Su "Il Giornale" di oggi Alessandro Sallusti scrive in prima pagina a proposito della bomba, fortunatamente inesplosa, ritrovata lunedì notte all'università Bocconi di Milano: "Ora si tacerà sul fatto che gli autori dell'attentato (rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale, ndr) sono fans di Santoro e Travaglio e che quest'ultimo li ha confortati e forse incoraggiati sostenendo che è giusto odiare e augurarsi la morte fisica degli avversari politici (in questo caso anche di classe, cioè i bocconiani, in maggioranza figli della borghesia berlusconiana)".

Questa affermazione è doppiamente grave. In primo luogo perché è falsa: i frequentatori di questo blog possono rivedere e rileggere ciò che ha detto Marco durante la sua diretta del lunedì e rendersi personalmente conto di come il suo ragionamento fosse del tutto diverso. In secondo luogo perché indica, di fatto, Marco come mandante morale ("li ha confortanti e forse incoraggiati") degli attentatori.

Ora il punto non è che scrivendo calunnie di questo tipo si può finire per scaldare gli animi di qualche esagitato. La questione è molto più seria. Qui in ballo c'è l'incolumità fisica di giornalisti che, al contrario dei leader politici e di molti direttori di giornali, girano per l'Italia senza alcuna protezione. Articoli di questo tipo hanno quindi una valenza puramente intimidatoria.

Detto questo bisogna ricordare a tutti che l'unica risposta possibile è la calma. Come giornalisti noi abbiamo il dovere di continuare ad informare. E lo faremo. Sapendo che il clima d'odio, di cui parla la politica, nel paese non c'è. Ma che c'è invece chi fa di tutto, controllando molte testate e televisioni e pagando profumatamente i propri opinionisti, perché questo clima nasca o si risvegli. Insomma la rabbia non serve. Non solo perché è ingiusta. Ma soprattutto perché è controproducente. Alle calunnie vanno contrapposti i fatti, le analisi e i nostri ragionamenti.
(Vignetta di Natangelo)

Firma in difesa di Marco Travaglio e della libertà di parola
















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