QUESTO è IL VERO PROGRESSO!!!!

L' iniziativa di una rivista sulla Rete per scoprire dove sono finiti i 229 bambini nati con il seme di eminenti scienziati
su Internet alla ricerca dei " figli del Nobel "
Una delle madri esce allo scoperto: «I miei bambini sono i migliori a scuola e nello sport» Sono venuti al mondo grazie alla fecondazione artificiale dal 1982 al 1999 In molti rispondono all' appello della rivista, ogni messaggio viene controllato

L' iniziativa di una rivista sulla Rete per scoprire dove sono finiti i 229 bambini nati con il seme di eminenti scienziati E' caccia su Internet ai «figli dei Nobel» Una delle madri esce allo scoperto: «I miei bambini sono i migliori a scuola e nello sport» «Non sono sicura di fare bene a mandarvi questa email. Mio marito dice che è meglio non uscire del tutto allo scoperto, quindi vi prego, non cercate di identificarci. Sono la madre di due bambini (un maschio del 1988 e una femmina del 1991) nati grazie al Repository for Germinal Choice («Deposito per la scelta embrionale», ndr), donatore "Red 46". Mio marito e io abbiamo un ottimo quoziente intellettivo e un' istruzione di alto livello. Io ho anche una salute robusta, lui meno. Ecco perché all' epoca abbiamo preferito il seme di "Red 46": somiglianza somatica con mio marito ma migliori condizioni fisiche, la stessa origine etnica (Europa orientale), grandi capacità intellettuali e creative, stesso livello di educazione e di successo professionale. I nostri bambini oggi sono il ritratto della salute. Riescono negli sport, a scuola sono i primi della classe e suonano benissimo più strumenti musicali. Non posso dire quanto tutto questo sia merito dell' eugenetica o dell' ambiente: non lo so, e forse non voglio saperlo. Li tratto come bambini uguali agli altri. Solo ogni tanto mi ricordo che sono persone un po' speciali».

I NOBEL - Questi bambini «un po' speciali» sono 229.

Nati per fecondazione artificiale tra il 1982 e il 1999, negli Stati Uniti e in altri sei Paesi. Sono i «figli dei Nobel», venuti al mondo secondo la ricetta del Repository for Germinal Choice di Escondido, California. Una banca dello sperma, fondata dal miliardario Robert K. Graham, che fino al 1999 ha offerto a donne ricche, sane e brillanti di tutto il mondo i semi di Premi Nobel ed eminenti scienziati per dare alla luce esemplari umani - almeno nelle intenzioni - vicini alla perfezione. L' unico premio Nobel che ha donato il suo seme al Deposito dichiarandosi pubblicamente a favore dell' eugenetica e del miglioramento della «razza americana» è l' inventore del transistor, William Shockley.

POLEMICHE - Vent' anni fa, quando il Los Angeles Times svelò la costruzione del «Deposito» in California, l' ondata di proteste negli Stati Uniti fu imponente. La fede nell' eugenetica portò al fondatore Graham accuse di nazismo, e il sospetto - non lontano dalla verità, peraltro - di aspirare a creare una «razza dominatrice». Ma nonostante il furore dei politici e dell' opinione pubblica, il progetto, e le gravidanze, sono andate avanti.

LA CACCIA - Che ne è, adesso, dei «super-bambini»? La caccia è condotta su Internet da Slate, la rivista online della Microsoft. La testimonianza riportata sopra è quella della prima madre che ha risposto all' appello del giornale per togliere l' alone di mistero che da sempre circonda le persone nate grazie alla banca del seme dei Nobel. Garantendo il rispetto della privacy, il magazine elettronico chiede a genitori, bambini e donatori di parlare via email della loro esperienza. A pochi mesi dalla possibile prima clonazione umana - questa è l' opinione di Slate -, scoprire che ne è stato dei «figli dei Nobel» significa verificare se davvero la tecnologia può mantenere la promessa di migliorare l' uomo. Lori Andrews, esperta americana di genetica, prevede che in futuro assisteremo all' accettazione dell' eugenetica nella sua forma «privata»: non mi interessa formare una razza superiore, voglio solo che il mio bambino nasca con il migliore patrimonio genetico possibile.

RISPOSTE - Molti hanno già risposto all' appello della rivista; ogni messaggio viene sottoposto a controlli accurati per verificarne l' autenticità. Sul sito Slate.com sono state pubblicate le testimonianze di due madri, quella giudicata «poco credibile» di un ragazzo di 17 anni, e quella di un donatore. «Sono stato contattato da Graham (morto nel 1997, ndr) nel 1985, mentre stavo parlando a un club Rotary - dice il donatore soprannominato "l' Imprenditore" -. Gli piacevo perché ero simile a lui: super-attivo, pronto a fondare una nuova impresa alla prima occasione, e molto atletico. Credo fermamente nel principio che buoni geni producano buoni bambini. I miei geni erano molti richiesti; nel 1987 ho saputo che erano già stati usati per quattro gravidanze».

LA SECONDA MADRE - «Come madre di uno dei cosiddetti "bambini di Nobel", vorrei spiegare che la mia decisione di ricorrere al seme del Deposito di Graham non era motivata dall' esigenza di partorire un "super-neonato" - si legge nella seconda testimonianza di madre giunta per email alla rivista -. Mio marito è sterile. Tra il seme di qualche sconosciuto studente di medicina a corto di denaro, e quello di un Nobel o di uno scienziato del Deposito, per di più gratuito, chi al mondo non avrebbe scelto quest' ultimo? Il mio bambino adesso ha 16 anni. Gli ho parlato delle sue origini genetiche solo due anni fa, perché non volevo che soffrisse per le opinioni altrui. Il suo segreto è sempre stato custodito molto bene, e ancora lo è. Il mio ragazzo è molto più che brillante, certe volte mi sembra davvero un genio. E' riuscito ad accumulare un' enorme conoscenza di tecnologia, finanza internazionale, geopolitica. Sono molto orgogliosa di lui, ma non mi sarebbe poi importato molto se fosse stato l' ultimo della classe. Non so quanto della sua riuscita dipenda dal patrimonio genetico del donatore, e francamente non mi interessa. So solo che il seme usato per concepirlo era il migliore a disposizione. Ho fatto tutto il possibile; questo mi basta». Stefano Montefiori SLATE «E' il nuovo giornalismo online» «Un esperimento di inchiesta cybergiornalistica». Così Michael Kinsley, celebre direttore di Slate, definisce la caccia ai «figli del Nobel». La rivista elettronica chiede che chiunque abbia notizie sulla banca del seme di Escondido, in particolare genitori, figli e donatori, collaborino per scrivere la storia. «Invece che affidare a un giornalista un unico articolo finale, pubblicheremo online il nuovo materiale mano a mano che l' inchiesta prosegue - scrive Kinsley sul sito -. I lettori possono seguire il reporter mentre cerca, riceve e analizza il materiale. Una nuova forma di giornalismo trasparente». «Speriamo di sfruttare al meglio tutto il potere interattivo del Web - spiega il reporter, David Plotz -. Voglio che i lettori siano le mie fonti e le mie guide nel redarre questa storia. Analizzerò con loro tutte le segnalazioni che arrivano, e insieme giudicheremo la loro importanza e credibilità».

L' obiettivo di Slate è anche rompere la convinzione che gli articoli di inchiesta, sul tipo di quelli pubblicati negli Stati Uniti da New Yorker, Atlantic Monthly e New York Times, non siano adatti a Internet perché troppo lunghi ed elaborati