(Corrispondenza romana) "Con un comma si sta aprendo la porta alle istanze della lobby pedofila!" È quanto sostengono Don Fortunato Di Noto e Luigi Coda Nunziante, a nome rispettivamente della Associazione Meter e dell'Associazione Famiglia Domani, nello studio consegnato a tutti i componenti della Commissione Giustizia e della Commissione speciale dell'infanzia del Senato riunite per l'esame del disegno di legge n. 3503 intitola-to Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedo-pornografia".

Nella lettera-documento di 6 pagine, gli autori dello studio denunciano la presenza nel disegno di legge di "un com-ma che favorirà invece la diffusione della pedo-pornografia rendendo vani gli aspetti positivi del ddl, por-tando a nuove e ulteriori forme di abuso a carico di minori".

Il punto in questione è il testo dell'art. 4 c. 2 (Altri casi di non punibilità) del ddl, che vuole modifica-re l'art. 600-quater del Codice Penale, approvato in sede legislativa dalla Commissione Giustizia della Came-ra, il 14 giugno 2005. Le due associazioni chiedono ai senatori che questo comma venga interamente soppres-so, perché non emendabile in alcun modo.

Don Di Noto e il marchese Coda Nunziante manifestano apprezza-mento per l'analoga posizione espressa dai senatori Ettore Bucciero, presidente della Commissione speciale dell'infanzia, e Antonino Caruso, presidente della Commissione Giustizia, i quali hanno manifestato con i loro interventi in Commissione la ferma decisione di opporsi alla approvazione del testo licenziato alla Camera dei Deputati con questo comma.

Meter e Famiglia Domani si dichiarano infine decise a denunciare all'opinione pubblica, e singolarmente, tutti coloro che tenteranno di introdurre nella legislazione italiana il diritto alla produzione e consumo della pornografia minorile.

Il comma inserito nel ddl è il seguente: "Art. 600-quater. c. 2. (Casi di non punibilità). Non è punibi-le chi produce il materiale pornografico, (…) quando il materiale rappresenta un minore che abbia rag-giunto l'età del consenso sessuale (…) è prodotto con il consenso del minore, rimane nella esclusiva dispo-nibilità del minore medesimo e la produzione non è destinata alla diffusione o alla cessione. Non è altresì punibile il minorenne che produce o detiene il materiale pornografico (…) quando il materiale rappresenta un minore che abbia compiuto gli anni 13 se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a 3 anni".

Meter e Famiglia Domani osservano, tra l'altro, nella lettera: "Il comma sopracitato è gravemente negativo, in quanto stabilisce che è lecito produrre, detenere e usare materiale pedo-pornografico, senza alcun cenno alla quantità a due condizioni: che la prestazione sessuale fornita dal minore sia 'consenzien-te', che l'uso del materiale pornografico sia 'privato' e interno al suo ambiente. Ma queste limitazioni sono tanto fragili quanto arbitrarie.

Innanzitutto si permette a maggiorenni di sottoporre il minorenne (di alme-no 14 anni) a prestazioni sessuali destinate alla riproduzione fotografica o video, purché la vittima risulti essere 'consenziente', ponendo così una grave difficoltà pratica all'operato delle forze di polizia.

Di fatto, data la perversione, la connivenza e, soprattutto, il sodalizio che sussiste tra i 'pedofili' ogni forma di pro-duzione pedo-pornografica verrà legalizzata dal semplice fatto di essere stata effettuata col 'consenso' del-la propria vittima. (…) Il diritto del minorenne alla propria integrità (fisica, psichica e morale) è 'indispo-nibile', ossia non può essere ceduto, nemmeno volontariamente, nemmeno gratis, nemmeno riservatamente, nemmeno a beneficio dei soli coetanei". (CR 915/01 del 01/10/05)