di Maurizio Debanne


Le rivelazioni sulle carceri segrete della Cia in paesi dell'Europa Orientale hanno messo sulla difensiva la Casa Bianca, creato reazioni, polemiche e smentite in vari paesi dell'Europa e del resto del mondo, scatenato i movimenti per il rispetto dei diritti umani. Ma non solo. In Italia la questione rischia di diventare concreta. Visto che si torna a parlare del caso "Abu Omar". Secondo Sky Tg 24 nei prossimi giorni sarà resa pubblica la richiesta di estradizione per i 22 agenti statunitensi della Cia accusati di aver rapito e trasportato con la forza in Egitto l'imam di Milano Abu Omar. La richiesta di estradizione sarebbe già stata firmata dal procuratore aggiunto Armando Spataro dopo la conferma degli ordini d'arresto da parte del gip milanese Chiara Nobili. L'ex imam sparì il 17 febbraio del 2003 mentre stava per recarsi in moschea. Un sequestro in piena regola, secondo gli inquirenti: un gruppo di agenti Cia lo avrebbe infatti prelevato, condotto nella base militare di Aviano per interrogarlo (con metodi non proprio ortodossi) e alla fine imbarcato per l'Egitto.

La questione Imam è solo un altro nodo che dovrà affrontare la Casa Bianca. Che per il momento deve affrontare le rivelazioni del quotidano Washington Post. Pur seguendo la prassi consolidata di non confermare o smentire, la Casa Bianca è apparsa più in imbarazzo del solito: non è riuscita a mettere in dubbio neanche i dettagli minori dell'articolo pubblicato dal quotidiano americano, a conferma della solidità della storia apparsa sul giornale della capitale americana. «L'America non tortura i suoi prigionieri», ha osservato il consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley. Aggiungendo che «il fatto che vi siano prigioni segrete, ammesso e non concesso che ve ne siano, non implica automaticamente che siano luoghi di torture». Secondo alcuni esperti d'intelligence americani, era stato il vicepresidente Dick Cheney (non è un buon momento per lui) a innescare le rivelazioni sui siti neri della Cia intervenendo pochi giorni fa un pò maldestramente sul Congresso per garantire una esenzione per la Cia ad un emendamento legislativo che mira a proibire il trattamento «crudele e inumano» dei prigionieri nelle mani degli americani.

L'emendamento, proposto dal senatore repubblicano John McCain (torturato dai nord-vietnamiti quando era prigioniero di guerra durante il conflitto in Indocina), ha ricevuto il sostegno di 90 dei 100 membri del Senato. «La tortura è sempre ingiustificabile - aveva osservato un membro del Congresso - gli Stati Uniti stanno perdendo l'autorità morale di poter dare agli altri paesi lezioni in termini di diritti umani».

I tentativi di Cheney, e del nuovo direttore della Cia Porter Gross, di ottenere la esenzione torture per lo spionaggio americano hanno chiaramente irritato qualcuno vicino alla Cia, con tutta probabilità un ex-funzionario della agenzia, inducendolo a passare ai reporter del Washington Post le informazioni alla base dell’inchiesta. Ai giornalisti era stato precisato anche in quali paesi dell'Europa Orientale fossero situate le prigioni segrete della Cia. Il giornale aveva spiegato di avere omesso l'informazione, nel suo articolo di giovedì, su richiesta dei dirigenti della Cia per non mettere in pericolo «la vita di agenti americani impegnati nella lotta al terrorismo».

Ad identificare i paesi dell'ex Patto di Varsavia ci ha provato Human Rights Watch (HRW), che ha indicato la Romania e la Polonia dopo avere studiato le rotte dei voli usati dalla Cia per trasferire dall'Afghanistan i più importanti prigionieri di Al Qaida. I voli dei velivoli noleggiati dalla Cia sono atterrati all'aeroporto di Szymany (in Polonia), vicino al quartier generale dei servizi d'intelligence polacchi, e allo scalo militare di Mihail Kogainiceanu, in Romania. I due paesi hanno negato di ospitare i siti neri della Cia, smentita fatta del resto da quasi tutti gli altri paesi dell'Est europeo.

Un fotografo amatoriale sarebbe riuscito ad immortalare un aereo della Cia con a bordo sospetti terroristi nell'aeroporto di Budapest. Lo riferisce il quotidiano ungherese Nepszabadsag, precisando che l'aereo è atterrato nella capitale ungherese lo scorso 3 ottobre e aggiungendo che i cinque occupanti hanno alloggiato quela notte in un albergo prima di ripartire per il Medio Oriente. Il velivolo, un N168D, è di proprietà della Devon Holding Leasing, che secondo il New York Times sarebbe una delle sette imprese di trasporti utilizzate alla Cia per trasferire i presunti terroristi in località segrete per gli interrogatori. Il portavoce del governo di Budapest, Boglar Laszlo, ha confermato che l'aereo è atterrato in Ungheria, ma ha smentito che a bordo vi fossero terroristi. «L'aereo è arrivato in modo legale e allo stesso modo ha lasciato il Paese»,
ha dichiarato.

La delegazione della commissione europea a Washington ha contattato giovedì la delegazione americana di Human Right Watch a proposito della presunta presenza di carceri segrete della Cia in paesi dell'est Europa, in cui sarebbero detenuti terroristi. «L'organizzazione ci ha confermato di essere in possesso di prove che dimostrano il trasferimento via aereo di prigionieri da un luogo all'altro, via Polonia e Romania risalente al 2004», ha detto il portavoce del commissario Ue Franco Frattini. Secondo la Commissione, questi elementi non provano l'esistenza di prigioni segrete in questi paesi. «Romania e Polonia non hanno negato l'esistenza di basi americane sul loro territorio», ha riferito Friso Roscam Abbing. «A questo momento non c'è la benchè minima prova dell'esistenza di prigioni segrete e quindi di prigionieri segreti. Noi non abbiamo alcun sospetto in questo senso. Speculare senza avere prove è pericoloso».