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    Orio, la paura in fondo alla pista
    Gli abitanti: «Salvi per miracolo». Polemiche sulla sicurezza


    DAL NOSTRO INVIATO
    BERGAMO - Il campo era già stato arato. Ma ieri i coniugi Tasca della Cascina Portichetto, sfiorati dalla morte del volo in picchiata del Let 140, non hanno potuto seminare l’orzo. Tutta l’area è cintata, ancora pesante il puzzo di bruciato. «L’aereo prima di cadere ha quasi pettinato il tetto, un rumore mai sentito in vita mia - dice lei, Virginia -. Poi lo schianto, i vetri che tremavano, la luce saltata e le fiamme divampate a poche decine di metri da casa. Quando ho capito, mi ha assalito una paura ancora più forte: se fosse stato un aereo più pesante...». Mentre ardevano i resti del bimotore con i tre cadaveri, sulla provinciale le auto continuavano a correre. Nel buio pareva il solito incendio di sterpaglie.
    Una giornata d’autunno, ieri, intorno all’aeroporto di Orio, una nebbiolina spettrale sulla distesa dei detriti carbonizzati con gli uomini in tuta bianca su e giù a cercare la spiegazione del cargo precipitato l’altra sera schivando nella caduta, chissà come, i villaggi, le cascine e i capannoni tra Azzano e Grassobbio ammucchiati a ridosso dello scalo. Finora ci si lamentava per il rumore dei cargo di notte che, talvolta, viravano troppo vicino.
    «Sono come uno uscito indenne dall’inferno - sbarra gli occhi Mario Camozzi, la villetta accanto a file di serre dove l’insalata cresce a ritmi industriali -. Ma con tre poveri morti, meglio non parlare di miracolo. Mi sento solo fortunato». Dalla finestra ha seguito, rabbrividendo, la sagoma scura, come un uccello ferito, perdere quota, tranciare i fili elettrici, infine l’impatto tra lingue di fiamme. «Sono corso fuori e ho dovuto assistere impotente alla scena». Qualcuno è riuscito a notare un corpo bruciato. Orietta, due bambini che piangevano terrorizzati dal boato, ha levato gli occhi al cielo: «Grazie, mamma, che ci hai risparmiati».
    Alla crescita del traffico di Orio (ormai 110 voli al giorno) la gente qui era quasi abituata. Il fastidio del rumore, ma la sicurezza pareva fuori discussione. Le rotte si tengono abbastanza lontane dai centri abitati. Semmai, sono più colpiti certi quartieri periferici di Bergamo (e il presidente della «Campagnola», Degna Milesi, lancia adesso un appello a «non trascurare il monito dell’altra notte»). Ora il sindaco di Azzano, Leonio Callioni, tra i primi ad accorrere davanti allo sbarramento di fiamme, chiama a raccolta tutte le istituzioni: «Le assicurazioni del passato non bastano più, vogliamo garanzie al 150 per cento. Basta con certe virate anomale sopra i nostri tetti». Di rincalzo il segretario Fit-Cisl Dario Balotta accusa lo «sviluppo tumultuoso di Orio con varie tipologie di traffico: low cost, charter e cargo». Rimedi? «Rivedere il piano voli, puntando su altri scali distanti dai centri abitati». «"E’ caduto un aereo", ha urlato mio marito - racconta Giusy - e ho visto il prato sotto casa tagliato da una striscia di fuoco. Con gli aerei che continuano a ronzarci intorno d’ora in poi la convivenza sarà meno facile». «E’ terribile - esclama un imprenditore agricolo che commercia con mezza Italia - ma come faremmo senza l’aeroporto?». Fa sera, la piccola folla assiepata ai margini del prato si allontana. Torna a calare il muro di nebbia l’altra notte bucato dal cargo. In casa si sarà ancora sicuri?

    Andrea Biglia
    Corriere della Sera




    L’aereo era stato appena controllato: tutto ok

    BERGAMO - Due dati certi e un grande punto interrogativo. Tra questi estremi si muovono le inchieste subito avviate dalla magistratura e dall’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo per fare luce sulle cause che domenica sera hanno provocato lo schianto di un aereo cargo alla periferia di Azzano San Paolo, a nemmeno un chilometro di distanza dall’aeroporto di Orio al Serio da cui il velivolo era appena decollato. E’ certo, anzitutto, che solo lunedì scorso il Let 410 bimotore a elica della Trade Air, in servizio per conto della Dhl (trasportava posta celere: pacchetti, documenti, piccoli oggetti, che da Zagabria sarebbero stati recapitati in vari Paesi dell’Est), era stato sottoposto a un controllo a campione da parte dell’Enac, con risultati ampiamente rassicuranti. E’ altrettanto sicuro, come è emerso nel corso del vertice convocato dal prefetto Cono Federico, che il decollo alle 22,03 è avvenuto regolarmente. Ma all’improvviso l’aereo, quando non aveva ancora raggiunto i mille piedi di altitudine (circa 300 metri), è precipitato, provocando la morte sul colpo dell’equipaggio: il comandante Aleksander Eicic, 61 anni; sua moglie Tatjana Sesek, 50 anni; e il secondo pilota Katja Popovic, 35 anni.
    Che cosa è successo? Ecco l’interrogativo cui dovranno dare risposta le inchieste avviate dal pm Angelo Tibaldi (disastro aviario colposo) e dall’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo. Le scatole nere sono state recuperate e poste sotto sequestro. Nell’immediato i passaggi sono due: l’autopsia delle vittime e la nomina di un perito tecnico che fornisca al pm una relazione dettagliata sui fatti e le possibili cause. Più avanti il magistrato procederà con gli interrogatori. Per Orio al Serio è una situazione completamente nuova. Nella sua storia ultratrentennale non si sono mai verificati incidenti.
    Ma le polemiche sulla sicurezza non sono mai mancate. E le proteste si rinfocolano alla luce della tragedia di domenica sera. Se il sindaco Roberto Bruni sostiene che «si è trattato di un tragico incidente che non mette in discussione lo sviluppo dell’aeroporto» e il presidente della Provincia Valerio Bettoni rimarca la necessità di «investire sempre di più sulla sicurezza degli aerei», da sinistra arrivano parole forti.
    «Torna d’attualità e prepotentemente la questione del limite di sviluppo dell’aeroporto - sostengono per Rifondazione comunista il segretario provinciale Marco Sironi e il consigliere comunale Paolo Scanzi -. Per noi è stato ampiamente raggiunto e superato». Il consigliere regionale dei Verdi Marcello Saponaro chiede di ridistribuire il traffico, in particolare quello merci, coinvolgendo maggiormente Montichiari.

    Cesare Zapperi
    Corriere della Sera

  2. #2
    Quirino
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    In Origine postato da airblue
    Ma è dopo il 2000 che l'affidabilità del Let ha un vero e proprio tracollo.
    Due incidenti nel 2000 (Costa Rica e Mozambico), sei nel 2001 (due in Messico, uno in Guatemala, uno in Congo, Russia e Usa), sette nel 2002 (Usa, Russia, Djibouti, due in Kenya, Nigeria, Comore), sei nel 2003 (Russia, Venezuela, due in Sudan, Haiti, Nigeria), quattro nel 2004 (Sudan, Kenya, Congo, Tanzania). Infine, cinque nel 2005 (Romania, Colombia, Perù, Guatemala e Italia).
    quoto Airblue il quale posta dati che non possono passare inosservati...
    ..francamente disdicevole invece il commento di Mononeurone che come al solito dice tutto e il contrario di tutto.

    In Origine postato da marcogiov
    Di rincalzo il segretario Fit-Cisl Dario Balotta accusa lo «sviluppo tumultuoso di Orio con varie tipologie di traffico: low cost, charter e cargo». Rimedi? «Rivedere il piano voli, puntando su altri scali distanti dai centri abitati».
    quali scali?

  3. #3
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    Ragazzi,

    il Let mi da da pensare, non si può negare che questo modello nello specifico stia avendo un' escalation di inconvenienti-incidenti.

    Il resto non l' ho voluto nemmeno leggere, chissà come, ma mi aspettavo proprio quanto quotato da Quirino... non ce la fanno proprio a strare zitti ? E poi che diamine c'entra un sindacalista ???

    Andrea

  4. #4
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    Di rincalzo il segretario Fit-Cisl Dario Balotta accusa lo «sviluppo tumultuoso di Orio con varie tipologie di traffico: low cost, charter e cargo». Rimedi? «Rivedere il piano voli, puntando su altri scali distanti dai centri abitati».


    quali scali?
    Chiaro: l' altro giorno Balotta era il difensore di Linate

  5. #5
    Quirino
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    In Origine postato da marcogiov
    Chiaro: l' altro giorno Balotta era il difensore di Linate
    che notoriamente è lontano dai centri abitati...
    se tra cinque minuti non cambiasse opinione, sarebbe interessante sapere a che cosa si riferisce quando parla di altri scali...

  6. #6
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    CHISSA' COME ????

    Chissà come ? Forse perchè i piloti sono preparati a fronteggiare situazione estreme, forse perchè se io stessi precipitando con la consapevolezza di non salvarmi farei di tutto per salvare le persone a terra.

    Mi sono rotto che ogni manovra debba essere enfatizzata, che ogni emergenza si risolva solo per grazia divina e non per l' elevatissima professionalità degli equipaggi,che ogni volta che un aeromobile, prima di schiantarsi, eviti le case solo per culo e non per professionalità dell' equipaggio.

    Il pilota smette di essere lucido e di pilotare nell' esatto istante in cui il suo cuore cessa di battere, il suo cervello di funzionare, i suoi arti di muoversi. Nessun pilota abbandonerà mai i comandi, nemmeno se fosse senza ali o coda (come del resto è successo,purtroppo).

    Un saluto ai colleghi che oggi non ci sono più, ma che prima di lasciarci hanno tentato il tutto e per tutto per salvare le persone a terra, riuscendoci. Questa è professionalità.

    Andrea

  7. #7
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    Direi che l'ENAC debba prendere in seria considerazione di chiudere definitvamente BGY a causa della pericolosa presenza di abitazioni nelle vicinanze della pista.
    Anche se l'aeroporto non c'entrasse nulla nella vicenda (e non credo proprio che c'entri) mi permetto di esprimere il mio disinteressatissimo (permettete l'inventato superlativo assoluto) consiglio di spostare altrove il traffico di BGY, in modo che gli abitanti delle zone circostanti possano dormire serenamente senza la paura di essere colpiti da oggetti volanti vari.
    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

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  8. #8
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    Ma è così tremendamente vicino il centro abitato?? Penso che se in Italia si dovessero chiudere tutti gli aeroporti vicino ai centri abitati, rimarrebbero giusto giusto 4 o 5 aeroporti militari aperti.
    Ric

  9. #9
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    In Origine postato da Oli
    Direi che l'ENAC debba prendere in seria considerazione di chiudere definitvamente BGY a causa della pericolosa presenza di abitazioni nelle vicinanze della pista.
    Anche se l'aeroporto non c'entrasse nulla nella vicenda (e non credo proprio che c'entri) mi permetto di esprimere il mio disinteressatissimo (permettete l'inventato superlativo assoluto) consiglio di spostare altrove il traffico di BGY, in modo che gli abitanti delle zone circostanti possano dormire serenamente senza la paura di essere colpiti da oggetti volanti vari.

  10. #10
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    Oggettivamente Orio al Serio è immerso in una zona molto abitata e "costretto" da ogni lato lo si guardi. Autostrada , Orio Center , Orio paese , fiume Serio , tangenziali , abitazioni e capannoni vicini , che hanno persino obbligato il rullaggio verso sud est a correre a fianco della pista di volo. Basta guardare una foto aerea per rendersene conto ( es. atlanteitaliano). Se poi si percorre l'autostrada BS - MI non si può non rimanere colpiti dalla selva di tralicci dell'alta tensione che occupano lo spazio sotto il sentiero di discesa .

 

 
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