Suor Teresilla, dal memoriale Br all'impegno dietro le sbarre
Un ricordo della religiosa che tentava di riconciliare i terroristi e i familiari delle loro vittime
Di Alberto Monticone www.avvenire.it
Èstata investita da un'auto mentre compiva il consueto pellegrinaggio notturno al Santuario del Divino Amore, alle porte di Roma.
Così è morta suor Teresilla Barillà, una donna di fede e di azione, che ha speso la sua vita nel servizio alla comunità ecclesiale e alla società civile tra le corsie della chirurgia dell'Ospedale San Giovanni e le carceri. La sua figura è tornata alla ribalta della cronaca politica per il ricordo della sua consegna nel 1990 alle autorità italiane di un memoriale di ex-brigatisti, allora in carcere, sul sequestro e l'uccisione di Aldo Moro. Quella vicenda, che procurò non pochi problemi a suor Teresilla, non è che un piccolo segno esteriore di ciò che lei ha rappresentato per la riconciliazione interna del nostro Paese.
Ho avuto la sorte di incontrare questa religiosa calabrese esattamente vent'anni fa a Loreto, durante il secondo convegno ecclesiale nazionale dal titolo «Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini», al quale lei partecipò in una delle commissioni, quella dedicata ai problemi dell'azione sociale verso le frange più emarginate, carceri comprese. Venni letteralmente catturato da lei e travolto insieme con mia moglie, sia pure solo marginalmente, nelle sue iniziative di visite a istituti di pena, nei quali erano rinchiusi detenuti politici e comuni, donne e uomini che in varia misura avevano preso parte alla violenza terroristica di sinistra e di destra.
Suor Teresilla si era lanciata nell'opera di ricucitura delle terribili e funeste ferite che avevano subìto le vittime e le loro famiglie, quelle dei personaggi più in vista e dei più semplici servitori dello Stato, ma anche le lesioni prodottisi nelle storie personali degli autori delle violenze.
Suor Teresilla era convinta che le colpe dovessero giustamente essere espiate, non aveva nessun cedimento al buonismo, ma mirava anche a ricostruire, per quanto possibile, nei colpevoli e nei superstiti quel livello di umanità che era stato così profondamente leso. La nostra suora, sempre vestita all'antica, col velo e con la tonaca nera ma col piglio di una seguace di Caterina da Siena, agiva in stretto contatto con padre Adolfo Bachelet, il fratello maggiore di Vittorio, ucciso proprio dalle Brigate Rosse dopo Aldo Moro; e del generoso gesuita condivideva il rispetto della giustizia e la sollecitudine per la persona di ogni uomo.
Suor Teresilla, nelle supercarceri da lei frequentate, si occupava non solo degli ex-terroristi ma anche degli agenti e del personale, dei loro problemi, delle loro famiglie, delle difficoltà del loro lavoro; interessava alla questione carceraria prelati e politici, bussando anche alle porte del Quirinale. Fu sostenitrice dell'appello di Giovanni Paolo II in Parlamento per una forma di condono che venisse incontro a quanti avevano già espiato gran parte della loro pena e fu profondamente amareggiata e delusa dal pratico insabbiamento di quel provvedimento.
Era una religiosa e quindi il motore del suo impegno era l'amore di Cristo, tradotto nell'amore per ogni persona, specie quelle sofferenti. Non chiedeva adesioni di fede ai detenuti - come giustamente hanno ricordato alcuni ex-brigatisti - ma deve aver lasciato una traccia profonda in tutti. Padre Bachelet ottenne autentiche conversioni, lei ha gettato un seme, che prima o poi darà i suoi frutti. Ricordo solo che una persona importante allora in carcere per ragioni politiche, scrisse per una rivista curata anche da suor Teresilla alcuni articoli dedicati a Maria Vergine; gruppi di detenuti comuni di Rebibbia hanno pubblicato calendari, da loro illustrati e dedicati a Giovanni Paolo II.
Negli ultimi anni ho quasi perduto i contatti con suor Teresilla e ne ho perciò un forte rimpianto: oltre a non poter dimenticare quel che lei mi ha insegnato nei fatti, credo di dover riconoscere in lei una donna moderna, segno profetico per la Chiesa e cittadina che ha aperto una via importante per la pace vera della nostra Repubblica. Non fu facile neppure per lei essere suora, donna, meridionale: ha coniugato in modo eccellente queste tre qualità.
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