IRAQ/ BERLUSCONI: ALLO STADIO UN KAMIKAZE CONTRO DI ME (LIBERO)
"Siamo esposti ad attacchi, opposizione diffonde solo odio"
03-11-2005 08:15 - Articoli a tema
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Roma, 3 nov. (Apcom) - "Un kamikaze allo stadio contro di me". Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi svela in un lungo colloquio con il quotidiano 'Libero' di essere stato "oggetto di una minaccia diretta" alla sua sicurezza. Ma usa toni molto preoccupati anche per quella dell'Italia.

Il lungo articolo prende le mosse dall'ultimo viaggio compiuto dal premier negli Stati Uniti dove, rivela il premier "ho concordato le cose da dire perché qui c'è di mezzo la sicurezza dell'Italia". Nel pezzo, rapidamente, vengono al pettine altre questioni scottanti come il cosidetto scandalo del Nigergate. Ma il punto di partenza è che "qui c'è di mezzo l'Italia". "Come fate a non avere questa avvertenza - dice Berlusconi - siamo esposti ad attacchi micidiali del terrorismo (...) Io non rinnego nulla per questo evidenzio la mia assoluta disponibilità al dialogo con i Paesi islamici, la mia simpatia che corrisponde al vero dei miei sentimenti (...) Ho voluto dare un'intervista a La7 perchè fosse amplificata su Al Jaazera e io potessi apparire quel che sono: il leader di un Paese che in ogni modo ha cercato di tenere lontana la guerra (...) Che non ha attaccato nessuno e non è in guerra".

Da qui il ragionamento del premier si estende ai suoi rapporti con il presidente americano Bush e agli sforzi fatti presso l'amministrazione americana per evitare il conflitto in Iraq. Sostenendo il contrario, afferma Berlusconi "(...) si comunica al mondo la falsità e che cioè io avrei voluto a tutti i costi la guerra in Iraq e che ora inganno il mondo (...) Giornalisti e politici dell'opposizione (nel mirino del premier c'è una vignetta di Giannella apparsa sul 'Corsera', ndr) fanno prevalere su qualsiasi cosa l'odio contro di me". "Si rendono conto - attacca il premier - che espongono il Paese a rischi mortali?".

Berlusconi stigmatizza, infine, l'inchiesta giornalistica di 'Repubblica' sul Nigergate. "D'accordo con Bush abbiamo esposto le certezze documentali. Non siamo stati noi a fornire le carte che hanno giustificato formalmente la guerra. Dire il contrario come fa 'Repubblica', che su questo ha imbastito una campagna di bufale vergognose, è una specie di suicidio. Ci espone ad attacchi terroristrici, ove fossero creduti sarenmmo considerati i mandanti".