Ma a Calderoli lo pagano un tanto a minchiata o cosa?
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Ma a Calderoli lo pagano un tanto a minchiata o cosa?
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Se calderoli parla così evidentemente ha il placet dell'ormai ex segretario.
...tanto a minchiataCitazione:
In origine postato da Birrafondaio
Ma a Calderoli lo pagano un tanto a minchiata o cosa?
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per calderoli...
tutt i can menan la cua, tutt i ciula disen la sua
Un branco di pazzi da far cadere le braccia...
Il problema , secondo me , è un altro.
Calderoli ormai occupa sia dal punto di vista massmediatico che da quello politico il ruolo che era di Bossi e questo senza aver avuto alcuna investitura nè dalla base nè, almeno ufficialmente, dai "vertici".
Che dica delle banali fesserie è un suo problema se parla a titolo personale ma qui le sue parole vengono interpretate come la voce ufficiale della Lega.
Ma siamo pazzi?
Questa non è la Lega è qualcosa che,volutamente ,stanno trasformando per portarla all'estinzione.
E la sua partecipazione alla manifestazione pro Israele è personale o rappresenta il movimento?
Qualcuno sta demolendo la Lega.
E questo dà un senso di rabbia e di sgomento.
Pazzi di un tipo ben preciso: schizofrenia, doppia personalita, dato che accanto alle dichiarazioni di Calderoli compaiono (fortunatamente) interviste a Massimo Fini del seguente tenore su "la Padania":Citazione:
In origine postato da Herr Mann
Un branco di pazzi da far cadere le braccia...
LINK su La Padania
«Colpe occidentali nell’integralismo»
ALESSANDRO MONTANARI
Massimo Fini, le parole di Ahmadinejad su Israele disegnano un’escalation cominciata col programma nucleare, proseguita con le dichiarazioni anti-sioniste e ora con la “purga” di alcuni ambasciatori ritenuti troppo morbidi. Come valuta questa crisi e come crede che si evolverà?
«Le dichiarazioni di Ahmadinejad sono gravi e inaccettabili. Detto questo, aggiungo che Bush ha minacciato mille volte di cancellare gli “Stati canaglia”, tra i quali inserisce anche l’Iran. Ritengo quindi che le dichiarazioni del presidente iraniano siano gravi ma non più gravi delle dichiarazioni fatte da altri presidenti occidentali. Quanto al nucleare, Teheran sostiene che il suo non sia un programma bellico. Sono inoltre in corso delle trattative, che gli Stati Uniti hanno sempre boicottato, con Gran Bretagna, Francia e Germania e in ogni caso va tenuto conto del fatto che l’Iran è circondato da Paesi che hanno l’arma nucleare: India, Pakistan e Israele. Perciò non mi pare scandaloso che vogliano dotarsi di armi nucleari. Anche perché abbiamo visto che senza armi nucleari fai la fine di Saddam Hussein, invece di quella della Corea del Nord».
Gli israeliani temono che queste armi vengano usate contro di loro.
«Chi ha le armi nucleari, come Israele, può farne una questione di forza, ma non può farne una questione etico-morale. Insomma, ce le hanno queste armi nucleari sì o no?»
Si suppone di sì.
«No, è certo che ce le abbiano. Quindi questa idea che gli altri debbano essere disarmati e noi armati mi sembra abbastanza curiosa. Ripeto: la si può affermare sul piano della forza, ma ammettendo che è il piano della forza, mentre non la si può affermare sul piano del diritto»
Come spiega allora una reazione così allarmata da parte di così tanti Stati?
«È del tutto evidente che prima dell’escalation iraniana c’è stata l’escalation americana, un’escalation mirata a fare, nei confronti di Teheran, quanto fatto nei confronti dell’Iraq. Sottolineo, tra l’altro, che non c’è alcun parallelo tra i due Paesi: uno era una dittatura, l’altro è una teocrazia. Sono cose molto diverse»
C’è chi sostiene che l’America non avrebbe la forza, in questo momento, per impegnarsi militarmente su un altro fronte.
«E meno male! Perché un attacco all’Iran sarebbe devastante. L’Iran è un grande Paese, non è un’invenzione degli inglesi, del 1930, come l’Iraq»
Prima di Ahmadinejad, l’Iran aveva vissuto una stagione riformista. Come spiega questo ritorno all’oltranzismo, con un presidente che cita spesso Khomeini?
«Gli iraniani hanno votato e hanno votato questo presidente. Guardi, io ero a Teheran quando arrivò Khomeini da Parigi. C’erano 10 milioni di persone ad attenderlo. Bisogna cercare di capire che lì hanno una sensibilità diversa dalla nostra. La way of life occidentale può piacere al massimo alla borghesia iraniana, che è una striscia sottilissima rispetto al complesso della popolazione. Quando cacciarono lo Scià, che era filo-occidentale, non lo cacciarono con un colpo di Stato, ma con una rivolta di popolo»
È vero, tuttavia, che questo integralismo religioso riemerge dopo un periodo in cui era stato in qualche modo smorzato.
«È ovvio che quanto più l’occidente diventa aggressivo, tanto più diventa aggressiva la risposta musulmana. Non dimentichiamo che ci sono 160 mila soldati americani in un Paese di confine con l’Iran»
Anche in altri Stati musulmani ci sono pericolosi focolai politici. Penso al Libano e alla Siria. In Libano, dove musulmani e cristiani convivono in un delicato equilibrio, è stato assassinato un ex primo ministro e un attentato ha gravemente ferito una giornalista ritenuta anti-siriana. Perché la situazione libanese, potenzialmente altrettanto esplosiva di quella iraniana, è così poco osservata dai leader internazionali?
«Perché il Libano è un Paese molto più piccolo e, per questo, meno importante dell’Iran. È inevitabile»
In Francia, da diverse notti la polizia si scontra con bande di giovani immigrati di religione musulmana, ma cittadini francesi ormai di seconda o terza generazione. Come valuta questa situazione?
«Credo che in Francia situazioni di vita intollerabili si mischino alla rinascita dell’integralismo musulmano che però, lo voglio ribadire, è a sua volta una risposta all’integralismo occidentale»
Perché i musulmani d’America si definiscono e si sentono americani, mentre i musulmani d’Italia e di Francia si dicono musulmani e non italiani o francesi? Dove sta la differenza e dove sta l’errore?
«Non c’è differenza e non c’è errore. Gli immigrati che vengono nel nostro Paese, devono rispettare le leggi italiane. Poi, se si assimilano o no, è una questione di sensibilità personale. Io ho il diritto di non assimilarmi. Gli ebrei, da sempre, non si assimilano o comunque conservano, giustamente, una forte componente della loro cultura. Non vedo perché questo non possano farlo anche i musulmani»
Alcuni si rifiutano persino di parlare italiano.
«In America ci sono ancora italiani che non sanno una parola d’inglese. Vogliamo demonizzarli?»
No, certo. Però suppongo che facciano andare i loro figli nelle scuole americane e che questi studino in inglese i programmi scolastici americani.
«In Italia ci sono scuole americane, tedesche ed altre ancora, parificate alle scuole italiane. Certamente devono rispettare dei parametri, e quindi anche le scuole musulmane che rispettino questi parametri, ma che vogliano mantenere un legame col loro Paese, sono perfettamente legittime»
Ha seguito la vicenda di via Quaranta a Milano?
«Ho seguito la vicenda e trovo estremamente grave il fatto che si volesse mandare la polizia a sgomberare il marciapiede perché lì si faceva lezione. Richiesta fatta, tra l’altro, da Tiziana Majolo, che per vent’anni non ha fatto che esaltare occupazioni di uffici pubblici, case private e quant’altro»
Come concilia l’infrazione palese di tenere lezioni sul marciapiede con il rispetto delle leggi che lei richiede agli immigrati?
«La scuola è stata chiusa e se sarà riaperta, sarà riaperta perché avrà dei criteri che rispettano i dettami del ministero dell’Istruzione. Da qui a mandare la polizia perché si liberino i marciapiedi secondo me ce ne passa. Mi spiego meglio. Ho l’impressione che in Italia si stia affermando un doppio diritto: uno per “lor Signori”, che li esime dal rispondere di reati gravissimi per cui, ad esempio, è stato depenalizzato il falso in bilancio, e uno per la gente di strada, che prevede la tolleranza zero. Ma la tolleranza zero va bene se vale per tutti e per tutti i reati. Inoltre è molto difficile riuscire a sostenere il fondamentale principio della legalità nel momento in cui la classe dirigente è la prima a violarla in continuazione o a farsi leggi per se stessa quando è implicata in questioni di giustizia. Che esempio dà? Voglio dire: quando c’è stata per 20 anni una delegittimazione costante della magistratura italiana, possiamo poi meravigliarci se le nostre leggi non vengono rispettate da quelli che vengono qui?»
A proposito di legalità. La battaglia di Cofferati ha spaccato ancora una volta la sinistra tra ortodossi ed eretici. È vero, come ha sostenuto Emanuele Macaluso in un’intervista al nostro quotidiano, che le ideologie non sono mai morte?
«A me sembra che le vecchie ideologie siano morte e che se ne sia affermata una, che più che essere un’ideologia è un meccanismo con una sua straordinaria forza e coerenza interna, che è quella del modello di sviluppo occidentale. Non vedo ritorni del comunismo e tanto meno del fascismo»
Ciononostante, nella polemica tutta interna alla sinistra sulla vicenda di Cofferati si è registrato un certo dogmatismo.
«Nella sinistra c’è una rigidità maggiore perché alcuni riflessi del materialismo scientifico e delle verità indiscutibili rimangono. Sono riflessi, però, che rispetto alle ortodossie di un tempo si collocano a distanze lunari»
L’ha sorpresa l’atteggiamento di Cofferati da sindaco?
«No, perché quando uno che è stato rivoluzionario diventa uomo d’ordine sente in qualche modo di avere maggiore autorevolezza a far rispettare l’ordine. È una questione psicologica. La battaglia per l’affermazione della legalità è giusta, anche se si inserisce in un contesto, quello italiano, in cui l’illegalità viene fatta passare o in modica o in grande quantità a seconda della classe d’appartenenza»
Ritiene genuina la spinta, partita proprio negli ultimi giorni da sinistra, per un maggiore laicismo dello Stato e per la riforma del Concordato?
«Da Wojtyla in poi e con la connivenza delle classi dirigenti italiane di destra e di sinistra, la Chiesa sta violando il concetto di “libera Chiesa in libero Stato” con numerosi interventi a piedi uniti su vicende interne allo Stato italiano. Basti pensare agli interventi contro la Lega Nord e a favore dell’unità d’Italia, cose che in nessun modo possono entrare nel magistero della Chiesa per quanto esteso lo si possa considerare»
C’è chi interpreta questi interventi come libere espressioni del pensiero.
«Un Papa non ha una libera espressione del pensiero. Può fare discorsi che valgono per il mondo ma non può fare discorsi che valgono per il nostro Paese. Oggi, per esempio, Ratzinger dice che dobbiamo fare più figli. Concordo, ma perché si rivolge all’Italia? Si rivolga al mondo. Nessun cattolico accetterebbe che io mi intromettessi sui dogmi della vergi
nità della Madonna, e infatti non mi permetto di dire nulla: sono questioni della Chiesa cattolica. E le questioni dello Stato italiano sono questioni dello Stato italiano»
Quindi lei è a favore della riforma del Concordato?
«Non sono per la riforma del Concordato nella misura in cui chiedo alla Chiesa un atteggiamento più rispettoso dello Stato italiano, perché questo in effetti è il senso del Concordato: dare concretezza al concetto di Cavour “libera Chiesa in libero Stato”. Voglio aggiungere un’altra cosa. Noto un tentativo di recupero dei valori cristiani e religiosi. Mi sta bene, ma trovo curioso che noi si operi questo tentativo proprio mentre a suon di bombe, o di minacce, o di campagne ideologiche, stiamo tentando di impedire agli altri di vivere la propria religiosità: per cui quelli non devono essere una teocrazia, la donna musulmana deve omologarsi a quella occidentale, ecc... Trovo quindi più coerente, tutto sommato, chi riafferma la laicità dello stato»
Marcello Pera sostiene che la sinistra ha sempre avuto un’egemonia culturale sul mondo cattolico. Condivide il pensiero del presidente del Senato?
«Che in Italia ci sia stata un’egemonia culturale della sinistra è fuori discussione; non credo, invece, che si possa sostenere che la sinistra abbia avuto un’egemonia culturale anche sul mondo cattolico».
[Data pubblicazione: 03/11/2005]
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Si, è vero, non se ne può più di questi
dirigenti della Lega che fanno a gara
a chi le spara più grosse e questa incontinenza
è la maggior responsabile del basso gradimento
che gode la Lega.
I dirigenti della Lega non hanno uno sviluppato
senso per l'economia, la cosa più importante
in ambito federalista.
Personalmente mi preoccupa uno che per far colpo
sulla fidanzata le regala una Rolls-Royce!
Citazione:
In origine postato da Birrafondaio
Ma a Calderoli lo pagano un tanto a minchiata o cosa?
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Lopaghiamo, vorrai dire....
...e comunque no, mi spiace deluderti, non lo paghiamo a minchiata perchè lui, quando le spara, non sa che sono minchiate....crede che siano cose geniali.....come quando definì IGOR MARINI "un Pico della Mirandola....mai visto uno con una simile intelligenza....un genio"....
tragico.....
il prossimo segretario della lega nord dev essere un veneto: luca zaia e giuseppe covre secondo me sono le persone giuste.ma vedrei bene anche ballaman