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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito L'Equivicinanza dei nemici ideologici di Israele

    dal quotidiano LIBERO di ieri Angelo Pezzana ci parla dell'Ospedale israeliano bombardato dai nazi-islamisti libanesi di Hezbollah, e dell'atteggiamento vergognoso del pusillanime ministro degli esteri della sfortunata Repubblica Italiana....


    " «Nell'ospedale bombardato da Hezbollah»


    di Angelo Pezzana


    Gerusalemme- E’ un vero peccato che il nostro ministro degli esteri Massimo D’Alema sia andato a verificare i danni di guerra solo a Beirut e non abbia fatto altrettanto nel nord di Israele, dove i missili dei suoi amichevoli ospiti libanesi hanno colpito per più di un mese lo Stato ebraico. Se fossa andato a Naharia, la citttà più colpita dopo Kiriat Shmonà, avrebbe potuto rendersi conto di persona come Israele applica il concetto di equivicinanza che lui cita invece, ed applica, in modo del tutto a sproposito. A Naharia c’è l’ospedale Western Galilee (Galil Hamaaravì) – 700 letti- che serve tutta la regione nord con le città di Akko (Acri),Karmiel,Maalot, villaggi e kibbutzim, una regione densamente popolata da arabi. Lo visitiamo accompagnati da Ido, giovane portavoce del ministero della sanità, che ci fa osservare come a sette km. in linea d’aria ci sia il confine libanese. Per questo, pur avendo un servizio di sicurezza di primordine, allo scoppio della guerra, l’ospedale ha trasferito tutti i pazienti e le camere operatorie ( il tutto in mezza giornata) in un reparto sotterraneo di diecimila mq., protetto anche da attacchi chimico-batterici, costruito alla fine degli anni ’90, dopo l’esperienza dei missili Scud lanciati da Saddam Hussein. Saggia decisione. I quattro piani oggi sono vuoti, la spiegazione si trova al piano più alto, dove un missile Katiusha ha sventrato il tetto distruggendo le camere. Sarebbero morti tutti se non fossero scesi per tempo nel sotterraneo. Al Western Galilee, tra medici,infermieri e pazienti, non c’alcuna differenza tra ebrei,arabi,drusi o cristiani, tutti ricevono lo stesso trattamento, persino quando la situazione può essere molto delicata. Come nel caso di un prigioniero Hezbollah ferito, catturato in Libano, ma l’unica misura presa, più che altro a sua protezione, è stata quella di curarlo in una camera singola. Era ferito molto seriamente alla gola e a una spalla, lui era preoccupato di guarire ed i medici di salvargli la vita. Si stupiva che a curarlo ci fosse anche un medico arabo. Chissà cosa avrà pensato quando si è reso conto che era in Israele. Fra i civili ricoverati incontriamo quelli feriti dalle micidiali biglie di acciaio contenute nelle Katiusha, che esplodendo colpiscono a raggio un numero molto alto di persone. Nell’ospedale c’è anche una “ emergency room”, che accoglie chi arriva sotto shock perchè si è trovato vicino ad una esplosione o per la fortissima ansia subita a causa del suono della sirena. A volte arrivano in gruppo, cercando aiuto l’uno con l’altro, e questo aiuta la terapia anti-schock da parte degli psichiatri, che, tranne casi eccezionali, non ricorrono a medicine, ma, con la terapia di gruppo, rassicurano e tranquillizzano evitando così il ricovero. Certo ci sono dei casi terribili, quindici giorni fa è stata ricoverata una donna che ha visto morire il marito davanti ai suoi occhi colpito in pieno da un missile. Non era soltanto sotto shock, era disperata, abbiamo dovuto assisterla studiando un trattamento particolare. C’è anche un kindergarten per i bambini ricoverati, dove ricevono una particolare assistenza psicologica, perchè i disastri della guerra a quell’età, oltre alle ferite, possono lasciare traumi molto seri da curare. Per questo c’è un dipartimento di cure intensive. Soldati feriti in arrivo, famigliari in ansia per le loro condizioni, un intero universo che si muove in un vasto sotterraneo per seguire chi soffre, per curare, senza guardare in faccia o la carta d’identità. Per questo lo suggeriamo a D’Alema nel caso in cui trovasse di suo interesse occuparsi anche del versante israeliano, guardi cosa succede all’ospedale Galil Hamaaravì e ne tragga profitto. Potrebbe persino accorgersi che l’equivicinanza in Israele è un fatto reale, quotidiano, non chiacchiere. "

    Shalom

  2. #2
    SENATORE di POL
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  3. #3
    Repubblica
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    Quando bisogna scegliere, si assiste il"malato" più grave... non quello che ha solo qualche escoriazione..

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Repubblica
    Quando bisogna scegliere, si assiste il"malato" più grave... non quello che ha solo qualche escoriazione..
    Mi spiace ma non corcordo... quando si tratta di "equivicinanza" non si sceglie... non difendere il baffino che, in questa occasione a mio giudizio, ha fatto una pessima figura come Ministro degli Esteri... "equidistante"...

    B.

  5. #5
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di oggi un articolo del politico liberale ed ex ministro della Difesa del precedente governo.....ANTONIO MARTINO

    "Sotto il casco (blu) solo mala fede


    di ANTONIO MARTINO


    "Le missioni militari internazionali di oggi sono molto diverse a seconda dei casi; i due tipi principali sono le operazioni di mantenimento della pace (peace keeping) e le operazioni di imposizione della pace (peace enforcing). Le prime si hanno quando i due belligeranti rag-giungono un accordo politico e assieme chiedono l'intervento di una forza di interposizione che ne garantisca il rispetto. Nel secondo caso, invece, manca l'accordo politico ed almeno una delle due parti non vede di buon occhio la forza di interposizione, che è quindi costretta ad adoperarsi attivamente, anche con l'uso della forza, per evitare che i due belligeranti riprendano le ostilità. Contrariamente a quanto le apparenze sembrerebbero suggerire, la prospettata missione Onu in Libano non è affatto un'operazione di mantenimento della pace. Hezbollah, infatti, ha accettato con molte riserve la risoluzione dell'Onu, ed Israele, dal canto suo, ha fatto sapere che se subirà ulteriori attacchi dovrà rispondere. Né è necessario un grande sforzo di riflessione per rendersi conto che un accordo politico sarebbe improponibile, dal momento che scopo dichiarato di Hezbollah è la distruzione dello Stato di Israele Stato di Israele (l'«entità sionista») e che è per perseguire questo obiettivo che è stato dotato di armi potenti e moderne e che gode dell'appoggio concreto di Iran e Siria. È stato Hezbollah ad attaccare Israele facendo piovere un gran numero di missili all'interno del suo territorio, né ha dato indicazioni di sorta di avere cambiato obiettivo, continuando a rifiutarsi di dare corso alla risoluzione delle Nazioni Unite che ne chiede il disarmo. A proposito del disarmo dei terroristi di Hezbollah, chiesto dalla risoluzione Onu 1559 e ribadito dalla 1701, a gran voce i governi italiano e francese ribadiscono che non hanno nessuna intenzione di impegnarsi in quella direzione. Inoltre, la composizione del contingente è fortemente sbilanciata in senso antiisraeliano: la maggior parte dei 4400 militari islamici che partecipano all'operazione proviene da Paesi che non riconoscono nemmeno il diritto di Israele ad esistere, cosa che l'ambasciatore israeliano all'Onu ha giustamente stigmatizzato. Stando così le cose, mentre sappiamo di non trovarci in presenza delle condizioni di un'operazione di peace keeping, non si capisce bene quale sia lo scopo della missione Onu. Ad essa ha precipitosamente aderito il governo delle sinistre e dalla sinistra estrema ("pacifista") non si è levata nemmeno una voce di dissenso. La ragione è evidente: gli ultra-sinistri e il governo considerano obiettivo della missione non il disarmo dei terroristi antisemiti di Hezbollah, ma la loro protezione nei confronti dell'iniziativa militare israeliana. Che le cose stiano in questi termini lo dimostra aldilà di ogni ragionevole dubbio la visita, fatta immediatamente dopo la formazione del governo, dal ministro degli Esteri italiano a Teheran dove, con scarso senso del ridicolo, ha sentenziato che l'Iran ha un "inalienabile" (sic) diritto a dotarsi di capacità nucleari. E questo pur sapendo che il primo ministro iraniano Ahmadinejad parla la lingua dei nazisti, negando la Shoa e sostenendo la irrinunciabile necessità di distruggere Israele. Non contento di questa prima uscita, pochi giorni orsono si è fatto fotografare a passeggio per le strade di Beirut sottobraccio ad un esponente di Hezbollah. Se questa è la sua idea di «equivicinanza» (orrendo neologismo di cui nessuno sentiva il bisogno), stiamo freschi. Chi non condanna il male comanda che si faccia: non una parola di condanna dell'isterico antisemitismo di Iran, Siria, Hezbollah ed Hamas è stata pronunciata da questi nostri governanti (perdonate l'esagerazione). È evidente, quindi, che non solo l'estrema sinistra ma anche tutti gli altri sinistri hanno adottato una posizione favorevole agli antisemiti ed ostile ad Israele. Per piacere non rispolveriamo lo "spirito di Monaco" - Prodi non è Chamberlain - ma è un fatto che il più orrendo crimine contro l'umanità del XX secolo, il tentato genocidio degli ebrei, è stato reso possibile dalla indifferenza di quanti hanno preferito ignorare le atrocità naziste. Temo che la storia si stia ripetendo, e in peggio. Sembra che Giovanni Spadolini si dicesse convinto che Gerusalemme è la prima linea della civiltà occidentale. Non so se sia vero, ma se l'avesse detto avrebbe più ragione oggi che allora. La posizione antiamericana e anti-israeliana delle sinistre italiane è ancora più inaccettabile oggi di quanto fosse ai tempi di Spadolini. Quanto alla missione, se si pone come obiettivo il rispetto della tregua ma non il disarmo di Hezbollah, finirà presto col rendersi conto di essersi andata ad infilare letteralmente tra due fuochi. Se, infatti, Hezbollah riprende ad attaccare ed Israele è costretta a rispondere, cosa potranno fare i "caschi blu", la guerra ad entrambi? I francesi, che potranno essere più o meno simpatici ma hanno una corretta percezione del loro interesse nazionale, hanno ridotto la loro partecipazione a dimensioni puramente simboliche. Il governo Prodi, invece, nel goffo tentativo di fare dimenticare le figuracce collezionate in Iraq ed Afghanistan, si appresta ad inviare una missione interforze di grandi proporzioni. Chi non ricorda il passato è condannato a riviverlo. Prodi dovrebbe ricordare che il Libano è già stato teatro di una missione dell'Onu finita in catastrofe nel 1982. La sicurezza dei nostri militari viene messa a repentaglio con faciloneria, improvvisazione, superficialità. Mai, nella sua storia millenaria, l'Italia aveva avuto una politica internazionale tanto impresentabile. "


    Shalom

  6. #6
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    ...un D'Alema equivicino destriero cavalcato a due braccia (una per parte) da Hezbollah per sconfiggere definitivamente il Male Sionista con un equivicino somaro Prodi che come novello condottiero europeo riesce a farsi prendere in giro persino dalle amate Francia e Germania che non vedevano l'ora di far portare tutto il peso ad un tal asino in Politica Estera...

    Mantide

  7. #7
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    Predefinito Il Pianeta delle Scimitarre - by Stanley Kubrick

    Il Pianeta delle Scimitarre – by Stanley Kubrick

    Clamoroso: ritrovata la sceneggiatura inedita per un nuovo film di fantascienza, scritta dal grande Stanley Kubrick: come già per A.I., Steven Spielberg sembra si sia offerto per portare a termine il lavoro del maestro scomparso.

    La Trama.
    Al termine di un viaggio interstellare durato un paio di legislature (o forse di secoli) i baldi astronauti George W. B. (americano e capitano della missione), Jacques Ch. (francese) e Romano P. (italiano) sbarcano su di un pianeta che sembra poter ospitare la vita umana. Risvegliatisi dallo stato di ibernazione, essi devono peraltro constatare il decesso della loro unica compagna, Hina, una giovane astronauta italo-pakistana, la cui tuta spaziale viene trovata orrendamente squarciata. George scopre che si tratta di un sabotaggio operato dal padre della giovane prima della partenza, ma Jacques e Romano lo invitano a lasciar perdere in nome della convivenza fra i popoli e del muticuturalismo. George manda i suoi compagni affan**** e li spinge a schiaffi fuori dalla capsula, dopodiché i tre amiconi (si fa per dire) iniziano a vagare per valli spettrali, finché non giungono a ciò che sembra un’oasi, quasi un paradiso terrestre. I tre vi scorgono infatti un gruppo di umani che sta rinfrescandosi nelle chiare fresche e dolci acque di un torrente e si uniscono a loro. Purtroppo, dopo pochi minuti, un’orda di energumeni armati di scimitarre fa irruzione nel luogo, mozzando teste a più non posso, violentando chi capita in nome di Allah e catturando come schiavi coloro che cercano di fuggire, fra cui i nostri malcapitati astronauti.
    Portati al cospetto del capoccia del villaggio, tale Ajmadinejad, i tre vengono esaminati attentamente dai consiglieri Assad, D’Alemah e Dilibertoh, i quali propongono di lobotomizzarli seduta stante. A quel punto Jacques reagisce veementemente dichiarando di essere il Presidente della Repubblica Francese ed intima ad Ajmadinejad di liberare lui e i suoi compagni, ma per tutta risposta una scimitarra gli taglia la testa di netto. Romano cerca invece di prender tempo pronunciando frasi sconnesse del tipo “non è graaaveeee”, “troveremo una soluzioooooneee”, “c’è bisooooogno di una manovra equilibraaaaaaata”, al che Ajamdinejad e kompagni decidono che la lobotomizzaione del soggetto è assolutamente superflua ed anzi approfittano per assumerlo come primo ministro. La sorte di George, per contro, sembrerebbe segnata se non intervenisse a salvarlo un’amazzone, la bella Condoleeza, che lo porta via a cavallo verso i “territori proibiti”, un luogo in cui a nessuno è permesso di metter piede da tempo immemorabile. D’Alemah fa per lanciarsi alla caccia dei fuggitivi con la sua squadra di Hezbollah, ma Ajmadinejad lo ferma perentoriamente. “Cosa troveranno?” gli domandano i kompagni. “La loro Jihad”, sentenzia grave Ajmadinejad.
    E così purtroppo sarà: giunti al di là degli arcani confini, George e Condoleeza trovano i resti di antiche cattedrali cristiane e sinagoghe ebraiche. Ma cosa ci fanno a migliaia di anni-luce dalla Terra? La triste verità comincia a dischiudersi nel momento in cui Geroge, arrivato su di un’arida depressione prossima ad una baia abbandonata, legge la seguente scritta: “Islamic Cultural Center of Ground Zero”. La mente di George vacilla, egli cerca di rifiutare, ma il peggio deve ancora venire. Giunto sulla riva del mare il nostro eroe cade definitivamente in ginocchio di fronte a ciò che resta della Statua della Libertà, le cui forme prosperose sono state coperte da un Burqa e la fiaccola ardente sostituita dal Corano.
    A George non resta che gridare al vento la propria disperazione, maledicendo per l’eternità i catto-comunisti, gli ulivisti e i nazi-islamici di ogni epoca, paese e pianeta.
    Fine

    Pietro Aretino

  8. #8
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    "Ieri una zecca mi ha punto, così io ho bombardato il mio cagnolino. Ho il diritto di difendermi." (Daniele Luttazzi)

    Mi spiace per il Sedicente Intellettual-Censurato Luttazzi ma la Battuta di D'Alema-Diliberto ("Arruoliamo Hezbollah nell'Esercito Regolare palestinese cosi' risolviamo il problema di chi deve disarmarli") è molto piu' divertente...inoltre dimostrare in una battuta non la propria ironia ma solo la propria ignoranza e volgarita' la dice lunga su chi lavorava (e lavora) in Rai ed anela a ritornarci...

  9. #9
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    Dal quotidiano IL CORRIERE DELLA SERA di oggi, 22 agosto 2006, un articolo di Ernesto Galli della Loggia dal titolo.......


    " «I flasi profeti della pace giusta»


    Una pace giusta e la sicurezza di Israele: sono questi i due principi con i quali la maggioranza dell'opinione pubblica europea e i politici del Continente dicono da sempre di voler affrontare il ginepraio del Medio Oriente, e che continuamente ribadiscono per allontanare da sé ogni sospetto di parzialità antiisraeliana.
    Peccato che dietro l'omaggio di maniera al politicamente corretto (vorrei vedere che qualcuno osasse dire di essere a favore di una pace ingiusta o contro la pace in generale, ovvero di affermare che della sicurezza di cinque milioni di ebrei non gliene importa nulla), peccato, dicevo, che dietro non ci sia nulla di politicamente significativo e impegnativo. In altre parole: quelle due espressioni — «pace giusta» e «sicurezza di Israele» — in quanto tali non vogliono dire nulla: e molto probabilmente proprio per questo sono tanto ripetute.
    Quali dovrebbero essere, infatti, i contenuti di questa «pace giusta»? Nessuno, che io sappia, si è mai preoccupato di indicarlo con un minimo di precisione. È facile supporre che essa dovrebbe implicare il consenso israeliano alla creazione di uno Stato palestinese nonché la restituzione a esso di tutti i territori attualmente occupati da Israele stesso. In cambio, si dice, del riconoscimento dello Stato ebraico. Ma riconoscimento da parte di chi? È mai immaginabile, ad esempio, che Iran, Siria, Arabia Saudita, tanto per fare i primi nomi che vengono alla mente, riconoscano Israele? E perché mai dovrebbero? Quali vantaggi potrebbero mai ricavare da un atto del genere che invece creerebbe ai loro governi, come del resto a qualunque governo islamico, un pericolo micidiale di delegittimazione? Ma senza un consenso generalizzato di tutto il mondo arabo e islamico quale valore potrebbe mai avere il riconoscimento di Israele da parte del neonato Stato palestinese, assai debole e sulla moderazione dei cui gruppi dirigenti nessuno scommetterebbe un soldo bucato?Mi chiedo come mai nessuno dei tanti banditori della «pace giusta» si preoccupi di rispondere a queste domande; e come mai, egualmente, nessuno di loro si preoccupi mai di dirci qualcosa di preciso circa la «sicurezza d'Israele», che pure a parole gli sta tanto a cuore. A cominciare da due questioni decisive; che sono: primo, chi è che giudica quando la suddetta sicurezza è messa in pericolo? E secondo: nel caso che ciò avvenga, in che modo e con quali mezzi bisogna reagire? Pensano insomma i fautori della «sicurezza d'Israele» che spetti al suo governo esprimere in merito il parere decisivo, o pensano invece, prefigurando un'occulta forma di sovranità limitata, che tocchi a qualcun altro, a qualche sinedrio europeo, alla Nato, all'Onu, o che so io? E ancora: quali caratteristiche deve avere la reazione all'eventuale minaccia alla sicurezza per essere giudicata accettabile? Abbiamo capito che una risposta militare come quella che Israele ha dato a luglio contro gli Hezbollah è «sproporzionata» ma ignoriamo tuttora quale sarebbe stata, invece, una risposta «proporzionata» e, va da sé, anche minimamente efficace. Insomma, se invadono il tuo territorio e uccidono otto soldati sequestrandone altri due, se per anni ti bombardano di missili, come bisogna reagire per ottenere il gradimento dei veri democratici del Vecchio continente e dei loro illuminati governi?Fortunati noi europei per i quali tutte queste domande hanno un valore esclusivamente teorico: ma non dovremmo egualmente tentare, per un obbligo di decenza politica oltre che morale, di darvi risposta?
    "


    Decenza politica dalle classi dirigenti europee? Suvvia Galli della Loggia, non le pare di pretendere un po' troppo?

    Shalom

  10. #10
    Hanno assassinato Calipari
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    Solo un idiota può pensare che Hz con un katiusha possa aver mirato esattamente a quell'ospedale.

    Magari si sono tirati il missile da soli, tanto per far pietà. Invece gli ospedali libanesi colpiti sono stati di proposito.

 

 
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