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  1. #1
    remedios
    Ospite

    Predefinito libri che cambiano la vita

    prendo spunto da una sezione apparsa oggi sul sito di repubblica per chiedere: qual è o quali sono stati i libri che hanno cambiato la vostra vita?

    io credo che si debba riuscire a fare la distinzione (e non è certamente facile) tra i libri preferiti e quelli che hanno cambiato la nostra vita. cioè quelli che ci hanno fatto vedere ciò che fino a prima ignoravamo, o che hanno dato una sensazione o una consapevolezza così forte da mettere in discussione i nostri punti fermi.

    per quanto mi riguarda, non posso che dire che ad ogni età è corrisposto un libro che mi ha cambiato la vita.

    da bambina è stato sicuramente "momo", di michael ende. l'ho letto e riletto, colpita dalla dolcezza di questa bambina che è riuscita a fermare l'inganno dei "grandi" e la loro malvagità. ricordo che sognavo di essere come momo. e riprendendolo in mano, anni dopo, mi sono accorta di quanto possa essere una fiaba per i bambini e una lezione di vita per gli adulti.

    il libro che mi ha cambiato la vita da adolescente è stato "sulla strada", di jack kerouac. ricordo di averlo letto alle medie e di aver passato quegli anni sognando la libertà che esce da ogni parola di quel libro. ho iniziato a vedere e a costruire il mio futuro senza convenzioni, ripetendomi che "l'importante è andare". se all'epoca l'ho visto come la base dell'inizio di un viaggio che mi avrebbe portata a girare il mondo, oggi (che il mondo non l'ho ancora girato) posso dire con certezza che è stato la base per un altro viaggio, quello dentro me stessa, con la presa di coscienza di quanto possa essere importante la libertà: non solo, quindi, la libertà di poter fare ciò che mi pare, ma piuttosto la libertà di potere essere senza paura me stessa.

    all'inizio delle superiori ho letto "mara, renato ed io" di alberto franceschini. l'ho letto perché volevo capire direttamente da chi ha vissuto quale fosse il confine tra la lotta per una società più giusta e l'estremizzazione della violenza infondo fine a se stessa. e l'ho capito leggendo quelle righe che raccontano emozioni, paure, sogni e debolezze.

    quasi per lo stesso motivo il libro che mi ha cambiato la vita, qualche anno dopo, è stato "assata", l'autobiografia di assata shakur. più che cambiarmi la vita si può dire che mi abbia fatto prendere più consapevolezza ed ho potuto capire quanto sia grande la forza di chi crede non solo nella sua libertà, ma nella libertà di tutti coloro che in qualche modo sono oppressi ma nonostante questo non vogliono vedere svanire i loro sogni di giustizia e di riscatto.

  2. #2
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    Originally posted by remedios
    qual è o quali sono stati i libri che hanno cambiato la vostra vita?
    Nessuno

  3. #3
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    Più che cambiare la vita, diciamo che hanno influito decisamente sul modo di vedere le cose:

    Per la formazione "politica":
    - Dizionario Filosofico, Voltaire
    - Marcia su Roma e dintorni, di Emilio Lussu
    - tutto Sciascia

    Per la formazione "socio-sanitaria":
    - Il Dr. Semmelweiss, Louis Ferdinand Céline
    - Nemesi Medica di Illich
    - Portami giù quello che canta, di Papucci

    Per la formazione "scientifica":
    - Il Caso e la Necessità, Monod
    - Viaggio di un naturalista intorno al mondo, Darwin
    - La Vita Meravigliosa, di Gould

    Per la formazione "letteraria":
    - Vite Parallele di Plutarco
    - Narrate Uomini la Vostra Storia di Savinio
    - tutto Borges

  4. #4
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    credo che gli unici testi che abbiano (+ che cambiato) diretto la mia vita siano stati i 2 atlanti di mio padre (uno del 39 e l'altro del 60) e tutta la storia d'italia di montanelli (sempre del mio vecchio).

    questo perchè gli atlanti durante l'infanzia e montanelli alle medie mi hanno fatto venire la passione per la storia e la geopolitica.

    non credo di avere un libro che abbia influenzato particolarmente le mie scelte letterarie, mentre in quelle politiche forse hanno inciso le letture di furore di steinbeck (nel senso di un mio spostamento a sinistra a fine superiori) e omaggio alla catalogna di orwell (nel senso di un inizio di critica al comunismo, sempre però da sx e sempre nello stesso periodo)

  5. #5
    .
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  6. #6
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    anche per me nessuno...non vedo come possa essere possibile che ciò accada.....

  7. #7
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    Sono stati come un fulmine a ciel sereno ed hanno condizionato la mia visione del mondo:

    -Rivolta contro il mondo moderno di Evola
    -il re del mondo di Guenon

    Sulle convinzioni religiose:

    -tutto Meister Eckhart
    -Nera luce del professor Lombardi Vallauri
    -i libri sull'Islam iraniano di Corbin

    Interpretazione politica del mondo:

    -Il nomos delle Terra di Schmitt
    -Le soiree di De Maistre (poi parzialmente "rinnegato").

    Su tutti, comunque la Repubblica e il Fedro di Platone.

  8. #8
    Ashmael
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    Un libro da solo difficilmente può cambiare la vita (checchè ne dicano le fascette di certi libri di self-help "This book will change your life" Certo. Come no).

    Libri per me importanti, nel senso che mi hanno aperto nuovi orizzonti, mi hanno aiutato a guardare dentro la mia anima, e che mi sono piaciuti un sacco (ditemi un po' come fa un libro a "cambiarvi la vita" se non è fra i vostri preferiti tanto per cominciare):


    "Don Camillo" di Guareschi.
    "Dizionario Filosofico" di Voltaire
    "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov
    "Le storie complete di Saki" di H.H. Munro
    "La Ballata del Mare Salato di Hugo Pratt"
    "I Robot dell'Alba" di Isaac Asimov
    "La Guida Galattica per Autostoppisti" di Douglas Adams
    "Venere sulla Conchiglia" di Kiilgore Trout
    "Gli Angeli Ribelli" di Robertson Davies
    "Il Nome della Rosa" di Umberto Eco
    "La Biblioteca della Piscina" di Alan Hollinghurst
    "Wraeththu" di Storm Constantine

    Ce ne sono molti altri, ma questi sono quelli che mi sono balzati alla mente.

  9. #9
    la ricerca della bellezza nascosta
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    Il libro che cambierà la mia vita lo leggerò a breve.
    Sto aspettando che me lo regalino.
    Lo attendo con ansia.
    Si tratta di: "Le confessioni" di S. Agostino.


    P.S.

    Una interessante intervista a Massimo Cacciari su "le confessioni"


    Ma qual è l’opinione di Massimo Cacciari, giunto a Roma per celebrare la conclusione di quella raccolta iniziata 38 anni fa dai monaci agostiniani, in collaborazione con la casa editrice Città Nuova?

    Agostino è alle origini della cultura europea. È il padre di tutta la letteratura moderna, che non ci sarebbe stata, così com’è, senza Le confessioni di Agostino; esattamente come, senza De Civitate Dei, non ci sarebbe stata alcuna filosofia della storia.

    Partiamo dalla filosofia di Agostino, ma atteniamoci a questo straordinario testo che è Le confessioni. Quale è il peso filosofico di questa particolarissima autobiografia?

    Un peso enorme. Con l’Agostino delle Confessioni abbiamo la scoperta dell’interiorità, nel senso che noi diamo al termine ancora oggi. Il peso sulla cultura europea e occidentale di Agostino è incalcolabile. Dice bene: particolarissima autobiografia, perché è un concentrato del pensiero filosofico di Agostino. In questo testo c’è tutto lo scandalo agostiniano.

    In che senso “scandalo”?


    Lo scandalo di Agostino è nel suo parlare in prima persona. Hegel diceva che tutto ciò che è personale è falso. Prima di lui Kant e Bacone. Questa è stata la strada maestra della filosofia occidentale, per cui non ha senso parlare di se stessi, per poter parlare “della cosa”. Come si fa, infatti, a parlare in prima persona, filosoficamente? La filosofia è scienza o narrazione, ovvero letteratura? Lo stesso vale per la teologia. Eppure il teologo e filosofo Agostino ci riesce, riesce a dimostrare non solo l’utilità ma anche la necessità di parlare di sé per poter parlare della cosa. Questo è l’assillo, il pungolo che Agostino (e il pensiero cristiano mediante Agostino) pone alla cultura europea. Ed è straordinario come il filosofo affronti e risolva il paradosso. Il primo passo è chiedersi: come posso conoscere qualcuno senza cercarlo? Ma, d’altra parte, cosa cerco che già non conosco? Non posso cercare una cosa che non conosco. Devo quindi presupporre l’oggetto del mio cercare. Se cerco qualcosa vuol dire che debbo presupporne la sua esistenza. Devo credere nell’esistenza del cercato. Devo crederlo, non saperlo, perché se lo sapessi non lo cercherei. Quindi la fede è il momento essenziale, immanente a ogni ricerca. Nella ricerca c’è, non può mancare l’elemento della fede. Con tutto il bagaglio di rischio, di pericolo, che essa porta con sé. L’uomo infatti non vede Dio faccia a faccia. La natura dell’uomo è vulnerata; su questo Agostino scrive pagine sublimi, con il suo straordinario realismo, col suo duro sermo, senza mai indulgere in vaghi sentimentalismi.

    Nessun autobiografismo quindi nelle Confessioni?


    Assolutamente no. La grandezza, anche letteraria, di Agostino è nel suo realismo senza nessun sterile ripiegamento nel proprio io. La sua è riflessione filosofica e teologica, non certo una mera esercitazione di stile. Per Agostino il discorso è chiaro e consequenziale: se dunque il credere è immanente alla scienza, alla ricerca, allora per giungere a sapere io non ho altra via d’accesso che la mia indagine, la mia inquisitio fondata sul credere. Non è quindi la messa a nudo in modo sentimentale dell’anima, ma è l’unica via d’accesso all’inventio veritatis, alla scoperta della verità. Percorrere la strada dell’interiorità è necessario, è la via d’accesso al “cercato”: si deve per forza sfidare l’abisso del sé, la via infinita dell’anima, per dirla con i greci. Agostino sprofonda nell’interiorità e indica questa come unica strada possibile per la filosofia, per una filosofia che non sia solo “ego cogito”, che non sia legata esclusivamente alla dimensione poetica in cui la coscienza non sia soltanto quella dell’antichità classica, ovverosia il fondamento della razionalità, la dimensione noetica dell’anima. La coscienza è abisso, è infinito. Non si può ridurre, dice Agostino, l’interiorità a sapere, una dimensione teoretica universale, idealistica e razionalistica, uguale per tutti; c’è ben altro. Con Agostino abbiamo quindi la scoperta dell’interiorità.

    Come “padre dell’interiorità”, si può dire che c’è un agostinismo letterario? E in che senso?


    Senza dubbio, ma attenzione perché ci sono almeno due “agostinismi”. Penso a quella formidabile figura che è stato Petrarca, forse il primo intellettuale moderno. Petrarca è un artista che svolge proprio il tema agostiniano dell’interiorità, ma lo fa verso una direzione pericolosa, quella dell’homo duplex, dell’uomo duplice, mentre quest’esito non lo troviamo in Agostino, che supera la “duplicità” intesa come “dubbiosità”. In Petrarca invece, primo moderno, la dubbiosità rimane un esito insuperabile; il grande poeta segue Agostino nel cammino dell’interiorità, ma si ferma un attimo prima, non arriva all’illuminazione della fede che è l’unica dimensione in cui si dà un nome al “cercato”, in cui il “cercato” rivela il suo nome: “Io sono colui che è”, il Dio biblico e cristiano. In Petrarca di fatto ancora convivono Agostino e Seneca (che Agostino cordialmente detestava): è veramente il primo intellettuale moderno e dopo di lui molti altri faranno come lui, da Montaigne a Kierkegaard, ma anche lo stesso Heidegger. L’inizio di Essere e tempo è tutto agostiniano, ma poi Heidegger rimane anche lui all’interno della filosofia senza superare il cammino della ricerca e tuffarsi (o essere catturato) nella fede. Egli resta il filosofo che identifica la filosofia in quell’infinita “inquisitio”, che sempre si rinnova, senza posa. Bisogna quindi distinguere due agostinismi: quello proprio di Agostino e del pensiero cristiano, che sfocia nella beatitudine della fede, e quello di tanta filosofia successiva ad Agostino e che da Agostino non può prescindere, ma che quasi finisce per ribellarsi al suo modello o a quelle conclusioni religiose. Tutto ciò porta ad una “inquietudo sine beatitudine”. Parlo di tanta filosofia, quasi tutta quella occidentale, ma lo stesso si può dire per tanta letteratura: laddove non puoi concludere la ricerca ti resta la poesia, la dimensione lirica. In questo senso si può parlare certamente di un “agostinismo letterario”, di una forte influenza agostiniana sulla letteratura.


    L'editing della presente intervista è a cura della redazione. L'intervistato Massimo Cacciari non ne ha revisionato forma e contenuti.

  10. #10
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    E tu onore di pianti,Ettore,avrai ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato,e finchè il Sole risplenderà su le sciagure umane
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    Predefinito

    Sono almeno tre. Il primo, che risale a tanto tempo fa (avevo 14 anni) per motivi affettivi, non molto legati al suo reale valore. E' IT di King. All' epoca detestavo leggere, ma mi piacevano i film dell' orrore. allora la mia professoressa di ginnasio mi ha consigliato di leggere qualcosa di King. E da quel momento non ho più smesso di leggere, quindi devo dire che devo molto a IT.
    Gli altri due, invece, li ho letti molto di recente (due o tre anni fa),a ruota, uno dietro l' altro, e sono entrambi dello stesso autore, Vasilij Grossman: "Tutto scorre" e "Vita e Destino".
    Con le budella dell' ultimo prete impiccheremo l' ultimo re

 

 
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