Commenti «antisemiti» contro Lewis Libby
Maurizio Blondet
03/11/2005
STATI UNITI - La scoperta che Lewis «Scooter» Libby è ebreo sta scatenando
una marea di commenti antisemiti e di ipotesi complottiste, lamenta la
Jewish Telegraphic Agency (1).
Il braccio destro di Dick Cheney ora incriminato (e che rischia 30 anni di
galera) per aver fatto il nome di un agente segreto in missione, era
comunemente ritenuto un goy.
Due anni fa Joshua Muravchik, un conoscitore del movimento neocon (e membro
dell'American Enterprise con Leeden e Perle) scrisse sulla rivista ebraica
Commentary un articolo in cui negava la voce che tutti i neocon sono ebrei:
e citava come «gentili» Libby insieme a John Bolton, al direttore
dell'American Enterprise Christopher DeMuth e a Gary Schmitt, del Project
for a New American Century (PNAC), il più influente centro strategico dei
neocon.
Ora si scopre che Libby, 55 anni, è da sempre membro della sinagoga «Rofed
Shalom» di Falls Church, Virginia, in un ricco sobborgo di miliardari,
lobbisti di grido e alti funzionari del governo.
Anche se alla sinagoga le bocche sono cucite.
Tuttavia Libby è membro anche della Republican Jewish Coalition, un gruppo
di pressione del partito repubblicano.
E un sito della comunità, la Jewish Virtual Library, lo indicava come ebreo.
Così, dice la Jewish telegraphic Agency (JTA), «nella blogosfera è tutto un
ribollire di teorie cospirative antisemite, che sottolineano l'ebraicità di
Libby come motivo della sua attività nel 'vendere' la guerra all'Iraq,
immaginando ancora una volta che la camarilla neocon ha un solo scopo:
promuovere Israele ad ogni costo».
«Un altro traditore neocon giudeo», ha scritto di lui il sito Civil Rights
Website, tenuto dal giornalista David Duke.
Questo stato d'animo si è diffuso in parte per il disastro bellico in Iraq,
e in parte dopo che l'FBI ha arrestato per tradimento un funzionario del
Pentagono, Larry Franklin, mentre passava documenti segreti a due dirigenti
dell'AIPAC (American-Israeli Political Action Committee), la vera e propria
lobby ebraica.
I due a loro volta fornivano i documenti all'ambasciata di Israele.
Si ricorda che nel 1996, tre alti membri ebrei neocon scrissero al primo
ministro israeliano Netanyahu una lettera aperta (intitolata: «A clean
break», un taglio netto) per incitarlo a troncare con le trattative del
processo di pace, perché solo l'uso della forza prometteva successo con i
palestinesi e con gli arabi.
Di lì a poco gli USA sarebbero scesi in guerra contro l'Iraq, liberando
Israele da un serio nemico potenziale.
E ciò grazie all'attività dei tre viceministri del Pentagono, tutti neocon
ed ebrei: Paul Wolfowitz, Douglas Feith, e il rabbino Dov Zakheim.
Senza contare l'Office of Special Plans, annidato nel Pentagono e pieno di
«consulenti» provenienti dall'American Enterprise (il cui capo è l'israelita
Richard Perle), che prepararono l'invasione sostenendo che sarebbe stata
«una passeggiata».
L'agenzia ebraica fa i nomi di altri «goym», ma fanatici neocon: da Jane
Kirkpatrick a John Bolton, da Daniel P. Moynihan (da tutti ritenuti ebrei) a
James Woolsey, l'ex direttore della CIA.
E aggiunge che sta emergendo una frattura fra i neocon ebraico-americani e
gli israeliani del Likud: il partito al governo d'Israele non è affatto
entusiasta della politica per il Medio Oriente che i neocon
dell'amministrazione Bush stanno attuando, specie dell'idea di «portare la
democrazia» nei paesi arabi, e di dare uno stato ai palestinesi.
Maurizio Blondet
Note
1) Ron Kampeas, «Libby Jewish? Some wonder how neocon's faith impacts leak
scandal», JTA, 2 novembre 2005.
Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.




Rispondi Citando