Riforme istituzionali
Rutelli: «Via le eggi ad personam. Sbagliato chiudere i centri per immigrati»
Monica Guerzoni
02-11-2005 Corriere della sera
Il leader della Margherita: non cambieremo tutte le leggi del Polo. Il nostro obiettivo rimane il Partito Democratico.
Piero Fassino va da Maria De Filippi a riabbracciare la sua tata? E Francesco Rutelli va da Carmine Perantuono ad Atv7, piccola emittente abruzzese di proprietà della dinastia Spallone, per parlare di partito democratico e politica estera, ma anche del lupo marsicano da salvare. Il programma si chiama «Parla con Rutelli», titolo almodovariano che sintetizza la nuova strategia comunicativa del leader della Margherita: meno salotti televisivi chic e più contatti con il popolo delle primarie. Il grand tour attraverso 17 tv locali (la sarda Videolina, la napoletana Telelibera, Telepuglia, Antenna Sicilia...) inizia da Chieti e non è un caso, perché in Abruzzo la Margherita è sotto i Ds dello 0,2 per cento appena.
«E che facciamo, buttiamo via tutte le leggi di Berlusconi? - inizia Rutelli - Vedo in giro un atteggiamento un po’ troppo agonistico, arriviamo noi e spazziamo via tutto...». E allora ecco il decalogo di un futuro governo Prodi. Legge Moratti: modifiche «mirate» e «con giudizio», perché «non si può ricominciare tutto da capo ogni volta». Legge Gasparri: modifica radicale. Legge Biagi: mantenere la flessibilità ma eliminare «alcune figure di lavoro precario che hanno proliferato».
Leggi ad personam: azzerare «in radice». Legge elettorale: riprenderne «alcune parti», per garantire stabilità e scongiurare i ribaltoni. «Quando dissi queste cose mi risposero che bisogna abolire il 99% delle leggi fatte dalla destra - ricorda Rutelli - Ma io dico no, è sbagliato».
Messa in cattedrale a Chieti e poi via, fino a mezzanotte, anche se è Ognissanti, con Rutelli che smangiucchia la pizza in diretta e accentua la cadenza romanesca a colpi di «ettecredo» e di «mo’ te la faccio io ’na domanda».
Ma quando si tocca il tema immigrazione, l'espressione del leader torna a farsi seria. «Chiudere i centri di permanenza temporanea significherebbe trasformarli in una piattaforma per centinaia di migliaia di clandestini, tra i quali potrebbero infiltrarsi anche terroristi». Massimiliano chiama da Sulmona e vuole garanzie sul partito democratico, che sospetta sia solo un cartello elettorale. E Rutelli si lancia. «Ci rifletto da anni e so che non è una scatola misteriosa, dentro c’è l'incontro tra diverse culture cattolico democratiche e della sinistra su basi trasparenti. E' un cammino lungo, ma siamo in grado di farlo».
Ammette di guardare a Kennedy, Roosevelt, Clinton, ma assicura che non sarà un partito all'americana. «Si farà quando tanti problemi saranno risolti e la Margherita ci punta molto».
Antonio Di Pietro già chiede di entrare, ma Rutelli non spalanca le porte. «Ne parleremo, la studieremo insieme con gli amici Ds».
Trecento chiamate in 240 minuti e chi compone il numero verde ha la Margherita nel cuore, segno che i "filtri" della trasmissione funzionano benissimo. Una sola chiamata cattiva, «e lei, onorevole, quanto guadagna?», ma Rutelli non dà i numeri. Qualcuno telefona e ricorda quando, 15 anni fa, incontrando l'allora giovane radicale in una gelateria gli predisse che un giorno sarebbe andato al governo: «Non mi fido più né di Prodi né di Berlusconi e spero che un giorno lei possa rifare un centro».


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