Gradirei sapere quando mai ho parlato contro al celibato dei preti.

Se puoi vuoi saperlo, il sacerdozio è chiamata... ma AL SERVIZIO.
La vocazione è regolata dal diritto canonico, in esso si fondono norme divine ed ecclesiastiche. Se un domani una norma ecclesiastica dicesse che l'età minima debba essere 50 anni, o che si debbano avere 7 lauree propedeutiche, sarebbero sempre gli uomini a disciplinare la chiamata del Signore, allo stesso modo in cui lo farebbero se la norma prevedesse anche persone già sposate. A Piana già lo fanno. Sono cattolici. Non c'è un diritto divino per i greci ed uno per i latini. Diasi il caso (guarda un po') che è lo stesso.
Inoltre ricordo che la polemica sul sacredozio è inutile. In passato si è sempre fatto polemica sull'incopatibilità nella chiesa latina tra matrimonio ed ordine sacro.
Dopo il concilio Vaticano II, tale obiezione è cessata, poichè il sacramento dell'ordine, nel primo dei suoi tre gradi è già conferito agli sposati. Nondimeno, è vocazione anche quella al diaconato, giacchè la vocazione è per l'ordine, non per un grado dell'ordine (altrimenti allora, uno potrebbe anche avere la vocazione all'episcopato...). Non essendoci dunque incopatibilità tra ordine e matrimonio, la questione è di mera opportunità, e di mera norma ecclesiastica.

Dice infatti il Concilio (PO16):

16. La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, raccomandata da Cristo Signore nel corso dei secoli e anche ai nostri giorni gioiosamente abbracciata e lodevolmente osservata da non pochi fedeli, è sempre stata considerata dalla Chiesa come particolarmente confacente alla vita sacerdotale. Essa è infatti segno e allo stesso tempo stimolo della carità pastorale, nonché fonte speciale di fecondità spirituale nel mondo. Essa non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l'aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati: per questo il nostro sacro Sinodo, nel raccomandare il celibato ecclesiastico, non intende tuttavia mutare quella disciplina diversa che è legittimamente in vigore nelle Chiese orientali, anzi esorta amorevolmente tutti coloro che hanno ricevuto il presbiterato quando erano nello stato matrimoniale a perseverare nella santa vocazione, continuando a dedicare pienamente e con generosità la propria vita per il gregge loro affidato.

Il riferimento particolare alle chiese orientali è esemplificativo. Ma a nulla vale parlare di diversità. Unica è la Chiesa di Cristo, ciò che nell'oriente cattolico è conforme al diritto divino, non può non esserlo nella Chiesa latina.

Sul fatto poi che i preti debbano essere celibi, questo sì che è di diritto divino, chi lo ha mai negato? Ne Benedetto XVI, ne un suo successore lo cambierà.