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  1. #1
    VIENI AVANTI FASSINO!
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    WASHINGTON DC/WHITE HOUSE-ANCHE VOI AVETE DEI NERI? (AL PRESIDENTE BRASILIANO FERNANDO CARDOSO, “ESTADO DE SAO PAULO”, 28.4.02)
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    Predefinito Numerosi Capi Di Stato Esteri Augurano Ai Comunisti Di Vincere In Italia







    NON SOLO BUSH INTERFERISCE,ANCHE NUMEROSE PERSONALITA' STRANIERE SI SONO SPESE PER L'ULIVO!!!

  2. #2
    Makeru ga, katta
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    Before you all die ghastly, horrible deaths, let me take the hour to describe my latest plan for world domination! Uhauhauha!
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    Saddam Hussein non è più un capo di stato.

    Din Laden non lo è mai stato.

    George, ma non ti dà fastidio che Silvio sia andato a spifferare in una conferenza stampa le tue idee personali?

    Insomma, anche se speri che rivinca lui alle elezioni italiane, non vai certo a dirlo in conferenza tv, ti sei limitato a confidarglielo nel privato dello studio ovale. E lui, una volta fuori, zac, subito a spifferare i tuoi segreti.

    ps. mi dici qualche tuo segreto personale anche a me? Giuro che non lo dico a nessuno
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  3. #3
    VIENI AVANTI FASSINO!
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    In Origine Postato da marcejap
    Saddam Hussein non è più un capo di stato.

    Din Laden non lo è mai stato.

    VA BENE MA KE SI AUGURINO UNA VITTORIA DELLA SINISTRA E' INDISCUTIBILE ED INFATTI NON LO CONTESTI.

    SADDAM NON LO E' PIU' GRAZIE ALLA DEMOCRAZIA ESPORTATA,FOSSE PER VOI SAREBBE ANCORA AL SUO POSTO A STERMINARE QUALCHE MILIONE DI CURDI O SCIITI,ECCO PERCHE' FA UN TIFO SFEGATATO PER VOI.

  4. #4
    VIENI AVANTI FASSINO!
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    In Origine Postato da marcejap

    George, ma non ti dà fastidio che Silvio sia andato a spifferare in una conferenza stampa le tue idee personali?

    Insomma, anche se speri che rivinca lui alle elezioni italiane, non vai certo a dirlo in conferenza tv, ti sei limitato a confidarglielo nel privato dello studio ovale. E lui, una volta fuori, zac, subito a spifferare i tuoi segreti.

    ps. mi dici qualche tuo segreto personale anche a me? Giuro che non lo dico a nessuno
    KE CI POSSO FARE,ZIO SILVIO E' UN ENTUSIASTA,E POI KE I COMUNISTI FACCIANO SCHIFO ALL'AMERICA,COSI' COME AD OGNI PERSONA PERBENE,NON E' UN MISTERO PER NESSUNO.

  5. #5
    Cavaliere d'oro
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    In Origine Postato da GEORGE
    VA BENE MA KE SI AUGURINO UNA VITTORIA DELLA SINISTRA E' INDISCUTIBILE ED INFATTI NON LO CONTESTI.

    SADDAM NON LO E' PIU' GRAZIE ALLA DEMOCRAZIA ESPORTATA,FOSSE PER VOI SAREBBE ANCORA AL SUO POSTO A STERMINARE QUALCHE MILIONE DI CURDI O SCIITI,ECCO PERCHE' FA UN TIFO SFEGATATO PER VOI.

    Io però penso che sarebbe stato meglio liberarsi dell'Iran, invece così siamo impantanati, più politicamente che militarmente.
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  6. #6
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    In Origine Postato da Rick Hunter
    Io però penso che sarebbe stato meglio liberarsi dell'Iran, invece così siamo impantanati, più politicamente che militarmente.
    Ci vai tu o ci mandate gli altri come sempre...

    Ho visto imbecilli massacrarsi la schiena con dei flagelli fatti di catenelle d'acciao esaltati dalla religione.
    Quelli sono pericolosi come voi che giocate alla guerra, con la differenza che loro sono pronti a partire e farsi saltare in aria.

    Tu;sei pronto a fare altrettanto?

  7. #7
    Cavaliere d'oro
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    In Origine Postato da T34
    Ci vai tu o ci mandate gli altri come sempre...

    Ho visto imbecilli massacrarsi la schiena con dei flagelli fatti di catenelle d'acciao esaltati dalla religione.
    Quelli sono pericolosi come voi che giocate alla guerra, con la differenza che loro sono pronti a partire e farsi saltare in aria.

    Tu;sei pronto a fare altrettanto?
    Se si trattasse di difendere l'Italia sull'Isonzo lo farei. Una guerra in Asia no, semplicemente perchè non mi interessa. Ma suppongo che se si riescano sempre a trovare centinaia di migliaia di soldati pronti ad andarci, e questi non si ribellano, qualcosa voglia dire sul fatto che non siano obbligati.
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  8. #8
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    In Origine Postato da Rick Hunter
    Se si trattasse di difendere l'Italia sull'Isonzo lo farei. Una guerra in Asia no, semplicemente perchè non mi interessa. Ma suppongo che se si riescano sempre a trovare centinaia di migliaia di soldati pronti ad andarci, e questi non si ribellano, qualcosa voglia dire sul fatto che non siano obbligati.
    Troppi "se"...

    Loro sono pronti a tutto, noi, per trovare qualche sfigato dobbiamo pagare profumatamente gli ingaggi e tu m'insegni, che una guerra non si vince con i "mercenari" ma bensì col coraggio di chi si sente oppresso o prevaricato.

  9. #9
    Makeru ga, katta
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  10. #10
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    IL PERSONAGGIO

    Il leader dell´Unione: daremo un taglio alla politica degli spot e delle pacche sulle spalle

    "Quelle gaffe a ripetizione
    una brutta figura per l´Italia"


    Prodi: se vinciamo noi, alleati degli Usa con pari dignità



    la lezione La grande intuizione di De Gasperi fu di volere fermamente un´Italia multilaterale dopo la sbornia di nazionalismo
    equilibrio perso Come ogni altro Paese, contiamo in America quando e quanto contiamo in Europa. L´Italia ha perso il suo tradizionale equilibrio
    ricerca della pace Tutti siamo convinti che non può esserci pace se non con rapporti forti e amichevoli con gli Usa. Ma vanno creati
    aglio e piroscafi Basta con la politica estera fatta di gite in piroscafo, ville in Sardegna, ranch, menu senz´aglio. Vorrei una politica estera etica
    le parole del cavaliere Sono giorni che Berlusconi si lancia in dichiarazioni senza fondamento. Poi non si è capito se ha smentito Chissà cosa gli dicono gli altri e dice lui davvero

    BOLOGNA - «Sono giorni che Berlusconi si lancia in dichiarazioni senza nessun fondamento. Adesso ha detto che Bush gli ha confidato di temere un cambio della guardia in Italia? Poi non si è capito se ha smentito. Come si fa a discuterne? Domani è capace di dire il contrario. Chissà cosa gli dicono gli altri e dice lui davvero... Chissà quando la finirà. Il dramma non è lui: è la figura che fa fare al nostro Paese». Romano Prodi ha scelto e insiste: sarcasmo, ma amaro, senza ironia né voglia di ridere quando parla del presidente del Consiglio. Non polemiche imposte. «Come si fa? Come si fa? Di fronte a problemi serissimi». Rilancio. Non parlare di Berlusconi ma di quel che farà il centrosinistra se vincerà. «E sarà dell´America un alleato leale ed affidabile, che non nasconde le differenze quando ci sono, ma chiede di affrontarle insieme. Con chiarezza. E pari dignità, quella che si deve avere sempre».
    E´ la linea che Prodi, Rutelli, Fassino, D´Alema hanno spiegato all´ambasciatore Usa Ronald Spogli che li ha invitati a pranzo un mese fa. Il diplomatico ha ascoltato, ha riferito. Il «together», l´«insieme» che il Professore intende nel rapporto con gli americani è durissimo - nei fatti - verso Berlusconi.
    «L´Italia, come ogni altro Paese, conta in America quando e quanto conta in Europa». Morale: se il nostro presidente del Consiglio non è preso sul serio nel Vecchio Continente, difficile pesi davvero nel Nuovo. «La politica non è fatta con le pacche sulle spalle» è la «lezione» ripetuta di Prodi, attento a segnali che giungono dagli Usa. Berlusconi maltrattato dai media americani i quali ricordano i suoi «problemi» sia di governo che «giudiziari».
    Lui che parla da solo con i giornalisti italiani, senza la campana a fianco - e di riscontro - di Bush. Separati, dopo gli abbracci. «Nessuno dei due leader ha risposto alle domande. - scrive l´Herald Tribune - Tutti e due hanno difficoltà politiche».
    Prodi annota, in contatto con gli «amici americani»: dai circoli accademici dei tempi di Stanford al club di Bill Clinton, al finanziere George Soros, ma anche a orizzonti diversificati, non identificabili come liberal, da Kissinger ai board di società come la Goldman Sachs o la General Electric, ricordi sempre rinnovati dei tempi Iri. Capire l´America per capire come viverla dall´Italia. E come il nostro Paese è vissuto nella capitale del mondo. Facendo i conti con le preferenze inevitabili di un tipo come George Bush e insieme con la variegata coalizione che il Professore guida in Italia. Il «together» di Prodi ha varie direzioni, in un tentativo di mantenere fili complicatissimi.
    La preoccupazione stanca per l´atteggiamento di Berlusconi nasce anche dalla convinzione che si stanno perdendo tempo ed occasioni. «Con la sua venuta in Europa Bush aveva inaugurato un linguaggio nuovo ed interessante. Sarebbe il caso di seguire questa strada aperta. Invece... Tutti siamo convinti non ci può essere pace se non con rapporti forti ed amichevoli con gli Usa. Ma vanno creati».
    Sicurezza (o insicurezza) globale, lotta (collegata) al sottosviluppo, approccio comune a un mondo multilaterale in cui - anche oltre la leadership americana - stanno piombando nuove realtà economiche e in prospettiva politiche come Cina, India, lo stesso Brasile. Queste sono le linee sulle quali Prodi cerca di costruire il rapporto con gli Usa. Con l´occhio al futuro italiano sperato e insieme al passato europeo, nonostante le spine. «Nei miei cinque anni e mezzo di Bruxelles, l´America è stato un punto di riferimento ed un interlocutore costante» dice.
    «Il valore per l´America dell´Italia - è la linea del Professore - è soprattutto la sua capacità di influenzare tutta l´Europa. L´Italia senza Europa non è interessante per Washington. Invece negli ultimi anni l´Italia ha perso il suo tradizionale equilibrio, per schierarsi con gli Usa anche a detrimento dell´Europa. Noi, se andremo al governo, intendiamo riequilibrare la collocazione italiana». E ancora, come sulla laicità, Prodi punta su un richiamo che non dovrebbe spaventare i moderati di entrambe le sponde: «Questa è stata la grande intuizione di De Gasperi. Volere fermamente un´Italia multilaterale dopo la sbornia di nazionalismo e di militarismo, un´Italia europeista ed atlantica, che non rinunciasse ai suoi partner europei per un pretenzioso rapporto speciale con gli Usa».
    Niente Zapatero, ma anche niente politica estera fatta di «gite in piroscafo, ville in Sardegna, ranch, pacche sulle spalle, menù senz´aglio». Prodi contrappone «una politica estera etica». «Non crediamo - dice - in facili scorciatoie, come nella possibilità di esportare per incanto la democrazia sulla punte della baionette, così come i giacobini o Trotsky volevano fare con la rivoluzione. La democrazia si può e si deve incentivare, favorire, stimolare, premiare. Ma non la si può imporre con la forza. In passato l´imposizione di un regime liberale non ha mai avuto successo». «E su questa politica possiamo davvero trovare l´incontro con gli americani. A testa alta. Senza
    battute e senza spot».

    MARCO MAROZZI


    da Repubblica - 2 novembre 2005





    TRA 5 MESI IL PRESIDENTE PRODI TORNA A FARE IL PRESIDENTE

 

 
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