...bhe,adesso che sappiamo il vero motivo pr cui sono andate in fumo 1400 macchine...viva l'immigrazione!!!Liberte'Egalite'Fraternite'!!!
FRANCIA: BANLIEUE; CON I RAGAZZI ASPETTANDO I FUOCHI
PARIGI - Ecco cosa accade la notte nella Banlieue parigina, la' dove nasce la rivolta. E la' dove Greta, studentessa italiana, e Mustafa', francese di origine marocchina, hanno incontrato, per alcune ore, i ragazzi che da undici notti protestano e mettono a ferro e fuoco le strade di Parigi. Mustafa' aspetta Greta nella sua vecchia Citroen, a Porte de Clignancourt, limite nord di Parigi. Vanno a vedere come e' davvero la rivolta, a cercare di capire cosa pensano quei ragazzi che sbucano nella notte e nella notte poi spariscono. L'A1, diretta verso l'aeroporto, e' l'autostrada per la Seine-Saint-Denis, la regione dove sono scoppiati i disordini 11 giorni fa. Greta e Mustafa' sono diretti dove si estende il dipartimento 93, il piu' temibile dei distretti in rivolta. Mustafa' la rassicura: incontreranno Sarka, un suo compagno di universita', che presentera' loro ''alcuni amici''. Lui e Sarka resteranno con lei: ''vedrai, non ci saranno problemi, sono tutti ragazzi tranquilli, tu di' che ci conosciamo da anni e non fare domande troppo personali''. Fuori dai finestrini, sfilano casermoni mentre auto della polizia sorpassano la Citroen a sirene spiegate. Sono le 21:00 quando i due arrivano nella cite'. Sarka li aspetta accanto a un bidone dell'immondizia bruciato in una piazzetta buia, circondata da palazzoni. Dall'oscurita' spuntano le sagome degli amici di Sarka. Entrano nell'atrio di un palazzo, rifiuti per terra e intonaco scrostato, ma c'e' luce. Sembrano cordiali, sorridono, stringono la mano e si presentano: Mudhi, Pascal, Youssef. Hanno una ventina d'anni, sono nati in banlieue da genitori di origini maghrebine, hanno la cittadinanza francese ma tanta rabbia contro la Francia. I sorrisi scompaiono quando parlano della ''rivolta'' che dal 27 ottobre infiamma la banlieue. ''Sono ragazzini, dai 12 ai 17 anni, vanno a scuola ma alcuni di loro gia' lavorano, la rivolta e' solo una scusa per divertirsi'', inizia Youssef. Greta chiede: ''e' cosi' che si divertono, bruciando auto?''; le risponde Pascal: ''ma qui non c'e' niente, ne' bar, ne' libreria, ne' cinema! Chiediamo da anni un luogo dove riunirci, una 'maison de quartier': non ce la danno. La chiedono a Parigi e la ottengono subito''. Mudhi insiste: ''guardati intorno: vieni qui per parlare con noi, e siamo obbligati a incontrarti nell'androne di un palazzo, perche' non ci sono altri posti dove andare''. Greta ribatte che si poteva anche restare nella piazzetta, ma non c'e' luce. Youssef sorride: ''ma siamo noi che l'abbiamo tolta, la luce! La signorina vuole la luce? E luce avra''': esce dal palazzo e, qualche minuto dopo, i lampioni si riaccendono, quelli della piazzetta e quelli della strada. Youssef ritorna, sorride alla faccia allibita di Greta e dice ''forse la signorina preferiva il buio?'', esce e di nuovo e' scuro. Ridono tutti, lei si sente spersa: ''ma perche' avete tolto la luce?''. ''Perche' qui comandiamo noi, la facciamo vedere noi a Sarko (nomignolo per Sarkozy, il ministro degli Interni), altro che 'feccia'. Qui e' casa nostra, facciamo quello che vogliamo, i flic hanno cercato di entrare a Aulnay, non ci sono riusciti, i ragazzi li hanno bloccati. Anche Sarkozy ha paura di noi: doveva venire qui due anni fa, lo stiamo ancora aspettando. Per fare il figo, va a passeggiare ad Argenteuil, la' si sente sicuro, e' una cite' tranquilla''. Sarka si intromette: ''quello che vogliamo, e' solo rispetto. Non siamo a Baghdad! Tu vieni qui, parli con noi, non ti stiamo minacciando con un coltello. Ma loro, i flic, e' tutto un altro discorso!''. Parlano tutti insieme ora, e in 'verlan', il gergo giovanile che inverte le sillabe delle parole ('racaille', feccia, diventa 'caillera'). E' un'impresa capirli. Raccontano innumerevoli episodi, come: ''cammini tranquillo per la strada, arrivano i flic e ti mettono le mani al muro solo per controllarti i documenti. Non e' mica un delitto camminare per strada!''. Mostrano a Greta l'interno del palazzo: ''lo Stato se ne disinteressa completamente: guarda l'immondizia in corridoio, nessuno la ritira, e l'ascensore sono mesi che non funziona''. Youssef parla con voce concitata, gesticola: ''siamo quasi tutti musulmani, e loro cosa fanno? Lanciano i lacrimogeni nelle moschee! C'era il ramadan, stavano tutti la' a pregare, e i flic hanno lanciato due bombe lacrimogene! Non ci rispettano e Sarko dovrebbe scusarsi''. Interviene Mudhi: ''Sarko! Ma e' lui che ha organizzato tutto questo, e' chiaro! I lacrimogeni non sono finiti nella moschea per caso come dicono i giornali, mio cugino era la' e mi ha raccontato. Sarko vuole dimostrare di essere l'unico che riporta la calma, cosi' sara' eletto presidente''. ''Sta preparando un colpo di stato'', aggiunge Pascal. Intanto, non sono piu' soli nell'atrio. Altri ''amici'' che passavano di la' si sono fermati, tutti vogliono dire la loro, tutti stringono la mano all'''inviata'', nessuno si presenta. Altri si sono riuniti fuori dalle porte dell'atrio, ma non entrano, Mustafa' le spiega che hanno paura di lei, che possa ''fare la spia''. Un ragazzo ubriaco sembra avere qualcosa da ridire sulla presenza di Greta, Youssef lo spinge fuori e guarda Sarka, ''e' ora di andare''. Sono arrivati dei ragazzini nel frattempo, 12-13 anni, sorridono offrendo biscotti, sono incuriositi. Mouloud, 26 anni, la prende da parte e indicandole uno dei ragazzini, un nero magrolino che sorride intimidito, le dice: ''e' lui, cioe', non lui, quelli come lui - subito si corregge - che bruciano le auto. Ma guarda che bruciano solo quelle dei flic''. Greta ribatte che hanno bruciato anche auto dei privati, e subito si leva un coro: ''ma dai, non lo sai? Sono i privati che pagano per farsi bruciare le auto. Loro incassano l'assicurazione, e i ragazzini guadagnano qualche soldo in piu': cosi' sono contenti tutti''.
SONO I PRIVATI CHE PAGANO PER FARSI BRUCIARE LE AUTO![]()
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