dall’inviato Piero Mannironi
BASTIA. Il traghetto Pascal Paoli incombe su
Piazza San Nicolas, inondata dalla luce abbagliante
di questo ottobre dolce e azzurro. E’ ormeggiato
al molo, proprio davanti al “salotto
buono” di Bastia. Come un’ombra minacciosa
che proietta il ricordo drammatico di una guerra
recente. Ma sarebbe piò giusto dire: l’ultima
battaglia di una guerra antica. Dal 28 settembre
scorso, questa nave della compagnia Sncm ù infatti
il nuovo simbolo del nazionalismo corso.
Un pugno di marittimi, guidati dal leader dell’Stc
( U Sindacatu di i Travagliadori Corsi )
Alain Mosconi, si impossessa del traghetto nel
porto di Marsiglia e fa rotta verso Bastia. «Un atto
inaccettabile di pirateria» tuona il primo ministro
Domenique de Villepin.
Il dirottamento della Pascal Paoli. Dopo otto
giorni di tensione inaudita, di blocco dei porti e
di guerriglia urbana, Mosconi sceglie la strada
della sfida aperta. E’ un atto clamoroso di ribellione
contro il progetto di privatizzazione della
compagnia di navigazione statale Sncm ( Societè
Nationale Corse-Mediterranèe ), ormai sull’orlo
della bancarotta. Il clima si incendia quando il
27 settembre il ministro dell’Economia Thierry
Breton e quello dei Trasporti Dominique Perben
annunciano di avere accettato la proposta
d’acquisto del fondo Butler Capital Partners per
soli 35 milioni di euro. Un “regalo”, se si pensa
che il valore della compagnia ù valutato intorno
ai 450 milioni di euro. Come se non bastasse,
poi, la ricapitalizzazione per 113 milioni ù tutta a
carico dello Stato. Ma ù la notizia di un “taglio”
di 400 posti di lavoro, sui circa 2.400 dipendenti,
che provoca la fiammata sindacale. All’inizio
l’alleanza tra il sindacato comunista Cgt e quello
nazionalista Stc regge. Poi, il governo fa mezza
marcia indietro e apre un varco tra le due organizzazioni.
Parigi non puè tollerare la sfida di
Mosconi e spedisce a Bastia le teste di cuoio del
Gign. E’ un’azione di guerra: dagli elicotteri Puma
le forze speciali si calano sul traghetto, ormeggiato
davanti al porto di Bastia, e lo riconquistano
in pochi minuti. I marittimi applaudono
ironicamente i “rambo” francesi. De Villepin
e il ministro degli Interni Sarkozy commentano
soddisfatti: «Un’operazione da manuale».
La sconfitta di Villepin. Ma, come spesso ù accaduto,
sottovalutano le conseguenze politiche
dell’assalto alla Pascal Paoli. La dimostrazione
muscolare, infatti, non funziona in Corsica. Anzi,
ottiene sempre l’effetto opposto. E infatti l’Isola
di Bellezza viene percorsa da un brivido violento.
La solidarietà ai marittimi in lotta ù quasi
totale. «Siamo tutti marittimi» si legge nei cartelli
affissi negli aeroporti ormai paralizzati, sulle
vetrine dei negozi e perfino sulle finestre delle
case. La vita in Corsica si ferma. Come si dice
qui, ù isula morta .
Le strade e le piazze di Bastia e di Ajaccio diventano
teatro di una violenta guerriglia urbana
e perfino l’esercito delle ombre, l’Flnc ( Fronte
di liberazione naziunale di a Corsica ), esce dal
suo letargo, deciso per favorire l’iniziativa politica
dei nazionalisti nell’Assemblea regionale:
due razzi vengono sparati contro le prefetture
di Ajaccio e di Bastia provocando gravissimi
danni. Fortunatamente non ci sono vittime.
Il movimento nazionalista, in questi ultimi
mesi tormentato da una profonda crisi interna,
si rianima e si ricompatta. E Mosconi diventa
un simbolo, candidandosi naturalmente alla leadership
del movimento indipendentista corso.
Per De Villepin ù una terribile sconfitta politica.
La sede del sindacato nazionalista ù a Bastia,
in boulevard Pascal Paoli, al primo piano di un
austero palazzo ottocentesco. I locali sono densi
di fumo e sui tavoli le tazzine di caffù vuote raccontano
una notte lunghissima di discussioni.
Alain Mosconi ha gli occhi sorridenti. Il tono pacato
della sua voce e i suoi modi garbati non devono
perè ingannare. Si capisce infatti subito
che ù un uomo d’acciaio e di intense passioni.
Il Sindacatu di i Travagliadori Corsi nasce il 9
maggio del 1984. A volerlo ù Pierre Poggioli, detto
l’Albanese, in quegli anni leader indiscusso
dell’Flnc. Il capo del Fronte ù convinto che l’azione
politica e ideologica del movimento clandestino
abbia bisogno di un sostegno sociale. L’indipendentismo,
cioé, non puè essere solo un valore
ideale condiviso, ma deve essere anche pratica
sociale e sensibilità ai problemi reali.
Poggioli affida il progetto a Jacky Rossi. Rossi
ù un ex militante del Partito comunista francese,
approdato poi al regionalismo dei fratelli
Edmond e Max Simeoni e infine ai movimenti
clandestini. Entra infatti prima nell’Fpcl ( Fronte
paesanu corsu di liberazione ) e poi nell’Fronte
di liberazione nazionale della Corsica.
«Noi siamo un sindacato nazionalista — dice
Mosconi — e non dei nazionalisti. Non ù una sottile
differenza semantica, questa. Significa invece
che siamo completamente indipendenti dai
movimenti politici, anche se ci muoviamo all’interno
di un percorso culturale comune. La lotta
di liberazione nazionale si sviluppa su tre direttrici:
il movimento politico, il movimento clandestino
e il movimento sociale. Cioé, noi».
Cinquemila iscritti. Alain Mosconi non nasconde
le origini del sindacato che, dal 2002, ù
l’organizzazione di lavoratori piò rappresentativa
nell’isola con i suoi oltre cinquemila iscritti.
«E’ stato il Fronte di liberazione nazionale —
dice infatti — a volere la nascita di questo sindacato,
portando l’azione politica nazionalista sul
terreno sociale e associativo. Per cui sbaglia chi
superficialmente parla di ala radicale e di ala sociale
del movimento. Non siamo in contraddizione,
ma complementari. Siamo semplicemente
due modi diversi di interpretare un nostro sentimento
condiviso».
Così Mosconi, con un pizzico di imbarazzo,
spiega come si ha affermato il suo carisma all’interno
dell’Stc: «Io non sono un uomo che calcola
le proprie azioni. Parlo con il cuore, con una passione
sincera, arrivando alla sostanza dei problemi.
Conosco molto bene la corsitudine, che ù
un modo viscerale di sentire la propria identità,
la propria lingua e la propria cultura. Parlo perciè
un linguaggio che qui tutti capiscono, perché
altro non ù che una passione profonda. Ecco,
tutto qui».
Ma il leader del sindacato nazionalista ù anche
un uomo che sa analizzare situazioni complesse
e scegliere strategie paganti. «E’ vero —
dice infatti — abbiamo perso la vertenza, anche
se siamo riusciti a far sospendere i 400 licenziamenti
annunciati. Abbiamo perso perché i sindacati
francesi hanno ceduto, lasciandoci soli.
Ma siamo consapevoli di avere vinto politicamente.
Parigi ha voluto mostrare i muscoli. Ha
mandato l’Armata per riprendersi la Pascal Paoli,
ma non ha saputo calcolare le conseguenze di
quella scelta. Qui in Corsica si ù arrivati a una
rivolta di popolo e, anche se all’esterno dell’isola
la cosa non ù stata percepita, abbiamo sfiorato
una guerra. Quando sono stato arrestato insieme
ad altri quattro amici sindacalisti, tutta l’isola
si ù fermata e la tensione ù salita alle stelle.
La giustezza delle nostre rivendicazioni e la
sproporzione della risposta di Parigi alle nostre
azioni ci ha procurato simpatie e solidarietà perfino
in Francia».
Cittadini di serie B. Come si spiega, Mosconi,
l’atteggiamento di Parigi? «Semplice — dice —,
essere corsi significa anche sapere che Parigi ci
vede come cittadini di serie B, come un popolo
avvelenato da una cultura mafiosa. Il loro limite
ù in questa arroganza. Lo stato giacobino e
centralista non riesce ad accettare le differenze
e le specificità. Nega nel suo agire la nostra diversità.
Sa solo offrirci assistenzialismo e umiliazioni,
invece di assecondare il nostro sacrosanto
diritto di crescere e costruire il nostro futuro
».
Dietro la vertenza sindacale non c’ù solo rabbia,
frustrazione e paura. C’ù anche un progetto.
«La Sncm — dice infatti Mosconi — ù una compagnia
statale nata nel 1976, proprio sulla spinta
delle rivendicazioni nazionaliste che affermavano
un pricipio: il diritto del popolo corso ad avere
collegamenti sicuri ed economici con il continente.
Ebbene, oggi noi vediamo che solo il 25%
dei dipendenti ù corso, mentre il 75% ù composto
da marsigliesi. Ma questo ù solo un aspetto
del problema, che comunque conferma l’atteggiamento
di Parigi nei nostri confronti. Il problema
politico ù un altro: noi chiediamo una compagnia
di navigazione regionale che sia aperta alle
rotte in tutto il Mediterraneo. Non un corridoio
obbligato verso la Francia. Vogliamo che la Corsica
si apra all’Italia, alla vicina Sardegna, alla
Spagna». Continua Mosconi: «Il nazionalismo
non ù chiudersi in se stessi. E’ invece aprire le
porte e attivare dinamiche di dialogo e di scambio
con il mondo, esaltando la nostra diversità
che ù una ricchezza. Insomma, noi stiamo giocando
una partita di libertà».
La legge dell’Flnc. E infine una considerazione
nella quale si condensa lo spirito politico che
anima questo dolce uomo di ferro: «Parigi ci impone
di rispettare le sue leggi, ma poi consente
eccezioni in favore di ristrette élite di ricchi e potenti.
Come nell’Isola di Cavallo, dove sono state
stravolte tutte le leggi edilizie e ambientali. Davanti
a questo affronto, così si spiega l’affermazione
violenta della legge delle bombe degli “uomini
della notte”. I guerriglieri del Fronte».
DOSSIER CORSICA




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