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L'appello del Papa interpella tutti gli operatori
Che pigrizia nell'affrontare la piaga dell'usura
Gianni Manghetti
Ci si poteva aspettare che nella recente Giornata del Risparmio gli uomini di governo coinvolti nella relativa celebrazione ponessero alle banche, e a se stessi, qualche quesito sulla piaga dell'usura nel tessuto del nostro Paese.
Pungoli invece sono venuti ieri dal Papa - "l'infamia dell'usura, ha ricordato,annienta la vita dei miseri" -, a dimostrazione, e testimonianza assieme, sia della straordinaria concretezza del nuovo pontefice, sia della altrettanto straordinaria sensibilità della Chiesa nella denuncia dei mali del mondo anche, o meglio soprattutto, quando la società non riesce né ha vederli né ancor meno a risolverli.
Dunque, l'usura è tuttora un male nazionale. Il che potrebbe apparire un paradosso. I tassi di interesse sono al minimo storico rispetto agli ultimi cinquant'anni: nell'intera area euro, per i prestiti a lungo termine, si è appena all'1,3% in termini reali. In teoria, quindi, abbassandosi la soglia del costo del denaro gli usurai dovrebbero avere una vita più difficile nel loro "tristo" mestiere. Per di più, viviamo in un'epoca caratterizzata da una incredibile evoluzione della finanza che, grazie anche alla tecnologia, è capace in tempo reale di unire nell'Unione Europea e, più in generale, nel mondo domanda ed offerta di credito. Un simile contesto - lo ripetiamo - renderebbe paradossale la semplice sussistenza del fenomeno, ma evidentemente non è così, considerata la sua diffusione invece nella vita economica dell'Italia.
Certo, non pochi tra i richiedenti di prestiti alle banche possono trovarsi ai margini della legalità e, in effetti, fa parte del mestiere dei banchieri separare "il grano dal loglio". Ma non tutto è gramigna tra quelli che non riescono ad avere accesso al credito bancario. In altri termini, se l'usura prospera occorre che il sistema bancario qualche riflessione sulla propria efficienza cominci a porsela. E, d'altro canto, anche gli uomini di governo dovrebbero cominciare a domandarsi se la strada finora imboccata - qu ella di contare solo su una legge contro l'usura - sia sufficiente, se non a stroncare, comunque ad impedire il diffondersi di tale infamia.
Di fatto, con riguardo alle banche, la legge antiusura ha soprattutto posto un implicito calmiere al costo del denaro, in ciò rilevando un suo limite strutturale: quello di credere che l'usura possa esser combattuta definendo il prezzo del credito in via amministrativa. Serve, invece, affrontare il problema anche e soprattutto con riferimento al modo con cui il credito viene erogato, e, quindi, avendo riguardo all'efficienza - ad esempio - delle aziende in difficoltà. In effetti, una maggiore attenzione va posta proprio sulla questione delle garanzie: molti piccoli imprenditori hanno spesso buone idee imprenditoriali ma pochi "beni al sole" da offrire in pegno per ottenere il credito di cui abbisognano.
Le grandi banche, in particolare, non hanno più un rapporto diretto con i minori clienti, che talora altro non sono che numeri nelle loro procedure erogative. E in periodo di crisi economica come l'attuale essi sono i primi ad essere espulsi dal sistema. Quanto alle piccole banche, è pur vero che hanno migliori rapporti con i singoli soggetti grazie al loro radicamento sul territorio, ma la modesta dimensione impedisce loro di sovvenire alle carenze strutturali del sistema. Servirebbe innalzare ovunque la qualità professionale degli operatori bancari, come pure introdurre nuove forme istituzionali capaci di avere un approccio al credito più da merchant che da banca tradizionale: in altre parole essere più attente alla qualità degli uomini e dei progetti che ai beni da ipotecare.
Insomma, c'è un ritardo complessivo - politico, culturale ed istituzionale - del Paese sulla questione dell'usura. Ben vengano, allora, i forti richiami di Papa Ratzinger a tutti noi - singolarmente o collettivamente presi - affinché si diventi capaci di trovare risposte adeguate e coerenti con i problemi che il nostro tempo pone.
www.avvenire.it
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Riflessione: aveva torto chi diceva che.......certe leggi bancarie INESISTENTI come è inesistente la privace che rivendicano nei controlli della G. di F. aveva torto chi diceva che certe macchinazioni burocratiche non sono altro che UNA TRUFFA LEGALIZZATA contro l'inerme cittadino?...........
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ogni volta che pongo questa domanda....non trovo mai risposta![]()




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