ANNIVERSARI
Un secolo e mezzo fa la guerra contro i russi pose le basi per la nascita di una nuova identità del Belpaese e fu il primo passo verso la futura unificazione. Nel segno dei bersaglieri
In Crimea Cavour fondò l'Italia
Di Giovanni Mattazzi
«Macache Turcos…tireurs…bézef» così urlavano gli zuavi francesi ai russi che li irridevano al grido di Turcos…Turcos scambiandoli per ottomani a motivo della loro variopinta uniforme. Louis Boussenard ne Lo Zuavo di Malakoff, romanzo storico d'inizio Novecento, ci offre uno spaccato della partecipazione francese alla Guerra di Crimea attraverso il racconto delle mirabolanti imprese di Jean Bourgueil detto "Cassetout", gigante intrepido dalla chéchia perennemente incollata alla nuca e mai separato da fifina, la carabina Miniè compagna di tante avventure. Come Roberto Mandel e Guido Milanesi in Italia, Boussenard appartiene al genere letterario nazional-popolare, oggi, in Francia, pressoché dimenticato per le stroncature di Jean Paul Sartre negli anni Cinquanta.
Epperò il romanzo conserva il suo fascino, perché rimanda a un mondo perduto ove le guerre - sempre deprecabili - erano combattute senz'odio, con spirito cavalleresco, rispettando le regole dell'onore; quasi che quella di Crimea, fosse l'ultima guerra "settecentesca" del nostro tempo.
In Italia, il coraggioso Piemonte era ai ferri corti con l'Austria. Archiviati gli sfortunati esiti del 1848, si era in attesa del casus belli per la rivincita. Mazzini non demordeva dal suo attivismo rivoluzionario e i moti milanesi del 6 febbraio 1853, da lui promossi, erano stati repressi nel sangue.
L'espansionismo zarista verso il Bosforo aveva favorito una sollevazione generale. Austria, Gran Bretagna, Francia e Turchia si erano coalizzate contro la Russia. Il Piemonte aveva l'opportunità di rendersi protagonista in Europa e di operare per la causa nazionale italiana. Cavour però tergiversava. L'idea di combattere una guerra a fianco degli austriaci era inaccettabile. Ma ecco il fatto nuovo.
L'Austria si ritagliava un ruolo di basso profilo e non intendeva inviare truppe in Crimea. Avuta via libera, Cavour si mosse con decisione: il 10 gennaio 1855 sottoscriveva la formale alleanza con Francia e Inghilterra e il 15 marzo stipulava analogo accordo a Costantinopoli con la Turchia. I primi reparti salparono per il Mar Nero, nella primavera, su piroscafi inglesi e sardi.
Il generale Alfonso Lamarmora, seppur a malincuore per dover sottostare agl'inglesi, aveva accettato di comandare il Corpo di spedizione. Gl'imbarchi erano iniziati sotto una cattiva stella. Il vapore inglese Croesus, salpato da Genova il 24 aprile, trasportava, oltre a un certo numero di cavalli, le tende ospedaliere e tutto il materiale sanitario di prima necessità. Andò a fuoco per cause imprecisate e finì arenato. Si ebbero 27 morti e la perdita di tutto il carico. Di tanta insipienza e faciloneria pagarono le conseguenze i soldati al fronte con patimenti inenarrabili, a dimostrazione di come la burocrazia gretta e ottusa la facesse da padrone anche nel ben organizzato esercito sardo. Alfonso Lamarmora giunse a Balaklava il 9 maggio. Il colera imperversava e non mancò di decimare anche le truppe piemontesi. Tra le vittime del colera vi fu il padre dei bersaglieri Alessandro Lamarmora, fratello di Alfonso, comandante della 2a divisione.
In tutto, nel contingente inviato da Cavour si ebbero 1.230 morti a causa del terribile morbo. Fra questi 54 ufficiali. Ma dopo le sofferenze vennero anche le soddisfazioni. Il 15 agosto ricorreva, come ogni anno, la festa patronale dei Napoleonidi. All'alba del 16, si sviluppa improvviso l'attacco di Gortschakoff dopo una giornata di baldorie dedicata all'Imperatore dei francesi. Nel campo degli alleati si dormiva della grossa, quando un vivo fuoco di fucileria venne a causare un brusco risveglio un'ora circa prima dell'alba. Erano gli uomini di Liprandi, dai pesanti e lunghi pastrani, giunti all'attacco degli avamposti piemontesi al poggio del Zig-Zag. Il combattimento fu breve, ma violento. I sardi erano in allarme, ma - come poi si disse - pare non lo fossero i cugini-alleati, che si fecero un poco sorprendere.
Passata la Cernaja a guado, occupato il ponte di Traktir, i russi erano riusciti a metter piede sulle alture di Fedioukine e a penetrare in qualche attendamento dei francesi. Questi reagiscono con energia, utilizzano le riserve e ributtano i russi oltre il fiume. L'ala sinistra degli zaristi, arrestata dagli avamposti sardi, e rimasta inoperosa dinanzi alle loro difese, a questo punto si volge contro i colorati soldati d'oltralpe e con l'aiuto dell'ala destra riesce a rioccupare le alture. Mentre i reparti di Pelissier fanno massa al centro e resistono, i piemontesi - attaccando i russi sul fianco - li costringono nuovamente alla ritirata in disordine. La battaglia ebbe termine verso le ore 9. In sei ore di lotta, Gortschakoff per due volte si era lanciato sulle posizioni degli alleati e per due volte era stato respinto con gravi perdite. Il piccolo Corpo di spedizione sabaudo, pedina importante nella vittoriosa competizione di quel giorno, ebbe il suo momento di gloria.
Un ufficiale dei bersaglieri, il tenente Prevignano di Valenza, gridò ai suoi uomini: Fieui, lassoumsse nen passè advànt dai zuavi! E bastò questo a far sì che quegli ardimentosi, gettatisi nella Cernaja e arrivati per primi sulla riva opposta, cancellassero il ricordo infausto di Novara. Con la caduta della zona Sud di Sebastopoli si giunse a una tacita sospensione dei combattimenti e a novembre, su iniziativa austriaca, furono avviate le trattative. La Conferenza di pace, indetta per il giorno 25 febbraio 1856, si tenne a Parigi.
Il Piemonte, a motivo dell'ostilità degli Asburgo, paventava di non potervi accedere e il D'Azeglio, nel timore di dover fare compagnia all'usciere fuori della porta, aveva declinato l'incarico di rappresentarlo. Cavour si risolse allora a mettersi in gioco in prima persona. Impegnatosi allo spasimo riuscì a parlare - da quell'insostituibile ribalta - il 14 marzo, e a denunciare all'Europa le condizioni del Lombardo-Veneto oppresso dall'Austria. Poi verranno gli accordi di Plombières e la guerra del 1859. L'arrivo dei francesi in Italia e le vittorie di Magenta, Solferino e San Martino. Il Risorgimento italiano troverà la via del suo compimento. L'Austria felix il principio della sua fine.
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