Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    torquemada
    Ospite

    Predefinito 3d di preghiera per Israele

    In questi momenti difficili in cui dall'Iran giungono dei volgari attacchi a Israele, invito i forumisti cattolici alla preghiera per i nostri fratelli maggiori.

    Così come il venerabile Pio XII il 31 maggio 1942, 25° anniversario delle apparizioni di Fatima, nella Basilica di San Pietro disse: «A voi, al vostro Cuore Immacolato... noi, in quest'ora tragica della storia umana, consacriamo solennemente la santa Chiesa, più ancora il mondo intero, travagliato da, crudeli discordie, vittima della propria iniquità...», anche noi oggi, umilmente, ci rivolgiamo alla Vergine chiedendoLe che illumini le menti e i cuori degli uomini, affinchè nessuna popolazione sia afflitta da inutili e sanguinose guerre.

    Raimondo


  2. #2
    torquemada
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    Benedetto XVI: solidarietà ad Israele Post #1 di 3

    CdV, 19:45

    M.O.: PAPA, SOLIDALE CON ISRAELE E I SUOI DIRITTI

    'I gravi fatti di questi ultimi giorni in Terra Santa preoccupano grandemente la Santa Sede'. Lo afferma il portavoce vaticano Joaquin Navarro Valls, che a nome del Papa 'unendosi all'intera comunita' internazionale, esprime la propria ferma condanna per gli atti di violenza, l'attacco terroristico di Hadera e la successiva rappresaglia da qualunque parte essi provengano'. Preoccupano in Vaticano anche 'alcune dichiarazioni, particolarmente gravi e inaccettabili, con cui si e' negato il diritto all'esistenza dello Stato di Israele'. Il riferimento di Navarro e' alle dichiarazioni del Presidente dell'Iran. 'La Santa Sede - continua la nota - riafferma in questa occasione il diritto sia degli Israeliani che dei Palestinesi a vivere in pace e sicurezza, ciascuno in un proprio Stato sovrano'. Al tempo stesso 'la Santa Sede - conclude il portavoce vaticano - sente il dovere di rinnovare l'appello ai responsabili di tutti i popoli del Medio Oriente perche' ascoltino l'anelito alla pace e alla giustizia che sale dalle popolazioni, evitino di compiere gesti o scelte di divisione e di morte e si impegnino con coraggio e determinazione a creare le condizioni minime necessarie per riprendere il dialogo, l'unica via che assicurera' un futuro di pace e di prosperita' ai figli di quella terra'.

  3. #3
    14/05/48 Schiavi di Sion
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    Predefinito Esprimo meglio il concetto di ieri

    L'articolo peraltro risulta piu' completo del titolo ad effetto, che lascerebbe COMPRENSIBILMENTE sbigottiti i Palestinesi cui Wojtyla fece visita.

    La posizione riportata da Navarro Valls esprime in pieno la posizione del Vaticano che e' assai piu' complessa di quanto sintetizzato dalle testate giornalistiche.

    Mi sembra non ci siano cambiamenti sostanziali rispetto alla polemica di qualche mese fa dalla quale Navarro usci' a testa alta di fronte a polemiche stemperate nel frattempo dal rabbinato israeliano e dai rabbini della diaspora che prendevano le distanze dai vari Sharon o Shimon Peres.

    Il punto fermo e' che il Vaticano dona sempre attenzione alla politica che coinvoilge quell'area nella sua interezza riassunta dal mai abbandonato nome di Terra Santa.

  4. #4
    torquemada
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    IN MULTIPLICIBUS CURIS

    NUOVE PUBBLICHE PREGHIERE
    PER LA PACIFICAZIONE DELLA PALESTINA

    24 ottobre 1948 (1)



    Tra le molteplici preoccupazioni che Ci assillano in questo periodo di tempo tanto pieno di conseguenze decisive per la vita della grande famiglia umana e che Ci fanno sentire così grave il peso del supremo pontificato, occupa un posto particolare quella che Ci è causata dalla guerra che sconvolge la Palestina. In piena verità possiamo dirvi, venerabili fratelli, che né lieta né triste vicenda riesce ad attenuare il dolore mantenuto vivo nel Nostro animo dal pensiero che sulla terra su cui il Signore nostro Gesù Cristo versò il suo sangue per apportare a tutta quanta l'umanità la redenzione e la salvezza, continua a scorrere il sangue degli uomini; che sotto i cieli nei quali echeggiò nella fatidica notte l'evangelico annunzio di pace si continua a combattere, si accresce la miseria dei miseri e il terrore degli atterriti, mentre migliaia di profughi, smarriti e incalzati, vagano lontano dalla patria in cerca di un ricovero e di un pane.

    A rendere più cocente questo Nostro dolore contribuiscono non solo le notizie che continuamente Ci giungono di distruzioni e di danni causati agli edifici sacri e di beneficenza sorti attorno ai luoghi santi, ma anche il timore ch'esse Ci ispirano per la sorte di questi stessi luoghi, disseminati in tutta la Palestina e in maggior numero sul suolo della città santa, che furono santificati dalla nascita, dalla vita e dalla morte del Salvatore. Non è necessario assicurarvi, venerabili fratelli, che posti in mezzo allo spettacolo di tanti mali e alla previsione di mali maggiori, Noi non Ci siamo rinchiusi nel Nostro dolore, ma abbiamo fatto quanto era in Nostro potere per cercare di apportarvi rimedio.

    Parlando, prima ancora che il conflitto armato avesse inizio, a una delegazione di notabili arabi venuta a renderCi omaggio, manifestammo la Nostra viva sollecitudine per la pace in Palestina e, condannando ogni ricorso ad atti violenti, dichiarammo che essa non poteva realizzarsi se non nella verità e nella giustizia, cioè nel rispetto dei diritti di ognuno, delle tradizioni acquisite, specialmente nel campo religioso, come pure nello stretto adempimento dei doveri e degli obblighi di ciascun gruppo di abitanti. Dichiarata la guerra, senza discostarCi dall'attitudine di imparzialità impostaCi dal Nostro ministero apostolico che Ci colloca al di sopra dei conflitti dai quali è agitata la società umana, non mancammo di adoperarci, nella misura che dipendeva da Noi e secondo le possibilità che si sono offerte, per il trionfo della giustizia e della pace in Palestina e per il rispetto e la tutela dei luoghi santi.

    Nel tempo stesso, sollecitati dai numerosi e urgenti appelli quotidianamente rivolti a questa sede apostolica, abbiamo cercato di venire per quanto possibile in soccorso delle infelici vittime della guerra, inviando a tal fine ai Nostri rappresentanti in Palestina, nel Libano e in Egitto i mezzi a Nostra disposizione, e incoraggiando il sorgere e l'affermarsi, tra i cattolici nei vari paesi, di iniziative tendenti allo stesso scopo. Convinti, peraltro, della insufficienza dei mezzi umani per l'adeguata soluzione di una questione di cui tutti possono vedere l'eccezionale complessità, abbiamo soprattutto fatto costantemente ricorso al grande mezzo della preghiera, e nella Nostra recente lettera enciclica Auspicia quaedam vi invitammo, venerabili fratelli, a pregare e a far pregare i fedeli affidati alla vostra sollecitudine pastorale, affinché, sotto gli auspici della Vergine santissima, «conciliate le cose nella giustizia, ritornassero felicemente in Palestina la concordia e la pace».(2)

    Sappiamo che il Nostro invito non vi è stato rivolto invano. Né ignoriamo che, mentre con le Nostre suppliche e con la Nostra opera Ci adoperavamo in unione con il mondo cattolico per la pace in Palestina, uomini di buona volontà hanno moltiplicato nello stesso intento, senza badare a pericoli e sacrifici, nobili sforzi ai quali Ci è grato rendere omaggio. Tuttavia, il perdurare del conflitto e l'accrescersi ininterrotto delle rovine morali e materiali che inesorabilmente lo accompagnano, Ci inducono a rinnovarvi, venerabili fratelli, con accresciuta insistenza il Nostro invito, nella speranza che esso venga accolto non solo da voi, ma anche da tutto il mondo cristiano.

    Come dichiarammo il 2 giugno scorso ai membri del sacro collegio dei cardinali, mettendoli a parte delle Nostre ansietà per la Palestina, Noi non crediamo che il mondo cristiano potrebbe contemplare indifferente o in una sterile indignazione quella terra sacra, alla quale ognuno si accostava col più profondo rispetto per baciarla col più ardente amore, calpestata ancora da truppe in guerra e colpita da bombardamenti aerei; non crediamo che esso potrebbe lasciar consumare la devastazione dei luoghi santi, sconvolgere il sepolcro di Gesù Cristo. Siamo pieni di fiducia che le fervide suppliche che si innalzano a Dio onnipotente e misericordioso dai cristiani sparsi nel vasto mondo, insieme con le aspirazioni di tanti nobili cuori ardentemente solleciti del vero e del bene, possano rendere meno arduo agli uomini che reggono i destini dei popoli il compito di far sì che la giustizia e la pace in Palestina divengano una benefica realtà e, con l'efficace cooperazione di tutti gli interessati, si crei un ordine che garantisca a ciascuna delle parti al presente in conflitto, la sicurezza dell'esistenza e insieme condizioni fisiche e morali di vita capaci di fondare normalmente uno stato di benessere spirituale e materiale.

    Siamo pieni di fiducia che queste suppliche e queste aspirazioni indice del valore che ai luoghi santi annette così gran parte della famiglia umana, rafforzino negli alti consessi, nei quali si discutono i problemi della pace, la persuasione dell'opportunità di dare a Gerusalemme e dintorni, ove si trovano tanti e così preziosi ricordi della vita e della morte del Salvatore, un carattere internazionale che, nelle presenti circostanze, sembra meglio garantire la tutela dei santuari. Così pure occorrerà assicurare con garanzie internazionali sia il libero accesso ai luoghi santi disseminati nella Palestina, sia la libertà di culto e il rispetto dei costumi e delle tradizioni religiose.

    E possa così sorgere presto il giorno in cui gli uomini abbiano di nuovo la possibilità di accorrere in pio pellegrinaggio ai luoghi santi per ritrovare svelato in quei monumenti viventi dell'Amore, che si sublima nel sacrificio della vita per i fratelli, il grande segreto della pacifica convivenza umana. Con questa fiducia, Noi impartiamo di cuore a voi, venerabili fratelli, ai vostri fedeli e a tutti coloro che accoglieranno con animo volonteroso questo Nostro appello, in auspicio dei divini favori e come pegno della Nostra benevolenza, l'apostolica benedizione.

    Castel Gandolfo, presso Roma, 24 ottobre 1948, anno X del Nostro pontificato.

    PIO PP. XII


    --------------------------------------------------------------------------------

    (1) PIUS PP. XII, Epist. enc. In multiplicibus curis qua publicae iterum indi cuntur supplicationes ad pacem in Palaestina conciliandam, [Ad venerabiles Fratres Patriarchas, Primates, Archiepiscopos, Episcopos aliosque locorum Ordinarios pacem et communionem cum Apostolica Sede habentes], 24 octobris 1948: AAS 40(1948), pp. 433-436. - Versione italiana: La Civiltà cattolica 99(1948), IV, pp. 225-228.

    (2) AAS 40(1948), p. 171; EE 6/650.

  5. #5
    torquemada
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    LAETAMUR ADMODUM

    PREGHIERE PER LA PACE
    FRA I POPOLI

    1° novembre 1956(1)



    È per Noi motivo di grande letizia il sapere che non solo l'episcopato del mondo cattolico, ma anche gli altri ecclesiastici e i fedeli con spontaneo slancio hanno corrisposto al Nostro invito, rivolto loro con recente lettera enciclica,(2) innalzando al Cielo pubbliche suppliche per renderlo propizio. Vogliamo, pertanto, con effusione e dall'intimo del cuore ringraziare Dio perché, mosso da tante preghiere, specialmente da quelle dei fanciulli e delle fanciulle innocenti, sembra finalmente spuntare per i popoli della Polonia e dell'Ungheria una nuova aurora di pace fondata sulla giustizia. Né con minore gioia abbiamo appreso che i diletti figli Nostri, i signori cardinali Stefano Wyszynski arcivescovo di Gniezno e Varsavia, e Giuseppe Mindszenty, arcivescovo di Esztergom, allontanati dalle loro rispettive sedi, sono stati rimessi nei loro posti di onore e di responsabilità, e trionfalmente accolti da una moltitudine di popolo festante, dopo essere stati riconosciuti innocenti e ingiustamente accusati. Nutriamo quindi speranza che ciò sia un buon auspicio per il riordinamento e la pacificazione di ambedue gli stati, in base a principi più sani e a una legislazione migliore, ma specialmente in base al rispetto dei diritti di Dio e della chiesa. Perciò Ci rivolgiamo di nuovo a tutti i cattolici di quelle nazioni perché, unendo concordemente le loro forze e stringendo le file intorno ai loro legittimi pastori, vogliano con ogni diligenza adoperarsi che questa santa causa abbia a progredire e a consolidarsi; ché se tale causa venisse messa in disparte o trascurata, non si potrebbe ottenere una vera pace.

    Ma, mentre il Nostro animo è ancora in trepidazione, un'altra situazione paurosa Ci si presenta innanzi. Come voi sapete, venerabili fratelli, la fiaccola di una nuova azione bellica si è accesa minacciosa nel Medio Oriente, non lontano dalla Terra Santa, dove gli angeli, discesi dal Cielo e volando sopra la culla del divino Infante, annunziarono la pace agli uomini di buona volontà (cf. Lc 2,14). Che altro potremmo fare Noi, che con paterno amore abbracciamo i popoli tutti, se non innalzare suppliche al Padre delle misericordie e Dio di ogni consolazione (cf. 2Cor 1,3), ed esortare voi tutti a unire le vostre preghiere alle Nostre? Infatti, « le armi della nostra milizia non sono carnali, ma potenti in Dio» (2Cor 10,4). La Nostra speranza poggia unicamente su Colui il quale con la sua luce celeste può illuminare la mente degli uomini e piegare la loro esasperata volontà a consigli più moderati, in maniera che tra le nazioni si possa stabilire il retto ordine, con maggiori vantaggi reciproci, salvi sempre i legittimi diritti di tutti coloro, che sono in causa. Tengano presente tutti, specialmente coloro nelle cui mani è posta la sorte dei popoli, che dalla guerra nessun bene durevole giammai potrà nascere, ma bensì un ingente numero di sventure e di calamità. Non con le armi, non con la strage, non con le rovine si risolvono le questioni tra gli uomini; ma con la ragione, il diritto, la prudenza, l'equità.

    Quando uomini avveduti, spinti dal desiderio di una vera pace, si riuniscono per trattare di così gravi problemi, dovranno senza dubbio sentirsi portati a scegliere la via della giustizia e non ad avventurarsi sulla china scoscesa della violenza, qualora considerino i grandi pericoli di una guerra, la quale, divampando da piccola scintilla, può diventare un enorme incendio.

    Su ciò vogliamo richiamare, in questo pericoloso frangente, l'attenzione dei governanti, né possiamo dubitare che essi saranno convinti che altro interesse non Ci spinge se non quello del bene comune di tutti e di quella comune prosperità che mai potrà sbocciare dallo spargimento del sangue dei fratelli.

    E poiché, come abbiamo detto, poniamo la Nostra speranza particolarmente nella provvidenza e misericordia di Dio, vi esortiamo insistentemente, venerabili fratelli, a non desistere dall'incoraggiare e promuovere quella crociata di preghiere, per la quale, con l'intercessione di Maria vergine, il Signore benignamente voglia concedere che i pericoli delle guerre scompaiano, che gli interessi contrastanti delle nazioni trovino una felice soluzione, che dappertutto siano interamente salvaguardati, a profitto di tutti, i sacrosanti diritti della chiesa, sanciti dal suo divino Fondatore, e che «la grande famiglia umana, disgregata dal peccato, si sottometta al suo dolcissimo imperio».(3)

    Intanto a Voi tutti, venerabili fratelli, e ai greggi alle vostre cure affidati, i quali certamente, come voi, saranno sensibili a queste Nostre rinnovate esortazioni, impartiamo di tutto cuore l'apostolica benedizione, apportatrice delle celesti grazie e testimonianza della nostra paterna benevolenza.

    Roma, presso S. Pietro, 1 novembre, festa di tutti i santi, l'anno 1956, XVIII del Nostro pontificato.

    PIO PP. XII


    --------------------------------------------------------------------------------

    (1) Pius PP. XII, Litt. enc. Laetamur admodum quibus iterum publicae indicuntur supplicationes atque adhibentur adhortationes ad pacem conciliandam, [Ad venerabiles Fratres Patriarchas, Primates, Archiepiscopos, Episcopos aliosque locorum Ordinarios pacem et comrmunionem cum Apostolica Sede habentes], 1 novembris 1956: AAS 48(1956), pp. 745-748.

    (2) Litt. enc Luctuosissimi eventus (28 oct. 1956): AAS 48(1956), pp. 741-744; EE 6/1290-1294.


    (3) Orat. in Festo Iesu Christi Regis.

  6. #6
    14/05/48 Schiavi di Sion
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  7. #7
    torquemada
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    REDEMPTORIS NOSTRI

    I LUOGHI SANTI DELLA PALESTINA

    15 aprile 1949(1)



    La passione del nostro divin Redentore, che nei giorni di questa settimana santa si ripresenta come in una viva scena al nostro sguardo, richiama con intensa commozione la mente dei cristiani a quella terra che, prescelta per divino consiglio a essere la patria terrena del Verbo incarnato, e testimone della sua vita e della sua morte, fu bagnata del suo sangue preziosissimo.

    Ma quest'anno, al pio ricordo di quei luoghi santi, il Nostro animo è profondamente addolorato, per la loro critica e incerta situazione.

    Già nello scorso anno con due Nostre lettere encicliche, vi abbiamo caldamente esortato, venerabili fratelli, a indire pubbliche e solenni preghiere, per affrettare la cessazione del conflitto che insanguinava la terra santa, e ottenere una sua giusta sistemazione, che assicurasse piena libertà ai cattolici, e la conservazione e tutela di quei sacri luoghi.

    Poiché oggi le ostilità sono cessate, o per lo meno sono sospese, in seguito agli armistizi recentemente conclusi, Noi rendiamo ardentissime grazie all'Altissimo ed esprimiamo il Nostro sentito apprezzamento per l'opera di coloro che si sono nobilmente adoperati per la causa della pace.

    Ma, con la sospensione delle ostilità, si è ancora lungi dallo stabilire effettivamente in Palestina la tranquillità e l'ordine. Infatti, giungono ancora a Noi i lamenti di chi giustamente deplora danni e profanazione di santuari e di sacre immagini, e distruzione di pacifiche dimore di comunità religiose. Ci giungono ancora le implorazioni di tanti e tanti profughi, di ogni età e condizione, costretti dalla recente guerra a vivere in esilio, sparsi in campi di concentramento, esposti alla fame, alle epidemie e ai pericoli di ogni genere.

    Noi non ignoriamo quanto è stato generosamente compiuto da pubblici organismi e da iniziative private per alleviare la sorte di questa provatissima moltitudine; e Noi stessi, continuando l'opera di carità, intrapresa sin dall'inizio del Nostro pontificato, abbiamo fatto e facciamo quanto è possibile per sovvenire ai loro più urgenti bisogni.

    Ma la situazione di questi profughi è così incerta e precaria, che non potrebbe protrarsi più a lungo. Mentre perciò esortiamo tutte le persone nobili e generose a soccorrere secondo le loro possibilità questi esuli, sofferenti e privi di tutto, rivolgiamo un caldo appello a coloro cui spetta provvedere, perché sia resa giustizia a quanti, costretti dal turbine della guerra a lasciare le loro case, non bramano che ricostituire in pace la loro vita.

    Ciò che più ardentemente desidera il Nostro cuore e quello di tutti i cattolici, specialmente in questi santi giorni, è che finalmente la pace torni a splendere su quella terra, dove visse e versò il suo sangue Colui che dai profeti fu annunziato come «il Principe della pace» (Is 9,6) e dall'apostolo Paolo proclamato «la Pace» (cf. Ef 2,14).

    Questa pace, vera e duratura, Noi abbiamo ripetutamente invocato; e, per affrettarla e consolidarla, già dichiarammo nella Nostra lettera enciclica In multiplicibus «essere assai opportuno che per Gerusalemme e per i suoi dintorni - là dove si trovano i venerandi monumenti della vita e della morte del divin Redentore - sia stabilito un regime internazionale, che nelle attuali circostanze sembra il più adatto per la tutela di questi sacri monumenti».(2)

    Ora non possiamo che rinnovare quella Nostra dichiarazione, che vuole essere anche invito ai fedeli di qualsiasi parte del mondo ad adoperarsi con ogni mezzo legale, affinché i loro governanti e tutti coloro ai quali spetta la decisione di così importante problema si persuadano a dare alla città santa e ai suoi dintorni una conveniente situazione giuridica, la cui stabilità, nelle presenti circostanze, può essere assicurata e garantita soltanto da una comune intesa delle nazioni amanti della pace e rispettose dei diritti altrui.

    Ma è inoltre necessario provvedere alla tutela di tutti i luoghi santi, che si trovano non solo in Gerusalemme e nelle sue vicinanze, ma anche in altre città e villaggi della Palestina.

    Poiché non pochi di essi, in seguito alle vicende della recente guerra, sono stati esposti a gravi pericoli e hanno subìto danni notevoli, è necessario che quei luoghi, depositari di così grandi e venerabili memorie, fonte e nutrimento di pietà per ogni cristiano, siano convenientemente protetti da uno statuto giuridico, garantito da una forma di accordo o di impegno internazionale.

    Sappiamo quanto i Nostri figli desiderino di riprendere verso quella terra i tradizionali pellegrinaggi, che i quasi universali sconvolgimenti hanno da lungo tempo sospeso. E il desiderio dei Nostri figli si fa più ardente ora, nell'imminenza dell'anno santo; perché è naturale che in quel tempo i cristiani sospirino di visitare quella regione, che fu spettatrice dei misteri della divina redenzione. Volesse il cielo che questo ardentissimo desiderio fosse presto esaudito!

    Ma perché ciò si verifichi, bisogna che siano adottate tutte quelle misure che rendano possibile ai pellegrini di accedere liberamente ai vari santuari; compiervi senza alcun ostacolo pubbliche manifestazioni di pietà; soggiornarvi senza pericoli e senza preoccupazioni. Né vorremmo che i pellegrini dovessero provare il dolore di vedere quella terra profanata da luoghi di divertimento mondani e peccaminosi: il che recherebbe ingiuria al divin Redentore e offesa al sentimento cristiano.

    Anche le molte istituzioni cattoliche, di cui è ricca la Palestina per la beneficenza, l'insegnamento e l'ospitalità dei pellegrini, dovranno, com'è loro diritto, poter continuare a svolgere, senza restrizioni, quella loro attività, con cui in passato si sono acquistate tante benemerenze.

    Non possiamo, infine, non far presente la necessità che siano garantiti tutti quei diritti sui luoghi santi, che i cattolici già da molti secoli hanno acquistato, che hanno sempre decisamente e ripetutamente difeso, e che i Nostri predecessori hanno solennemente ed efficacemente affermato.

    Queste sono, o venerabili fratelli, le cose sulle quali abbiamo creduto opportuno richiamare la vostra attenzione.

    Esortate perciò i vostri fedeli a prendere sempre più a cuore le sorti della Palestina e a far presenti alle Autorità competenti i loro desideri e i loro diritti. Ma specialmente con una insistente preghiera implorino l'aiuto di Colui che guida gli uomini e le nazioni. Dio guardi benigno il mondo intero, ma specialmente quella terra, bagnata dal sangue del divin Redentore, affinché sopra gli odi e i rancori trionfi la carità di Cristo, che sola può essere apportatrice di tranquillità e di pace.

    Intanto, in auspicio dei celesti favori e in attestato della Nostra benevolenza, impartiamo di tutto cuore a voi, venerabili fratelli, e ai vostri fedeli l'apostolica benedizione.

    Roma, presso San Pietro, il 15 aprile, venerdì santo, dell'anno 1949, XI del Nostro pontificato.

    PIO PP. XII



    --------------------------------------------------------------------------------

    (1) PIUS PP. XII, Epist. enc. Redemptoris nostri de sacris Palaestinae locis, (Ad venerabiles Fratres Patriarchas, Primates, Archiepiscopos, Episcopos aliosque locorum Ordinarios pacem et communionem cum Apostolica Sede habentes], 15 aprilis 1949: AAS 41(1949), pp. 161-164.

    (2) AAS 40(1948), p. 435; EE 6/662.

  8. #8
    torquemada
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    SUMMI MAERORIS

    NUOVE PREGHIERE PER LA PACE
    E LA CONCORDIA DEI POPOLI

    19 luglio 1950(1)



    Non Ci mancano certamente motivi di sommo dolore e al tempo stesso d'immensa letizia. Da una parte Ci si offre lo spettacolo delle moltitudini che in questo anno giubilare da ogni contrada della terra accorrono a Roma, e quivi rendono un'insigne testimonianza di fede concorde, di fraterna unione, di pietà ardente, in tal numero quale, nel corso dei secoli, questa nobile città, che tanti celeberrimi avvenimenti ha conosciuto finora, non vide mai. E Noi con amorosa sollecitudine accogliamo queste moltitudini senza numero confortandole con paterne esortazioni e proponendo loro nuovi e fulgidi esempi di santità, le richiamiamo, non senza copiosi frutti, sulla via del rinnovamento dei costumi e alla perfezione della vita cristiana.

    D'altra parte le presenti condizioni sociali dei popoli si presentano tali al Nostro sguardo da suscitare in Noi le più vive preoccupazioni e ansietà. Molti discutono, scrivono e parlano sul modo di arrivare finalmente alla tanto desiderata pace. Se non che i principi che devono costituire la sua solida base da alcuni sono trascurati, o apertamente ripudiati. Infatti in non pochi paesi non la verità ma la falsità viene presentata sotto una certa veste di ragione; non l'amore, non la carità viene favorita, ma si insinua l'odio e la rivalità piena di livore; non si esalta la concordia dei cittadini, ma si provocano i turbamenti e il disordine. Ma, come i sinceri e benpensanti riconoscono, in questa maniera né si possono giustamente risolvere i problemi che in accese discussioni ancora separano le nazioni, né le classi proletarie possono essere indirizzate, come è necessario, verso un avvenire migliore. L'odio infatti non ha mai generato nulla di buono, nulla la menzogna, nulla i disordini. Occorre senza dubbio sollevare il popolo bisognoso a uno stato degno dell'uomo; ma non con la forza, non con le agitazioni, bensì con giuste leggi. Occorre certamente eliminare al più presto tutte le controversie che dividono e separano i popoli, sotto gli auspici della verità e la guida della giustizia.

    Mentre il cielo si offusca di oscure nubi, Noi, che abbiamo sommamente a cuore la libertà, la dignità e la prosperità di tutte le nazioni, non possiamo non ritornare ad esortare caldamente tutti i cittadini e i loro governanti alla pace e alla concordia. Rammentino tutti che cosa apporti la guerra, come purtroppo sappiamo per esperienza: rovine, morte e ogni genere di miseria. Col progredire del tempo la tecnica ha introdotto e apprestato tali armi, micidiali e inumane, che possono sterminare non soltanto gli eserciti e le flotte, non soltanto le città, i paesi e i villaggi, non soltanto gli inestimabili tesori della religione, dell'arte e della cultura, ma persino fanciulli innocenti con le loro madri, gli ammalati e i vecchi indifesi. Tutto ciò che di bello, di buono, di santo ha prodotto il genio umano, tutto o quasi può essere annientato. Se pertanto la guerra, soprattutto oggi, si presenta ad ogni osservatore onesto come qualcosa di sommamente terrificante e letale, è da sperare che - mediante lo sforzo di tutti i buoni e in special modo dei reggitori dei popoli - siano allontanate le oscure e minacciose nubi, che sono tuttora causa di trepidazione, e risplenda alla fine tra le genti la vera pace.

    Tuttavia, conoscendo che «ogni buon dato e ogni dono perfetto viene dall'alto, scendendo dal Padre dei lumi » (cf. Gc 1,17), riteniamo opportuno, venerabili fratelli, di indire nuovamente pubbliche preghiere e suppliche per impetrare e conseguire la concordia tra i popoli. Sarà cura del vostro zelo pastorale non solo di esortare le anime a voi affidate a elevare a Dio ferventi preghiere, ma altresì di incitarle a pie opere di penitenza e di espiazione, con cui possa essere soddisfatta e placata la maestà del Signore offesa da tanti gravi delitti pubblici e privati.

    E mentre, conforme al vostro ufficio, darete notizia ai fedeli di questo Nostro paterno invito, ricordate loro nuovamente da quali principi scaturisca una giusta e durevole pace e per quali vie convenga perseguirla e consolidarla. Essa invero, come ben sapete, si può ottenere soltanto dai principi e dalle norme dettate da Cristo e messe in pratica con sincera pietà. Tali principi e tali norme infatti richiamano gli uomini alla verità, alla giustizia e alla carità; pongono un freno alle loro cupidigie; obbligano i sensi a obbedire alla ragione; muovono questa a obbedire a Dio; fanno sì che tutti, anche coloro che governano i popoli, riconoscano la libertà dovuta alla religione, la quale, oltre allo scopo precipuo di condurre le anime alla eterna salvezza, ha anche quello di tutelare e progettare i fondamenti stessi dello stato.

    Da ciò che abbiamo finora detto è facile dedurre, venerabili fratelli, quanto siano lontani dal procurare una vera e sicura pace coloro che calpestano i sacrosanti diritti della chiesa cattolica; proibiscono ai suoi ministri di compiere liberamente il loro ufficio, condannandoli anche al carcere e all'esilio; impediscono o addirittura proscrivono e distruggono le accademie, le scuole e gli istituti di educazione che sono retti secondo le norme cristiane; infine, travolgono con errori, calunnie e ogni genere di turpitudini il popolo, specialmente la tenera gioventù, dalla integrità dei costumi, dalla virtù e dall'innocenza verso gli allettamenti dei vizi e la corruzione.

    Ed è chiaro ancora quanto vadano lontani dal vero coloro che insidiosamente lanciano contro questa sede apostolica e la chiesa cattolica l'accusa di volere una nuova conflagrazione. In realtà non sono mai mancati, né nei tempi antichi né in quelli a noi più vicini, coloro che hanno tentato di soggiogare i popoli con le armi; però Noi mai abbiamo desistito dal promuovere una vera pace; la chiesa non con le armi, ma con la verità desidera conquistare i popoli ed educarli alla virtù e al retto vivere sociale. Infatti «le armi della nostra milizia non sono carnali, ma potenti in Dio » (2Cor 10,4).

    Occorre che insegniate tutto ciò con franchezza; poiché allora soltanto quando cioè i comandamenti cristiani saranno posti al sicuro e informeranno la vita privata e pubblica, sarà lecito sperare che, composti gli umani dissidi, le varie classi dei cittadini, i popoli e le genti si uniscano in fraterna concordia.

    Le nuove pubbliche preghiere implorino da Dio che questi Nostri ardenti voti siano appagati; in modo che, con l'aiuto della grazia divina, non solo con virtù cristiana siano in tutti rinnovati i costumi, ma anche le relazioni tra i popoli siano al più presto talmente ordinate, da procurare alle singole nazioni, frenata la cieca cupidigia di dominare sugli altri, la debita libertà; debita libertà da concedersi e alla santa religione e a tutti i suoi figli secondo i diritti divini e umani.

    Con questa fiducia, impartiamo di cuore a voi tutti, venerabili fratelli, al vostro clero e ai fedeli, e a tutti quelli che in modo speciale asseconderanno prontamente queste Nostre esortazioni, la benedizione apostolica, auspicio delle grazie divine e della Nostra paterna benevolenza.

    Roma, presso San Pietro, 19 luglio dell'anno 1950, XII del Nostro pontificato.

    PIO PP. XII




    --------------------------------------------------------------------------------

    (1) PIUS PP. XII, Epist. enc. Summi maeroris qua publicae iterum indicuntur preces ad populorum impetrandam pacem atque concordiam, [Ad venerabile Fratres, Patriarchas, Primates, Archiepiscopos, Episcopos aliosque locorurn Ordinarios pacem et communionem cum Apostolica Sede habentes], 19 Iulii 1950: AAS 42(1950), pp. 513-517. - Versione italiana: La Civiltà cattolica 101(1950), III, pp. 233-236.

 

 

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