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Originally posted by Napoléon I
Il progressismo (nella fattispecie teologico), tende a politicizzare il messaggio cristiano, facendolo diventare strumento di rivendicazioni sociali. La società è divinizzata, coi suoi problemi e le sue caratteristiche, e la religione deve adeguarsi ad essa, evolvendo (progredendo), al pari dei progressi (supposti) sociali, quali ad esempio libertà sessuali portate all'indecenza, distruzione della famiglia, aborto, eutanasia, rivendicazioni dei lavoratori in senso socialista, ecc. La Chiesa come custode del diritto naturale-divino, perde la sua funzione, e secondo costoro deve adattarsi. Dio deve adattarsi al volere dell'uomo, assecondandolo nelle sue volontà, anche se sbagliate. Questa ideologia, pertanto, mina i sani rapporti tra religione e società, e tra fede e politica, facendo prevalere la ragione politica sociale su quella religiosa. E' una ideologia eversiva sia nei confronti della politica, che evidentemente se così condotta sarà a svantaggio dell'uomo (dato che stravolge il piano che Dio ha riservato per lui), sia della religione, che svuotata di significato, diventerà inutile paravento della concezioni relativiste di ognuno. Nel progressismo è Dio che si inginocchia all'Uomo, servendolo, anzichè il contrario. Dio deve accettare le novità che l'uomo gli mostra, Dio è un servo dell'uomo.
Quanta differenza (e che stravolgimento antitetico) dal concetto di syncatabasis, o divina condiscendenza, di un Dio cioè, che vedendo una umanità desolata, ed incapace di rialzarsi, si comunica a loro col loro linguaggio imperfetto, e arriva addirittura a diventare uno di loro (mistero della Rivelazione-Incarnazione).
Nel progressismo, il concetto di Uomo è ribaltato. Egli è il vero Dio, capace cioè di compiere unicamente progressi verso il bene, cui tuti (chiesa compresa) devono prestare adorazione.
Questo è uno stravolgimento satanico, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Come tale, il progressismo è una eresia, non può essere conciliata con la fede.
Se col termine progressismo, giacchè la confusione tra i termini è imperante, si intende l'impegno dei cattolici nel sociale, è un altra cosa. Don Bosco, don Orione, e altri esempi, sono cattolici impegnati nella società, ma non "progressisti".
Se invece col termine "progressismo" si designa l'attività pastorale della Chiesa, ossia l'adattarsi ai tempi dei metodi che la chiesa usa, per diffondere il messaggio cristiano che è invece immutabile, ebbene, non serve essere progressisti. Il concilio Vaticano II, aggiorna il modo di comunicare (non i dogmi o la MORALE) la verità al secolo XX, come il concilio di Trento lo fece al secolo XVI, ecc. E' la pastorale attività ordinarie della chiesa, e non una corrente. Essa fa parte dello spirito di tutti i cristiani.
Coi progressisti (potremmo anche chiamrli "modernisti", "protestanti liberali", e in vari altri modi...salve poche accezioni differenti, il risultato è lo stesso) invece, non è possibile alcun dialogo. Essi stessi, essendo relativisti, escludono possa esservi una verità oggettiva su cui fondare il dialogo, per cui il loro dialogare è solo dibattito, il nostro sarebbe recupero. Non si può aiutare un'eresia che facendola cessare.
Dunque, siamo apertissimi alle istanze del concilio Vaticano II, che promuoviamo, siamo apertissimi alla diffusione del messaggio cristiano nella modernità, secondo l'insegnamento del Concilio (e non secondo gli stravolgimenti e le libere interpretazioni di alcuni teologi di sinistra, i vari Boff, Franzoni, Kung, Congar, Schillebeckx, Bettazzi, ecc. che rappresentano solo se stessi e la loro ignoranza), siamo apertissimi ad aiutare quelle realtà cattoliche di promozione sociale. Non facciamo compromessi dottrinali.