Non sempre condividiamo i tempi, i metodi ed il senso di alcune esternazioni del Premier, ma stavolta il nostro grande Silvio nazionale ha centrato in pieno l’obiettivo. “Spostare a 68 anni l’età per andare in pensione”. Esordisce così Silvio Berlusconi al convegno organizzato dalla Fit. “Si potrebbe aumentare il numero degli occupati italiani. Abbiamo infatti ancora vaste possibilità di miglioramento: potremmo lavorare di più” sollecita il Premier. “Lavoriamo 1600 ore all’anno contro le 1700 in Usa, potremmo lavorare più a lungo, anche perché grazie alla medicina, all’alimentazione e al rigore del sistema di vita che ormai tutti abbiamo imparato, e questo dà la possibilità di vivere a lungo e bene anche a 70 anni. E parlo anche di me. Se c’è qualcuno che anche a questa età può lavorare 13-14 ore al giorno non vedo perché non si possa spostare l’età lavorativa”. Sono passati i tempi del “ti esagera” di berlusconiana memoria, oggi siamo all’opposto, siamo cioè ad un Berlusconi-pensiero che spara cifre per difetto, non per eccesso. Brutto segno, indica pessime frequentazioni e cattivi consiglieri, oltre a collaboratori poco eruditi. Ma veniamo al dunque, dove sta l’inesattezza del Premier circa la normale aspettativa di vita? Sta nel fatto che nessuno del suo giro gli ha ricordato che la cifra esatta è di 125 anni. Non ci credete? Leggete qui di seguito, dal libro di Ben Sweetland – IO POSSO – Gribaudi editore:
“Molti scienziati ritengono che la normale aspettativa di vita umana si situi sui 125 anni. L’uomo matura in un’età compresa tra i 16 e i 20 anni, però la maturità mentale viene raggiunta, tranne che in rari casi, poco prima dei 50 anni, quando cominciamo a prepararci alla morte. Naturalmente, parlo in senso generale e ci sono senz’altro eccezioni, che comunque confermano la regola. Pensando agli ultracinquantenni, li consideriamo vicini alla vecchiaia o almeno avanti con gli anni. Anche noi stessi, superata quella soglia, ci riteniamo anziani: infatti, esitiamo ad intraprendere cose nuove, specie se richiedono un impegno per 5, 10 o 15 anni, reputando di essere troppo attempati. Raggiunti i 50 anni la gente inizia a mollare, pensando che presto arriveranno anche i 60 e poi i 70 anni. Un dolorino che negli anni giovanili avrebbero trascurato viene accettato come un normale acciacco dell’età. Poi ci sono gli amici, sempre pronti ad offrire consigli “benevoli”: ci dicono di non fare questo o quello perché “non siamo più giovani come una volta”. In altre parole, facciamo di tutto, spalleggiati anche dagli altri, per renderci consapevoli del tempo che passa. Un vero peccato: per raggiungere la maturità mentale ci abbiamo messo tanto e ora è quasi tutto finito. I primi vent’anni li abbiamo passati ad uscire dall’infanzia e acquisire l’istruzione primaria. Tra i 20 e i 30 abbiamo provato a “volare con le nostre ali” per farci un’idea del mondo. Dai 30 ai 40, se siamo stati fortunati, ci siamo sistemati a livello professionale. Dai 40 ai 50 abbiamo accumulato altra esperienza. E poi…? Ci rendiamo conto che siamo vecchi. Cinquant’anni di preparazione, e per che cosa? E’ questa la vita che ci aspettavamo? Io credo di no. Approfondiamo i fenomeni naturali dell’invecchiamento per capire la durata degli altri esseri viventi. Un cane, per esempio, raggiunge la maturità all’età di un anno e vive mediamente fino a 10 anni, cioè 10 volte di più di quanto ci ha messo per diventare adulto. In media, comunque, tutte le creature esistenti, tranne gli uomini, vivono un periodo 7 volte maggiore di quello compreso tra infanzia e maturità. La natura è maligna? Ha preparato una certa durata di vita per le forme di esistenza più basse mentre per l’uomo, la forma più evoluta, un’attesa di vita proporzionalmente inferiore a quella degli animali che campano meno? Non può essere così. Perciò, è doveroso qui dimostrare che gli essere umani possono arrivare a 125 anni e che, se ci comportiamo (a livello fisico e mentale) come previsto, anche noi possiamo raggiungere quella veneranda età. Ai giorni nostri la persona media si prepara a congedarsi dal mondo produttivo verso i 50 anni; è facile capire perché ciò accada. Immaginando che la vita se n’è andata per due buoni terzi, pensiamo di essere ormai sulla china discendente; viviamo più con i ricordi del passato piuttosto che proiettarci verso l’avvenire. Riteniamo che gli organi del nostro corpo siano logori, come parti di una macchina obsoleta; non azzardiamo alcuna attività per timore che la macchina logora s’inceppi, smetta di funzionare. Immaginate invece di poter vivere 125 anni: come vi sentireste allo scoccare dei 50? Certamente non vecchi. Sapreste di aver vissuto meno della metà di ciò che vi spetta e vi preparereste, in senso fisico e mentale, alle future attività. In un’esistenza normale, il periodo compreso tra i 50 e i 100 anni dovrebbe essere il più importante, quello in cui offrire il maggior contributo all’umanità. Alcuni potrebbero obiettare: “Se l’aspettativa media dovrebbe essere di 125 anni, perché mostriamo segni di invecchiamento già verso i 50 e moriamo pochi decenni dopo? Ottima domanda. Le morti precoci dei tempi andati sono attribuibili agli stenti, alle sofferenze e all’ignoranza delle norme igieniche. Ma con l’avanzare del progresso l’aspettativa di vita è aumentata anno dopo anno e oggi gli uomini ne sanno di più sul mantenimento della salute. Abbiamo compiuto grandi progressi nella conoscenza dei germi e sappiamo difenderci di più dagli elementi naturali. Grazie all’invenzione di numerosi strumenti e macchine che lavorano per noi, abbiamo diminuito la fatica. Superata la metà del XX secolo, siamo venuti a conoscenza di uno dei più importanti segreti della vita: la forza delle immagini mentali. Il corpo umano è composto da miliardi di cellule che si logorano continuamente e vengono sostituite. Nel corso di 11 mesi la maggioranza delle cellule sono rimpiazzate e, in sette anni, ne abbiamo una quantità completamente rinnovata. Le cellule nuove sono prodotte sotto la direzione del subconscio e usano come modello le immagini prodotte dalla mente razionale (coscienza). La mia affermazione secondo cui invecchiamo perché pensiamo di farlo si spiega nel seguente modo: dato che abbiamo accettato l’idea che la vita umana debba durare 70 anni, iniziamo a mostrare precocemente segni di senescenza. Una volta superata la soglia dei 40, incubiamo poco lusinghiere immagini mentali per il decennio successivo. Quando arriviamo ai 50, rileviamo i segni dell’età sul volto e sul corpo, proprio perché ce li abbiamo messi noi. Il nostro fedele subconscio ha riprodotto le immagini mentali fissandole nell’organismo. Nel decennio dei 50 prefiguriamo come saremo a 60 anni e, quando questi arrivano, li dimostriamo tutti, per lo stesso motivo. Ecco le regole per vivere bene e a lungo (lavorando fino a 90 anni ndr):
a) Convincetevi che i 125 anni sono la normale aspettativa di vita e vivete in base a questa convinzione. Stabilite i vostri impegni come se vi avessero assicurato che arriverete a quell’età (non serve per i nostri iscritti: è già compreso nel DNA del fan di Berlusconi ndr);
b) Sviluppate la consapevolezza di essere giovani. Immaginatevi giovanili, nella mente e nel corpo. Pensate a voi stessi che godete di ottima salute. Coltivate immagini mentali di gioventù, perché in realtà il vostro corpo è fresco. Non dimenticate che le cellule si rigenerano sempre e, se vi credete forti, esse rifletteranno questa mentalità;
c) Vivete nel futuro; capite cosa voglio dire? Ricordate questa verità: non è possibile rivivere il passato. Se in precedenza eravate più ricchi di oggi, non soffermatevi sui rimpianti, non commiseratevi per essere decaduti. Siate riconoscenti per aver fatto tale esperienza, sappiate di avere ciò che serve per ripetere gli antichi successi, se non superarli. Se in passato avete commesso errori, non piangete sul latte versato: non ne ricavereste niente e annullereste qualsiasi bene possiate attingere da questo. Vivete nel futuro. Se il lavoro non vi tiene troppo occupati, datevi ad un passatempo qualunque, meglio se suscita il vostro interesse;
d) Affinate il gusto del bello, diventerete consapevoli dell’estetica. Abituatevi a pensare in termini di bellezza, apprezzate l’incanto di un tramonto, di fiori e alberi, montagne e oceani. Soffermatevi mentalmente sulle cose che vi piacciono, invece che su quelle che detestate;
e) La conoscenza non serve a nulla se non la si usa. Leggete queste regole fino ad impararle bene a memoria; poi applicatele, non una o due volte, ma sempre, integrandole cioè nella vostra vita. Gran parte della nostra esistenza è una questione di abitudini comportamentali. Ci sono consuetudini negative e positive. E’ meglio se applicate queste semplici regole come sana abitudine di vita.
Infine, d’ora in avanti pensate di poter campare fino a 125 anni e vivete in base a tale pensiero. Ciò significa che, a prescindere dalla vostra attuale età (50, 60, 70 o perfino 80 anni), siete ancora giovani. Rifiutate di credervi vecchi e cambiate discorso, tagliando corto, se qualcuno si riferisce a voi come persone superate”.
Buon lavoro, cari amici, alla faccia dei gufi della Cgil, Cisl e Uil. Loro sì che sono vecchi, logori, superati e forse un po’ troppo pallidi…
Vittorio Baroffio


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