QUEI TABÙ INFRANTI
AVRÀ fatto niente questo governo di centro-destra come sostengono Romano Prodi e i leader della sinistra, ma vedere il bilancio dell’Inps in attivo e non di una bazzecola è un vero e proprio miracolo italiano riuscito a Silvio Berlusconi e alla Cdl. Significa che la riforma delle pensioni funziona, che la vita si allunga, che ci sono più lavoratori inquadrati regolarmente e non precari, che non si fugge più dal posto di lavoro approfittando di leggi e leggine con il timore che qualcuno da un giorno all’altro metta le mani in tasca ai lavoratori togliendogli i diritti sognati per una vita. Grazie ai superbonus si è riusciti a dare il primo segnale di stabilità alla voce più importante della spesa sociale italiana. Arrestando un’emorragia nei conti pubblici che era considerata ormai inevitabile. Cinque miliardi di avanzo nel 2004 per l’istituto guidato da Gian Paolo Sassi e controllato dal ministro del Welfare, Roberto Maroni, altri due miliardi nell’anno in corso in cui il superbonus per rimanere al lavoro ha esaurito la spinta propulsiva della novità. L’Inps in attivo è un tabù infranto che testimonia un risultato reale del governo Berlusconi. Ed è la spia di quanto sia efficace e tutt’altro che effimero il pacchetto di riforme prodotte in questi anni. Non avendo scelto interventi di rottura, ma equilibrati, hanno il difetto politico di presentare i loro effetti sul medio-lungo termine. Ma bisogna dare atto di quel che è stato fatto per razionalizzare la spesa sociale e creare un vero mercato del lavoro, i due principali successi di questa legislatura. Tutto poi, ben diversamente da quanto sostiene la propaganda, senza intaccare le fondamenta dello stato sociale. Secondo l’ultimo rapporto della commissione europea sulla spesa sociale nei 15 stati membri principali l’Italia è stato fra i pochi paesi del vecchio continente ad avere incrementato questa voce fra il 2001 e il 2003 sia in termini assoluti che in valore percentuale. Sotto questo governo, anzi, ha invertito una tendenza negativa fatta registrare nel quinquennio precedente. Sono stati i governi di centro-sinistra, con finanziarie dure e certo necessarie ad entrare nell’area dell’euro, a tagliare lo Stato sociale. Non il contrario.




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