Il protocollo di Kyoto costerà all'Italia lacrime e sangue. Lo sostiene uno studio realizzato dall'International Council for Capital Formation, pubblicato in italiano dall'Istituto Bruno Leoni, i cui risultati sono stati diffusi oggi.

L'adozione di misure interne e, soprattutto, l'acquisto di quote di emissione dall'estero potrebbe determinare una perdita di oltre 2 punti percentuali di Pil rispetto al tendenziale nel 2010. In particolare, questo comporterebbe la perdita di 200 mila posti di lavoro.

Tra i Paesi che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto, sono ben pochi quelli che hanno iniziato a tradurre in pratica le misure necessarie per limitare le rispettive emissioni di gas serra nella misura stabilita dagli obblighi descritti nell'accordo. Di conseguenza, le emissioni di gas serra continuano a crescere. I provvedimenti iniziali e gli opportuni incentivi che si sono tradotti in pratica sono risultati relativamente inefficaci ed è verosimile che, se non verranno adottate misure decisamente più onerose, molti Paesi oltrepasseranno i limiti previsti.
Ma - rileva lo studio - la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, farebbe aumentare drasticamente i prezzi dell'energia per consumatori e aziende, anche in presenza di crediti internazionali di emissione. Nel 2010, i crediti internazionali conteranno per oltre l'80% degli impegni di riduzione delle emissioni italiane; inoltre: il prezzo del gasolio per riscaldamento domestico aumenterebbe di oltre l'11%. I prezzi di benzina e gasolio per autotrazione sarebbero più elevati rispettivamente dell'8% e del'11% rispetto alle stime di riferimento. Il costo del gas naturale per l'industria sarebbe superiore di quasi il 44%, mentre il prezzo dell'elettricità sarebbe superiore di quasi il 13% rispetto alle stime di riferimento.