| Lunedi 31 Ottobre 2005 - 13:29 | Marzio Paolo Rotondò |

Il 70% degli italiani è insoddisfatto dell’euro. È questo il verdetto del sondaggio Ipsos realizzato per l’Acri in occasione dell’81° Giornata Mondiale del Risparmio. Il dato preoccupa ma, nonostante il numero cospicuo di malcontenti, solo il 28% sarebbe disposto a ritornare alla vecchia lira. Cosa fare allora?
È sicuramente un dato scontato. Da quando è stato introdotto l’euro, la maggior parte della gente si sente meno ricca. Oltre ai dati sulla povertà che hanno individuato un aumento delle famiglie sotto la soglia dei benestanti, i dati sugli aumenti dei prezzi in rapporto con l’euro e tutti quelli che invece riguardano la macroeconomia del nostro paese, l’ultimo dato fornisce la quadratura del cerchio. L’euro è ragione di malcontento.
I dati parlano chiaro. Il cittadini italiani ritengono, a ragione, che si siano avvantaggiate a loro discapito le banche (78%), le grandi imprese (68%), i commercianti e i lavoratori autonomi (63%). Ritengono che i più svantaggiati siano i consumatori (91%), poi dipendenti e pensionati (89%), quindi i piccoli risparmiatori (84%). Questa situazione, rileva l’Acri, potrebbe far pensare che per la maggior parte degli italiani possa essere auspicabile un ritorno alla moneta nazionale. In realtà, solo un 28% ravvisa molti vantaggi in un ritorno alla lira; il 29% vede più svantaggi che vantaggi; e il 43% non ne vede proprio alcun vantaggio. In particolare, con la lira l’Italia sarebbe meno considerata, il Paese sarebbe più debole e più povero, l’inflazione molto più elevata così come i tassi d’interesse.
Quindi, il cittadino-consumatore si sente dunque sfavorito dall’euro, ma comprende che ci sono poche soluzioni alternative rispetto alla moneta unica. Perlomeno, vengono fatte poche proposte e perlopiù sbagliate. Questa consapevolezza, che comunque si accompagna alla delusione delle molte speranze, forse troppe, che erano state riposte nell’euro, è forse segno di una certa ipocrisia dei politici. Nonostante l’insoddisfazione da euro, il giudizio sull’Unione Europea rimane comunque positivo: il 67% la vede di buon occhio, almeno nel suo insieme, ed è sostanzialmente uguale il numero di coloro che hanno migliorato e peggiorato il giudizio sull’Europa nell’ultimo anno.
Da quanto emerso dal sondaggio, per rendere gli italiani contenti servirebbe una moneta tutta nuova: magari una che si chiami ‘libera’, fuori dal controllo dell’usurocrazia nazionale ed internazionale, esente dal signoraggio, che sia di proprietà della collettività e che serva a promuovere il bene di tutti e non gli interessi di una ricca e potente minoranza. Ecco ciò che gli italiani vogliono. Purtroppo un’utopia. Almeno per ora. Esistono comunque diversi esperimenti, fatti nel passato o in corso di sperimentazione, in giro per l’Europa.
In particolare è doveroso citarne uno, sostenuto direttamente dal nostro giornale, che è stato intrapreso a Guardiagrele in provincia di Chieti. L’esperimento è consistito nel provare che il valore di una moneta viene indotto dalla collettività, dal momento che ne è sovrana, senza l’intervanto nefasto delle banche e dell’usura, con l’effetto di un circolo virtuoso per l’economia in cui circola. Una teoria che il professore Giacinto Auriti, come tanti altri illuminati, sostiene da anni e che l’esperimento sembra confermarne l’efficacia. Una moneta di proprietà del portatore capace di mantenere nel tempo il suo potere d’acquisto e quindi la stabilità dei prezzi. Questa moneta si chiama Simec ed è fornita dal Saus, il sindacato anti-usura di Chieti.
Una soluzione efficace, che se trovasse qualche politico che non sia il cameriere dei banchieri sarebbe un intelligente alternativa all’euro ed un bene per il Paese ed i suoi cittadini.
Ma la storia insegna che tutti gli esperimenti che sono stati effettuati nel tempo sono stati, proibiti dalla legge sotto l’impulso della grande finanza ed insabbiati per non divulgarne l’efficacia. Il sistema finanziario mondiale ci tiene incatenati.
Comunque, politici ed economisti sostengono che ci siamo andati a guadagnare con il passaggio dalla lira all’euro, ma il nostro portafoglio ed i dati sulla nostra economia per il momento non gli danno ragione.
Sicuramente, l’euro ha dei pro e dei contro. Ma l’unica cosa che conta per poter dare un giudizio positivo o negativo su questa transizione di moneta, è indubbiamente la sensazione che i cittadini hanno facendo il confronto fra prima e dopo: una verdetto che non deve essere sottovalutato. Un euro che ci hanno imposto e fatto anche pagare caro, prima e dopo la sua emissione.
Le soluzioni, però esistono e gli italiani devono conoscerle.

Marzio Paolo Rotondò