerisce come ministro dell’Economia personaggi del calibro di Padoa-Schioppa, Monti e Draghi, quindi tutte personalità che non dovrebbero avere troppe difficoltà ad ‘assecondare’ le richieste americane.
Secondo il rapporto, che presenta queste ‘istruzioni per l’uso’ “come gli orientamenti dell’Unione”, il centrosinistra starebbe poi pensando di “implementare una serie di riforme favorevoli al mercato”, anche se, ammonisce il rapporto, queste dovranno essere fatte nei primi mesi di legislatura.
Nulla di nuovo quindi. Gli americani hanno deciso che la sinistra, quella degli ex comunisti e degli ex democristiani, dovrà tornare al governo per finire di smantellare il nostro stato sociale e la nostra economia pubblica, svendendo quel poco di pubblico che ancora rimane.
E gli italiani?
Gli italiani, come sempre, obbediranno. In fondo abbiamo barattato la nostra libertà molti anni fa ed ora non possiamo certo sperare di eleggere liberamente i nostri governanti.
Ha vinto Prodi, hanno vinto gli Usa.
Peccato che a perdere saranno, come sempre, gli italiani, soprattutto quelli che ancora sognano una libertà diversa da quella americana.
Una libertà vera.
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L’Italia, com’è ormai noto e risaputo da circa sessant’anni è diventata una colonia dell’imperialismo americano, anche se in molti hanno sempre cercato di smentire l’evidenza dei fatti presentando il nostro come un paese libero.
Nuova riprova del nostro status di paese suddito è giunta ieri da oltre oceano dove, da bravi padroni, ed anche in virtù della nostra posizione pseudo ‘geopolitica’ nel cuore del Mediterraneo, si preoccupano dei possibili risvolti che le elezioni della prossima primavera potrebbero avere nel nostro Paese, la Bank of America ha pubblicato un rapporto dedicato alle prossime elezioni politiche italiane, cercando anche di indicare ai futuri vincitori, che il rapporto indica negli unionisti, la strada da seguire in campo economico.
Nel rapporto, infatti, viene fatto notare come la squadra di Romano Prodi, in caso di vittoria elettorale, “sembra impegnata a implementare una serie di riforme favorevoli al mercato all’inizio del mandato”, facendo comunque notare come “i primi sei, nove mesi del nuovo governo saranno probabilmente cruciali”.
Gli statunitensi quindi si aspettano che Prodi metta in atto una politica ancora più turboliberista rispetto a quella di Berlusconi ed alleati.
La BoA ammonisce comunque Prodi e soci a non perdere tempo inutilmente perché “se la finestra iniziale andasse persa per le riforme, il processo potrebbe facilmente incontrare ostacoli e l’indispensabile sostegno politico potrebbe svanire”, cosa questa che speriamo inviti tutti a riflettere sull’effettiva indipendenza del nostro Stato da Washington.
Il rapporto, curato da Lorenzo Codogno, che per la BoA lavora nella sede di Londra, analizza nel dettaglio le prospettive del nostro Paese, soffermandosi anzitutto sulla nuova legge elettorale, con la quale, a parere della banca americana, “il rischio di una situazione di stallo è ora significativamente più alta”.
La legge elettorale, infatti, secondo gli analisti della banca, non esclude la possibilità che nelle due Camere ci siano due maggioranze differenti. La BoA azzarda comunque un pronostico, assegnando il 60 per cento delle probabilità a una chiara vittoria del centrosinistra, il venti per cento ad una netta vittoria del centrodestra, il dieci a una maggioranza risicata al centrosinistra, e il dieci alla possibilità di una situazione di stallo. Il resto del documento è dedicato alle prospettive del Paese in caso di vittoria del centrosinistra. Tra le riforme che l’Unione sta preparando, scrive la BoA, c’è quella fiscale “il primo problema che il nuovo governo dovrà affrontare è quello di fornire immediato supporto a quella parte della popolazione che è scivolata sotto la soglia di povertà”.
Riforma che prevedrebbe l’istituto statunitense una risistemazione delle aliquote “per incrementare l’area tax free”. La conseguente riduzione del carico fiscale sul lavoro “è probabile che venga finanziata da un aumento della tassazione sui beni finanziari”, e in materia due sembrerebbero essere le possibili vie, “un semplice incremento delle imposte, con qualche forma di esenzione fino a un certo ammontare”, oppure “spostare la tassazione alla dichiarazione dei redditi, con il rischio di evasioni fiscali e con un ammanco del gettito nel primo anno”.
In caso di vittoria del centrosinistra, secondo l’istituto a stelle e strisce verrebbe ridisegnato il sistema delle Authority, riducendole a quattro: una “a tutela della stabilità finanziaria, la Banca d’Italia, con un ruolo di supervisione sul sistema bancario domestico, un’altra per la trasparenza, la Consob, una per la concorrenza, una nuova entità che raggrupperebbe tutte le competenze in materia ora disperse in varie sedi, incluse quelle della Banca d’Italia, ed una quarta per le reti di tlc, gas, elettricità.”
Evidentemente non ancora soddisfatti della difficile situazione cui sono sottoposti i giovani italiani grazie alla destabilizzante flessibilità del lavoro la BoA dichiara
“l’Italia ha bisogno di ulteriore flessibilità in entrata e in uscita, come pure di migliori infrastrutture e servizi per consentire la flessibilità”, l’istituto parla poi dei sindacati che potrebbero opporsi, anche se “sembra sussistere una crescente accettazione anche tra i leader del centrosinistra del bisogno di maggiore flessibilità e mobilità nel mercato del lavoro e un governo di centrosinistra sembra meglio posizionato per trovare un punto d’incontro con i sindacati su ulteriori cambiamenti della legislazione in materia”.
In materia di salute fa sapere poi la BoA “il centrosinistra pare orientato ad incrementare la stretta su spesa e trasferimenti, come ha fatto in passato”.
La BoA ha poi ovviamente suggerito al centrosinistra di creare una nuova liberalizzazione nel settore dei servizi che “continuano a comportarsi come dei semimonopoli”.
La BoA che già assegna la vittoria a Prodi ed ai suoi si lascia andare poi al toto-nomine indicando per la carica di ministro dell’Economia una rosa di tre nomi Mario Draghi, Mario Monti e Tommaso Padoa-Schioppa.
La BoA critica pesantemente il ponte sullo stretto di Messina, “un grande macigno sul futuro, opera di dubbio valore economico. Un progetto che, viste anche le penali previste dal contratto, da solo potrebbe peggiorare in modo significativo l’equilibrio fiscale se i fondi privati non fossero sufficienti a coprire gli enormi costi, che potrebbero facilmente crescere in futuro”.
Alle politiche mancano circa sei mesi ma a quanto pare il ricorso alle urne appare quanto mai inutile. Vincerà Prodi perché i padroni d’oltreoceano hanno deciso così, e noi poveri sudditi non potremo far altro che ubbidire servizievolmente.
(Fabrizio Di Ernesto)




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