Maurizio Blondet
04/11/2005

WASHINGTON - La Lockheed Martin, la più grande azienda militare del pianeta, ha trovato un nuovo e lucroso settore d'affari, oltre al suo tradizionale mestiere di fabbricante di aerei, missili, materiale bellico vario: quello degli «interrogatori» (alias torturatori) da impiegare ad Abu Ghraib, Guantanamo, e nelle carceri occulte che la CIA ha installato nelle vecchie prigioni delle polizie segrete dell'Est Europa.
C'è grande richiesta di questi specialisti, e il Pentagono paga buoni contratti.
Decine di nuovi assunti dalla Lockheed hanno cominciato ad essere addestrati l'estate scorsa a El Paso, città del deserto, lontana da occhi indiscreti (1).
Sono stati istruiti su come gestire le sessioni d'interrogazione dei prigionieri, secondo le 17 tecniche ufficialmente autorizzate dal Pentagono.



Si tratta di tecniche di pressione psicologica, che consistono, per esempio, nel far leva sull'«amore per i compagni» o sul «trattamento per impaurire» ed altre.
Altri trattamenti più duri sono ufficialmente vietati, dopo che il senatore John McCain ha fatto passare una legge (votata da 90 contro 9) che vieta esplicitamente la tortura di persone «custodite» dagli USA.
Ma la Casa Bianca, e per la precisione Dick Cheney e i suoi cosiddetti giuristi, sostengono che il divieto di tortura non si applica ai detenuti all'estero.
Il mestiere ha dunque ampie possibilità di sviluppo.
La Lockheed non aveva al suo interno le competenze necessarie per il nuovo business.
Le ha ottenute acquistando, per 462 milioni di dollari, la Sytex, una piccola ditta con sede a Ellicot City in Maryland, a un'ora di auto da Washington.
Fondata nel 1988, la Sytex ha guadagnato nel primo anno di vita solo 1.500 dollari.



Ma poi sono piovuti i contratti della Difesa: «fornitura di tecnologie e personale per clienti di Stato, fra cui il Northern Command, l'intelligence dell'esercito, e il dipartimento dell'Homeland Security».
In pratica, fin dall'11 settembre 2001, la Sytex ha fornito «linguisti arabi, specialisti di controspionaggio e di guerra psicologica».
Quando è stata rilevata dalla Lockheed, aveva profitti per 425 milioni di dollari.
Un altra ditta rilevata è stata la Affiliated Computer Services di Kansas City, che non tratta di computer: grazie ad essa la Lockheed ha strappato, nel 2002, il primo contratto per «interrogatori privati» da usare a Guantanamo.
Ma la Sytex si è affermata come leader di mercato del settore.
Gli stipendi che offre agli addetti all' interrogatorio (meglio se ex militari) sono notevoli: da 70 a 90 mila dollari l'anno, più un bonus d'arruolamento di 2 mila dollari, una gratifica a metà contratto di mille dollari, e un altro bonus di 2 mila dollari a chi porta a termine il periodo contrattuale di sei mesi.



Perché il lavoro è duro: sei mesi ad Abu Ghraib o in qualche carcere ex-sovietico, con turni di 14 ore al giorno, sette giorni su sette, non sono uno scherzo.
Ma la paga va confrontata con quella cui è abituato un marine, 17 mila dollari l'anno.
Lasciare il pubblico esercito per il settore privato conviene.
La Sytex può pagare simili stipendi perché dal Pentagono riceve 200 dollari l'ora per il lavoro di ogni torturatore: così almeno ha scoperto Cherif Bassiouni, già inviato delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani in Afghanistan.
Del resto, le forze armate USA hanno trascurato questo settore.
Benché siano corse ai ripari (nel 2003 hanno diplomato 273 addetti alla scuola d'intelligence di Fort Huachuca) ci vogliono anni per completare gli organici.
Così una sola azienda privata, tale Anteon, sta tenendo corsi (sempre pagati dal Pentagono) per mille specialisti da formare entro il 2006.



La necessità è enorme, essendo ormai decine di migliaia i detenuti da interrogare.
Gente ovviamente in prigione senza processo, senza difensori e senza capo d'accusa, ma ritenuti vicini ai «terroristi islamici» o loro simpatizzanti.
Il Gulag americano è in grande espansione.
Per la Lockheed, la guerra senza fine al terrorismo globale è una vera pioggia d'oro, visto che fornisce ogni genere di materiale e di personale al Pentagono.
Attualmente sta cercando maggiori e colonnelli a riposo per la gestione di Camp Anaconda, la più grossa base americana in Iraq, ed esperti di comunicazioni militari «sicure».
Sono della Lockheed anche i satelliti Keyhole e Lacrosse, che mandano ai comandi militari immagini continue del teatro bellico e del territorio occupato; gli aerei spia U-2 e SR-71 Blackbird; i caccia F-16, FA-22 e gli «invisibili» F-117.
E i missili aria-terra Hellfire e Javelin, questi ultimi portabili a spalla e molto usati dalla truppa nell'attacco a Falluja.



Il potere e l'influenza della Lockheed è stato sottolineato in un'inchiesta sulla compagnia condotta dal New York Times nel 2004: «la Lockheed non comanda forse gli USA, ma aiuta a comandare una gran parte di essi», ha scritto il giornale.
Ed ha spiegato come mai la Lockheed sembra l'asso pigliatutto dei contratti militari: «uomini che hanno lavorato, fatto lobby e dato assistenza legale alla Lockheed sono oggi segretario alla Marina, segretario ai Trasporti, direttore del complesso militare nucleare della nazione e direttore dell'agenzia che gestisce i satelliti - spia».
Ecco una panoramica istruttiva dei profitti, del potere e del modus operandi del complesso militare-industriale in USA.
Aziende tecnologiche pronte a fornire altri servizi, dalla logistica alla tortura.
Al loro unico cliente (il Pentagono) che hanno avuto cura di affollare di loro ex dirigenti.



Nella completa oscurità e segretezza.
In questo campo non c'è il «mercato libero», ma il lavoro per lo Stato come unico committente.
Il monopolio della guerra sostenuto da subappalti.
E' forte l'odore di un ordine nuovo che somiglia molto ad uno vecchio e che credevamo sorpassato: l'universo sovietico.
Non è affatto un caso che la CIA, dovendo «interrogare» decine di migliaia di detenuti, abbia chiesto - e si sia visto offrire da Polonia e Romania (2) - l'uso delle vecchie installazioni dei lager comunisti.
Un altro bel contratto d'affitto.
Con i vecchi servizievoli satelliti dell'URSS, che già prestavano quei servizi al KGB.
Probabilmente costoso perché, come ha scritto il Washington Post, quella che la CIA ha stabilito è «una rete occulta e globale di campi d'internamento» che è diventata «l'elemento centrale nella guerra non -convenzionale al terrorismo».

E si avvale della «cooperazione di servizi segreti stranieri» (i vecchi satelliti dell'URSS), e ha preso l'abitudine di «mantenere segrete anche le più elementari informazioni» sul suo nuovo Gulag «al pubblico e ai membri del Congresso incaricati di controllare le azioni della CIA».
Il KGB non poteva far meglio.
Ora la Croce Rossa cerca di ottenere dagli americani un accesso ai campi d'internamento segreti nell'Est Europeo.
Non ci sta riuscendo.
Vale la pena di ricordare, tanto per fare un confronto, che la Croce Rossa aveva accesso ai campi di prigionia nazionalsocialisti.
Nei lager americani, è tutto coperto.
Degli individui che vi sono detenuti non si conosce l'identità.
I loro familiari non sanno dove sono detenuti.
In quanto «enemy combatants», sono privi anche delle salvaguardie elementari che, secondo le convenzioni di Ginevra, spettano ai prigionieri di guerra.

Se sono torturati e maltrattati, non c'è modo di saperlo dall'esterno.
E se quei lager sono pieni, come probabile, di innocenti catturati per sbaglio in retate casuali in Iraq e in Afghanistan, affari loro (3).
Vige il metodo spiccio, «israeliano».
La sola differenza col tempo sovietico è che queste operazioni vengono affidate a contratto da mercenari a noleggio di grandi aziende miliardarie.
Continuo a credere che un giorno l'America si vergognerà di quel che sta facendo.
Ma intanto, i loro capi e i loro torturatori a contratto sono al di là di ogni controllo, non devono rispondere a nessuno, e sono immuni da ogni responsabilità.
Proprio come nell'URSS dei bei tempi di Beria.
La tortura è venuta a far parte della «civiltà occidentale», come ultima merce o servizio richiesto dal capitalismo terminale.

Maurizio Blondet




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Note



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Note
1) Pratap Chatterjee, «Meet the new interrogators: Lockheed Martin», Corpwatch, 3 novembre 2005.
2) Polonia e Romania, sotto inchiesta europea, negano disperatamente. Ma l'ufficio di Bruxelles di Human Rights Watch ha in mano gli orari di atterraggio di sospetti aerei della CIA, decollati dall'Afghanistan, e atterrati all'aeroporto polacco Szymansy e a quello militare romeno di Kogalniceanu. Entrambi sono vicini a vecchie installazioni militari d'epoca comunista, dove sono probabilmente internati i sospetti «terroristi arabi».
3) Sarà bene ricordare che le torture di Abu Ghraib sono state scoperte per puro caso, perché i torturatori mandavano le foto delle loro imprese ad amici per @ mail. Secondo lo stesso Pentagono, almeno 27 prigionieri sotto detenzione americana sono morti per torture o per puro e semplice assassinio.








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