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"Non sarò alla fiaccolata del Foglio"
«Non posso manifestare con chi alimenta la guerra». Oliviero Diliberto giovedì sera non ci sarà, non per ostilità a Israele ma per dichiarata avversione al Foglio e a Giuliano Ferrara, che per il segretario del Pdci «si è contraddistinto per una campagna tutta a favore della guerra all' Iraq e anche all' Iran e si è sempre schierato a favore di Israele, senza tenere conto delle posizioni palestinesi».
Il giudizio sulle dichiarazioni del presidente iraniano Ahmadinejad è netto, «sono deliranti e inaccettabili», ma il leader dei Comunisti italiani ritiene l' iniziativa di Giuliano Ferrara «del tutto unilaterale, perché non tiene insieme la questione israeliana e quella palestinese». E così se ne starà a casa. «Fassino va? Com' è noto abbiamo qualche divergenza in politica estera, ma non trovo nulla di scandaloso a partecipare. Anzi, se la fiaccolata fosse stata organizzata, chessò, dai sindacati, ci sarei andato senz' altro. Mi sono sempre battuto per il diritto di Israele alla vita e alla sicurezza, ma non ci sarà pace in quell' area tormentata finché non ci saranno due Stati liberi e indipendenti». Delle manifestazioni pro Israele non è certo un habitué, ma è stato alla fiaccolata in Campidoglio promossa da Veltroni, ha fatto visita alla Knesset (il Parlamento israeliano) e si dice «pronto a sfilare per la sicurezza di Israele». Diliberto è convinto che se al comando dell' Iran c' è oggi un presidente «ultraintegralista» la colpa è di George Bush. «Ha commesso un errore gravissimo. In Iran c' era un presidente riformista che stava cautamente aprendo al dialogo col mondo occidentale - rimprovera il leader comunista - ma gli Usa in un momento delicatissimo hanno minacciato l' Iran, provocando l' accordo economico e militare con la Siria e una reazione popolare di difesa e spinta identitaria che ha fatto vincere Ahmadinejad. E tutto questo nel proclama di Ferrara non si dice». Bush, insiste Diliberto, «governa il mondo e prima di minacciare dovrebbe ragionare, l' Iran è un tema delicatissimo, portarvi la guerra è un delirio, deflagrerebbe il pianeta». E' contro la guerra di Bush, ma guai a sospettarlo di antiatlantismo: «Io non sono contro gli Stati Uniti, sono contro la guerra e contro l' amministrazione Bush». Ritiene il premier israeliano Ariel Sharon uno dei responsabili del clima «non positivo» in Palestina per via dell' edificazione del Muro, però sfida chiunque ad accusarlo di sentimenti antiebraici. Sta ben attento a «non far polemica» con la comunità ebraica romana, di cui comprende, dice, il «gravissimo turbamento», ma non si sente un «nemico» per non aver accolto l' appello di Ferrara. «Parole come quelle usate dal portavoce della comunità romana Riccardo Pacifici sono molto pericolose, non è con la categoria amici-nemici che si aiuta Israele». Sotto l' ala di Romano Prodi, Diliberto si sente al sicuro, almeno in politica estera. «Rappresenta un punto di equilibrio importante. Due popoli due Stati è la linea dell' Unione».
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