di Mario Ajello
ROMA (19 dicembre) - Arcore non somiglia, fisicamente, all’orto dei Getsemani. E neppure gli somiglia il Ticino, dove il Cavaliere andrà a risanarsi. Però, dopo il brutto colpo, Silvio sembra un Silvio diverso, cambiato, non più il Picconatore ma il Redentore. Quanto durerà la metamorfosi? Magari, poco. E tuttavia, quello dell’«amore che vince sull’odio» e dello «speriamo che il mio dolore serva alla pace», è un premier che come tutte le persone acciaccate riscopre la pietas (perfino il ”barbaro” Bossi diventò buono dopo essere stato colpito dalla malattia) e quasi quasi (ma stiamo ridendo) verrebbe da paragonarlo a Gesù che prega nell’orto dei Getsemani e chiede perdono per tutti coloro che lo hanno colpito: «Padre, perdonali perchè non sanno quel che fanno». Insomma, ecco un Berlusconi in formato natalizio il quale - assicura l’amico Ennio Doris, amministratore delegato di Mediolanum - «non sta dicendo una sola parola cattiva e non sta tenendo nessun atteggiamento di astio nei confronti del suo attentatore Tartaglia».
Lo perdonerà? Giovanni Paolo II andò a trovare Alì Agca nella sua cella e poi disse: «Ho parlato con lui come si parla con un fratello, al quale ho perdonato». Adesso, non è escluso che la liturgia del perdono berlusconiano non preveda anche una capatina del Cavaliere nella cella di San Vittore, per farsi dare direttamente dal Tartaglia la risposta alla domanda che in questi giorni il premier continuamente rivolge a se stesso e al mondo: «Ma come si fa a odiare uno come me, che fa solo del bene e non conosce il male?». Il suo super-fan don Verzè, e altri collaboratori del Cavaliere, non escludono che prima o poi - e sarebbe davvero berlusconiano se accadesse la notte della Vigilia davanti al presepe - la vittima possa andare a porgere la sua assoluzione al carnefice.
«Sarebbe bellissima una parola di perdono del Presidente per la cosa orrenda che nostro figlio ha compiuto», dice la madre del Tartaglia. E il papà: «Ma non ci speriamo troppo, perchè Berlusconi già perdonò nel 2005 il ragazzo che gli lanciò sul collo un treppiede a Piazza Navona». Ma un perdono bis si può sempre fare. Specie se - come assicura don Verzè - «intimamente Silvio ha già perdonato il suo aggressore. E, appunto, non mi stupirei se chiedesse d’incontrarlo».
Un incontro che sarebbe un regalo di Natale alla nazione, e anche un bella sorpresa per il Tartaglia. Lui che colpendo Berlusconi era come se avesse voluto colpire Giuda - così si usava nelle sacre rappresentazioni medievali, con il pubblico che alla fine dello spettacolo se la prendeva col poveretto che aveva recitato la parte del traditore - vedrebbe entrare una specie di Gesù brianzolo, col volto incerottato, nella propria cella del centro psichiatrico del penitenziario che lo ospita. Un po’ di panettone, qualche chiacchiera sul Milan, un duetto: «Bianco Natal....». Piangerebbero perfino i secondini che, notoriamente, sono duri di cuore.
Berlusconi pensa al colpo di Natale: visita a Tartaglia con perdono - Il Messaggero





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