L'Europa di Benedetto. Il primo libro del papa, con alcune anticipazioni
di Mattia Bianchi - Serena Sartini/ 21/06/2005
Il presidente del Senato Marcello Pera e il cardinale Camillo Ruini presentano a Roma l'ultima fatica di Benedetto XVI, scritta prima dell'elezione: una riflessione sulla crisi delle culture, il tema dell'aborto e le radici cristiane dell'Ue.
ROMA - Un libro interamente dedicato all'Europa, un contributo che diventa ancor più attuale di fronte ai segnali di crisi degli ultimi tempi. Viene presentato stasera a Roma “L'Europa di Benedetto nella crisi delle culture”, il primo libro del papa, scritto prima della sua elezione, quando era ancora il card. Joseph Ratzinger, uno degli intellettuali più vivaci della scena culturale del continente. All'incontro parteciperanno il cardinale Camillo Ruini e il presidente del Senato, Marcello Pera, che già in passato aveva avuto modo di confrontarsi, da laico non credente, con il futuro pontefice, scrivendo con lui il libro “Senza radici”. Il testo, di circa 150 pagine, esamina uno dei temi prediletti di Benedetto XVI, 'lo scontro di civiltà e delle culture, in particolare quella razionalista, quel tema che tante volte in passato era stato al centro del suo pensiero e che oggi ricorda senza stancarsi nei suoi primi interventi da papa: ''...al crescere delle nostre possibilità non corrisponde un uguale sviluppo della nostra energia morale'', necessario per non perdere l'uomo.
Il volume, con la prefazione dello stesso Pera, è pubblicato dalla Editrice Vaticana (che ha il copyright su tutti i testi del papa) e dalle Edizioni Cantagalli, che hanno curato in prima persona il progetto. Il ragionamento del papa teologo si sviluppa su tre grandi ambiti: il primo riguarda ''La crisi delle culture'', con una riflessione sulle culture che oggi si contrappongono e sul significato e sui limiti dell'attuale cultura razionalista, con attenzione al significato permanente della fede cristiana. Successivamente, Ratzinger esamina i temi, di particolare attualità del diritto alla vita e l'Europa con un inequivocabile capitolo dal titolo ''perchè non bisogna rassegnarsi''. Infine, la terza parte dedicata a ''che cosa significa credere'' e alla fede della vita quotidiana, definito un ''atteggiamento umano fondamentale'', con testi tratti anche da una lezione tenuta dal cardinale alla scuola di cultura cattolica di Santa Croce in Bassano. Il libro si chiude con una poesia di Massimo Lippi, ''Le due colombe'', dedicata dall'editore a Benedetto XVI.
''Alle origini di quella che qui Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, chiama 'la contraddizione più radicale' sviluppatasi in Europa fu la 'grande divisione operata dalla rivoluzione scientifica'', scrive Marcello Pera nella sua introduzione. ''L'Europa - scrive Ratzinger - ha sviluppato una cultura che, in un modo sconosciuto prima d'ora all'umanità, esclude Dio dalla coscienza pubblica''. Pera sottolinea come nel primo scritto di questo libro, Ratzinger avanza una ''proposta'' ai laici: ''Nell'epoca dell'illuminismo si è tentato di intendere e definire le norme morali essenziali dicendo che esse sarebbero valide 'etsi Deus non daretur', (sebbene Dio non fosse dato), anche nel caso che Dio non esistesse... Dovremmo capovolgere l'assioma degli illuministi e dire: anche chi non riesce a trovare la via del l'accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita 'veluti si Deus daretur' (come se Dio fosse dato). La proposta è da accettare e la sfida da accogliere'', afferma Pera, che conclude la sua introduzione: ''Veluti si Deus daretur. È una scommessa che ha come posta il nostro impegno e come premio la nostra salvezza''.
Tra i grandi temi che il papa affronta nel suo libro, c'è il terrorismo, ''questa nuova guerra senza confini e senza fronti... rimane comunque la sensazione che tutte queste precauzioni in realtà non possano mai bastare, non essendo possibile nè desiderabile un controllo globale. Meno visibili - aggiunge - ma non per questo meno inquietanti, sono le possibilità di automanipolazione che l'uomo ha acquisito''. Rispetto al tema della tutela della vita, Ratzinger pone una domanda polemica: ''perchè non rassegnarsi ad aver perso questa battaglia e non dedicare invece le nostre energie a iniziative che possano trovare il favore di un più grande consenso sociale?''. Citando la Genesi, il pontefice dà una risposta nettissima: ''Non esistono 'piccoli omicidi': il rispetto di ogni vita umana è condizione essenziale perchè sia possibile una vita sociale degna di questo nome; quando nella sua coscienza l'uomo perde il rispetto per la vita come cosa sacra, inevitabilmente egli finisce per smarrire anche la sua stessa identità''.
Il riferimento all’aborto
Il papa dedica un capitolo intero al tema dell’importanza della vita umana, in tutte le sue fasi. Spiega ai cattolici perché "non bisogna rassegnarsi" alla presenza di leggi che permettono l'aborto, la clonazione, la fecondazione assistita, violando così il "riconoscimento della sacralità della vita". Medesima riflessione arriva dal Presidente del Senato, Marcello Pera che ha steso l'introduzione del volume. "Non esistono piccoli omicidi - scrive il pontefice - il rispetto di ogni vita umana è condizione essenziale perché sia possibile una vita sociale degna di questo nome". A suo dire, questo, non è un piccolo problema o una questione secondaria "che possa essere considerata relativa in ordine al pluralismo delle opinioni nella società moderna". Quando o perché, spiega, quando "nella sua coscienza l'uomo perde il rispetto per la vita come cosa sacra, inevitabilmente egli finisce per smarrire anche la sua stessa identità". Facendo distinzione tra "il diritto della forza e la forza del diritto", Papa Ratzinger mette in discussione la prerogativa di uno Stato che si arroga il diritto di "definire chi è o chi non è soggetto di diritti e che di conseguenza riconosca ad alcuni il potere di violare il fondamentale diritto alla vita di altri". Per Benedetto XVI tutto questo non fa altro che contraddire l'ideale democratico al quale lo Stato continua a richiamarsi ma, di conseguenza, minando "le stesse basi su cui si regge. Accettando infatti, che si violino i diritti del più debole, esso accetta anche che il diritto della forza prevalga sulla forza del diritto". I limiti dell'attuale cultura razionalista portano l'uomo a giustificare qualsiasi tipo di intervento ("ciò che si sa fare si può anche fare"). Ed è proprio l'assenza di questi valori etici di riferimento a condurre gli scienziati sulla via della clonazione: "l'uomo sa usare uomini come magazzino di organi per altri organi e perciò lo fa; lo fa perché sembrerebbe essere questa un'esigenza della sua libertà" scrive ancora il pontefice. Persino il terrorismo alla fine si basa su questa modalità di "auto-autorizzazione dell'uomo, ma non sugli insegnamenti del Corano".
Il presidente Pera nell'introduzione pone grande attenzione ai problemi della bioetica che, scrive, sono tra i "più difficili" da affrontare, e "in particolare quello di giustificare perché, con le legislazioni sull'aborto e le fecondazioni artificiali, il diritto del feto e dell'embrione a non essere lesi o soppressi, debba cedere al diritto alla libertà individuale". "La ragione non è chiara. Forse perché - si chiede la seconda carica dello Stato - feto ed embrione non sono persone? Forse perché sono 'piccoli' e la vita dei piccoli può essere sacrificata a quella degli adulti? Forse perché un 'piccolo omicidio' non è un omicidio autentico? Forse perché embrione e feto non rientrano tra quegli 'altri' che sono il limite invalicabile del diritto alla libertà individuale di 'noi'?". "Qui - sottolinea Pera - si sconta il limite della 'grande divisione'. Non è vero che la separazione delle sfere, scientifica, giuridica, morale e religiosa, garantisca sempre equilibrio e non produca mai contrasti fra esse. E' vero il contrario: che spesso - scrive - la libera azione in una sfera interagisce negativamente con la libera azione in un'altra". "Risolvere questi problemi cercando di tornare all'antica alleanza pre-galileiana di un unico sapere totale è impresa impossibile" afferma Pera il quale però aggiunge: "Richiamare i limiti della scienza, porre vincoli ai diritti è ancora possibile ed è doveroso". Bioetica, fecondazione, aborto, rapporto tra scienza e religione: nelle 25 pagine Pera si sofferma sul rapporto tra 'fides et ratio', sull'etica alla base del diritto, in ultima analisi sulla difesa dell'uomo sin dal momento del suo concepimento. Pera, filosofo di formazione popperiana, rammenta inoltre che nel primo libro scritto a quattro mani con l'allora cardinale Joeseph Ratzinger si avanza una proposta ai laici: "capovolgere l'assioma degli illuministi e dire: anche chi non riesce a trovare la via dell'accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita 'veluti si Deus daretur'". La proposta, conclude Pera, è da "accettare e la sfida a accogliere".
La riflessione sull’ingresso della Turchia nell’Ue
Benedetto XVI invita a riflettere sul dibattito dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea, evidenziando le diverse radici culturali e religiose degli altri Paesi dell'Ue. Il Papa dedica alla spinosa questione alcune pagine del suo ultimo libro. "Si tratta di uno Stato, o forse meglio, di un ambito culturale - scrive Ratzinger - che non ha radici cristiane, ma che è stato influenzato dalla cultura islamica. Ataturk ha poi cercato di trasformare la Turchia in uno Stato laicista - ha aggiunto - tentando di impiantare il laicismo maturato nel mondo cristiano dell'Europa su un terreno musulmano". Ma per il pontefice, "soltanto le norme e i contenuti della stessa cultura illuminista potranno determinare l'identità dell'Europa e ogni Stato che fa suoi questi criteri, potrà appartenere all'Europa". Benedetto XVI si augura inoltre che "dappertutto vengano rispettati la democrazia e i diritti umani".
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