Lo riconoscete? Vi ricorda qualcuno vero? Si chiama:

DANIELE CORDERO DI MONTEZEMOLO ..sì il fratello di LucaLuca.

Chi è? Qui a Cagliari lo definiremmo "unu maccu furiosu" (un pazzo furioso), un uomo estremamente esuberante intellettualmente, dotato di un'intelligenza particolarmente brillante e un vero ed effettivo anticonformista, uno che non segue la moda, la crea.

Sì, si occupa di moda Daniele di Montezemolo, ha inventato dei capi particolarmente innovativi e partecipa a numerose iniziative in campo stilistico e industriale, come ogni buon imprenditore di successo che sa cosa significa essere un "buon capitalista italiano"

Direte, ma cosa ce ne frega di questo tipo?

Ebbene.. come sapete il fratello maggiore strizza l'occhio al rosso (e nn parlo della Ferrari!), anche perché a quel livello non puoi non fare a meno che essere "bipartisan" (ricordo un corso che seguii con confindustria ci spiegarono neanche tanto tra le righe che l'imprenditore non è per definizione di destra o di sinistra.. ci siamo capiti perchè vero?);

il fratellino, invece, si definisce di Destra, di centrodestra, ed è molto vicino idealmente a Fini e alla sua nuova concezione di Destra. Dany potrebbe essere un formidabili iscritto di NDI nn credete?

Ecco una sua intervista che parla di MODA, di INDUSTRIA, di CINA:

IL PUNTO SULLA MODA (di Cristina Mello Grand)

La crisi è un'opportunità per crescere? Come?

Il mercato in generale è notoriamente in crisi. In particolare in Europa ed in Italia. L'abbigliamento maschile sembra essere tra i più sofferenti. Altri, invece, in forte espansione. Dunque non è dagli altri che può nascere una soluzione automatica che ci venga in aiuto. Tutto deve passare dalle nostre capacità di efficienza e di creatività, proponendo nuove soluzioni che non siano fine a se stesse, ma che tengano conto della situazione sopra accennata. Ricerca, alta qualità, design, prezzo corretto, possibilità di utilizzo reale del prodotto da parte del consumatore finale, ecc. Questo ci permetterà di combattere la concorrenza nei mercati stagnanti, erodendo quote di mercato ad altri, e ci permetterà, al contempo, di essere più efficaci ove vi siano maggiori possibilità di sviluppo.

Come possono competere le medie e piccole aziende italiane nel panorama internazionale che vede protagonisti sempre più spesso grandi gruppi e realtà aggregate?

Non vi è dubbio che vi sia una forte accelerazione nei tempi ed un continuo aumento di risorse necessarie. Dunque le piccole aziende, ancora di più, soffrono tale realtà. È ancor più necessario un ulteriore sforzo di fantasia e di efficienza (Davide e Golia) per individuare e saper perseguire strade non troppo onerose ma che permettano di ottenere quella visibilità indispensabile. Un marketing corretto, una alta flessibilità, unitamente all'alta qualità ed al design delle aziende italiane (sopratutto nei settori di alto valore aggiunto ed in quelli di nicchia) sono un valido esempio.

Che posizione avete riguardo alla richiesta di quote di import dalla Cina per il settore tessile/abbigliamento?

Non credo che solo attraverso la burocrazia si riescano ad ottenere risultati sufficienti. Utili certamente per un certo periodo di tempo, ma come tutte le leggi, prima o poi, aggirabili da parte del nemico. E' necessario, dunque, correggere rapidamente le inefficienze e studiare le migliori opportunità adattandosi al veloce mutare dei mercati.

Cosa chiedete alle istituzioni in un momento economico come questo?

Credo che le istituzioni debbano coinvolgere le aziende italiane (così come da tempo sanno ben fare gli stranieri) in una maggiore coesione tra loro, limando i personalismi tanto cari a noi italiani, e creando piattaforme comuni sopratutto verso i mercati esteri.

Credete che ci sia un'egemonia da parte degli Usa, dell'Inghilterra, della Germania e della Francia a livello distributivo internazionale? Questo impedisce l'approdo in alcuni mercati per voi?

L’ egemonia degli stati menzionati (ove esistente) è data sopratutto da maggiori capacità di lavorare in contesti più organizzati e di conseguenza a parità di risorse, ottenere una maggiore efficienza.

Si parla molto di Cina e India. Nel 2010 però cadranno i dazi doganali della fascia nordafricana. Essendo l'Italia il ponte primario per questi mercati, come vedete per il nostro Paese lo sviluppo verso queste aree?

Debbono essere viste come opportunità. Nuovi mercati, nuovi sbocchi per le nostre capacità non solo produttive ma sopratutto distributive. Utilizzando l'ottima immagine che i prodotti italiani ancora mantengono intatta nei confronti del mondo intero.