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  1. #1
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    Predefinito Mafia, i Delitti e le Stragi, per non Dimenticare.

    Alla vigilia delle Elezioni Siciliane vorrei proporvi un escursus sulle stragi ed i delitti realizzati da Cosa NOstra negli anni scorsi.

    Per ricordare, per non dimenticare, per riflettere.

    -------------------------------

    1/5/1947: massacro di Portella della Ginestra (collina vicino Palermo), la banda Giuliano apre il fuoco su una folla di contadini che celebra la festa del lavoro: 11 morti e 56 feriti.


  2. #2
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    Periodo 1944/1966

    lotta per l'occupazione delle terre contro la mafia che spalleggia gli agrari, muoiono 38 sindacalisti, uccisi da campieri, guardaspalle e boss emergenti (6/8/1944 Andrea Raja, 7/6/1945 Nunzio Passafiume, 4/1/1947 Accursio Miraglia, 10/3/1948 Placido Rizzotto, 6/3/1955 Salvatore Carnevale, 20/7/1960 Paolo Bongiorno, 24/3/1966 Carmelo Battaglia).

  3. #3
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    Predefinito Re: Mafia, i Delitti e le Stragi, per non Dimenticare.

    In origine postato da danny78
    Alla vigilia delle Elezioni Siciliane vorrei proporvi un escursus sulle stragi ed i delitti realizzati da Cosa NOstra negli anni scorsi.

    Per ricordare, per non dimenticare, per riflettere.

    -------------------------------

    1/5/1947: massacro di Portella della Ginestra (collina vicino Palermo), la banda Giuliano apre il fuoco su una folla di contadini che celebra la festa del lavoro: 11 morti e 56 feriti.

    Precisazione: in questa strage, tesa a spaventare gli elettori delle sinistre, che nell'immediato dopoguerra in Sicilia avevano la maggioranza, Giuliano fu semplicemente il braccio armato. Dietro ci furono sicuramente servizi segreti americani, cosche mafiose palermitane e forse anche qualche notabile democristiano. Probabilmente l'uccisione di Giuliano e di alcuni suoi scagnozzi e' da imputare alla necessita' di tacere all'opinione pubblica i veri mandanti.

  4. #4
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    30/3/1960: ucciso il commissario Cataldo Tandoy (provincia di Agrigento).

    Il 30 marzo del ’ 60, che già scende la sera, il capo della squadra mobile agrigentina Cataldo Tandoy, un poliziotto che “ non risolveva un caso uno” e che denunciava o spediva in galera” altro che scartine” (tuttavia mediatore nella vendita di fondi), viene ucciso mentre è a passeggio con Leila Motta, la bella giovane moglie, e chiacchierata. Ma scava, scava, dietro al delitto passionale c’è un’accorta regia di mafia. Queste sono alcune delle storie che Frasca Polara – cronista di gran classe per cinquanta anni - racconta nel suo libro insieme alle stragi che sono state consumate in Sicilia su un popolo che reclama pane, o acqua, o lavoro, come in una tragedia senza alcuna sfumatura, senza quello sbaffo di farsa che sempre fa capolino nelle storie del Sud.
    (Cose di Sicilia e Di siciliani, F.Polara, 2004, Sellerio editore)

  5. #5
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    30/6/1963: strage di Ciaculli

    Una “giulietta” carica di tritolo uccide sette tra poliziotti, carabinieri e artificieri.

    La strage di Ciaculli, il primo eccidio di mafia che costo' la vita a sette esponenti delle forze dell' ordine tra carabinieri, poliziotti e soldati, uccisi dall' esplosione di una 'Giulietta' imbottita di tritolo, e' stata ricordata oggi a quasi quarant' anni di distanza. L' attentato, compiuto il 30 giugno del 1963, segno' la fine della cosidetta prima ''guerra'' tra le cosche mafiose del palermitano


  6. #6
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    16/9/1970: Mauro De Mauro

    IL CASO DE MAURO

    Mercoledi 16 settembre 1970. Sono da poco passate le 21.Mauro De Mauro é un cronista del quotidiano l'Ora di Palermo. Sta lavorando da mesi alla sceneggiatura del film "Il caso Mattei" del regista Francesco Rosi. De Mauro sta per rientrare nella sua abitazione di via delle Magnolie, in un quartiere residenziale del capoluogo siciliano. Una delle sue figlie vede tre uomini salire sulla Bmw del giornalista. Il guidatore accelera in modo brusco, poi si allontana ad alta velocità.


    A un chilometro da via delle Magnolie viene ritrovata la vettura di Mauro De Mauro. Gli investigatori frugano nella Bmw e in uno scomparto interno recuperano degli appunti relativi ad una speculazione edilizia. Ora le inchieste e i servizi di Mauro attraggono l'attenzione degli investigatori. Nel tentativo di trovare la pista giusta che porti al suoi rapitori, si ricostruisce la sua personalità.


    Qualcosa di grosso. Poco prima di sparire, Mauro De Mauro indaga sugli ultimi due giorni di vita del Presidente dell'Eni Enrico Mattei. Lo riferisce all'editore e libraio Fausto Fiaccovio, lo confida a un'amica, ne accenna alla figlia Junia, ne parla con il collega dell'Ansa Lucio Galluzzo a cui dice che si sta occupando "di un soggetto per un film di Francesco Rosi". E poi aggiunge: "E' roba da far tremare l'Italia".


    Elda De Mauro, la moglie di Mauro intanto non si da pace. Mauro non ritorna a casa e a diciassette giorni dal suo rapimento ricorda un fatto lontano nel tempo, un particolare mai rivelato.....
    Alle indagini si interessano tre investigatori, tutti uccisi tra il 1979 e il 1982: il capitano dei carabinieri Giuseppe Russo, il commissario della mobile Boris Giuliano e il comandante della legione dell'Arma Carlo Alberto dalla Chiesa. Le piste sono comunque divergenti. Secondo i carabinieri, De Mauro avrebbe scoperto un traffico di droga internazionale e per questo sarebbe stato eliminato dalla mafia. L'ipotesi viene sostenuta dal pentito Gaspare Mutolo, secondo cui De Mauro venne strangolato da killer di Stefano Bontate, il capo della "mafia perdente",




    La polizia punta dritta alla "pista Mattei". Il cassetto della sua scrivania nella redazione dell'Ora di Palermo risulta forzato. Non si trovano più nastri magnetici, dal bloc-notes con gli appunti sono state strappate due pagine e mancano anche altri fogli più recenti che riguardano gli incontri avuti nella preparazione della sceneggiatura del film "Il caso Mattei" di Francesco Rosi. C'è un sospetto forte, un'ipotesi che non sarà mai approfondita. In quel nastro e in quei fogli potrebbe esserci la soluzione di due gialli: la morte di Enrico Mattei e la scomparsa di Mauro De Mauro.


    Il caso De Mauro non è ancora chiuso. Il pubblico ministero di Palermo Giusto Sciacchitano propone l'archiviazione dell'inchiesta ma il giudice istruttore dello stesso tribunale, Giacomo Conte, l'8 aprile 1991, chiede alla Procura un supplemento di indagine:vuole appurare "il ruolo della mafia e i suoi collegamenti con i poteri occulti, l'estremismo di destra, i servizi segreti e la massoneria". Secondo il giudice palermitano, "ci sono elementi di prova che portano a Giuseppe Di Cristina e Giuseppe Calderone quali autori del sequestro De Mauro nell'ipotesi che il sequestro sia stato fatto da qualcuno per bloccare l'inchiesta dei giornalista sulla fine di Mattei".


    Sul "caso De Mauro" il pentito Tommaso Buscetta si rivolge al giudice Giovanni Falcone: "Della morte dei giornalista Mauro De Mauro non so nulla. Non è faccenda di mafia. Quando ne parlavo con i miei interlocutori, questi sembravano stupiti. Ho sentito dire in giro che la sua scomparsa è legata alla morte di un noto politico italiano, credo che si chiamasse Enrico Mattei".


    Il punto centrale della morte di Mauro De Mauro resta l'incarico che il regista Francesco Rosi gli offre: la sceneggiatura del film "Il Caso Mattei". E' lì che si concentra il buco nero della sua sparizione. Cosa poteva avere scoperto De Mauro sugli ultimi giorni di vita del Presidente dell'Eni, Enrico Mattei?


    a cura di Daniele Biacchessi

  7. #7
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    5/5/1971: Pietro Scaglione

    Nacque a Palermo il 2 marzo 1906 e vi morì il 5 maggio 1971, assassinato a colpi di mitra in via Cipressi, mentre tornava dal cimitero, dove, come sua consuetudine, andava a pregare sulla tomba della moglie; era stato da poco destinato a Procuratore Generale di Lecce. Nell'agguato mori il suo autista, Antonino Lo Russo, aprendo la tragica lista degli uomini delle scorte assassinati insieme a coloro che difendevano.

    Era procuratore della repubblica e aveva coraggiosamente denunciato mafiosi e collusi.

    Fu la prima morte eccellente avvenuta a Palermo; essa segnò una svolta della criminalità che –si diceva fino ad allora- “non colpisce gli uomini dello Stato”.

    Il potere mafioso era passato in mano al gruppo dei corleonesi. Non furono identificati i killer, anche se sui mandanti, e sulle ragioni dell’omicidio, l'inchiesta della magistratura (condotta a Genova) non lasciò dubbi.

    Piraino Leto, Ricordo di Pietro Scaglione, in La Magistratura 1992, 62-63


  8. #8
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    20/8/1977:

    il colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e l'insegnante Filippo Costa vengono uccisi mentre passeggiano nei boschi della Ficuzza.

  9. #9
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    9/5/1978: Giuseppe Impastato



    Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino (Cinisi, Palermo, 5 gennaio 1948 - 9 maggio 1978) è stato un ragazzo siciliano che ha consacrato tutta la sua vita alla lotta contro la mafia, per mano della quale è stato assassinato.


    Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso con una giulietta al tritolo nel 1963).

    Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L’Idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.

    Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.


    Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale

    ...................

    Il Processo Impastato:

    Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata.


    familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia all'udienza preliminare e chiede il giudizio immediato

    Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti

    Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo

  10. #10
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    26/1/1979: Mario Francese.

    Mario Francese era un buon padre di famiglia, un giornalista coscienzioso, una persona per bene. Solo per questo - una banalità, se volete - fu ucciso dalla mafia.



    Francese - secondo i magistrati - intui' prima di ogni altro la scalata al potere mafioso intrapresa dallo schieramento corleonese di Toto' Riina e Luciano Liggio, destinato in seguito a divenire protagonista della strategia terroristico-eversiva manifestatasi sul finire degli anni '70" e denuncio' nei suoi articoli "le fitte relazioni tra gli ambienti mafiosi e il mondo dell'economia e degli appalti pubblici nella Sicilia Occidentale", facendo nomi e cognomi di personaggi che sarebbero finiti negli atti giudiziari solo venti anni dopo come quello di Giuseppe Mandalari, definito da Francese specialista nell'amministrare societa' costituite da mafiosi". I giudici si soffermano anche sulle denunce del giornalista nei confronti di personaggi come don Agostino Coppola, il sacerdote che celebro' le nozze di Riina, che secondo Francese avrebbe avuto rapporti con l'anonima sequestri e sarebbe stato coinvolto nei rapimenti di Emilio Baroni, Luigi Rossi e dell' ingegnere Luciano Cassina. Ma la parte piu' ampia del capitolo dedicato al movente del delitto e' riservata all' inchiesta condotta da Francese sulla costruzione della diga Garcia. " Dopo l'omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, avvenuto a Ficuzza il 20 agosto 1977- scrivono i giudici- Mario Francese continuo' a concentrare il suo coraggioso ed intelligente impegno di ricerca, sugli interessi mafiosi connessi alla diga Garcia evidenziando "il connubio tra mafia e politica nella prospettiva di una enorme accumulazione di ricchezza connessa ai lavori di costruzione della diga, i vantaggi economici conseguiti dal boss di Monreale, Giuseppe Garda, mediante la percezione dell' indennità di esproprio per i terreni da lui acquistati a Roccamena, le manovre speculative da parte dei cugini di Salemi Nino e Ignazio Salvo, la catena di omicidi, legati agli appalti, verificatasi tra Corleone, Roccamena, Mezzojuso, Ficuzza, ed altri centri vicini, la tendenza di 'Cosa Nostra' a creare condizioni particolarmente favorevoli all'impresa milanese Lodigiani" e la possibile connessione tra l'omicidio del colonnello Russo e gli interessi di 'Cosa Nostra' per i lavori relativi alla diga.

    (Motivazioni della sentenza dei giudici della quarta sezione della corte d'assise di Palermo per l' omicidio del giornalista palermitano Mario Francese, ucciso dalla mafia nel 1979.
    Condannati i 7 boss che vollero quell’efferatezza: Riina, Madonia, Bagarella, Calò, Geraci, Farinella, Greco)


    ......................
    Notizia di pochi giorni fa:

    Giovedì 6 Ottobre 2005, 19:15

    Mafia: Omicidio Francese, Cassazione Conferma Ergastolo a Boss Provenzano
    Di (Ter/Pn/Adnkronos)

    Palermo, 6 ott. - (Adnkronos) - La Corte di Cassazione ha confermato la condanna all'ergastolo di Bernardo Provenzano, boss latitante di Cosa Nostra, accusato dell'omicidio di Mario Francese, giornalista di cronaca giudiziaria del 'Giornale di Sicilia'. Francese venne ucciso la sera del 26 gennaio 1979 sotto la sua abitazione e a ordinare l'omicidio fu proprio Provenzano che all'epoca era uno dei capi della cupola di Cosa nostra.

 

 
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