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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Wink L'Europa deve essere cristiana: parola di musulmano!

    Se l´Europa nega se stessa: lettera di un musulmano europeo agli europei
    La lezione di Khaled Fouad Allam agli europei immemori della loro identità cristiana. Giovanni Paolo II come san Francesco con i sultani islamici

    di Sandro Magister





    ROMA - Quello che molti cittadini d´Europa non riescono nemmeno più a balbettare, l´ha detto e l´ha scritto un musulmano:

    "L´Europa è debitrice verso il cristianesimo: perché, che lo voglia o no, esso le ha dato forma, significato e valori. Rifiutare tutto ciò significa, per l´Europa, negare se stessa".

    Il musulmano è Khaled Fouad Allam, algerino di nascita, cittadino italiano dal 1990, professore di islamistica nelle università di Trieste e di Urbino, studioso molto stimato e ascoltato anche in campo ecclesiastico.

    Sulla prima pagina di "la Repubblica", che è il più importante quotidiano della sinistra laica che si stampa in Italia, Allam ha pubblicato il 23 settembre una lettera aperta agli europei che suona come una severa lezione a tutti quelli che, negando le radici cristiane dell´Europa, in realtà cancellano se stessi e si chiudono a qualsiasi accoglienza degli altri.

    Nella sua lettera - riportata più sotto - Allam dà anche un´interpretazione dell´europeismo di Giovanni Paolo II: "Che cosa fa il Santo Padre se non rinnovare costantemente il viaggio di san Francesco verso i sultani del mondo, verso le altre culture e religioni?".

    Nei due giorni successivi, il quotidiano della conferenza episcopale italiana, "Avvenire", ha dato forte rilievo all´articolo di Allam.

    E l´ha contrapposto a quello che invece capitava proprio in quegli stessi giorni a Strasburgo, nel parlamento d´Europa.

    Lì, il 24 settembre, un emendamento del Partito popolare europeo mirato a introdurre nella futura costituzione del continente un riconoscimento delle sue radici cristiane è stato respinto con 283 voti contrari, 211 a favore e 15 astensioni.

    Il 4 ottobre prenderà il via a Roma la conferenza intergovernativa che dovrà varare la nuova costituzione. L´ultima sua bozza si limita a parlare, nel suo preambolo, di "eredità culturali, religiose e umanistiche dell´Europa".

    Ecco l´articolo di Allam, uscito su "la Repubblica" del 23 settembre 2003:


    Io, musulmano nell´Europa cristiana

    di Khaled Fouad Allam


    Mentre le preoccupazioni sul declino dell´Europa si fanno sentire sempre più chiaramente - drastico calo demografico e dunque forte invecchiamento della popolazione, stagnazione economica, paralisi politica, divisione fra i popoli europei, scetticismo intellettuale - forse non ci si è chiesti che cosa pensino dell´Europa i nuovi europei, quelli che come me vivono qui anche da oltre vent´anni, e che vi sono approdati per ricostruire la propria esistenza, per sperare in una vita migliore.

    Educato nell´islam, musulmano, ho lasciato una terra, l´Algeria, che ha generato Sant´Agostino, Albert Camus e uno dei più grandi mistici dell´islam, Sidi Abu Meddin. Ho imparato a vivere in un islam di testimonianza, capace di confrontarsi e di rimettersi in causa nei confronti dell´altro: ed è perciò che la questione delle radici d´Europa interroga il mio essere europeo e musulmano. Le questioni in gioco sono molteplici, complesse, difficili, ma una è essenziale: quella dei fondamenti dell´identità europea.

    Nell´odierno momento storico esistono gli europei, ma non esiste l´Europa: e il richiamo di Giovanni Paolo II alla questione delle radici cristiane del continente assume un´importanza centrale, e richiede molto più di una semplice lettura storica e culturale.

    Certo, più d´uno ha contestato un tale approccio: alcuni temono che quel richiamo possa trasformarsi in uno strumento per infrangere i principi della laicità; altri, appellandosi alla sfera giuridico-costituzionale, affermano che il compito di una costituzione è quello di organizzare i rapporti fra i diversi poteri.

    Tutti questi argomenti mi sono sempre apparsi deboli: quella in discussione non è infatti una costituzione, ma una convenzione europea, vale a dire un patto che richiede di riconsiderare le ragioni del nostro stare insieme, della nostra condivisione di valori e, infine, di chiederci come uno spazio politico in itinere possa essere considerato anche uno spazio di speranze.

    La questione posta dal Santo Padre ci porta a riconoscere che il pensiero politico non si riduce a un´expertise contabile, e che è sempre necessario interrogare la politica, purché non la si riduca a strumento di manipolazioni o a cinica espressione del potere; con la domanda sulle radici cristiane, è la politica che ci invita a interpretare, a interrogare dei saperi per capire e costruire, a formulare delle ipotesi. Mi sono chiesto più volte perché il tema delle radici cristiane susciti ancora tante polemiche, mentre la parola "mercato" suona come leit motiv in tutto il testo della convenzione, e come mai ciò non abbia suscitato alcuna riflessione sul rapporto fra mercato e costruzione europea.

    Certo, a prima vista è possibile dare un´interpretazione esclusivista delle parole "radici cristiane", ma si tratta di una lettura errata perché non tiene conto del contesto in cui la questione si colloca: quella domanda si situa come prolungamento di venticinque anni di attività del papa sulle vie del pianeta.

    In realtà, l´insistere di Giovanni Paolo II sulla questione delle radici cristiane d´Europa non deve essere separato dalle sue molteplici iniziative di dialogo: dalla preghiera di Assisi del 1986 al suo incontro con il rabbino Toaff nella sinagoga di Roma, dal suo viaggio in Israele al suo incontro nella moschea di Damasco con il muftì di quella moschea, e prima ancora all´incontro di Casablanca con la gioventù marocchina nel 1985. Tutto ciò ha definito un nuovo sguardo, una nuova lettura del cristianesimo che la storia dei secoli passati aveva impedito. E la costruzione europea, all´orizzonte del XXI secolo, avviene parallelamente al definirsi di questo nuovo cristianesimo che si è emancipato dalla propria storia e che ha interiorizzato la secolarizzazione. In effetti, che cosa fa il Santo Padre se non rinnovare costantemente il viaggio di san Francesco verso i sultani del mondo, verso le altre culture e religioni?

    Le polemiche sulle radici cristiane d´Europa mettono a nudo le nostre contraddizioni: il rifiuto di ammettere quelle radici è sintomo di un timore, di un blocco interiore nei confronti di tutto ciò che i ragazzi europei, oggi quarantenni, hanno imparato sui banchi di scuola (crociate, guerre di religione, la notte di san Bartolomeo, etc.): ma la storia richiede distanza critica e onestà.

    Non si può eludere il fatto che le nostre moderne istanze politiche si radicano proprio nel cristianesimo: il diritto e le istituzioni sono frutto dell´elaborazione complessa che questa civiltà ha prodotto, oltre che delle lotte fratricide che l´hanno segnata nei secoli passati.

    Ma c´è anche qualcosa di più profondo, che ha segnato in modo indelebile questo continente le cui frontiere culturali sono molteplici ma in cui riconosciamo un´unica essenza, che difficilmente si riesce ad elaborare razionalmente in modo univoco ma che è presente nel cuore più profondo dell´essere europeo: la passione per la libertà - ovvero le passioni democratiche - e il sentirsi partecipi di una storia comune, che ha fatto del cristianesimo il punto focale intorno cui l´Europa si è definita. È così che ci si commuove dinanzi a un Cristo di Cimabue o ci si sente incantati dalle Madonne rinascimentali, che ci si sente travolti all´ascolto di un mottetto di Bach o del Requiem di Mozart. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza quel debito. L´Europa è debitrice verso il cristianesimo: perché, che lo voglia o no, esso le ha dato forma, significato e valori. Rifiutare tutto ciò significa, per l´Europa, negare se stessa.

    La questione delle radici cristiane d´Europa, in un momento in cui tutti parlano di eterogeneità delle culture e di multietnicità, suscita altre problematiche: come accogliere l´altro se si nega se stessi? Come saldare un patto fra le comunità umane se l´Europa rifiuta di riconoscersi? Le radici affondano nella terra, dove incontrano e incontreranno altre radici. Se le radici del cristianesimo affondano nel mondo ebraico e in quello greco, oggi esso incontra l´islam, domani l´Asia e l´Africa.

    L´incontro è possibile soltanto se si è consapevoli delle proprie radici. Pensare alle radici d´Europa significa pensare ai possibili, a volte inediti, prolungamenti del continente. Oggi l´America, la Cina, l´Africa ci interrogano, ognuna con le proprie radici fatte di dolore e di speranza, mentre in terra d´Europa l´inquietudine ha già preso forma e si sta diffondendo. L´Europa, faccia a faccia con se stessa, è ricca di saperi ma restia ad accettarsi. Ma per me essa rappresenta l´albero d´ulivo che nel Corano, al versetto 35 della Sura della Luce, è "né d´oriente né d´occidente".

    __________


    Il link al quotidiano di cui Khaled Fouad Allam è editorialista:

    > "la Repubblica"

    __________


    E anche Eco dà lezione


    Pochi giorni prima dell´articolo di Khaled Fouad Allam, un´altra lezione inaspettata a favore di un riconoscimento esplicito dell´identità cristiana dell´Europa nella sua prossima costituzione è venuta da un intellettuale italiano dei più famosi nel mondo, Umberto Eco, semiologo e romanziere, autore del celeberrimo "Il nome della rosa", esponente di spicco della cultura laica e di sinistra.

    Così Eco concludeva la sua column sul settimanale "L´espresso" del 18 settembre, con il titolo "Le radici dell´Europa":

    "Io non vedrei inopportuno, in una costituzione, un riferimento alla radici greco-romane e giudaico-cristiane del nostro continente, unito all´affermazione che, proprio in virtù di queste radici, così come Roma ha aperto il proprio Pantheon a dèi d´ogni razza e ha posto sul trono imperiale uomini dalla pelle nera (né si dimentichi che sant´Agostino era nato in Africa), il continente è aperto all´integrazione di ogni altro apporto culturale ed etnico, considerando questa disposizione all´apertura proprio una delle sue caratteristiche culturali più profonde".

    __________
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito

    L´Europa s´è smarrita. E Giovanni Paolo II le insegna la strada
    Ecco i passaggi chiave delle istruzioni che il papa dà al Vecchio Continente. Accompagnate da una domanda inquietante: Il Figlio dell´Uomo, quando verrà, vi troverà la fede?

    di Sandro Magister





    ROMA - Ci sono voluti quasi quattro anni e 130 pagine di testo perché Giovanni Paolo II tirasse le conclusioni del sinodo dei vescovi del 1999 sull´Europa.

    Queste conclusioni sono scritte nell´esortazione apostolica "Ecclesia in Europa", resa pubblica sabato 28 giugno e disponibile integralmente nel sito web del Vaticano.

    In essa, il papa analizza la situazione della Chiesa in Europa alla luce dell´Apocalisse, il libro del Nuovo Testamento che «dischiude alla comunità credente il senso nascosto e profondo delle cose che accadono».

    E come tra le sette Chiese dell´Apocalisse ve ne furono di povere di fede, lo stesso accade - dice il papa - per le Chiese dell´Europa d´oggi. Nel paragrafo 47 dell´"Ecclesia in Europa" Giovanni Paolo II scrive preoccupato:

    «´Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?´ (Lc 18, 8). La troverà su queste terre della nostra Europa di antica tradizione cristiana? È un interrogativo aperto che indica con lucidità la profondità e drammaticità di una delle sfide più serie che le nostre Chiese sono chiamate ad affrontare».

    Giovanni Paolo II invita i cattolici d´Europa a «svegliarsi e rinvigorire ciò che sta per morire» (Ap 3,2) e dà le istruzioni perché «promuovano un nuovo annuncio del Vangelo».

    Ma per la sua lunghezza, l´"Ecclesia in Europa" rischia di essere letta da pochissimi. Eppure non mancano in essa passaggi che meritano attenzione. Qui di seguito ne sono riportati i principali, con tra parentesi quadra il numero del paragrafo da cui sono tratti.


    SMARRIMENTO DELLA MEMORIA


    [7] Il tempo che stiamo vivendo appare come una stagione di smarrimento. [...] È smarrimento della memoria e dell'eredità cristiane, accompagnato da una sorta di agnosticismo pratico e di indifferentismo religioso, per cui molti europei danno l'impressione di vivere senza retroterra spirituale e come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia. Non meravigliano più di tanto, perciò, i tentativi di dare un volto all'Europa escludendone la eredità religiosa e, in particolare, la profonda anima cristiana, fondando i diritti dei popoli che la compongono senza innestarli nel tronco irrorato dalla linfa vitale del cristianesimo.


    APOSTASIA SILENZIOSA


    [9] Alla radice dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere un'antropologia senza Dio e senza Cristo. Questo tipo di pensiero ha portato a considerare l'uomo come il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l'uomo che fa Dio ma Dio che fa l'uomo. L'aver dimenticato Dio ha portato ad abbandonare l'uomo, per cui non c'è da stupirsi se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell'edonismo cinico nella configurazione della vita quotidiana. La cultura europea dà l'impressione di una "apostasia silenziosa" da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse.


    CULTURA DI MORTE


    [9] In tale orizzonte, prendono corpo i tentativi, anche ultimamente ricorrenti, di presentare la cultura europea a prescindere dall'apporto del cristianesimo che ha segnato il suo sviluppo storico e la sua diffusione universale. Siamo di fronte all'emergere di una nuova cultura, in larga parte influenzata dai mass media, dalle caratteristiche e dai contenuti spesso in contrasto con il Vangelo e con la dignità della persona umana. Di tale cultura fa parte anche un sempre più diffuso agnosticismo religioso, connesso con un più profondo relativismo morale e giuridico, che affonda le sue radici nello smarrimento della verità dell'uomo come fondamento dei diritti inalienabili di ciascuno. I segni del venir meno della speranza talvolta si manifestano attraverso forme preoccupanti di ciò che si può chiamare una "cultura di morte".


    SPERANZE ARTIFICIALI


    [10] Ma, come hanno sottolineato i padri sinodali, l'uomo non può vivere senza speranza: la sua vita sarebbe votata all'insignificanza e diventerebbe insopportabile. Spesso chi ha bisogno di speranza crede di poter trovar pace in realtà effimere e fragili. E così la speranza, ristretta in un ambito intramondano chiuso alla trascendenza, viene identificata, ad esempio, nel paradiso promesso dalla scienza e dalla tecnica, o in forme varie di messianismo, nella felicità di natura edonistica procurata dal consumismo o quella immaginaria e artificiale prodotta dalle sostanze stupefacenti, in alcune forme di millenarismo, nel fascino delle filosofie orientali, nella ricerca di forme di spiritualità esoteriche, nelle diverse correnti del New Age.


    IL SECOLO DEI MARTIRI


    [13]. Ma intendo attirare l'attenzione in particolare su alcuni segni emersi nella vita propriamente ecclesiale. Innanzitutto, con i padri sinodali, voglio riproporre a tutti, perché non sia mai dimenticato, quel grande segno di speranza costituito dai tanti testimoni della fede cristiana, vissuti nell'ultimo secolo, all'Est come all'Ovest. Essi hanno saputo far proprio il Vangelo in situazioni di ostilità e persecuzione, spesso fino alla prova suprema del sangue.

    Questi testimoni, in particolare quanti tra di loro hanno affrontato la prova del martirio, sono un segno eloquente e grandioso, che ci è chiesto di contemplare e imitare. Essi ci attestano la vitalità della Chiesa; ci appaiono come una luce per la Chiesa e per l'umanità, perché hanno fatto risplendere nelle tenebre la luce di Cristo; in quanto appartenenti a diverse confessioni cristiane, risplendono anche come segno di speranza per il cammino ecumenico, nella certezza che il loro sangue è anche linfa di unità per la Chiesa.


    IL BENE PIÙ PREZIOSO


    [18] Dall'assemblea sinodale è emersa, chiara e appassionata, la certezza che la Chiesa ha da offrire all'Europa il bene più prezioso, che nessun altro può darle: è la fede in Gesù Cristo, fonte della speranza che non delude, dono che sta all'origine dell'unità spirituale e culturale dei popoli europei, e che ancora oggi e per il futuro può costituire un contributo essenziale del loro sviluppo e della loro integrazione. Sì, dopo venti secoli, la Chiesa si presenta all'inizio del terzo millennio con il medesimo annuncio di sempre, che costituisce il suo unico tesoro: Gesù Cristo è il Signore; in Lui, e in nessun altro, c'è salvezza ( At 4, 12).


    EUROPA GIUDEOCRISTIANA


    [19] Sono molteplici le radici ideali che hanno contribuito con la loro linfa al riconoscimento del valore della persona e della sua inalienabile dignità, del carattere sacro della vita umana e del ruolo centrale della famiglia, dell'importanza dell'istruzione e della libertà di pensiero, di parola, di religione, come pure alla tutela legale degli individui e dei gruppi, alla promozione della solidarietà e del bene comune, al riconoscimento della dignità del lavoro. Tali radici hanno favorito la sottomissione del potere politico alla legge e al rispetto dei diritti della persona e dei popoli. Occorre qui ricordare lo spirito della Grecia antica e della romanità, gli apporti dei popoli celtici, germanici, slavi, ugro-finnici, della cultura ebraica e del mondo islamico. Tuttavia si deve riconoscere che queste ispirazioni hanno storicamente trovato nella tradizione giudeo-cristiana una forza capace di armonizzarle, di consolidarle e di promuoverle. Si tratta di un fatto che non può essere ignorato; al contrario, nel processo della costruzione della "casa comune europea", occorre riconoscere che questo edificio si deve poggiare anche su valori che trovano nella tradizione cristiana la loro piena epifania. Il prenderne atto torna a vantaggio di tutti. [...]

    [24] L'Europa è stata ampiamente e profondamente penetrata dal cristianesimo. Non c'è dubbio che, nella complessa storia dell'Europa, il cristianesimo rappresenti un elemento centrale e qualificante, consolidato sul saldo fondamento dell'eredità classica e dei molteplici contributi arrecati dagli svariati flussi etnico-culturali che si sono succeduti nei secoli. La fede cristiana ha plasmato la cultura del Continente e si è intrecciata in modo inestricabile con la sua storia, al punto che questa non sarebbe comprensibile se non si facesse riferimento alle vicende che hanno caratterizzato prima il grande periodo dell'evangelizzazione, e poi i lunghi secoli in cui il cristianesimo, pur nella dolorosa divisione tra Oriente ed Occidente, si è affermato come la religione degli Europei stessi. Anche nel periodo moderno e contemporaneo, quando l'unità religiosa è andata progressivamente frantumandosi sia per le ulteriori divisioni intercorse tra i cristiani sia per i processi di distacco della cultura dall'orizzonte della fede, il ruolo di quest'ultima ha continuato ad essere di non scarso rilievo.

    [25] L'interesse che la Chiesa nutre per l'Europa nasce dalla sua stessa natura e missione. Lungo i secoli, infatti, la Chiesa ha avuto legami molto stretti con il nostro Continente, così che il volto spirituale dell'Europa si è andato formando grazie agli sforzi di grandi missionari, alla testimonianza di santi e di martiri, e all'opera assidua di monaci, religiosi e pastori. Dalla concezione biblica dell'uomo, l'Europa ha tratto il meglio della sua cultura umanistica, ha attinto ispirazione per le sue creazioni intellettuali ed artistiche, ha elaborato norme di diritto e, non per ultimo, ha promosso la dignità della persona, fonte di diritti inalienabili. In questo modo la Chiesa, in quanto depositaria del Vangelo, ha concorso a diffondere e a consolidare quei valori che hanno reso universale la cultura europea.

    Memore di tutto ciò, la Chiesa di oggi avverte, con rinnovata responsabilità, l'urgenza di non disperdere questo prezioso patrimonio e di aiutare l'Europa a costruire se stessa rivitalizzando le radici cristiane che l'hanno originata.


    NUOVA EVANGELIZZAZIONE


    [45] Chiesa in Europa, la nuova evangelizzazione è il compito che ti attende! Sappi ritrovare l'entusiasmo dell'annuncio. [...] L'annuncio di Gesù, che è il Vangelo della speranza, sia il tuo vanto e la tua ragion d'essere. Continua con rinnovato ardore nello stesso spirito missionario che, lungo questi venti secoli e incominciando dalla predicazione degli apostoli Pietro e Paolo, ha animato tanti Santi e Sante, autentici evangelizzatori del continente europeo.


    IL PRIMO ANNUNCIO


    [46] In varie parti d'Europa c'è bisogno di un primo annuncio del Vangelo: cresce il numero delle persone non battezzate, sia per la notevole presenza di immigrati appartenenti ad altre religioni, sia perché anche figli di famiglie di tradizione cristiana non hanno ricevuto il Battesimo o a causa della dominazione comunista o a causa di una diffusa indifferenza religiosa.ÊDi fatto, l'Europa si colloca ormai tra quei luoghi tradizionalmente cristiani nei quali, oltre a una nuova evangelizzazione, in certi casi si impone una prima evangelizzazione.


    ANALFABETI DELLA FEDE


    [47] Ovunque, poi, c'è bisogno di un rinnovato annuncio anche per chi è già battezzato. Tanti europei contemporanei pensano di sapere che cos'è il cristianesimo, ma non lo conoscono realmente. Spesso addirittura gli elementi e le stesse nozioni fondamentali della fede non sono più noti. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse.


    CHIESA ED EBRAISMO


    [55] Come per tutto l'impegno della nuova evangelizzazione, anche in ordine all'annuncio del Vangelo della speranza è necessario che si abbia a instaurare un profondo e intelligente dialogo interreligioso, in particolare con l'Ebraismo e con l'Islam. [...]ÊNell'esercitarsi in questo dialogo non si tratta di lasciarsi catturare da una mentalità indifferentista, largamente diffusa, purtroppo, anche tra cristiani, spesso radicata in visioni teologiche non corrette e improntata ad un relativismo religioso che porta a ritenere che "una religione vale l'altra".

    [56] Si tratta piuttosto di prendere più viva coscienza del rapporto che lega la Chiesa al popolo ebraico e del ruolo singolare di Israele nella storia della salvezza. [...]Occorre riconoscere le comuni radici che intercorrono tra il cristianesimo e il popolo ebraico, chiamato da Dio a un'alleanza che rimane irrevocabile (Rom 11, 29),Êavendo raggiunto la definitiva pienezza in Cristo.

    È, quindi, necessario favorire il dialogo con l'ebraismo, sapendo che esso è di fondamentale importanza per l'autocoscienza cristiana e per il superamento delle divisioni tra le Chiese, e operare perché fiorisca una nuova primavera nelle relazioni reciproche. Ciò comporta che ogni comunità ecclesiale abbia ad esercitarsi, per quanto le circostanze lo permetteranno, nel dialogo e nella collaborazione con i credenti della religione ebraica. Tale esercizio implica, tra l'altro, che si faccia memoria della parte che i figli della Chiesa hanno potuto avere nella nascita e nella diffusione di un atteggiamento antisemita nella storia e di ciò si chieda perdono a Dio, favorendo in ogni modo incontri di riconciliazione e di amicizia con i figli di Israele.ÊSarà peraltro doveroso, in tale contesto, ricordare anche i non pochi cristiani che, a costo a volte della vita, hanno aiutato e salvato, soprattutto in periodi di persecuzione, questi loro "fratelli maggiori".


    CHIESA E ISLAM


    [57] Si tratta pure di lasciarsi stimolare a una migliore conoscenza delle altre religioni, per poter instaurare un fraterno colloquio con le persone che aderiscono ad esse e vivono nell'Europa di oggi. In particolare, è importante un corretto rapporto con l'Islam. Esso, come è più volte emerso in questi anni nella coscienza dei vescovi europei, deve essere condotto con prudenza, con chiarezza di idee circa le sue possibilità e i suoi limiti, e con fiducia nel progetto di salvezza di Dio nei confronti di tutti i suoi figli.ÊÈ necessario, tra l'altro, avere coscienza del notevole divario tra la cultura europea, che ha profonde radici cristiane, e il pensiero musulmano.

    A questo riguardo, è necessario preparare adeguatamente i cristiani che vivono a quotidiano contatto con i musulmani a conoscere in modo obiettivo l'Islam e a sapersi confrontare con esso; tale preparazione deve riguardare, in particolare, i seminaristi, i presbiteri e tutti gli operatori pastorali.


    RECIPROCITÀ


    [57] È peraltro comprensibile che la Chiesa, mentre chiede che le istituzioni europee abbiano a promuovere la libertà religiosa in Europa, abbia pure a ribadire che la reciprocità nel garantire la libertà religiosa sia osservata anche in Paesi di diversa tradizione religiosa, nei quali i cristiani sono minoranza.

    In questo ambito, si comprende la sorpresa e il sentimento di frustrazione dei cristiani che accolgono, per esempio in Europa, dei credenti di altre religioni dando loro la possibilità di esercitare il loro culto, e che si vedono interdire l'esercizio del culto cristiano nei Paesi in cui questi credenti maggioritari hanno fatto della loro religione l'unica ammessa e promossa. La persona umana ha diritto alla libertà religiosa e tutti, in ogni parte del mondo, devono essere immuni dalla coercizione da parte di singoli, di gruppi sociali e di qualsivoglia potestà umana.


    LITURGIA E MISTERO


    [70] Alcuni sintomi rivelano un affievolimento del senso del mistero nelle stesse celebrazioni liturgiche, che ad esso dovrebbero introdurre. È, quindi, urgente che nella Chiesa si ravvivi l'autentico senso della liturgia.


    PECCATO E SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE


    [76] Con l'Eucaristia, anche il sacramento della Riconciliazione deve svolgere un ruolo fondamentale nel recupero della speranza: l'esperienza personale del perdono di Dio per ciascuno di noi è, infatti, fondamento essenziale di ogni speranza per il nostro futuro. Una delle radici della rassegnazione che assale molti oggi va ricercata nell'incapacità di riconoscersi peccatori e di lasciarsi perdonare, una incapacità spesso dovuta alla solitudine di chi, vivendo come se Dio non esistesse, non ha nessuno a cui chiedere perdono.

    Perciò è necessario che nella Chiesa in Europa il sacramento della Riconciliazione venga rivitalizzato. Va ribadito, tuttavia, che la forma del Sacramento è la confessione personale dei peccati seguita dall'assoluzione individuale. Questo incontro tra il penitente e il sacerdote deve essere favorito, in qualsiasi forma prevista del rito del Sacramento. Di fronte alla diffusa perdita del senso del peccato e all'affermarsi di una mentalità segnata da relativismo e soggettivismo in campo morale, occorre che in ogni comunità ecclesiale si provveda a una seria formazione delle coscienze.ÊI padri sinodali hanno insistito perché si riconosca chiaramente la verità del peccato personale e la necessità del perdono personale di Dio tramite il ministero del sacerdote. Le assoluzioni collettive non sono un modo alternativo di amministrare il sacramento della Riconciliazione.


    FAMIGLIA E COPPIE DI FATTO


    [90] La Chiesa in Europa, in ogni sua articolazione, deve riproporre con fedeltà la verità del matrimonio e della famiglia. [...] Non pochi fattori culturali, sociali e politici concorrono, infatti, a provocare una crisi sempre più evidente della famiglia. [...] Il valore dell'indissolubilità matrimoniale viene sempre più misconosciuto; si chiedono forme di riconoscimento legale delle convivenze di fatto, equiparandole ai matrimoni legittimi; non mancano tentativi di accettare modelli di coppia dove la differenza sessuale non risulta essenziale.


    DIVORZIATI E RISPOSATI


    [93] La Chiesa è chiamata a venire incontro, con bontà materna, anche a quelle situazioni matrimoniali nelle quali è facile venga meno la speranza. In particolare, di fronte a tante famiglie disfatte, la Chiesa si sente chiamata non ad esprimere un giudizio severo e distaccato, ma piuttosto ad immettere nelle pieghe di tanti drammi umani la luce della parola di Dio, accompagnata dalla testimonianza della sua misericordia. È questo lo spirito con cui la pastorale familiare cerca di farsi carico anche delle situazioni dei credenti che hanno divorziato e si sono risposati civilmente. Essi non sono esclusi dalla comunità; sono anzi invitati a partecipare alla sua vita, facendo un cammino di crescita nello spirito delle esigenze evangeliche. La Chiesa, senza tacere loro la verità del disordine morale oggettivo in cui si trovano e delle conseguenze che ne derivano per la pratica sacramentale, intende mostrare loro tutta la sua materna vicinanza.


    ABORTO ED EUTANASIA


    [95] Con il calo della natalità vanno ricordati altri segni che concorrono a configurare l'eclissi del valore della vita e a scatenare una specie di congiura contro di essa. Tra questi va tristemente annoverata, anzitutto, la diffusione dell'aborto, anche utilizzando preparati chimico-farmacologici che lo rendono possibile senza dover ricorrere al medico e sottraendolo a ogni forma di responsabilità sociale; ciò è favorito dalla presenza nell'ordinamento di molti Stati del Continente di legislazioni permissive di un gesto che rimane un abominevole delitto e costituisce sempre un disordine morale grave. Né si possono dimenticare gli attentati perpetrati attraverso interventi sugli embrioni umani che, pur mirando a scopi in sé legittimi, ne comportano inevitabilmente l'uccisione o mediante un utilizzo scorretto delle tecniche diagnostiche pre-natali, messe al servizio non di terapie precoci a volte possibili, ma di una mentalità eugenetica, che accetta l'aborto selettivo.

    Va pure menzionata la tendenza, che si registra in alcune parti dell'Europa, a ritenere che possa essere permesso porre fine consapevolmente alla propria vita o a quella di un altro essere umano: di qui la diffusione dell'eutanasia mascherata, o attuata apertamente, per la quale non mancano richieste e tristi esempi di legalizzazione.


    IMMIGRAZIONE


    [101] È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L'accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi.

    [102] Occorre pure impegnarsi per individuare forme possibili di genuina integrazione degli immigrati legittimamente accolti nel tessuto sociale e culturale delle diverse nazioni europee. Essa esige che non si abbia a cedere all'indifferentismo circa i valori umani universali e che si abbia a salvaguardare il patrimonio culturale proprio di ogni nazione.


    LA CHIESA NELLA NUOVA EUROPA


    [114] Alle Istituzioni europee e ai singoli Stati dell'Europa chiedo insieme con i Padri Sinodali di riconoscere che un buon ordinamento della società deve radicarsi in autentici valori etici e civili il più possibile condivisi dai cittadini, osservando che tali valori sono patrimonio, in primo luogo, dei diversi corpi sociali. È importante che le Istituzioni e i singoli Stati riconoscano che, tra questi corpi sociali, vi sono anche le Chiese e le Comunità ecclesiali e le altre organizzazioni religiose. A maggior ragione, quando esistono già prima della fondazione delle nazioni europee, non sono riducibili a mere entità private, ma operano con uno specifico spessore istituzionale, che merita di essere preso in seria considerazione. Nello svolgimento dei loro compiti, le diverse istituzioni statali ed europee devono agire nella consapevolezza che i loro ordinamenti giuridici saranno pienamente rispettosi della democrazia, se prevederanno forme di sana collaborazioneÊcon le Chiese e le organizzazioni religiose.

    Alla luce di quanto ho appena sottolineato, desidero ancora una volta rivolgermi ai redattori del futuro trattato costituzionale europeo, affinché in esso figuri un riferimento al patrimonio religioso e specialmente cristiano dell'Europa. Nel pieno rispetto della laicità delle istituzioni, mi auguro soprattutto che siano riconosciuti tre elementi complementari: il diritto delle Chiese e delle comunità religiose di organizzarsi liberamente, in conformità ai propri statuti e alle proprie convinzioni; il rispetto dell'identità specifica delle Confessioni religiose e la previsione di un dialogo strutturato fra l'Unione Europea e le Confessioni medesime; il rispetto dello statuto giuridico di cui le Chiese e le istituzioni religiose già godono in virtù delle legislazioni degli Stati membri dell'Unione. [...]

    [116] Una e universale, pur presente nella molteplicità delle Chiese particolari, la Chiesa cattolica può offrire un contributo unico all'edificazione di un'Europa aperta al mondo. Dalla Chiesa cattolica, infatti, viene un modello di unità essenziale nella diversità delle espressioni culturali, la consapevolezza dell'appartenenza a una comunità universale che si radica ma non si estingue nelle comunità locali, il senso di quello che unisce aldilà di quello che distingue.

    [117] Nelle relazioni con i pubblici poteri, la Chiesa non domanda un ritorno a forme di Stato confessionale. Allo stesso tempo, essa deplora ogni tipo di laicismo ideologico o di separazione ostile tra le istituzioni civili e le confessioni religiose.

    Per parte sua, nella logica della sana collaborazione tra comunità ecclesiale e società politica, la Chiesa cattolica è convinta di poter dare un singolare contributo alla prospettiva dell'unificazione offrendo alle istituzioni europee, in continuità con la sua tradizione e in coerenza con le indicazioni della sua dottrina sociale, l'apporto di comunità credenti che cercano di realizzare l'impegno di umanizzazione della società a partire dal Vangelo vissuto nel segno della speranza. In quest'ottica, è necessaria una presenza di cristiani, adeguatamente formati e competenti, nelle varie istanze e Istituzioni europee, per concorrere, nel rispetto dei corretti dinamismi democratici e attraverso il confronto delle proposte, a delineare una convivenza europea sempre più rispettosa di ogni uomo e di ogni donna e, perciò, conforme al bene comune.


    EUROPA, NON AVERE PAURA!


    [120] L'Europa ha bisogno di un salto qualitativo nella presa di coscienza della sua eredità spirituale. Tale spinta non le può venire che da un rinnovato ascolto del Vangelo di Cristo. Tocca a tutti i cristiani impegnarsi per soddisfare questa fame e sete di vita.

    Per questo, la Chiesa sente il dovere di rinnovare con vigore il messaggio di speranza affidatole da Dio e ripete all'Europa: "Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un Salvatore potente!" (Sof 3, 17). Il suo invito alla speranza non si fonda su un'ideologia utopistica; è al contrario l'intramontabile messaggio della salvezza proclamato da Cristo (Mc 1, 15). Con l'autorità che le viene dal suo Signore, la Chiesa ripete all'Europa di oggi: Europa del terzo millennio "non lasciarti cadere le braccia!" (Sof 3, 16); non cedere allo scoraggiamento, non rassegnarti a modi di pensare e di vivere che non hanno futuro, perché non poggiano sulla salda certezza della Parola di Dio!

    Riprendendo questo invito alla speranza, ancora oggi ripeto a te, Europa che sei all'inizio del terzo millennio: Ritorna te stessa, sii te stessa, riscopri le tue origini, ravviva le tue radici. Nel corso dei secoli, hai ricevuto il tesoro della fede cristiana. Esso fonda la tua vita sociale sui principi tratti dal Vangelo e se ne scorgono le tracce dentro le arti, la letteratura, il pensiero e la cultura delle tue nazioni. Ma questa eredità non appartiene soltanto al passato; essa è un progetto per l'avvenire da trasmettere alle generazioni future, poiché è la matrice della vita delle persone e dei popoli che hanno forgiato insieme il Continente europeo.

    [121] Non temere! Il Vangelo non è contro di te, ma è a tuo favore. Lo conferma la constatazione che l'ispirazione cristiana può trasformare l'aggregazione politica, culturale ed economica in una convivenza nella quale tutti gli europei si sentano a casa propria e formino una famiglia di Nazioni, cui altre regioni del mondo possono fruttuosamente ispirarsi.
    Abbi fiducia! Nel Vangelo, che è Gesù, troverai la speranza solida e duratura a cui aspiri. È una speranza fondata sulla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. Questa vittoria Egli ha voluto che sia tua per la tua salvezza e la tua gioia.


    IL SEGNO DELL´APOCALISSE


    [122] La vicenda storica della Chiesa è accompagnata da segni che sono sotto gli occhi di tutti, ma che chiedono di essere interpretati. Tra questi l'Apocalisse pone il segno grandioso apparso nel cielo, che parla di lotta tra la donna e il drago.

    La donna vestita di sole che, soffrendo, sta per partorire (Ap 12, 1-2) può essere vista come l'Israele dei profeti che genera il Messia "destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro" (Ap 12, 5; cfr Sal 2, 9). Ma è anche la Chiesa, popolo della nuova Alleanza, in balia della persecuzione e tuttavia protetta da Dio. Il drago è "il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra" (Ap 12, 9). La lotta è impari: sembra avvantaggiato il dragone, tanta è la sua tracotanza di fronte alla donna inerme e sofferente. In realtà ad essere vincitore è il figlio partorito dalla donna. In questa lotta c'è una certezza: il grande drago è già stato sconfitto, "fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli" (Ap 12, 9). Lo hanno vinto il Cristo, Dio fatto uomo, con la sua morte e risurrezione, e i martiri "per mezzo del sangue dell'Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio" (Ap 12, 11). E anche quando il drago continuerà nella sua opposizione, non c'è da temere, perché la sua sconfitta è già avvenuta.

    [123] Questa è la certezza che anima la Chiesa nel suo cammino, mentre nella donna e nel drago rilegge la sua storia di sempre.

    __________


    Il testo integrale della "Ecclesia in Europa", nel sito del Vaticano:

    > Esortazione Apostolica Post-Sinodale "Ecclesia in Europa"
    http://www.vatican.va/holy_father/jo...europa_it.html


    __________
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  3. #3
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    I frutti culturali e sociali delle nostre radici greco-romane e giudiaco-cristiane ma anche illuministe sono ben presenti esotto gli occhi di tutti e non serve scriverlo su un documento giuridico per affermarlo. Piuttosto vorrei che l'Europa fosse caratterizzata da garanzie di libertà, di pluralismo culturale e religioso, dal rispetto dei diritti umani.

  4. #4
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    L'erba voglio non esiste neppure nel giardino del re.......
    la libertà è una conquista che costa sangue..CRISTO GESU' L'HA PAGATO PER TUTTI......un cristiano ha il dovere innanzitutto e il diritto di DIFENDERE le sue radici e di avanzare nella storia con la sua specifica IDENTITA'.....l'illuminismo NON è una radice e non è una identità è solo il frutto DEL DIALOGO CRISTIANO NEL TEMPO E NELLA STORIA che nel bene ha intrapreso anche la strada del male

    così come il Risorgimento, il nichilismo, la rivoluzione francese...non possiamo dirci FIGLI di questi fatti che sono solo delle CONSEGUENZE DI IDEOLOGIE che a torto o a ragione, hanno segnato gli ultimi secoli.......

    L'identità cristiana E' L'IDENTITA NON DI UNA IDEOLOGIA MA DI UNA PERSONA: CRISTO GESU'........

    Giovanni Paolo II lo spiega benissimo..e non concede interpretazioni diverse

    LA DIGNITA' UMANA INIZIA FIN DAL SUO CONCEPIMENTO: occorre abolire la legge abortiva per iniziare a capire che cosa significa, per Gesù, INSEGNARE LA DIGNITA' UMANA.....
    la dignità umana non inizia con il parto, ma dal concepimento......

    Infine suggerisco di meditare sulla lezione che ci viene proprio da un Musulmano.....e confrontarci con chi, definendosi cristiano, finisce per negare le sue stesse radici........e tradizione.....

    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  5. #5
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    Le radice cristiane non si difendono con un documento giuridico.
    E la difesa delle radici cristiane non implica il disconosimentodella bontà del pluralismo ulturale e religioso e del rispetto dei diritti umani.

  6. #6
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    Per me il pluralismo religioso non è buono invece.

  7. #7
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    Ci sono stati in Europa periodi di pluralismo culturale e religioso quando invece una religione vuole imporsi con la forza strumentalizzando la politica, allora nasce la violenza e nascono le guerre e nasce l'intolleranza religiosa e culturale.

    Più frutti, meno radici
    di Giuseppe Platone

    Tratto da Riforma del 2 luglio 2004
    Salta la menzione delle «radici cristiane» nella nuova Costituzione europea.
    Non tutte le chiese in Europa hanno condiviso la richiesta di Roma che se fosse stata accolta avrebbe suscitato contrasti: sono le ragioni laiche a costituirel’Europa


    «Ringrazio la Polonia che nel foro europeo ha difeso fedelmente le radici cristiane del nostro continente dalle quali sono cresciuti la cultura e il progresso della civiltà dei nostri tempi. Non si tagliano le radici dalle quali si è cresciuti». Il ringraziamento del papa implicitamente va anche agli altri governi che hanno chiaramente appoggiato la battaglia per inserire l’esplicita menzione delle radici cristiane nel preambolo della nuova Costituzione europea: Italia, Lituania, Malta, Portogallo, Repubblica ceca, Slovacchia. Il papa ha perso una battaglia in cui ha speso tutto se stesso. Due anni fa, dopo uno dei tanti summit europei, aveva chiaramente messo in guardia i suoi avversari: «Considero un’ingiustizia e un errore di prospettiva la marginalizzazione delle religioni che hanno contribuito e ancora contribuiscono alla cultura e all’umanesimo dei quali l’Europa è legittimamente fiera». Malgrado la forte pressione vaticana le «radici cristiane» non sono state inserite nel preambolo della nuova Costituzione europea.
    Occorrerà comprendere, e forse qualche vaticanista l’avrà già fatto, se questa battaglia il papa l’ha persa in qualità di capo di stato oppure di leader spirituale della più grande chiesa cristiana del mondo. Forse l’ha persa su entrambi i fronti anche perché il confine tra Dio e Cesare, tra stato e chiesa, al di là del Tevere rimane indefinito. La sconfitta vaticana è comunque ampiamente controbilanciata dall’inserimento dell’articolo 51 nella nuova Costituzione che garantisce da parte dell’Unione europea un «rispetto che non pregiudica lo status previsto nelle legislazioni nazionali per le chiese» mantenendo con esse «un dialogo aperto, trasparente e regolare». Occorrerà vedere come in concreto il rapporto tra la Ue e le chiese si svilupperà, particolarmente su questioni etiche e politiche.
    Il coro italico dei lamenti per il taglio delle «radici cristiane» ha denunciato il pericolo dello scadere della laicità al laicismo, come se la situazione concordataria italiana permettesse, a questo proposito, di evitare questa confusione. Le radici cristiane sono giustamente saltate perché si sarebbe dovuto menzionare per correttezza storica tante altre importanti radici che hanno formato la coscienza europea. L’avere eliminato un fattore ulteriore di divisione è stato, paradossalmente, un gesto evangelicamente più coerente che non il pretendere un «imprimatur». Ma non c’è solo il Vaticano che ha lottato per il riconoscimento delle radici cristiane, ci sono anche le chiese protestanti del Nord Europa: nell’elenco c’è la stessa Conferenza delle chiese europee (KEK).
    Credo comunque che il compromesso raggiunto nella stesura definitiva che parla di «valori spirituali, religiosi e umanistici dell’Europa» sia sostanzialmente rispettoso di tutte le fedi viventi. E soprattutto salvaguardia una soglia minima di laicità che garantisce molto di più l’eguaglianza delle fedi organizzate davanti all’Ue che non la menzione di una specifica tradizione religiosa. Ha ragione Michel Rocard (ex primo ministro francese rieletto per la terza volta al Parlamento europeo) che da buon protestante sulle colonne di Réforme osserva a proposito della rivendicazione delle «radici cristiane» che in realtà «sono le ragioni laiche a costituire l’Europa. Le chiese, grazie all’Europa, hanno imparato a tollerare le altre chiese. Bisogna strappare la trascendenza a Dio. La trascendenza oggi è il popolo sovrano».
    Insomma Dio è in cielo, come dice l’adagio barthiano, e l’uomo sulla terra. Non strumentalizziamo il divino in questioni puramente politiche e di responsabilità civile. La prospettiva cristiana non può scadere a pretesa di confessionalizzazione della società. Secoli di tragedie religiose ce l’hanno ampiamente insegnato. Secondo il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Gianni Long, i valori cristiani non hanno nulla da perdere nel non essere menzionati in un documento laico e politico come la Costituzione europea. «Del resto – aggiunge Long nella sua dichiarazione ripresa dall’agenzia NEV– su questo punto si sono registrate differenze tra chiese protestanti, poiché alcune di quelle italiane avevano sostenuto una posizione differenziata rispetto agli organismi ecumenici europei». Ma, al di là delle diverse posizioni emerse su questa «querelle» teologica e politica delle «radici cristiane» e del compromesso raggiunto sul ruolo delle chiese nella nuova Europa occorrerebbe fare un passo avanti e cogliere, anche sul versante ecumenico, il senso profondo della sfida rivolta ai cristiani nell’Europa di oggi.

    Reclamare, per il passato e per il presente, uno status privilegiato rispetto ad altre fedi e tradizioni presenti nel nostro vecchio continente ci danneggia anziché aiutarci. La partita alla quale l’Evangelo stesso invita i credenti si gioca sul terreno dei risultati che riusciremo o meno a produrre; per dirla con il giornalista Raniero La Valle «gli alberi si giudicano dai frutti e non dalle radici». A cominciare da una credibilità evangelica che cammina con le proprie gambe e non si fa portare in braccia dai potenti di turno. Qui sta il nocciolo vero della questione cristiana. Non tanto l’essere riconosciuti in base alla propria forza numerica o storica o economica o politica o culturale ma riconosciuti in forza del volere vivere privi di tutele forti e di sponde salvo quella vera in cui crediamo. La prospettiva in cui muoversi come chiese dovrebbe essere quella non della ricerca dell’egemonia rispetto ad altre religioni o movimenti filosofici culturali ma del servizio verso gli altri che si scioglie come il sale nei cibi, come il seme che muore, come il gesto gratuito che non ha bisogno di applauso o di gratifiche.
    La difficoltà sta proprio in questa logica diversa che richiede una conversione continua. Per noi riformati oggi la conversione evangelica sta in quel nuovo stile di vita personale e collettivo a cui siamo invitati dalle drammatiche urgenze, economiche e ambientali, del nostro tempo. La credibilità della nostra identità cristiana sta anche in questa aderenza esistenziale all’imperativo evangelico. Manca un mese e mezzo all’appuntamento dei riformati ad Accra in Ghana (30 luglio-12 agosto) in cui si discuterà del patto per la giustizia economica ed ecologica che le nostre chiese hanno accettato. Come si traduce tutto questo nella vita quotidiana delle nostre comunità? Non possiamo fermarci soltanto alla dimensione dell’autocritica e della corresponsabilità nei disastri planetari in cui stiamo sprofondando. Bisognerebbe andare avanti sino al punto in cui le nostre comunità diventino luogo di forte impegno personale nella speranza che si possa invertire la direzione di marcia prima di andare a sbattere per sempre contro il muro del male e della morte. Confessare la nostra fede in Gesù Cristo oggi significa ricordare che apparteniamo a quel Dio che ci invita a praticare la giustizia e il rispetto della vita nel nostro pianeta e della dignità di ogni persona.


  8. #8
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    Originally posted by antonio
    ma infatti per eliminarlo (pluralismo) occorre sperare in una radicalizzazione dei conflitti fra le varie religioni...cosi' che alla fine sopravviva la piu' adatta.

    l'identita' cristiana e' stata gravemente danneggiata nei secoli dal potere temporale della Chiesa, che, per forza di eventi storici , in cui volendo si puo' vedere l'intervento dello Spirito Santo, e' stata ridotta, nella sua dimensione temporale, ribadisco, a piu' miti consigli.
    il Risorgimento, da questo punto di vista, non e' stato una disgrazia...anzi...

    quanto ai musulmani, mozzateste e no, non credo possano essere assunti a maestri di nulla...
    E' un errore fare l'equivalenza Islam = terrorismo, il fenomeno del fondamentalismo islamico è recente, risale al XX secolo.

  9. #9
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Per me il pluralismo religioso non è buono invece.

    Non finirò mai di stupirmi!
    Non credevo la pensassi così.
    Me ne compiaccio!

  10. #10
    Becero Reazionario
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    Originally posted by lumen

    Non finirò mai di stupirmi!
    Non credevo la pensassi così.
    Me ne compiaccio!
    Non è che "pensa" così.
    E' solo un po' bastian contrario, tutto qui.

 

 
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