È passato un anno e una settimana da quando l’Ucraina ha gridato la sua voglia di libertà con quella che è passata alla storia come Orange Revolution, attraverso la quale Yushenko potè sedersi sulla poltrona più alta di Kiev. E puntuale come un orologio, un anno dopo, l’Ucraina torna ad essere protagonista nei nostri telegiornali, tra le gesta di uno Scajola impegnatissimo a misurare i livelli delle nostre come al solito esigue risorse strategiche. La guerra del gas che in questi giorni preoccupa l’Europa e in particolar modo l’Italia, lo si può dire senza problemi, puzza parecchio di bruciato. La Gazprom, l’azienda russa produttrice del gas che noi importiamo attraverso i gasdotti che attraversano tutta l’Ucraina, ha accusato nei giorni scorsi i gestori ucraini dei gasdotti di sottrarre, anzi di “rubare” diversi milioni di metri cubi all’anno di gas destinato agli europei. Di contro, l’Ucraina non solo ha negato l’infamia di cui viene accusata, ma sta attuando delle vere e proprie ritorsioni contro i russi chiudendo i rubinetti dei gasdotti e impedendo che tonnellate di gas arrivino a destinazione. L’Italia sta importando al momento un sesto in meno del gas che normalmente viene importato e la crisi è destinata ad aumentare in queste ore. Non si creda però che la “guerra del gas” sia una contesa tra due aziende concorrenti. La “guerra del gas” è un problema politico al cento per cento che al momento sta generando fondatissime preoccupazioni per i nostri governi. La “guerra del gas” ha un altro più scenico nome: “la rivincita di Yanukovic”. Il “Viktor” perdente delle presidenziali ucraine dello scorso anno sta chiedendo soddisfazione al suo rivale, perché amara è ancora la ferita. Viktor Yanukovic, uomo di punta del socialismo filorusso ucraino, attraverso la “guerra del gas”, sta presentando a Vitkor Yushenko il conto del primo anno di governo. Lo dimostra il fatto che, in appendice all’imbarazzante situazione in cui il presidente arancione si trova, l’opposizione ucraina guidata proprio da Yanukovic ha chiesto le dimissioni del governo in carica. E la Russia gli fornisce, ancora una volta, una spalla molto importante. In tutto questo gli uomini di Putin chiudono in fondo ad un vicolo cieco proprio quell’Unione Europea, che un anno fa spingeva fortissimo per Yushenko.
Ora è possibile che in una vicenda decisiva come questa della crisi Gazprom, che coinvolge direttamente gli interessi vitali di un gran numero di paesi europei, l'Unione Europea non sia intervenuta e non abbia preso una decisione qualsiasi? l'unione europea pretende di diventare una potenza politica, o anche solo di diventare un soggetto politico? E allora deve attivarsi, prendere una delibera nelle sedi comuni, adottare una sua politica comune sia verso la Russia che verso l'Ucraina, pensare a come migliorare il sistema energetico europeo e invece... Già si era visto all'epoca in cui Bush decise la guerra in Irak e ora ne abbiamo la conferma:L'UE è un nano politico!




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