Se l'uomo ha diritto alla vita, ha diritto pure ad intraprendere le azioni necessarie alla sua sopravvivenza come essere razionale, e poiche' l'uomo, per sua natura deve produrre le cose che gli occorrono per vivere il diritto alla vita implica il diritto alla produzione e il diritto alla produzione implica il diritto a disporre del proprio prodotto come meglio si ritiene, da qui, quindi discendono proprieta' privata e libero commercio, inoltre ogni restrizione al commercio operata da parti terze e' una violazione al diritto alla vita.
Ergo una morale obiettiva e razionale dell'interesse individuale esige una separazione netta fra stato ed economia, quindi niente tasse sulla produzione o su qualsiasi cosa faccia parte dell'economia: le tasse sono un furto bello e buono.
I cittadini razionali possono, su base volontaria, pagare i servizi che lo stato offre limitatamente, e possono volontariamente decidere di redistribuire il surplus di capitale prodotto ai poveri, ovviamente solo in caso di esistenza di surplus, altrimenti qualsiasi redistribuzione, volontaria e/o forzata porterebbe ad un generale impoverimento della societa'. I ricchi insomma potrebbero essere ben felici di fare un bel prestito a chi si trova in condizioni di bisogno ma i bisognosi/poveri dovrebbero accettare la poverta' in caso di mancanza di surplus e non rapinare i ricchi .

In un vero sistema capitalista, comunque, la disoccupazione sarebbe minima e la fame non esisterebbe, perche' i ricchi razionali redistribuirebbero le ricchezze nella misura necessaria a minimizzare le tensioni sociali.